ILTRIBUNALE SIMULATO DI DIRITTO
INDUSTRIALE PRESSO L'UNIVERSITA' DI TORINO
costituito in
VlRTUAL TRIBUNALE Dl PISA
ha pronunciato la seguente
ORDINANZA
nel procedimento ex art. 63 r.d. 21.6.1942 n. 929 e 700 c.p.c., n.1
R.G.1998, promosso da
Prof. TIZIA e CAIO ,
rapp.ti e difesi dai simulati - avvocati L.D'Angelo, S.Fiorino,
S.Giovannacci, E.Lepore,C.Mulas, F.Sarcone, M.Vittone
contro
Prof. SEMPRONIO ,
rapp.to e difeso dai simulati - avvocati F.Fusco, C.Grande,
G.Mangione, R.Monzillo, A.Navone, A.Porporato, NI.Vercelli
e in contraddittorio con
REGISTRATION AUTHORITY ITALIANA, NETWORK
INFORMATION CENTER ITALIANA presso l'ISTITUTO
CNUCE DEL CNR

Il Simulato-Giudice designato,
esaminati gli atti sciogliendo
la riserva formulata,
osserva quanto segue .
 
1)Premessa .  2)Considerazioni in rito.  3)La legittimazione attiva . 4)Il problema della cumulabilità fra la tutela spettante al marchio d'impresa e all'opera dell'ingegno.  5)La domanda proposta a tutela del marchio d'impresa.  6)L'ambito di tutela del marchio .  7)La qualità soggettiva di Sempronio. 8)L'uso civile del marchio. 9)Le obiezioni alla tesi accolta circa la liceità dell'uso civile del marchio. 10) Il problema del domain grabbing.  11) L'invalidità del marchio in questione . 12)La tesi del secondary meaning. 13)L'azione ex art.2043 c.c. 14) L'invocazione delle regole di cui all'art.2598 c.c. 15)La tutela del nome dell'opera. 16) La tutela della testata . 17) Conclusioni.  18) Le spese processuali.
 
 
 

1)Premessa .

Con ricorso ai sensi dell'art.63 r.d. 21.6.1942 n.929 e successive modifiche ( c.d. legge marchi ) e dell'art.700 c.p.c. in data 14.4.1998 Tizia e Caio adivano il Simulato - Tribunale di Pisa, chiedendo al Giudice designato di disporre l'inibitoria in via cautelare del segno "ANALITICIECONTINENTALI .it " quale parte del domain name utilizzato per contraddistinguere un sitoInternet da parte del prof.Sempronio di Pisa.
A sostegno dell'istanza Tizia e Caio esponevano che:
- il 31.1.1996 l'editore Caio aveva iniziato la pubblicazione del volume " Analitici e Continentali " della scrittrice Tizia, un'opera dedicata alla distinzione fra la scuola filosofica anglosassone e quella europea;
- che l'opera aveva subito riscosso un notevole successo, non solo presso la critica, ma anche presso il grande pubblico, rendendo necessarie ben due ristampe entro il mese di giugno 1996;
- che in conseguenza di tale successo e per il suo opportuno sfruttamento l'editore Caio, d'accordo con l'autrice, aveva creato una collana editoriale denominandola " Analitici e continentali " per la divulgazione di opere filosofiche e, sempre d'intesa con l'autrice, ne aveva registrato il nome come marchio d'impresa con domanda depositata in data 30.6.1996;
- che il titolo del libro e della collana recavano in sé un notevole "valore aggiunto ", consentendo ad opere normalmente destinate ad un pubblico selezionato e ristretto di inserirsi proficuamente in un circuito commerciale di grande successo;
- che in data 1.1.1998 il prof.Sempronio di Pisa, consapevole della notorietà del marchio in questione, aveva aperto un sito Internet sotto il domain name “ANALITICIECONTINENTALI.it ", organizzandovi un seminario filosofico e invitando gli interessati ad intervenire al dibattito in rete.

I ricorrenti lamentavano che tale attività contribuisse a gettare discredito e confusione nei loro riguardi, sia perché, consentendo anche all'internauta incompetente di inserirsi nel dibattito filosofico comprometteva la scientificità della discussione, sia perché l'impostazione delle parole "Analitici e continentali " su di un motore di ricerca avrebbe condotto gli utenti al sito di Sempronio, così investito indebitamente di luce riflessa .
Adducevano altresì di aver richiesto, senza successo, alla Registration Authority Italiana la revoca dell'assegnazione del domain name a Sempronio, onde evitare la protrazione della situazione di violazione del marchio e la produzione di danni all'attività dell'impresa di Caio.
In linea di diritto i ricorrenti:
- sostenevano che l'utilizzazione da parte di Sempronio del domain name "ANALITICIECONTINENTALI " comportasse la violazione dell'art.1, n.1, lettera b), della legge marchi, in quanto potenzialmente determinante un rischio di confusione fra il pubblico;
- escludevano che la precisazione di Sempronio contenuta nella prima videata circa la non attinenza del sito con l'opera di Tizia e la collana di Caio valesse efficacemente a fugare il rischio confusorio;
- qualificavano la condotta di Sempronio in termini di domain grabbing per la sua oggettiva idoneità a precludere a Caio e Tizia l'apertura di un sito Internet di corrispondente denominazione;
- rimarcavano che l'attività di Sempronio poteva, da un momento all'altro, assumere carattere commerciale, come confermava l'adozione dell'ambivalente top level "it" in luogo del top level "edu" ( che, invece, avrebbe scongiurato sicuramente il rischio ) ;
- imputavano a Sempronio, quale soggetto in procinto di diventare imprenditore, una condotta slealmente concorrenziale ai sensi dell'art.2598 c.c., sotto tutti e tre i profili contemplati dalla disposizione dell'attività confusoria, dell'attività denigratoria e della condotta non conforme ai principi della correttezza professionale;
- ravvisavano nel comportamento di Sempronio altresì una violazione dell'art.100 della legge sul diritto d'autore ed una attività illecita ai sensi dell'art.2043 c.c., sostenendo che l'uso del domain name " ANALITICIECONTINENTALI " ledesse anche il diritto esclusivo sul titolo dell'opera competente a Tizia ai sensi dell'art.100 della legge sul diritto d'autore;
- prospettavano un danno antigiuridico per l'ingiustificato successo del sito da correlarsi al mancato guadagno consequenzialmente subito da Caio;
- imputavano infine a Sempronio la violazione dell'art.102 della legge sul diritto d'autore a causa della indebita riproduzione del segno individuante l'opera altrui, atta a produrre confusione fra le opere e gli autori.
I ricorrenti notificavano la loro istanza cautelare anche alla Registration Authority Italiana, facendo presente che questa, in caso di disattivazione di un sito, aveva la prassi di mantenerlo provvisoriamente come link allo scopo di inoltrare il messaggio al nuovo sito assegnato in sostituzione; chiedevano in conseguenza la pubblicazione per estratto dell'ordinanza nel corpo del link indirizzante al nuovo sito assegnato a Sempronio.

I ricorrenti instavano infine per la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art.120 c.p.c. per concorrenza sleale e per la rifusione delle spese e degli onorari di lite .

Si costituiva in giudizio il solo prof.Sempronio chiedendo il rigetto del ricorso.

