IL DIRITTO ALLA PRIVACY NEGLI STATI UNITI:

EVOLUZIONE IN RELAZIONE AL CASO BOWERS VS HARDWICK

di Stefano Dettoni

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1. LA DOTTRINA ED I PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

2. LE RIVISTE E LA POSIZIONE DELLA "HARVARD LAW REVIEW"

3. LEVEL OF GENERALITY

4. UNENUMERATED RIGHTS
 


1. LA DOTTRINA ED I PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

Il problema della Privacy e della delimitazione dei suoi confini è uno dei più dibattuti anche nei sistemi di Common Law: è forse impossibile riassumere in un unico articolo in modo esauriente tutti gli aspetti ad esso connessi, ma può invece essere interessante analizzare nello specifico una delle sentenze più importanti in materia della Corte Suprema americana, ricordandosi che essa costituisce, appunto, solo uno dei molteplici aspetti sotto cui si presenta l'analisi del diritto alla riservatezza nel sistema americano.

Con la sentenza del 1986, Bowers v. Hardwick, la Corte ha voluto portare un significativo restringimento al concetto di privacy. Negli anni precedenti, ed in particolare nelle sentenze in materia di aborto e di contraccettivi, si aveva infatti avuta una graduale espansione di tale diritto che contrasta con la inversione di interpretazione giurisprudenziale contenuta nell'opinione del giudice White. Buona parte della dottrina non ha accolto con grande favore questa nuova linea della Corte Suprema americana; può in particolare essere interessante analizzare quella che avrebbe dovuto essere la naturale linea evolutiva se la Corte avesse proseguito l'indirizzo intrapreso nelle precedenti sentenze. Già nel 1940, nella sentenza Rotary International v. Rotary Club of Duarte, la Corte aveva incidentalmente affrontato l'argomento: in quell'occasione aveva infatti affermato che il I emendamento protegge le relazioni tra gli individui e che presupposto di queste relazioni sono gli stretti rapporti che il singolo è libero di instaurare con gli altri e che sono alla base dello sviluppo stesso della personalità dello stesso. Nel 1973, nella sentenza Paris Adult Theatre I v. Slaton, la Corte aveva incluso esplicitamente tra gli aspetti di questi rapporti interpersonali anche l'intimità sessuale, definendola una chiave fondamentale dell'esistenza umana, punto centrale della famiglia, dello sviluppo della società e della personalità umana. Secondo Tribe, seguendo questa tendenza interpretativa, nel 1986 la Corte avrebbe dovuto arrivare a delle conclusioni quali quelle che sono invece sostenute solamente nell'opinione dissenziente del giudice Blackmun. Si sarebbe cioè dovuto riaffermare che l'individuo è libero di esplicare la sua personalità anche con la scelta di una relazione sessuale e che ci sono, tuttavia, più modi giusti di intraprendere queste relazioni.

Nonostante ciò la Corte Suprema, nella sentenza Bowers v. Hardwick, non ha voluto seguire questa strada, ma, dichiarando costituzionale lo statute della Georgia, ha posto dei limiti al diritto di privacy del cittadino. Per fare questo la Corte ha inteso in modo estremamente limitativo il diritto in questione, affermando che per la soluzione del caso era necessario stabilire se fosse rintracciabile e quindi tutelabile nella Costituzione un diritto "to engage homosexual sodomy". Questa impostazione è opposta a quella data nell'opinione dissenziente dal giudice Blackmun, secondo cui il diritto in questione è il classico "right to be let alone". La scelta preliminare di una di queste due impostazioni, in quanto già di per sè scelta di valore, condiziona in modo determinante la decisione finale (cfr. per il problema del "livello di generalità" il § 4).

