Recensione
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Il diritto fra tomi e bit : generi letterari e ipertesti,
Giovanni Pascuzzi,CEDAM, Padova, 1997.

di Stefano Dettoni e Roberto Viano

  1. Il contesto di riferimento
  2. Il contenuto
  3. Osservazioni critiche
1. Il contesto di riferimento

Negli ultimi anni abbiamo assistito a dei cambiamenti anche radicali della società, causati, o comunque fortemente favoriti, dalle sempre più frequenti innovazioni tecnologiche : tra i fenomeni che sembrano acquisire una importanza ormai primaria si distingue in particolare quello della c.d. globalizzazione, un procedimento che sempre meno lentamente sta cambiando la prospettiva dei rapporti tra il mondo che ci circonda e quelli che fino a pochi decenni fa sembravano essere altri mondi. Anche il diritto è ormai toccato da questi stravolgimenti e i soggetti che operano con esso, sia esso ancora uno studente di giurisprudenza o un giudice o un avvocato o quanto altro, non possono ignorare i fondamentali cambiamenti, positivi e negativi, che le nuove tecnologie possono comportare, e stanno già comportando, in questo campo.

In questo contesto si inserisce il lavoro di Giovanni Pascuzzi, che non si limita a spiegare i cambiamenti tecnico-pratici causati dall' uso del computer come mezzo di lavoro nel campo del dirito, ma affronta il problema più complesso del modo di ottenere le informazioni più velocemente e illimitatamente senza perdere la parte insostituibile di sapere, che l' autore fornisce nel momento in cui crea qualcosa di materialmente percepibile per comunicare il suo pensiero.

Nell' opera non si sottovalutano comunque le implicazioni che la c.d. internazionalizzazione del diritto può comportare in concreto per il pratico : anche lui può non sentirsi sicuro con la sola conoscenza del suo diritto nazionale ( basti pensare alla importanza primaria che le direttive europee ormai hanno nel nostro sistema) e in quest' ottica la possibilità di acquisire informazioni in tempo reale da tutto il mondo costituisce un presupposto fondamentale per il corretto funzionamento di un sitema che operi a livello non più solo nazionale.

Le possibilità che ci vengono offerte dai computer sono veramente infinite : il professor Robert B. Lubic dell' Università di Washington , in visita all' Università di Torino, ci ha ulteriormente confermato l' importanza e soprattutto il cambiamento di impostazione del lavoro comportati dall' uso del computer nel campo del diritto : in America è ormai possibile (ma lo sarà o lo è già anche in Italia) scrivere una lettera di lavoro in una lingua totalmente sconosciuta e farla recapitare in poco più di un' ora, senza dover uscire dal proprio ufficio ; se si deve, ad esempio, scrivere una lettera ad una società giapponese, è sufficiente scriverla sul proprio computer, usare l' apposito programma di traduzione simultanea, spedire via modem la lettera ad una società americana specializzata che controlli la correttezza terminologica e grammaticale e, ricevuta in dietro la lettera, rispedirla sempre via modem alla società giapponese. Questo è solo uno degli esempi delle infinite nuove possibilità che si prospettano a chi voglia usare questo nuovo mezzo quale strumento di lavoro.

Nel libro, tuttavia, si cerca di andare oltre e l' autore analizza i nuovi equilibri che un tale uso può fornire in un campo per tradizione conservatore quale quello del diritto : non ci si riferisce solo alle conseguenze della possibilità di procurarsi il testo integrale di tutte le sentenze in un sistema basato sul principio dello stare decisis, ma al nuovo modo con cui si deve analizzare tutto il settore delle fonti di cognizione del diritto, che ad una analisi più attenta costituisce non solo un formante legale, ma uno dei più importantitra questi.

Capire l' importanza ed il funzionamento di questo nuovo mezzo e i radicali cambiamenti che sta comportando per il mondo del diritto intero è una necessità per tutti quelli che, a qualunque titolo e livello, vorranno in futuro operare in esso.
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2. Il contenuto

Il diritto tra tomi e bit inizia con una osservazione sulla forma adottata nell'esprimere ed elaborare concetti giuridici. Attenzione particolare è rivolta al mezzo scritto e a quello telematico, al fine di evidenziare se il modo di procedere risulti essere lo stesso, oppure se la forma non influenzi il contenuto. La conclusione affermata dal Pascuzzi è che "non si può dubitare che il modo di essere della manifestazione del pensiero dipende molto anche dal mezzo (tipo di supporto e sue caratteristiche) in cui esso viene trasfuso.