A tal fine Sempronio eccepiva:

1) la non cumulabilità tra le tutele accordate dalla legge al titolare del marchio d'impresa ed all'autore dell’opera dell'ingegno;
2) l'esclusione della configurabilità della lesione del diritto sul marchio da parte di un soggetto non imprenditore ( e che neppure poteva assumere tale qualità, ostandovi lo status di professore universitario );
3) la liceità dell'uso del marchio in funzione descrittiva ai sensi dell'art.1 bis della legge marchi, potendosi equiparare il domain name ad un indirizzo;
4) il difetto di passiva legittimazione quanto all'azione fondata sul divieto di atti di concorrenza sleale, non essendo Sempronio imprenditore commerciale;
5) la nullità del marchio " Analitici e continentali " ai sensi degli artt.16 e 18, 1° comma, lettera b), della legge marchi per carenza di capacità distintiva, trattandosi di espressione descrittiva di largo uso nella comunità filosofica internazionale per descrivere la fondamentale contrapposizione fra la scuola di pensiero anglosassone e quella europea ( come del resto riconosciuto dalla stessa Tizia );
6) l’esclusione di ogni pericolo di confusione in considerazione sia della radicale disomogeneità fra le due attività, sia del livello culturale degli internauti, sia della precisazione cautelativa apposta in home page da parte di Sempronio;
7) la carenza in concreto di danno anche in considerazione della funzione obiettivamente promozionale concretamente svolta dal sito Internet;
8) la non configurabilità di una violazione dell'art.100 della legge n.633 del 1941 a causa della mancanza di efficacia individualizzante del titolo e della impossibilità di confusione fra l'opera e la collana da un lato e il libero seminario filosofico dall'altro;
9) la carenza del rapporto concorrenziale presupposto dall'art.102 della legge n.633 del 1941 .

All'udienza del 21.4.1998 le parti procedevano all'orale illustrazione delle proprie difese ed alle opportune repliche, nel corso delle quali, fra l'altro, i ricorrenti invocavano l'acquisizione di un secondary meaning da parte della locuzione "Analitici e continentali " per effetto del grande successo riscosso dall'opera .

All'udienza interveniva personalmente anche Tizia che teneva a sottolineare gli aspetti di originalità della propria elaborazione ( che aveva attribuito un significato più ampio alla tradizionale contrapposizione del binomio "Analitici e continentali ", quale chiave interpretativa non ristretta al solo settore filosofico ma valida per ogni manifestazione culturale ) .

All'esito della discussione, il Simulato Giudice si riservava la decisione .
 

2)Considerazioni in rito . [indice]

La domanda cautelare è stata correttamente proposta ai sensi dell'art.669 ter c.p.c. al Simulato -Tribunale di Pisa, quale Giudice sicuramente competente a conoscere delle domande di merito programmate da parte attrice .

Quanto alle domande fondate sulla violazione dei diritti di utilizzazione esclusiva del marchio di impresa la competenza territoriale va individuata non già con riferimento ai richiamati (e non pertinenti) articoli 120 c.p.c. e 2600 c.c., quanto in riferimento alle regole del foro generale del convenuto ( art.18 c.p.c. e 56, 2° comma, legge marchi) e del foro del luogo della denunciata violazione ( art.57 legge marchi ) che, nonostante le peculiarità della fattispecie risulta pur sempre riconducibile ad un'attività programmata e concretizzata da parte del prof. Sempronio nel luogo di sua residenza.
Analoghe considerazioni ai sensi dell'art.18, in tema di foro generale delle persone fisiche, e dell'art.20 c.p.c., in tema di forum commissi delicti, valgono a radicare la competenza del Simulato Tribunale adito con riferimento alle domande fondate sulla dedotta commissione di atti di concorrenza sleale.
Un po' più articolato appare il discorso per quanto attiene la domanda fondata sulla lesione del diritto d'autore negli specifici aspetti tutelati dagli artt.100 e 102 della legge n.633 del 1941 .
In proposito qualche dubbio potrebbe ingenerarsi in relazione alla previsione di provvedimenti cautelari specifici contemplati negli artt.161 e 162 della citata legge ( descrizione, perizia accertamento e sequestro ) ed alla natura residuale della tutela accordata dall'art.700 c.p.c., esperibile solo in carenza di previsione di strumenti cautelari specifici tipizzati dall'ordinamento .
Costituisce peraltro acquisizione giurisprudenziale ben anteriore alla riforma dei procedimenti cautelari del 1990 - 1993 l'ammissibilità del ricorso alla tutela cautelare inibitoria di cui all'art.700 c.p.c. per conseguire l'interdizione di ulteriori comportamenti costituenti violazione dei diritti spettanti all'autore dell'opera: tale conclusione essenzialmente si fonda sulla diversificazione del periculum in mora rappresentato dal ricorrente rispetto a quelli scongiurati dall'adozione dei rimedi tipici, tale da escludere in concreto il rischio di una sovrapposizione di tutele (cfr. in origine Cass. 3156/1954 e Pret.Roma 15.5.1972 in Dir.aut. 1972,218 ) .
Quanto alla competenza territoriale in proposito appare sufficiente il richiamo ai criteri generali di cui all'art.669 ter c.p.c. in relazione agli artt.18 e 20 dello stesso codice, dovendosi applicare anche alla richiesta di tutela cautelare inibitoria in materia di diritto d'autore il rito cautelare uniforme di cui agli artt.669 bis e segg. c.p.c.
 

3) La legittimazione attiva . [indice]

Caio e Tizia agiscono promiscuamente rappresentando congiuntamente ( sia nelle specifiche conclusioni assunte, sia nella narrativa del ricorso) quali ragioni dirette a sorreggere l'accoglimento delle proposte istanze sia la lesione dei diritti sul marchio di impresa, sia la violazione delle regole che disciplinano la lealtà nella concorrenza imprenditoriale, sia la violazione dei diritti spettanti all'autore sul titolo dell'opera dell'ingegno.
Nessun elemento consente nell'ambito del ricorso di opinare per una limitazione delle ragioni addotte dall'uno o dall'altro dei ricorrenti per conseguire le pronunce auspicate; né alcuna limitazione in tal senso è stata opportunamente introdotta dai ricorrenti nel corso dell'udienza di discussione .
E' pertanto doveroso per il Simulato-Giudicante pronunciarsi su tutte le domande così proposte ai sensi degli artt.99 e 112 c.p.c.
Il nostro ordinamento positivo esclude radicalmente la possibilità di far valere processualmente in nome proprio un diritto altrui (art.81 c.p.c.).
Da tale fondamentale principio processuale-cardine consegue la necessità della verifica di quella specifica condizione di ammissibilità dell'azione che è costituita dalla legittimazione attiva, intesa come la puntuale coincidenza soggettiva che deve intercorrere fra la parte processuale che propone la domanda ed il soggetto a cui, in prospettazione, viene attribuita la titolarità del diritto soggettivo azionato: in sintesi la legittimazione attiva esige la coincidenza soggettiva che deve intercorrere fra la parte che agisce in giudizio e il soggetto che si afferma titolare del diritto.
E' invece evidente nella fattispecie che Caio e Tizia, pur proponendo promiscuamente le domande fondate su tutte le evidenziate causae petendi, non si affermano entrambi titolari di tutti i diritti soggettivi rappresentati: mentre a Caio infatti viene attribuita la titolarità dei diritti sul marchio e dei diritti a non essere pregiudicato da atti di concorrenza sleale, il diritto sull'opera dell'ingegno viene invece rivendicato a nome di Tizia. Pertanto, in riferimento alle singole domande proposte da parte degli attori dovrà in concreto essere verificata la legitimatio ad causam, con la consequenziale esclusione di volta in volta dell'ammissibilità delle istanze proposte da quello dei due attori sfornito dei titoli di legittimazione.

