"I poteri del giudice nell'ammissione delle prove ed il principio della libera valutazione negli Stati Uniti"
di Anna Paola Favero

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Sommario: 1. Processo inquisitorio e accusatorio: due modelli a confronto. - 2. Il Fact-finding come tema di prova. - 3. Elementi essenziali e procedure per identicare le prove - 4. La discrezionalità del giudice nell’ammissione e nell’esclusione delle prove - 5. Logica e problematiche delle jury instructions - 6. La giuria e la valutazione delle prove: discrezionalità tecnica o emotiva? - 7. Rules of Evidence nei non-jury trials - 8. La ricerca della verità storica è ancora un imperativo del sistema giudiziario o è divenuto un criterio secondario? - 9. Le regole di diritto, la supervisione del giudice e la moralità, quale peso hanno sulla valutazione delle prove?


7.     Rules of Evidence nei non-jury trials.

 

Una panoramica delle Rules of Evidence non può tralasciare il caso dei bench trial, ovvero dei processi senza giuria, anche, se pur sempre tipicamente adversary. Nel campo della procedura penale, questo tipo di processi sono numericamente poco rilevanti, essendo privilegiato il dibattimento con giuria; I suddetti costituiscono, infatti, solo il 25% dei processi. Il giudice togato monocratico, qualora comunque sia investito di piena competenza sul caso, riassume in sè le funzioni sia di giudice, sia di giuria; quindi è tenuto a giudicare tanto le questioni di diritto, quanto quelle di fatto.

Per ciò che concerne le regole di evidence, queste appaiono concepite "su misura" per i jury trial, anche se nel contempo non sono rilevabili norme specifiche o diverse per i bench trial. Infatti, in un dibattimento dove i pericoli di una valutazione irrazionale e confusa vengono meno, data la presenza di un tecnico del diritto, le Rules sembrano perdere di importanza. In realtà, queste ultime assurgono ad un grado di scientificità piuttosto elevato, liberandosi invece di quella finalità protettiva e limitante, necessitata dalla presenza di "unexperienced people".

Come già sottolineato, per tale forma processuale mancano manuali ad hoc, testi dottrinali e fonti specifiche, a conferma di un atteggiamento fiducioso rispetto ad un giudice esperto e capace, al quale non pare opportuno rivolgere regole ed imporre limiti, che non siano già propri al suo mandato. In linea con queste aspettative di correttezza e professionalità, nella pratica, il giudice ascolta e valuta tutto il materiale probatorio presentato, senza cioè decidere immediatamente le questioni relative all'ammissibilità, ma riservandosene la stima, al momento della deliberazione della sentenza.

La Law of Evidence, nella pratica, risulta essere applicata con diverso rigore, quando il giudice concentra nella sua persona, sia la competenza di diritto, che quella sul fatto. Le regole di esclusione di prove illegittime hanno, infatti, un'applicazione marginale, posto che il giudizio nei bench trial è sufficientemente ponderato e critico, così che non è necessario anticiparne e correggerne i risultati. In secondo luogo, l'esperienza e l'autorità decisoria del giudice togato allontanano le possibilità di reversal del processo di primo grado per errori circa l'ammissione delle prove, secondo una presunzione di legittimità dell'operato del giudice; al contrario di quanto avviene invece nei jury trial, dove la procedura di annullamento del processo, ad opera di una Corte gerarchicamente superiore, si sta diffondendo, creando non pochi scompensi al sistema penale. La fiducia nelle capacità professionali e nell'integrità morale del giudice, peraltro, non è assoluta; nè le Rules of Evidence sono da considerarsi dei meri dispositivi profilattici, contro la mancanza di esperienza. Parte della dottrina sembra oggi aspirare ad una differenziazione nell'applicazione di almeno una parte delle Rules of Evidence, tra bench e jury trial; oppure affiancare un altro giudice, cui devolvere ogni decisione circa l'ammissibilità delle prove. Quest'ultima soluzione, in pratica, viene considerata però troppo onerosa, in quanto fa gravare sull'organico giudiziale un eccessivo carico di lavoro, che la rigidità della struttura e il numero piuttosto ridotto di giudici non sono in grado di gestire. Un'altra soluzione, questa volta testata e considerata come soddisfacente dagli stessi operatori del diritto, è stata quella che ha visto come protagonisti tre giudici di una U.S. District Court, I quali si sono scambiati le rispettive questioni di ammissibilità degli elementi di prova. Anche questo sistema è stato però abbandonato, in seguito ad alcune difficoltà di carattere burocratico infatti, le Corti d'Appello non gradivano dover esaminare due verbali, redatti da giudici diversi, perchè ciò rendeva più difficile individuare gli errori, anzichè agevolare la trasparenza di giudizio, last but not least, il giudizio parallelo non incontrava neppure il favore delle parti. La questione dei pericoli di una procedura a maglie larghe di ammissibilità delle prove, resta quindi ancora aperta al dibattito e alla critica, per quanto riguarda i bench trial.

Il dibattimento appare diverso rispetto al processo con giuria, l'atmosfera è sicuramente meno drammatizzata e suggestiva, i patrocinanti non sfruttano appieno le tattiche e le strategie persuasive, posto che il giudice, come ex avvocato, le riconoscerebbe senza difficoltà e, quindi, non ne verrebbe coinvolto; nè è rilevabile un uso astuto e insinuoso delle obbiezioni o l'accanimento nell'esame testimoniale. Il giudice stesso interviene per chiarirsi le idee sul fatto, il suo è quindi un ruolo più attivo e coinvolto, rispetto ai jury trial, dov'è limitato dal dovere di apparenza di imparzialità, oltre che da quella sostanziale di giudizio. Il prosieguo del processo è caratterizzato dagli stessi strumenti tecnici per accertare e far rilevare la verità dei fatti: direct e cross-examination, interrogatori incrociati, confronti, arringhe conclusive, ma l'atmosfera è diversa, in quanto a spettacolarità della rappresentazione e a tono emotivo della stessa. L'attivismo del giudice attenua in parte l'aspetto adversary del processo; l'assenza della giuria riduce le possibilità di una soluzione conforme più al senso comune che non alla sola legge, ciò quindi può significare anche un esito maggiormente sfavorevole per l'imputato. Comunque, il ricorso al bench trial presuppone una rinuncia specifica, da parte dell'accusato del right to jury trial, previsto dal VI emendamento della Costituzione; quindi, è pienamente legittima, se il consenso è sostenuto da piena capacità giuridica. Le differenze che si possono sottolineare non riguardano, quindi, la disciplina procedurale degli elementi di prova, che comunque seguiranno le normali regole di presentazione, ammissione ed esclusione, potendosi tutt’al più considerare diversa la loro valutazione.


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