Secondo il giudice Blackmun il punto di diritto fondamentale in questo caso riguarda la protezione e la libertà dell'individuo di scegliere le relazioni intime che preferisce. Si può arrivare ad una tale conclusione dall'analisi dei risultati, almeno implicitamente, raggiunti nelle sentenze degli anni '60 e '70, in materia di contraccettivi ed aborto. In particolare si può notare che per affermare la libertà di utilizzo di diversi mezzi contraccettivi non è sufficiente affermare che si intende in questo modo tutelare i valori fondamentali della famiglia e della procreazione. Infatti per la tutela in special modo della libertà di procreazione sarebbe paradossalmente sufficiente la astinenza sessuale. E' chiaro allora che la Corte con queste sentenze ha anche voluto implicitamente affermare la libertà dell'individuo di organizzare la propria vita liberamente anche per quanto riguarda la sfera sessuale. Nel 1973, nella sentenza Carey v. Population Services Int' l, si è infatti esplicitamente affermata l'importamza dell' individual autonomy e della libertà non solo di procreazione ma di decidere sulla procreazione. L'opinione di maggioranza nel caso Hardwick ha invece dato una interpretazione molto restrittiva dei diritti alla base di queste precedenti decisioni: ha infatti considerato le sentenze sull'utilizzo dei contraccettivi come se riguardassero unicamente il diritto di comprare e usare particolari prodotti farmaceutici e non anche il diritto di scegliere come organizzare la propria attività sessuale. A questo proposito il giudice Blackmun sottolinea che qui non sono in discussione "demographic considerations or the Bible's command to be fruitful and multiply", ma bisogna invece ricordarsi che "we all depend om the emotional enrichment of close ties with others".L'essenza del diritto di associazione consiste quindi nel diritto di scegliere le persone con cui instaurare tali legami e un corollario necessario a tale libertà di scelta della condotta di vita è l'accettazione del fatto che diversi individui faranno scelte diverse.

Un altro aspetto evidenziato dal giudice Blackmun riguarda la tutela dell'individuo nell'ambito domestico in riferimento al IV emendamento. Il giudice White afferma infatti che nessuno dei diritti reclamati da Hardwick sia rintracciabile nella Costituzione e in risposta a questa statuizione, influenzata anche dal diritto stesso che viene ricercato, il giudice B. ribatte che la protezione della casa è invece una delle previsioni testuali più evidenti contenute nel Bill of Rights.Già nel caso Stanley v. Georgia era stato tutelato il diritto di utilizzare materiale osceno (pornografico) nella propria casa e sarebbe quindi molto strano che lo Stato,il quale non può impedire la visione di un film per la propria gratificazione sessuale, possa invece invadere la privacy domestica per impedire un rapporto tra adulti consenzienti. Infatti l'essenza del IV emendamento non consiste solamente nella protezione da una intrusione fisica o violenta dello Stato (the breaking of a person's doors and the rummaging of his drawers), ma piuttosto nella protezione dei suoi inviolabili diritti alla sicurezza personale, alla libertà personale ed alla proprietà privata. Il cittadino quindi non ha solo diritto ad un divieto per la polizia ad entrare in casa sua, ma ha il più importante diritto ad avere una giustificazione dal potere legislativo stesso per ogni norma che limita la sua libertà in casa. A questo proposito la Corte ha fornito delle giustificazioni troppo vaghe e generiche, quali la moralità pubblica degli abitanti della Georgia e la tradizionale avversione della tradizione della Common Law alle pratiche omosessuali. Si è fatto infatti riferimento alle "ancient roots", a "millennia of moral teaching", definendo la sodomia un'offesa peggiore dello stupro e di ogni altro atto osceno, considerando d'altra parte addirittura "facietous" ogni contraria affermazione. Non si è quindi tenuto conto del fatto chew la Common Law non costituisce un corpo immutabile e che sarebbe "rivoltante non avere alcuna ragione per la validità di una norma che non sia una legge del periodo di Enrico VIII".

Il grave errore commesso dalla Corte del caso Hardwick consiste quindi in una inversione dell'assioma della equal protection clause: si è cioè giustificata una discriminazione affermandone la legittimità solamente grazie alla sua preesistenza, invece di eliminarla una volta constatata la mancanza di una ragione che ne costituisca il fondamento.

Un secondo grave errore è stato quello di non vedere la differenza tra una legge fatta per proteggere la sensibilità pubblica ed una fatta per riaffermare una particolare visione della moralità pubblica. Nel caso Hardwick non era infatti in alcun modo sostenibile che il comportamento dell'imputato potesse nuocere alla sensibilità pubblica.