4) Il problema della cumulabilità fra la tutela spettante al marchio d'impresa e all'opera dell'ingegno. [indice]

La difesa del resistente ha invocato il principio della non cumulabilità della tutela apprestata dalla legge marchi con quella accordata al titolare del diritto sull'opera dell'ingegno di carattere creativo per contrastare l'ammissibilità dell'azione avversaria .
In proposito il Simulato-Giudice non ritiene pertinente l’ipotesi della registrazione di un titolo di opera quale individuante l'opera stessa ( al cui proposito l'ostacolo alla duplicazione delle tutele può effettivamente darsi  per assodato )  perché  Caio ha registrato la locuzione de qua come marchio con riferimento alla classe 16 di cui alla classificazione internazionale dei prodotti e servizi di cui all'accordo di Nizza del 15.6.1957 e successive modifiche ( cfr. doc.2 ricorrenti ) e l'utilizza non già per contraddistinguere l'opera di Tizia, ma semplicemente per identificare una collana di pubblicazioni editoriali.
L'ipotesi che ricorre in concreto è quella contemplata dalla lettera B del punto 1 della memoria del resistente, vertendosi in tema di marchio per libri, destinato a segnalare l'origine comune dei beni su cui è apposto come provenienti da un certo imprenditor-editore .
Tuttavia occorre considerare che i ricorrenti sono due e che ciascuno di essi, se non ha veste per legittimarsi attivamente in relazione ai diritti concernenti l'altro, ben può, almeno in astratto, invocar tutela per il diritto che gli si riferisce .
In altri e più chiari termini: non si può ravvisare alcuna duplicazione di tutela per il fatto che lo stesso segno risulta adottato come titolo dell'opera da Tizia e come marchio di impresa da parte di Caio,  perché  ciascuno di essi agisce in difesa di un (diverso ) diritto proprio, seppur riferito ad un'espressione linguistica di identico contenuto, mentre ogni ipotesi di conflitto fra tali segni ( agli effetti di quanto previsto dall'art.18, lettera f) della legge marchi ) risulta pacificamente esclusa in dipendenza della perfetta intesa negozialmente raggiunta fra Tizia e Caio in ordine alla registrazione del marchio d'impresa da parte di costui.
Quindi, in sintesi:
- Tizia e Caio non possono agire congiuntamente a tutela del titolo o del marchio, non tanto per l'ostacolo rappresentato dalla duplicazione di tutele, quanto per l'assorbente ragione del difetto di attiva legittimazione di cui al paragrafo 2);
- il fatto che Tizia invochi la tutela del titolo e Caio quella del marchio non crea un ostacolo vicendevole perché la duplicazione può venir in considerazione solo quando la tutela sia invocata in relazione allo stesso oggetto .
 

5) La domanda proposta a tutela del marchio d'impresa. [indice]

Quanto alla domanda inibitoria proposta ai sensi dell'art.63 della legge marchi ( come modificato dal d. lgs 198 del 1996 ), per le ragioni esposte nei paragrafi precedenti va preliminarmente rilevata la totale carenza di attiva legittimazione in capo alla scrittrice Tizia, che non si afferma titolare del marchio in questione.
Viceversa e incontestabile in capo all'editore Caio la legittimazione attiva, tenuto conto della domanda presentata per la registrazione del brevetto per marchio di impresa in data 30.6.1996.
Se già anteriormente alla riforma del 1996 la giurisprudenza non aveva particolari dubbi nell'accordare al presentatore della domanda di brevetto la tutela cautelare ai sensi dell'art.700 c.p.c., (sulla base della sostanziale assimilazione di tale situazione giuridica al marchio di fatto ) ogni dubbio può dirsi positivamente risolto dal nuovo testo dell'art.63 della legge marchi ( modificato dalla legge n.198 del 1996 ) che attribuisce espressamente il diritto alla tutela anche al titolare di un marchio in corso di registrazione.
Occorre pertanto verificare la sussistenza del fumus boni iuris della pretesa fatta valere da Caio ai fini dell'erogazione della richiesta pronuncia inibitoria .
In tale prospettiva secondo il Simulato-Giudice designato, i problemi da considerare sono essenzialmente due .
Il primo attiene propriamente all'ambito di tutela del diritto sul marchio d'impresa, con particolare riguardo alle attività suscettibili di contrastare con i diritti attribuiti in via esclusiva al titolare .
Il secondo attiene alla validità del marchio di cui Caio ha richiesto la protezione prevista dalla legge .
 

6)L'ambito di tutela del marchio . [indice]
 
L'art.2569 c.c. attribuisce al titolare del marchio registrato, a distinguere prodotti e servizi, il diritto esclusivo di valersene per i prodotti o servizi per i quali è stato registrato. L'art.1 della legge marchi ( r.d. 21.6.1942 n.929, come modificato dal d.lgs. 4.12.1992 n.480 e dal d. lgs. 19.3.1996 n.198 ), dopo aver enunciato il principio della facoltà esclusiva di utilizzo del marchio da parte del titolare, enuncia analiticamente il contenuto dello ius excludendi spettante al titolare del marchio nei successivi punti a), b) e c) del primo comma, in particolare vietando
- l'uso di un segno identico al marchio per prodotti o servizi identici a quelli per cui lo stesso è stato registrato,
- di un segno identico o simile al marchio per prodotti o servizi identici o affini a quelli per cui il marchio è stato registrato, purché  sussista confondibilità ( anche consistente in un rischio di associazione tra i segni );
- di un segno identico o simile al marchio registrato dotato di rinomanza per prodotti o servizi non affini, in caso di indebito sfruttamento della forza distintiva del segno o di indebito pregiudizio .
ll secondo comma dell'art.1 della legge marchi elenca poi in particolare le singole facoltà di interdizione e di veto a disposizione del titolare ( divieto di apporre il segno su prodotti e confezioni; di offrire o immettere in commercio o detenere a tali fini prodotti o servizi contraddistinti dal segno; di importare o esportare prodotti contraddistinti dal segno; di utilizzare il segno nella corrispondenza commerciale o nella pubblicità) .
Il problema da affrontare e risolvere ai fini della presente controversia attiene alla possibilità per il titolare del marchio di inibire a terzi l'utilizzazione dello stesso segno distintivo ( o di uno, se non identico, perlomeno simile ) nell'esercizio di un'attività non commerciale e quindi di interdire l'uso civile del marchio per contraddistinguere oggetti o comportamenti non riferibili ad un'attività esercitata in forma di impresa .
L’argomento è sicuramente rilevante e decisivo e non pare superabile in virtù delle considerazioni formulate da parte ricorrente al fine di eludere la trattazione dello spinoso tema .
 

