APPROCCIO INTRODUTTIVO ALLA VENDITA INTERNAZIONALE:

GENESI DEL DIRITTO UNIFORME

di Roberto Viano

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Le argomentazioni di carattere economico, volte a giustificare la necessità di una legislazione unica per la vendita internazionale, sono riconducibili al fenomeno che ha toccato l’organizzazione della produzione prima del mondo occidentale nella fine degli anni settanta e che poi si è diffusa al resto dei centri produttivi del mondo. Gli economisti definiscono questo fenomeno globalizzazione dell’economia (1). L’effetto primoè quello di incrementare la concorrenza nel mercato internazionale, considerato ormai l’unico mercato possibile, per cui gli scambi commerciali si intensificano e la forte domanda di sicurezza e celerità da parte degli operatori economici spiegano l’accellerazione verso un diritto uniforme (2).

L’approccio giuridico al problema tende a giustificare il perché gli sforzi verso un diritto uniforme si siano limitati alla vendita internazionale. L’andamento economico spiega la scelta dell’istituto della vendita, in quanto gli operatori economici hanno adottato l’istituto per porre in essere i vari scambi internazionali: la semplicità dell’istituto, richiamabile al motto do ut des, a dato risposte alla domanda di sicurezza. Il perché la regolamentazione non si sia estesa alla vendita nazionale è dovuta alla impossibilità di trovare un compromesso collettivo tra le tradizioni giuridiche dei vari Stati: ogni ordinamento giuridico giustifica la sua regolamentazione con la necessità di rispondere ai bisogni specifici delle diverse realtà nazionali (3).

I tentativi di portare alla luce una legislazione unitaria in tema di vendita internazionale partono dal 1929. In quel anno l’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato (Unidroit) su proposta del giurista tedesco Ernst Rabel istituì una commissione al fine di elaborare un progetto di legislazione internazionale in tema di vendita. Nel 1934 il progetto vide la luce e fu sottoposto al parere della Lega delle Nazioni (la pre-esistente Organizzazione delle Nazioni). Il lavoro di ulteriori rielaborazioni del progetto del ’34 da parte di conferenze e Speciali commissioni trovò sbocco nella Conferenza di Hague del 2-25 Aprile 1964. Ivi furono adottate le due Convenzioni: Uniform Law of International Sale (ULIS) e Uniform Law on the Formation of Contracts for the International Sale of Goods (ULFC).

Le due convenzioni di Hague diventarono vincolanti dal 1972, ma sin dal 1964 furono soggette ad una molteplicità di critiche da parte dei commentatori, tanto che si arrivò a parlare nei loro confronti di “a conflict of laws imbroglio” (4). Mi limiterò a citare i motivi principali del fallimento delle ULIS e ULFC:

1. fortemente contestato fu l’articolo V ULIS, consentiva alle parti di stabilire l’operatività o meno delle convenzioni, ma la tecnica legislativa usata era tale da scoraggiare la scelta di rendere vincolante la disciplina unitaria. Infatti in caso di silenzio tra le parti poteva operare una presunzione di non-operatività delle convenzioni del 1964 (5).

2. ulteriore fonte di squilibri fu il fatto che le commisioni di lavoro, che formarono le Convenzioni, furono composte principalmente da rappresentanti di una limitata cerchia di interessi: nove furono gli Stati che ratificarono la ULIS e di questi solo due erano non europei (Israele e Gambia).

Una fase nuova si aprì nel 1966 quando fu istituita la United Nations Commision on International Trade Law (UNCITRAL) con lo scopo di “promuovere l’armonizzazione e l’unificazione della legislazione del commercio internazionale”, attraverso il coordinamento delle diverse organizzazioni operanti nel settore e sollecitando la più ampia partecipazione possibile (6).

Uno dei primi riconoscimenti fatti dal UNCITRAL fu la constatazione del insuccesso operativo della Convenzione ULIS a cui seguì l’analisi dei motivi della sua non-ratificazione. A riguardo emerse un vizio di partenza: una iniziale limitatezza culturale dei membri delle commissioni di lavoro. L’URSS non era rappresentata, altrettanto accadde per l’America Latina e per i Paesi in via di sviluppo; le due Convenzioni di Hague avevano una origine prevalentemente europea occidentale.