Tribe suggerisce la possibilità di considerare questa sentenza con un "good news/bad news approach": la cosiddetta cattiva notizia consiste nel fatto che qualora si consideri questa decisione come presa in base a principi generalmente applicabili, si potrebbe arrivare ad una overruling di tutte le sentenze in materia di privacy degli ultimi venti anni; sarebbe cioè possibile negare l'esistenza di molti dei diritti trovati grazie al IX emendamento, qualora si limiti la tutela della privacy nel contesto dei tre valori cardine "marriage, family and procreation". La buona notizia è tuttavia costituita dal fatto che probabilmente la decisione della Corte non è fondata su saldi principi giuridici, ma è stata dettata dal pregiudizio della maggioramza dei giudici verso il modello di vita omosessuale. Bisogna peraltro aggiungere che uno dei timori della Corte era quello di consentire una liberalizzazione di tutte le possibili attività sessuali. In realtà se la Corte avesse affermato la liceità della sodomia omosessuale o comumque la libertà di scegliere come organizzare la propria sfera sessuale, i risultati della sentenza non sarebbero stati automaticamente estensibili a tutte le possibili relazioni sessuali "unorthodox or nonmarital". Presupposto della protezione di una condotta sessuale rimarrebbe comunque il consenso e questo lascerebbe quindi fuori dall'ambito tutelato casi quali quelli di stupro, pedofilia, molestie sessuali e probabilmente lo sfruttamento della prostituzione. Anche i casi di adulterio non sono completamente assimilabili, nelle problematiche che sollevano, ai casi in cui l'unico limite è costituito dalla diversa ampiezza della libertà sessuale; nel caso di adulterio rientra infatti anche la necessità di tutela della famiglia e ciò significa che sostenere la proibizione di per sè assoluta di rapporti sessuali extraconiugali, vorrebbe dire assegnare al sesso in se stesso una importanza preponderante tra le possibili cause di disgregazione familiare, sottovalutando così tutte le altre forme di legami interpersonali,che il singolo può instaurare con il prossimo e in particolare con il suo partner.

Nel complesso questa sentenza comporta un significativo arresto della tendenziale espansione al diritto di privacy, ma anche e soprattutto una forma di discriminazione per il modello di vita della minoranza omosessuale: come conclude il giudice Blackmun, l'unica speranza è che nel futuro la Corte riconsideri queste sue posizioni e riconosca che il valore della libertà di scelta sul modo di impostare la propria vita ha radici ancora più forti ed antiche di quelle che hanno nella storia occidentale condannato la sodomia omosessuale.


2. LE RIVISTE E LA POSIZIONE DELLA "HARVARD LAW REVIEW"

La sentenza Bowers v. Hardwick è stata oggetto di studio da molta parte della dottrina e può essere interessante vedere l'analisi di essa fattane da una prestigiosa rivista quale la Harvard Law Review.

La sentenza del 1986 ha comportato un significativo restringimento nel concetto della Corte di diritto alla privacy e in essa sono riscontrabili principalmente tre aspetti: 1) la Corte ha limitato la tutela a determinate categorie tradizionali di vita sociale (family, marriage and procreatio); 2) la Corte ha ritenuto legittima l'imtrusione dello Stato nella vita del cittadino anche quando porti come unica giustificazione la maggioranza della morale pubblica; 3) è ravvisabile un rifiuto del modello di vita omosessuale.

1) La Corte riconcettualizzando il diritto alla privacy ha rifiutato la linea giurisprudenziale precedente che sembrava garantire all'individuo il diritto di scegliere liberamente la propria condotta nelle relazioni intime. La limitazione della tutela nell'ambito di "famiglia, matrimonio e procreazione" comporta l'adozione di un formalistic approach, postulando in pratica la necessità di una preliminare lista tassativa dei diritti protetti.

Rilevante è anche il particolare uso che la Corte fa della storia: infatti, usandola per affermare la legittimazione di uno stato presente, si ha in pratica una abdication of judicial responsability che implica inevitabilmente una preservazione dello status quo.