7) La qualità soggettiva di Sempronio. [indice]

Sempronio infatti non è imprenditore commerciale, né professionalmente, né anche solo occasionalmente in relazione all'attività svolta attraverso la rete Internet.
Parte ricorrente tenta di sostenere la qualità di imprenditore "potenziale" di Sempronio ed evoca a tal fine la giurisprudenza e la dottrina che considerano soggetto alla disposizioni sulle regole concorrenziali ( e in ipotesi ,anche alle disposizioni circa l'uso dei segni distintivi commerciali ) anche l'imprenditore in fase preorganizzativa .
Tali considerazioni appaiono peraltro sfornite di sufficienti e concludenti riscontri in linea di fatto .
Non vi sono infatti sufficienti elementi per ritenere che Sempronio intenda vendere qualcosa a qualcuno servendosi del sito Internet, e tantomeno che intenda organizzare un'attività imprenditoriale vera e propria .
L'art.2729 c.c. consente al Giudice di ricavare dalla conoscenza di fatti noti la prova di fatti ignoti solo in presenza di elementi presuntivi, gravi, precisi e concordanti ( ossia univoci ) .
Nella fattispecie l'univocità e la gravità degli indizi destinati a sorreggere il ragionamento presuntivo non sussiste affatto; volendo utilizzare una terminologia di carattere penalistico (mutuata dall'art.56 c.p. ) gli atti compiuti dal prof.Sempronio non sono per nulla diretti in modo inequivoco alla realizzazione di un’attività commerciale .
Le considerazioni esposte da parte attrice costituiscono mere illazioni sfornite di positivo riscontro.
Sempronio organizza infatti un dibattito filosofico via Internet: discute, fa discutere o, tuttalpiù, dirige la discussione di argomenti filosofici.
E' senz'altro teoricamente ed astrattamente possibile in futuro che Sempronio gestisca delle vendite telematiche dal sito, ma non è stato fornito alcun elemento concludente, valido a radicare la necessaria prova indiziaria a sostegno di tale assunto .
I ricorrenti, pur gravati in proposito dall’onere probatorio, formulano le loro illazioni in modo apodittico ("l’attività esplicata può diventare dall'oggi al domani a pagamento " o " un soggetto che non sia attualmente imprenditore ma si proponga di diventarlo, come nel nostro caso") senza corroborarle con alcun elemento probatorio di riscontro che anche ne suffraghi la verosimiglianza. Tale non è sicuramente il ricorso nella codificazione del sito al top level " it", che, se non preclude lo svolgimento di un'attività commerciale, non lo implica neppure ( rivelando sintomaticamente solo la nazionalità italiana del sito ): non sussiste pertanto in proposito il necessario elemento di univocità della valenza interpretativa dell'indizio, di per sé ambivalente, indispensabile per l'ammissione del ragionamento presuntivo.
Né a diverse conclusioni si potrebbe pervenire tenendo conto, come ventilato da uno dei difensori dei ricorrenti in sede di orale discussione, della possibilità di cessione del sito da parte di Sempronio ad un imprenditore commerciale .
In proposito non sembra dirimente il rilievo che le regole di attribuzione dei nomi di dominio non prevedono la possibilità di cessione a titolo derivativo perché tale circostanza appare per vero superabile con uno sforzo di ingegneria giuridica o anche solo di fantasia operativa, potendosi ipotizzare una rinuncia del titolare e una consequenziale e contestuale richiesta di attribuzione dello stesso domain name da parte di un altro soggetto, effettuate in esecuzione di un accordo negoziale non esplicitato alla Registration Authority .

Va peraltro obiettato, da un lato, che l'assunto costituisce, ancora una volta, mera e non comprovata illazione, dall'altro che solo allora ed in relazione alla qualificazione imprenditoriale del "nuovo " titolare del sito potrebbero apprezzarsi i presupposti necessari per l'erogazione della tutela del marchio .
 A ciò si aggiunga l'argomento di contrasto non sfuggito alla difesa del resistente circa l'assoluta incompatibilità intercorrente  ai sensi del d.p.r. 383/1980 tra l'esercizio dell'attività commerciale e lo status di professore universitario a tempo pieno  di Sempronio ( cfr doc.2 resistente ), che induce a ritener ulteriormente improbabile lo svolgimento da parte del convenuto di un'attività che lo obbligherebbe ad una modifica delle caratteristiche della sua principale ( ed incontestata ) occupazione.
Vanno ritenute così come accertate tali premesse in linea di fatto circa il carattere dell'attività di Sempronio che, a quanto risulta ex actis, si limita ad organizzare un dibattito filosofico via Internet (discutendo o facendo discutere di filosofia nel suo sito) senza svolgere alcuna attività commerciale od economica o ricavare alcun profitto dalla gestione del sito.
Né l'opinione così espressa può venir modificata in relazione alle peculiarità delle comunicazioni attuate attraverso la rete di interconnessione Internet .
E' indubbio che l'interconnessione in rete dei computers abbia realizzato una vera e propria rivoluzione tecnologica le cui ripercussioni già si profilano di incalcolabile rilievo in campo economico, sociale e di costume.
Tuttavia, nel nostro ordinamento costituzionale compete al Legislatore procedere alla necessaria revisione delle regole di diritto positivo per adeguare la normativa vigente alle innovazioni della tecnica e del costume.
In difetto di tali adeguamenti, l'interprete del diritto positivo e il Giudice ordinario non possono assegnare valore di per sé economico ad una mera attività di manifestazione del pensiero, svolta senza fini di profitto, sia pure con il ricorso a innovativi strumenti di comunicazione di straordinaria efficacia e potenza.
E' indubbio che la manifestazione di opinioni in un parco pubblico o in una sala conferenze abbia una portata di comunicazione incommensurabilmente più ridotta della loro esternazione realizzata via Internet, ma sin tanto che l'ordinamento non terrà conto con concrete modificazioni di tale maggior potenza espressiva dettando apposite regole non ci si potrà che attenere ai previgenti principi.

La qualità di imprenditore commerciale non può pertanto essere presunta o implicita per il solo fatto di essere titolare di un sito Internet .
 
 
 

8) L'uso civile del marchio. [indice]

Il Simulato Giudice non ritiene che il nostro ordinamento positivo attribuisca una protezione indiscriminata al segno distintivo - marchio di impresa e, in particolare che il titolare del relativo diritto, pur assoluto e tutelabile erga omnes, abbia, in linea di principio, il diritto di interdire l'uso "civile " del segno da parte di soggetti non imprenditori commerciali.
La disciplina prevista dall'ordinamento a tutela del marchio costituisce infatti una " lex specialis " dettata per la disciplina dei rapporti commerciali e professionali fra imprenditori.
In proposito non pare ci potesse esser soverchio dubbio nel vigore del testo originario dell'art.2569 del c.c. e dell'art.1 del r.d. 929 del 1942 ( che collegavano chiaramente l'uso esclusivo del marchio allo scopo di contraddistinguere i prodotti e le merci fabbricati o messi in commercio ).