Lentamente l'autore entra nel vivo dell'argomento descrivendo le fasi del procedimento cognitivo: sapere che il dato esiste, sapere dove cercarlo, sapere come cercarlo. Alla luce del descritto procedimento assume importanza il criterio selettivo adottato dal "diffusore" dell'informazione. L'editore, infatti, assume un ruolo determinante in quanto spetta a lui decidere cosa pubblicare e in che forma.

L'autore si sofferma sul caso delle sentenze giurisprudenziali (pp. 44 ss.) e sulla redazione delle loro massime (pp. 58 ss.), mettendo sotto analisi la situazione attuale, da un lato, ed evidenziando gli sviluppi possibili consentiti dalla nuova tecnologia, dall'altro.

Le esperienze già titolari di un certo riscontro nel settore dell'editoria giuridica sono due:

- la produzione di CD-Rom da parte delle più avanzate case editrici (Giuffré, UTET), contenenti il testo completo delle sentenze della Cassazione Civile

- la banca dati statunitense Lexis, contenente il testo integrale delle sentenze dei principali paesi del Common Law, ma che sta ampliando i suoi orizzonti.

Sorgono, in relazione al nuovo modo di diffondere il diritto, nuovi problemi derivanti dal fatto che le due esperienze citate sopra derivano da una iniziativa privata. Si evince, quindi, un problema di autorevolezza e di veridicità del testo diffuso. Ad entrambi i quesiti si può dare una risposta soddisfacente: la veridicità è garantita dalla serietà delle esperienze (viceversa si potrebbe ugualmente contestare la veridicità di un codice civile Giuffrè per il solo fatto di non essere stato stampato da un soggetto ufficiale). L'autorevolezza è sostenuta dalla possibilità di accadere al testo full text: la migliore delle garanzie per il giurista.

La tesi del Pascuzzi, dopo avere posto in essere una serie di esempi sull'impostazione del criterio selettivo del "diffusore" di informazioni, è quella di ritenere l'editoria giuridica un formante dell'ordinamento giuridico, al pari dei più tradizionali legislatore, dottrina e giurisprudenza. E' l'editore che cataloga l'informazione: si pensi all'importanza che assume, in un Repertorio giurisprudenziale, il collocare una sentenza sotto il titolo "vendita" piuttosto che "proprietà". Tutto questo, si sostiene, non è frutto di una scelta neutra, in quanto costituisce "un filtro tra i fruitori ed il dato" (p. 69).

Posta l'importanza della catalogazione (= collocazione fisica dell'informazione), Il diritto tra tomi e bit analizza il ruolo del mezzo informatico, il quale trascende la catalogazione, in quanto è privo dello spazio fisico. Da questo deriva la possibilità di essere "liberato" dalle scelte adottate dell'editore: "Il fruitore non è più schiavo della griglia creata dai terzi, potendo agire direttamente sul testo" (p. 76).

La seconda parte del lavoro analizza il procedimento logico (pp. 92 ss.), risultato di associazioni e percorsi mentali costituenti una sorta di reticolo (si nota un richiamo al sillogismo aristotelico, benché l'approccio di metodo sia più simile all'Empirismo). L'autore richiama, ad esempio, il caso Bmw of North America v Gare al fine di fare notare come da uno stesso fatto possano sorgere procedimenti logico-deduttivi difformi; e nel fare questo tenta di fornire una risposta, senza cadere nel soggettivismo. Tuttavia non pare negare totalmente l'affermazione secondo la quale lo ius è una scienza relativa, e non una scienza esatta: "è possibile che uno stesso problema abbia risposte corrette. O quanto meno l'esperienza empirica e la storia dimostrano che un problema può ricevere soluzioni differenti".