La Corte inoltre compie una duplice scelta di valori: in primo luogo adotta una nozione tradizionale di famiglia, restringendo questa definizione alla sola famiglia eterosessuale; in secondo luogo ha selezionato la storia per scegliere su quale parte di essa basare la propria decisione: si sarebbe infatti potuto far riferimento anche alla storia più recente e, con particolare riferimento ai grandi sviluppi della società americana dagli anni '60 in poi, la condanna della omosessualità non sarebbe più stata così facilmente giustificabile sulla sola base della morale e sensibilità pubblica.

2) L'intrusione dello Stato nella vita del cittadino si scontra con due principi fondamentali del Bill of Rights: quello del "limited government" , che presuppone un interesse primario dello Stato perchè il governo possa intervenire nella vita del singolo, e quello della "preservation of the rights of minorities" contro le azioni della maggioranza.

3) La condanna di parte dei giudici della Corte del modello di vita omosessuale è evidente in più punti della sentenza: illuminante a tale proposito è l'intera concurring opinion del giudice Burger, il quale interviene solamente per riaffermare la avversità storica dell'intera cultura occidentale a tale stile di vita, definendo tra l'altro l'omosessualità "the infamous crime against nature", "an offense of deeper malignity than rape", "a heinous act the very mention of wich is a disgrace to human nature" e addirittura come "a crime not fit to be named".


3. LEVEL OF GENERALITY

L'analisi della sentenza Bowers v. Hardwick comporta anche la risoluzione di uno dei problemi principali che la Corte Suprema, come anche tutte le altre Corti con un ruolo simile, deve affrontare per determinare se un diritto sia tutelabile: bisogna stabilire se ci si trova in presenza di un diritto fondamentale; inoltre, anche dopo che tale diritto sia stato riconosciuto come fondamentale, bisogna stabilire se lo stesso sia in questione nella fattispecie concreta. Il problema è quindi riassumibile nella domanda che lo stesso Tribe si pone: "at what level of generality should the right previously protected, and the right currently claimed, be described?". La scelta di un certo c.d. level of generality è infatti di per sè una scelta di valori, che influisce quindi in modo determinante sulla decisione di una Corte. La sentenza esaminata ne è un esempio: come già detto, l'opinione di maggioranza e l'opinione dissenziente hanno creduto di dover esaminare due differenti diritti: mentre per il giudice White era in questione un diritto alla sodomia omosessuale, per il giudice Blackmun al contrario si era in presenza di un più generale diritto alla privacy. Partendo da queste premesse la Corte ha potuto negare una tutela del diritto più specifico in quanto non erano riscontrabili precedenti a favore e poichè ha ritenuto tutelabile solo un diritto fondamentale di decidere se procreare o no. Nell'ottica del giudice B. lo Statute della Georgia sarebba stato invece incostituzionale in quanto contrario al diritto di essere lasciati da soli: nella fattispecie ci si troverebbe infatti di fronte ad una specificazione di tale diritto, determinabile nell'interesse fondamentale che tutti gli individui hanno nel controllo della natura delle loro relazioni intime con gli altri. E' importante capire che il concetto di level of generality è un concetto relativo: la definizione di un diritto più generale non comporta di per sè la tutela di un maggior numero di fattispecie concrete o, comunque, non implica necessariamente la tutela di alcuni diritti più specifici; anche per spiegare questa affermazione può essere utile fare riferimento alla sentenza Bowers v. Hardwick. Come visto, la Corte adotta una interpretazione più restrittiva, ma le premesse da cui parte potrebbero ad esempio tutelare il diritto di usare una banca del seme o una madre artificiale, in quanto si potrebbe invocare il valore superiore della procreazione; queste stesse situazioni non sarebbero invece tutelabili dalle premesse più generali da cui è partita l'opinione dissenziente, in quanto tali attività nulla hanno a che fare con le relazioni intime e il diritto di organizzare la propria vita sessuale. Il problema non è naturalmente risolvibile a priori in quanto implicante una scelta di valori , ma bisogna che i giudici ne siano consapevoli e cerchino, nella ricerca dei diritti tutelabili, di non limitarsi alla compilazione di un elenco, bensì si sforzino di trovare il continuum che lega l'intero Bill of Rights, che permetta, attraverso una interpretazione sistematica, di evitare connessioni arbitrarie e confliggenti fra loro.