Attualmente la formula dell'art.1 della legge marchi revisionata per effetto del d. lgs 480 del 1992 esordisce con una formulazione molto generale ( " I diritti del titolare del marchio d’impresa registrato consistono nella facoltà di far uso esclusivo del marchio " ) che potrebbe, in effetti, indurre ad opinare per una tutela allargata dei diritti del titolare anche al di fuori dell'ambito strettamente commerciale e quindi anche nei confronti di soggetti diversi dall'imprenditore , sino a giustificare, in conseguenza, un  potere di interdizione anche nei riguardi dell'uso civile del marchio.
Tale tesi potrebbe poi trovar conferma nell'espressa recezione del principio di tutela generalizzata della forza evocativa del marchio attualmente codificato in quelle disposizioni normative che attribuiscono rilevanza al pericolo di confusione del pubblico implicato anche solo dal rischio di associazione mentale fra segni. Il Simulato Giudice non condivide peraltro siffatta apertura interpretativa . L'art.1 del nuovo testo della legge marchi ha semplicemente scisso la precedente formulazione in tema di facoltà del titolare, procedendo, subito dopo l'astratta iniziale enunciazione, all’elencazione degli specifici poteri di veto competenti al titolare, per la precisione consistenti, come già ricordato: nel diritto di vietare l'uso di un segno identico al marchio per prodotti o servizi identici o affini; nel diritto di vietare l'uso di un segno identico o simile al marchio per prodotti o servizi identici o affini, in caso di rischio di confusione per il pubblico; nel diritto di vietare l'uso di un segno identico o simile al marchio dotato di rinomanza anche per prodotti o servizi non affini in caso di ricavo di indebito vantaggio o di pericolo di pregiudizio. La lettura della casistica dei poteri di veto rende del tutto evidente che il presupposto della tutela accordata al titolare è lo svolgimento da parte dell'asserito contraffattore di un'attività commerciale, consistente nell'offerta sul mercato di prodotti o servizi ( ossia nell'offerta di prestazioni di dare o di fare, contro corrispettivo, effettuata a fini di lucro nello svolgimento di un'attività di impresa ex art.2082 c.c. e 2195 c.c.).
L'esemplificazione ulteriore contenuta nel secondo comma dello stesso art.1 rafforza tale opinione, ove si consideri che tutte le attività elencate e descritte come suscettibili di inibitoria sono indistintamente riconducibili all'esercizio di un'impresa: si tratta infatti di produzione e confezionamento di merci, di offerta e produzione di beni, di immissione degli stessi in commercio o anche solo di detenzione a tali fini ( a conferma che la pura e semplice detenzione ad altri fini non rientra fra le attività suscettibili di inibizione ), di offerta e fornitura di servizi, di importazione ed esportazione di prodotti, di intrattenimento di corrispondenza commerciale ed effettuazione di pubblicità .
Ulteriore elemento di riscontro si rinviene nelle disposizioni di cui all'art.62, 6° comma, della stessa legge in tema di tutela giurisdizionale, che, trattando dei provvedimenti cautelari di descrizione e sequestro , ammette l'emanazione di tali misure anche nei confronti di soggetti non identificati nel ricorso, a condizione che si tratti " di oggetti prodotti, offerti, importati, e esportati o messi in commercio dalla parte nei cui confronti siano stati emessi i suddetti provvedimenti e purché tali oggetti non siano adibiti ad uso personale ", così dimostrando di considerare assolutamente imprescindibile il requisito dell'imprenditorialità dell'attività lesiva .
Il primo comma dell'art.1 bis della legge marchi (anch'esso introdotto con la revisione del 1992 ), in profilo negativo ,esclude che il titolare possa vietare a terzi nell'attività " economica '' del loro nome e indirizzo di varie indicazioni di provenienza o di varie caratteristiche del prodotto o servizio, purché l'uso sia conforme alla correttezza professionale e non in funzione di marchio ma con scopo descrittivo .
Anche in tale sede il Legislatore ha mostrato di considerare una sfera ridotta dei soggetti interessati al rapporto con il titolare del marchio, in particolare riferendosi all'esercizio di attività economica ( concetto questo ,normativamente considerato dall'art.2082 c.c. ed in generale dal V libro del codice civile, indubbiamente più vasto rispetto alla nozione di impresa ed idoneo a ricomprendere anche attività realizzata da enti pubblici o da professionisti intellettuali o da organizzazioni consortili ) . Tuttavia anche questo concetto più estensivo non è sufficiente a ricomprendere un'attività di mera manifestazione del pensiero, rilevante unicamente sotto il profilo ideologico e non economico perché non coinvolta nell'ambito di alcun rapporto di scambio suscettibile di apprezzamento patrimoniale, e, men che meno, in un'attività imprenditoriale.
D'altro canto, l'art.13 della legge marchi vieta l'adozione come ditta denominazione o ragione sociale o insegna di un segno simile al marchio purché  possa determinarsi rischio di confusione fra il pubblico, ancora una volta considerando una relazione fra soggetti entrambi esercitanti un'attività commerciale .
Parte convenuta reperisce ulteriore valido argomento di sostegno alla propria tesi nel Regolamento Comunitario n. 40 del 1994 (art.9), che, in tema di diritti conferiti dal marchio comunitario, espressamente afferma che " il titolare ha il diritto di vietare ai terzi, salvo proprio consenso di usare in commercio...", così dimostrando di considerare necessario presupposto la natura commerciale dell'attività  contraffattiva .
Per tali ragioni il Simulato Giudice ritiene che la vigente normativa non consenta al titolare dei diritti sul marchio di vietare ad altri soggetti, che non siano imprenditori e non esercitino, anche solo, un'attività economica, l'uso del segno distintivo in sede civile per finalità di carattere ideologico e di manifestazione  della propria opinione e del proprio pensiero, nell'esplicazione dei diritti costituzionalmente sanciti dall'art.21 della Costituzione.
La tutela apprestata dalla lex specialis in termini di monopolio sul segno cede quindi il passo alla libera esplicazione del diritto di tutti ad utilizzare il linguaggio senza limiti di sorta; né sembra possibile delineare un'aspettativa giuridicamente tutelata del titolare del marchio di impresa ( che non coincida con il nome o la ditta) ad utilizzare tale marchio quale domain name su Internet a fronte di priorità temporali acquisite da altri soggetti che non siano imprenditori commerciali.

9) Le obiezioni alla tesi accolta circa la liceità dell'uso civile del marchio. [indice]

L'opinione espressa nel paragrafo precedente meriterebbe forse una attenta rimeditazione nell'ipotesi in cui il marchio venisse a coincidere con il nome, o la ragione o denominazione sociale, o la ditta dell'imprenditore.
E' tuttavia chiaro che in tal caso la tutela eroganda sconterebbe l'obbligato passaggio attraverso le disposizioni di cui agli art.7, 2292, 2326, 2564 c.c., mentre l'ipotizzata lesione del diritto al segno in realtà si, risolverebbe nella lesione del diritto all'identità personale: tale ipotesi però non ricorre affatto nella presente fattispecie .
E' senz'altro poi prospettabile, in funzione del principio dell'atipicità dell'illecito civile, una tutela indiretta del diritto assoluto ed efficace erga omnes sul marchio d'impresa, tramite la norma sanzionatoria di cui all'art.2043 c.c. ( che obbliga chiunque con comportamento doloso o colposo abbia cagionato ad altri un danno " ingiusto" a provvedere al relativo risarcimento ).
L'integrazione della fattispecie della responsabilità civile extracontrattuale peraltro presuppone un comportamento di terzi (anche non imprenditori ) obiettivamente diretto a denigrare o screditare il segno e, attraverso questo, a colpire i prodotti e servizi contraddistinti e l’impresa che lo utilizza sul
mercato .
Si pensi ad esempio ad un comportamento che associ pubblicamente il segno distintivo a immagini pornografiche  o a comportamenti delinquenziali o, anche solo, antisociali (ad esempio: evasione fiscale o incuria ambientale ) .
Per questa via, peraltro ,la disciplina atipica della responsabilità aquiliana attribuisce protezione ai diritti all'immagine, all'identità personale e allo svolgimento dell'attività di impresa, in ipotesi strumentalmente vulnerati attraverso la lesione inferta al segno distintivo.