Il modo con cui procedere alla corretta rappresentazione ai fini divulgativi del procedimento logico (pp. 102 ss.) può essere sintetizzata dalla seguente affermazione: "Pur essendomi sforzato di rendere agevole e chiaro il testo, devo segnalare almeno una difficoltà: il contrasto fra la struttura reticolare del sapere informatico-giuridico e la struttura necessariamente lineare della sua esposizione. Per ovviare a questo conflitto il testo collega con frequenti rinvii le nozioni non contigue. (...) ..all'apprendimento lineare deve seguire una comprensione reticolare". A cui l'autore aggiunge ulteriori considerazioni, alla luce dei parametri divulgativi attualmente in auge: casebooks, manuali, monografie... Ma l'ottimo a cui si aspira per superare le eccessiva linearità è l'Ipertesto; che consente "fisicamente" di ricreare quel reticolo mentale, costituito da Associazioni e Percorsi: permettendo al lettore non solo di avvicinarsi all'originale (full text), ma anche di entrare nel procedimento in divenire che ha creato l'informazione.

Tutto il pensiero dell' autore è perfettamente riassumibile da una considerazione che egli stesso fa :"nel libro è esclusivamente l'autore a creare la sequenza e, quindi, la gerarchia dei contenuti. Nell'ipertesto è il lettore a decidere percorsi, sequenze, gerarchie" (p. 189).
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3. Osservazioni critiche

Il libro è utile ed interessante non solo per l' argomento di indubbia attualità, ma per il contributo sostanziale e per lo spunto fornito per la discussione di un tema nuovo e che si appresta a cambiare un certo modo di vedere e fruire del diritto.

L' esposizione è lineare e l' autore, con il suo stile che ricorda più le trattazioni aglosassoni di quelle in burocratese a cui è abituato il giurista italiano, svolge, con una rigorosa ed approfondita analisi, i vari passaggi logici, e ,anche i punti che sembrano essere un po' ripetitivi, servono in realtà a fornire una visione più completa ed attenta alle sottili sfaccettature di cui si compone il problema.

Il testo affronta problemi dagli immediati risvolti pratici, ma non cade nella tentazione di esaltere il mezzo telematico in modo banale e costituisce, invece, un fondamentale spunto per affrontare una serie di problemi che forse la dottrina classica ha ancora un po' sottovalutato.

Non ci sentiamo di criticare i contenuti e la forma (tra l'altro nonostante tutto era su supporto cartaceo con tutti i suoi difetti... e pregi ) e l' unica ossservazione ci pare essere che , anche se è più che giustificato, si pecchi ogni tanto di ottimismo e d estremismo : in Italia non si può ancora dire che grazie al computer e ad internet sia possibile trovare tutto quello che serve, forse a causa dell' inesperienza nel navigare ,ma anche sicuramente perché gran parte del materiale immesso non ha subito il filtro qualitativo ,che invece, anche con il suo arbitrio e i suoi difetti, è presente nel mondo editoriale classico.

Inoltre, ci sentiamo di fare altri due rilievi, che non costituiscono nulla di nuovo, ma che bisogna aver presente per non cadere nell' errore opposto di sopravalutazione di queste nuove tecnologie : innanzitutto, anche se in forma minore e con più ostacoli, anche la lettura dei testi tradizionali, se fatta in modo ragionato e da chi già conosce la materia in particolare, può avvenire nei modi della lettura (o costruzione da parte del fruitore) di un ipertesto, facendo riferimento e conducendo la lettura secondo i rimandi diretti e le note, più che secondo lo svolgimento lineare del testo (ricordiamo che proprio questo è uno dei particolari che rende così rivoluzionario l' uso della rete).

In secondo luogo, l' importanza dell' impronta dell' autore delle classiche opere su supporto cartaceo, specilmente quando si entra in settori specialistici, non costituice solo un limite e uno sviamento rispetto alla pura fruizione di dati , ma costituisce spesso un elemento di tale importanza da superare quasi quella dei dati stessi esposti : nel campo del diritto è ancora più chiaro se si pensa al grande numero di manuali presenti per ogni sua branca e al fatto che questi non sono tra loro considerati equivalenti, anche se spesso contengono un numero equivalente di informazioni(leggi, orientamenti dottrinali e giurisprudenziali etc.).

Con ciò non si vuole assolutamente sminuire il giudizio più che positivo che ci sembra di poter dare al libro nel suo complesso.
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