4. UNENUMERATED RIGHTS

Un ultimo aspetto da analizzare in relazione al sistema americano è quello dei c.d. unenumereted rights e del significato del IX Emendamento ("the enumeration in the costitution of certain rights shall not be construed to deny or disparage others retained by the people"). Questo emendamento è uno dei più utilizzati nei casi in cui la Corte debba affrontare problemi di evoluzione del diritto, che per loro stessa natura non possono essere risolubili con espressioni legislative preesistenti. Secondo Tribe, è tuttavia importante sottolineare che il IX Emendamento non crea nessun diritto con la sua sola forza e che sarebbe anzi sbagliato parlare di "Ninth Amendment rights": si tratta, infatti, di una norma di interpretazione e non di una norma che conferisce diritti; questa regola può forse non piacere a qualcuno, ma è la sola regola interpretativa contenuta nella Costituzione e in quanto tale deve essere applicata.

Durante la amministrazione Reagan si è sviluppata la teoria per la quale tali unenumereted rights, come ad esempio la privacy, non necessitano di un' ampia tutela e anzi, talvolta, di alcuna tutela: questo perchè la Corte dovrebbe proteggere in modo deciso i diritti contenuti nel Bill of rights, ma, quando invece si trova di fronte ad uno dei c.d. unenumereted rights, non dovrebbe fare molto per non esporsi al rischio di essere accusata di imporre i propri valori alla nazione. Ad esempio, il Chief Justice Rehnquist ha duramente criticato la sentenza Roe v. Wade, in quanto assimilabile, a suo parere, più ad un atto legislativo che ad una sentenza: la Corte sembra ormai indirizzata verso una graduale erosione di tutti quei diritti affermatisi grazie al IX Emendamento. La situazione è molto delicata: l' asserzione per la quale i diritti alla privacy personale non sono tutelabili se non rientrano tra idiritti tradizionalmente approvati dalla maggioranza comporta in pratica una tutela minore rispetto a quella garantita agli altri diriiti del Bill of Rights.In verità, quelle clausole dovrebbero proteggere un diritto dalla maggioranza, in quanto è proprio quando sono poco popolari che hanno più bisogno di protezione: dire che un diritto deve essere supportato dalla maggioranza del Paese perchè riceva una protezione, quando è uno dei c.d. unenumerated rights, significa sicuramente commettere una discriminazione di quel tale diritto perchè non è previsto espressamente.Proprio nel caso Bowers v. Hardwick si ha un esempio di tale errore interpretativo: la Corte ha ritenuto legittimo lo Statute della Georgia, rifiutando di affermare l'esistenza di un diritto alla privacy che comprendesse l' attività sessuale in questione, e ha ritenuto di non potersi spingere oltre per non rischiare di intraprendere una attività competente all'organo legislativo, ma l'unico risultato è stata una discriminazione arbitraria tra i diritti protetti in nome della tradizione, della famigla e della procreazione e altri diritti non protetti perchè non ricomprensibili in questa triade di valori.Lo stesso Tribe suggerisce quella che avrebbe dovuta essere la soluzione più logica: una interpretazione sistematica della Costituzione può portare alla individuazione di una "zona di privacy nele relazioni intime in casa" (non una zona di totale immunità del singolo verso lo stato, ma una zona dove lo Stato non può entrare senza una giustificazione). E' possibile arrivare a questa conclusione evidenziando la tutela della privacy in casa,prevista chiaramente da III e XIV Emendamento, combinata alla tutela di associazione, ricavata dalla Corte stessa dalla libertà di assemblea del I Emendamento. E' auspicabile che in futuro prevalga una linea interpretativa più estensiva, che non rinneghi, cioè, l'evoluzione del diritto degli anni '70, ma che consenta invece una tutela più ampia dei diritti personali e una riduzione delle discriminazioni.



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