I1 caso in esame comunque, è completamente diverso rispetto all'ipotesi perché  Sempronio si limita svolgere un’attività del tutto lecita, conforme all'esplicazione di un diritto costituzionale ed addirittura meritoria sotto il profilo divulgativo e culturale, completamente inidonea, anche in prospettazione, a screditare in qualunque modo il segno distintivo e così, indirettamente, le sfere soggettive di Caio e di Tizia .
L'associazione, istituita da Sempronio con l'utilizzo del domain name, fra l'espressione " Analitici e continentali " e un dibattito filosofico ( qualunque ne sia il livello scientifico, che comunque, stante la tipologia dell'interesse culturale sotteso, non può essere presunto così scadente come paventato dai ricorrenti ) non può in alcun modo implicare un'offesa all'onore o alla reputazione arrecata attraverso lo screditamento del segno, al pari del collegamento con immagini pornografiche o condotte criminose o solamente illegali.
Manca, in altre parole e radicalmente, l'imprescindibile requisito dell'antigiuridicità indispensabile per la configurazione del damnum iniuria datum .

10) Il problema del domain grabbing. [indice]

L'opinione esposta non costituisce una legittimazione automatica della pratica del c.d. domain grabbing.
Indubbiamente le regole di attribuzione dei nomi di dominio su Internet ( attualmente basate sul rigoroso rispetto del criterio della precedenza, senza alcun controllo di merito sul diritto all'uso del segno, riassumibili nella regola del " first come, first served " ) debbono inchinarsi all’ordinamento positivo dei singoli Stati .
Pertanto l'utente Internet, al momento della scelta di un nome per il proprio sito, deve rispettare le regole generali dell’ordinamento circa l'uso dei nomi: e così tanto le regole desumibili dagli artt.7 e 2564 c.c., quanto le regole in tema di uso di marchi di impresa ( se svolge un'attività imprenditoriale) e i principi in tema di immagine e identità personale di altri soggetti .
In altri termini, Internet non può essere considerata un ordinamento separato e la prassi dell'attribuzione dei domain names senza controlli preventivi non esonera alcun soggetto dal rispetto delle regole vigenti nell'ordinamento a tutela del nome, della personalità e dei segni distintivi: la ratio decidendi è pero un’altra e cioè che il nostro ordinamento positivo non vieta affatto al non imprenditore di utilizzare le espressioni linguistiche del marchio da altri registrato  per finalità di carattere civile e con modalità non intrinsecamente offensive . In tema di qualificazione giuridica del domain name tende a prevalere in dottrina e giurisprudenza la configurazione quale indirizzo telematico ( sul punto appare "possibilista" la precedente decisione di questo Simulato Tribunale presso l'Universita di Torino 30.4.1997, G.D. Barbuto, Caia /Tizio, s.r.1. Encore e R.A.I.N.C. ).
In tale prospettiva va considerato che effettivamente il domain name condivide con l'indirizzo la funzione di indice o chiave di ricerca di un certo oggetto nell'ambito di un insieme, dal momento che contiene un’informazione idonea a consentire il suo reperimento in un complesso organizzato.
Il domain name presenta peraltro la nota peculiare ( comune allo pseudonimo di cui all'art.9 del c.c. , alla ragione e denominazione sociale di cui agli artt.2292 e 2326 c.c., alla ditta ex art.2564 c.c. e agli altri segni distintivi commerciali quali il marchio ex art.2569 c.c. e l'insegna ex art.2568 c.c. ) della scelta arbitraria capricciosa e discrezionale da parte del titolare.
Tale considerazione induce a dubitare fortemente dell’applicabilità al domain name della speciale "scriminante" contenuta nell'art.1 bis, 1° comma, lettera a ), della legge marchi, dal momento che la legittimità dell'uso dell'indirizzo a fini descrittivi presuppone l'attribuzione casuale del recapito anagrafico ( e non già la selezione arbitraria dell'informazione ivi contenuta ).
E ciò a prescindere dall'esatto rilievo della difesa dei ricorrenti, sollevato nel corso della discussione orale, che l'utilizzo del nome di dominio su Internet ha una evidente finalità " distintiva " e non meramente descrittiva.
Tuttavia come già osservato, l'esistenza di Internet non crea diritti altrimenti non esistenti nel nostro ordinamento: e poiché il nostro ordinamento non vieta a un non imprenditore di organizzare senza fini di profitto un dibattito ideologico filosofico sul tema " Analitici e Continentali "anche se un imprenditore ha provveduto anticipatamente a registrare tale locuzione come marchio, non è conseguentemente vietato aprire un sito Internet sotto tale domain name per finalità non commerciale.

11) L'invalidità del marchio in questione . [indice]

Sotto altro profilo il Simulato Giudice dubita fortemente della validità del marchio di impresa di cui Caio ha richiesto la registrazione, suscettibile di sindacato giurisdizionale anche in via di eccezione ex art.34 legge marchi .
L'art.16 della legge marchi esige come requisito di validità del marchio d'impresa il carattere della " novità " ( " Possono essere registrati .... tutti i nuovi segni .... " ) .
L'art.18 n.1, lettera b) esclude la validità della registrazione di segni costituiti esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi, o da indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono, come i segni che in commercio possono servire a designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica ovvero l'epoca di fabbricazione del prodotto o della prestazione del servizio, o altre caratteristiche del prodotto o servizio .
La ratio della disposizione è ovviamente quella di evitare che si creino diritti di esclusiva su parole, segni o figure collegate abitualmente nel linguaggio comune al genere merceologico e che debbono invece rimanere patrimonio comune, onde evitare che il monopolio sul segno si trasformi indirettamente e surrettiziamente in monopolio sul prodotto.
Il prof.Sempronio, nella sua memoria di costituzione, ha sottolineato ( con opportuni richiami scientifici, ex adverso non contestati ) come l'espressione " analitici e continentali " sia stata utilizzata comunemente nell'ambito del pensiero scientifico per descrivere la tradizionale contrapposizione dicotomica fra l'impostazione filosofica anglosassone e quella europea.
Obiettivamente va quindi considerato che il marchio "Analitici e continentali ", riferito ad una collana editoriale, non può vietare ad altri imprenditori di trattare il tema dei filosofi contemporanei analitici e continentali, di fornire prodotti e servizi inerenti a tale tema e di contraddistinguerli con l'adozione di tale generica e descrittiva indicazione informativa .
Il resistente, nella sua memoria costitutiva, ha evidenziato (senza subire alcuna contestazione ex adverso ) come l’espressione " analitici e continentali " sia utilizzata comunemente e frequentemente in ambito scientifico per descrivere la tradizionale contrapposizione fra l'impostazione filosofica anglosassone e quella europea e che la stessa Tizia, in un suo intervento pubblicato sul quotidiano, "La Stampa" del 6.8.1997 (doc.3 resistente ), abbia indicato la dicotomia "analitici/ continentali " come concetto "di largo uso nella comunità filosofica internazionale a partire dalla fine degli anni cinquanta.”
D’altra parte, anche in difetto di tali positivi riscontri , va ritenuto acquisito al patrimonio di una persona di preparazione culturale medio-alta il significato informativo della coppia concettuale di cui si discute, fornita di un preciso valore evocativo di determinati orientamenti del pensiero moderno .

In tale prospettiva va quindi tenuto conto del fatto che Sempronio usa per l'appunto il segno nell'ambito del domain name proprio per identificare il sito in cui si svolge un dibattito filosofico che riguarda le scuole filosofiche analitica e continentale, ossia in funzione propriamente e strettamente descrittiva ( anche agli effetti del già citato art.1 bis della legge marchi ) .

12) La tesi del secondary meaning. [indice]

I ricorrenti hanno sostenuto, nel corso della discussione orale, che il segno "Analitici e Continentali abbia acqusito un " secondary meaning “ , ossia un plus valore individualizzante riqualificandosi in virtù  dell'utilizzazione fatta quale titolo del libro e marchio della collana editoriale,  e a tal fine hanno richiamato le disposizioni di cui agli artt.19 e 47 bis della legge marchi.
L'art.19 prevede che in deroga alle disposizioni che escludono la registrazione di segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti di commercio ( art.17, 1° comma, lettera a) ovvero di segni costituiti da denominazioni generiche o indicazioni descrittive ( art.18, 1° comma, lettera b ), possono costituire oggetto di registrazione i segni che abbiano acquisito carattere distintivo in virtù dell’uso fatto prima della domanda di registrazione.
L'art. 47 bis , prevede invece che non possa essere dichiarato nullo il marchio registrato per un segno comune o di carattere generico o  descrittivo che,  prima della proposizione della domanda giudiziale diretta a farne dichiarare la nullità, abbia acquisito carattere distintivo in conseguenza dell'uso concretamente fatto dal suo titolare.
Tali disposizioni recepiscono nel nostro ordinamento la tutela del c.d.  " secondary meaning ", inteso come quel fenomeno psicologico collettivo, in forza del quale una espressione descrittiva di uso comune e generale, pur mantenendo il proprio originario significato, acquista con l'andar del tempo un significato secondario e parallelo di indicazione della provenienza di alcuni prodotti o servizi da una certa impresa, in conseguenza dell'uso intenso dell’espressione praticato per un certo tempo da parte dell'imprenditore e della conseguente associazione mentale imposta ai consumatori.
La tesi attorea è che l'espressione utilizzata de Tizia quale titolo dell'opera e da Caio quale marchio della collana abbia acquisito, di fatto, un significato secondario rilevante nella prospettiva disegnata dalle norme richiamate .
La tesi non è accoglibile semplicemente per difetto di prova sul punto: i ricorrenti hanno documentato soltanto un notevole successo di vendite nell'opera di Tizia ( due ristampe ) e di opere filosofiche contenute nella collana ( di Heidegger e di Wittgenstein ) ma non hanno affatto dimostrato, come era loro preciso onere processuale, quantomeno ai fini della necessaria delibazione del fumus boni iuris, concreti elementi presuntivi idonei a far pensare che il lettore medio attribuisca ormai un doppio significato alla denominazione generica preesistente all'uso del segno.

Il fenomeno provato ( un certo successo di vendite) non è sufficiente, né per entità né per natura, a integrare la valida prova del fatto ignoto dedotto e cioè il meccanismo di associazione psicologica collettiva, rilevante ai fini della tutela del " secondary meaning”.
Né a tal fine può ascriversi rilievo all'argomentazione di Tizia (svolta oralmente nel corso della discussione del provvedimento cautelare ) circa il carattere innovativo della terminologia da essa utilizzata, diretta ad esprimere la radicale contrapposizione culturale e non solamente filosofica  fra le scuole di pensiero anglosassone e continentale .
Si ammetta pure come provata tale peculiare ed originale impostazione che per vero risulta solo da una dichiarazione unilaterale di Tizia, a sé favorevole . Appare comunque decisiva la contraria obiezione che risulta del tutto indimostrato il fatto che il lettore medio abbia interiorizzato tale innovativa catalogazione al punto da ascrivere al titolo della collana di Caio un particolare significato aggiuntivo, connesso proprio all'originale elaborazione interpretativa di Tizia e sufficiente a riscattare l'originaria genericità del marchio.

13) L'azione ex art.2043 c.c. [indice]

In ordine all'azione basata sul titolo di responsabilità extracontrattuale ai sensi dell'art.2043 c.c. il Simulato Giudice ha già dovuto anticipare parzialmente la trattazione dell'argomento allorché ha illustrato le proprie considerazioni in tema di ambito di tutela del marchio .
Va quindi ribadita la carenza del requisito dell'antigiuridicità o, se si preferisce, dell'ingiustizia del danno.
Tuttavia per completezza, val la pena di osservare che le considerazioni esposte da parte di Tizia e di Caio si profilano meramente tautologiche, in quanto , anziché dirette a comprovare il carattere contra ius del pregiudizio lamentato, ricavano tale imprescindibile elemento dalla stessa allegazione di una conseguenza economicamente sfavorevole.
E cioè, più chiaramente:
- che Tizia e Caio non possano usare il sito Internet con il domain name `' Analiticiecontinentali " costituisce il semplice "rovescio della medaglia " della priorità concessa a Sempronio in dipendenza delle regole seguite per l'attribuzione dei domain name su Internet , secondo la regola " prior tempore potior iure ( "first come, first served ) e non rappresenta di per se un "danno", che deve essere aliunde argomentato, ma semplicemente una circostanza non gradita o la perdita di un'opportunità, giuridicamente non tutelata;
- che il dibattito filosofico nel sito si svolga ad un livello scadente, oltre che non provato ( nonché scarsamente probabile dal momento che un simile argomento non può che attrarre un pubblico di interessati particolarmente selezionato culturalmente ), è fatto che riguarda solamente gli interventori che, illustrando pubblicamente le loro opinioni, si espongono al commento ed alla valutazione della collettività;
- è infine del tutto da dimostrare che l'attività di divulgazione culturale della problematica connessa ai filoni filosofici in questione nuoccia alla collana di Caio, essendo, di contro, notevolmente probabile che l'interesse suscitato dal dibattito stimoli invece allo studio e alla lettura filosofica; è vero che ciascuno deve poter scegliere liberamente le forme di pubblicità gradite, ma qui si discute semplicemente se la pubblicità indirettamente ricavata da Tizia e da Caio, rappresenti un danno, il che sembra proprio da escludere .

14) L'invocazione delle regole di cui all'art.2598 c.c. [indice]

Il Simulato Giudice ritiene (per le considerazioni espresse al paragrafo 2) la sig.ra Tizia, pacificamente non imprenditrice, priva di legittimazione attiva a denunciare l'illecito concorrenziale ai sensi dell'art.2598 c.c. .
La domanda proposta da parte di Caio è invece infondata perché Sempronio non è imprenditore ( né è stato persuasivamente dimostrato, neppure in via di indiziaria verosimiglianza, che egli stia agendo nella fase organizzativa e preparatoria di una successiva attività di impresa: cfr paragrafo 7), mentre le regole sulla disciplina concorrenziale presuppongono necessariamente la configurabilità di un rapporto, concorrenziale fra imprenditori, oltretutto agenti in situazione di conflitto, almeno potenziale, sul mercato.

15) La tutela del nome dell'opera. [indice]

I ricorrenti lamentano inoltre, sempre congiuntamente, la violazione dell'art.100 della legge sul diritto d'autore ( n.633 del 22.4.1941 e successive modifiche ) in dipendenza dell'appropriazione del titolo del libro e della collana attuato da parte del prof. Sempronio con l'utilizzo del nome di dominio "Analitici e continentali ".
L'art.100 richiamato prevede che il titolo dell'opera che la individui non possa essere riprodotto sopra altra opera senza il consenso dell'autore.
In proposito va considerato che Caio non è legittimato ad agire in proposito perché non risulta titolare di alcun diritto d'autore (ma soltanto di un marchio di impresa, di cui supra nei paragrafi da 5 a 13 ).
Nè il titolo della collana editoriale può essere ritenuta un'opera dell'ingegno suscettibile di autonoma tutela in tale prospettiva, meritando semmai protezione esclusivamente quale marchio dell'editore (secondo il noto filone giurisprudenziale risalente a Pret.Milano 10.10.1984 in Riv.dir.ind. 1984, II ,222 ).
Quanto alla domanda proposta da Tizia, è bene ricordare che il titolo dell'opera dell'ingegno non costituisce a sua volta opera dell'ingegno e viene tutelato dall'ordinamento solo nei limiti della funzione individuatrice svolta nei confronti dell'opera ( cfr. Cass.1734/ 1963 ; Cass.2586/ 1967 ; Cass.841/ 1972; Cass. 1264/ 1988).
Nella fattispecie la funzione individuatrice tipica del titolo non viene minimamente aggredita dall'attivita svolta da Sempronio con l'utilizzo del DN in questione, perché :
- la disposizione del secondo comma del citato art.100 ne esclude l'operatività in caso di differenziazione di attività, essendo evidente che il dibattito collettivo aperto da Sempronio costituisce un genere di manifestazione del pensiero radicalmente diverso dall'opera filosofica ideata da Tizia;
- la precisazione apposta da Sempronio nella sua home page nella prima videata ( cfr doc. 1 resistente ) chiarisce scrupolosamente la non attinenza del sito con l'opera di Tizia e la collana di Caio ( " ATTENZIONE ! II presente sito non ha nulla a che fare con il vuolume Analitici e continentali pubblicato dalla professoressa Tizia per i tipi dell'editore Caio né con la collana omonima. Riteniamo peraltro che l'opera in questione rappresenti un utile e valido contributo al dibattito sulla tradizionale distinzione fra filosofia di tipo anglosassone (analitici ) e di tipo europeo (continentali ) .” )
- è vero che costituisce nozione di comune esperienza il fatto che il transito sulla home page non costituisce tappa obbligata per l'accesso alle informazioni contenute nel sito, come argomentato da parte ricorrente, ma la collocazione di un avviso in tale positura sembra costituire una forma di pubblicità telematica idonea, secondo le regole della comune diligenza del buon padre di famiglia, ad informare il pubblico, mentre parte ricorrente non ha neppur indicato le modalita alternative che si sarebbero dovute rispettare da parte di Sempronio per la divulgazione ritenuta adeguata del messaggio;
- si può ragionevolmente presumere che gli "internauti " che accedono al sito, quale pubblico di consumatori rilevante agli effetti del pericolo confusorio, siano soggetti di particolare qualificazione sia sotto il profilo tecnologico ( per la dotazione di strumenti di informazione telematica ), sia, e soprattutto, sotto il profilo culturale ( in ragione degli interessi filosofici rivelati dall'esigenza di accesso al forum di discussione ), il che, evidentemente, riduce al minimo la possibilita di confusione fra l'opera di Tizia e il dibattito seminariale gestito nel sito .
Il tutto a voler trascurare l'elemento essenziale della genericità e descrittività del a coppia A&C nel titolo adottato da Tizia che ( nonostante la rivendicata originalita dell'ampliamento dell'orizzonte della dicotomia ) non può valere a colorarlo di una tale capacità distintiva da legittimare l'interdizione a terzi della locuzione per descrivere secondo le comuni regole linguistiche e culturali l'argomento trattato dall'opera dell'ingegno ( cfr. Corte di appello Milano 9.6.1995 in Dir.ind.le 1996, 297; Corte di appello Roma 4.9.1995 in Foro it., 1995, I ,3561 )

16) La tutela della testata . [indice]

Il richiamo dell'art.102 della legge sul diritto d'autore non è affatto pertinente .
Innanzitutto nella fattispecie non si configura alcuna riproduzione o imitazione degli aspetti caratterizzanti l'aspetto esterno e impressivo dell'opera dell'ingegno ( quali la testata, gli emblemi, i fregi,le disposizioni, disegni e caratteri di stampa; le particolarità di forma e colore ) ma semmai solamente delle espressioni linguistiche contenute nel titolo ( per cui vedi al paragrafo precedente ).
In ogni caso, gli elementi di somiglianza fra la denominazione del sito e l'aspetto esterno dell'opera non appaiono idonei a creare confusione stanti le precauzioni informative adottate dal prof.Sempronoio  e la radicale difformità di contenuto fra l’opera dell’ ingegno e il seminario virtuale.
 
17) Conclusioni. [indice]
 
In conclusione, il Simulato Giudice, ritiene che:

- debba essere dichiarata inammissibile la richiesta di provvedimenti cautelari a tutela del marchio ed a repressione inibitoria dell'illecito concorrenziale proposta da parte di Tizia;
- debba essere dichiarata inammissibile la richiesta di provvedimenti cautelari a tutela del titolo dell'opera dell'ingegno da parte di Caio;
- e che, in ogni caso, quanto a tutte le altre richieste, il ricorso essere respinto integralmente .

Va omessa ogni statuizione (di carattere evidentemente consequenziale ) nei confronti della Registration Authority, comunque non costituitasi nel procedimento in cui è stata chiamata esclusivamente per la presa d'atto dei provvedimenti richiesti e per gli incombenti derivanti e non già quale reale contraddittore in ordine ai diritti soggettivi prospettati nel presente giudizio cautelare.

18) Le spese processuali. [indice]

Ai sensi dell'art.92 ,2° comma, c.p.c. sussistono giusti motivi, in considerazione dell'originalità delle questioni trattate e della modernità del tema dibattuto ( privo ancora di confortanti riscontri giurisprudenziali ) per l'integrale compensazione delle spese di procedura, liquidabili ai sensi dell'art.669 septies c.p.c.

P.Q.M.

Il Simulato Giudice designato, dichiara il difetto di legittimazione attiva di Tizia a proporre le istanze cautelari fondate sulla domanda di marchio di impresa in corso di registrazione e sulle regole disciplinanti la concorrenza fra imprenditori di cui all'art.2598 c.c.; dichiara il difetto di legittimazione attiva di Caio a proporre la domanda fondata sulla violazione dei diritti sul titolo dell'opera dell'ingegno; respinge tutte le altre domande proposte da parte di Tizia e Caio nei confronti di Sempronio; dichiara integralmente compensate le spese processuali . [indice]

Si comunichi.

Così deciso in Torino il 23 aprile 1998
 

I1 Simulato Giudice Designato dott. Umberto Scotti.


[presentazione - gruppo I - gruppo II - gruppo III (attore) - gruppo IV (convenuto) - caso simulato - sentenza] 
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