Fu così che nel 1968 l’UNCITRAL istituì un gruppo di lavoro al fine di modificare, rendendolo più ampiamente accettabile, il testo delle convenzioni del 1964. La stessa composizione del gruppo di lavoro mostrò il diverso approccio assunto dal UNCITRAL: 14 membri, di cui solo 4 appartenenti all’area occidentale (Francia, USA, Norvegia, UK), con un maggior peso riservato al Terzo Mondo, America Latina e Paesi Socialisti.

Il risultato di un attento lavoro di riequilibrio tra diverse tradizioni e culture giuridiche (7) si ebbe nel 1978: l’impostazione di fondo si concretizzava in una visione volta a rafforzare la Convenzione attraverso una sua possibile maggiore diffusione ed attraverso la decisione di adottare un unico testo, unendo la normativa sostanziale con le regole sulla formazione del contratto di vendita.

Un problema ampiamente dibattuto fu il rapporto tra il diritto internazionale privato ed il diritto uniforme della Convenzione. La maggioranza del gruppo di lavoro adottò il testo presentato da una apposita sotto-commissione: “La regolamentazione (i.e. la CISG) sarà anche applicata quando le norme del diritto internazionale privato indicheranno che la legislazione operante è quella di uno Stato contraente, indi il diritto uniforme sarà applicato al contratto in accordo alle disposizioni della legislazione nazionale” (8). La minoranza contestò un simile richiamo al diritto internazionale privato, ritenendo più opportuno una riserva di applicazione del diritto uniforme che limiti l’operatività a contratti in cui le parti abbiano sede in diversi Stati contraenti: il prezzo del richiamo contestato è una incertezza sul quando operi il diritto uniforme (9).

La conclusione raggiunta al Congresso di Vienna nel 1980 confermò la proposta della sotto-commissione, infatti l’art 1(1) (b) contiene il richiamo al diritto internazionale privato per individuare l’operatività della Convenzione anche quando solo una delle parti abbia sede in uno Stato contraente (10).

Un altro strumento legislativo volto ad estendere l’operatività della Convention on Contracts for the International Sale of Goods (CISG) è l’art 6 CISG, il quale dispone che la Convenzione è operativa tra le parti, dotate dei previsti requisiti, salvo che abbiano fatto esplicita dichiarazione di non volere sottoporre la loro vendita al diritto uniforme. E’ una soluzione rovesciata rispetto all’art V ULIS (11).

L’art 99 (1) CISG dispone che la Convenzione di Vienna entrerà in vigore nel primo mese conseguente allo scadere di 12 mensilità dalla data del deposito del decimo strumento di ratifica. Ciò avvenne nel dicembre 1986; indi la CISG diventò vincolante dal 1° Gennaio 1988 con buone prospettive di una sua diffusione globale, stando anche al rilevante interesse della dottrine e giurisprudenze nazionali.


Principali riferimenti bibliografici:

F. Enderlein and D. Maskowd, International Sale Law, New York, Oceana, 1992

A.H. Kritzer, A Guide to Practical Application of the UN Convention on Contracts for the International Sale of Goods, Deventer, Kluwer, 1991

Johon O. Honnold, Uniform Law for the International Sales under the 1980 UN Convention, Deventer, 1991 (II ed.)

Bianca e Bonell, Commentary on the International sales law. The 1980 Vienna Sales Convention, Milan, Giuffrè, 1987

P. Schlechtriem, Uniform Sales Law. The UN Convention on Contract for the International Sale of Goods, in Law-Economics-International Trade, vol VI, Vienna, 1986


Principali links nel Web

http://www.cisg.law.pace.edu/

http://www.jura.uni-freiburg.de/ipr1/cisg/

http://www.oceanalaw.com/books/n92 htm

http://www.un.or.at/uncitral

http://ra.irv.uit.no/trade_law/


(1) Michael E. Porter, The competitive advantage, Milano, 1987
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(2) P. Hirst and G. Thompson, The problem of “globalization”: international economic relations, national economic management and the formation of trading blocs in Economy and Society, vol XXI, 4, 1992, 357-395
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(3) M.J. Bonell, Introduction to the Convention in Commentary on the International Sales of Goods. The 1980 Vienna Sales Convention, Milano, 1987, 8
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(4) Nadelman, The uniform law on the international sale of goods: a conflict of laws imbroglio, 74 Yale Law Journal 449, 1965: l’autore sostiene che la situazione venutasi a configurare con la ULIS e la ULFC potrebbe portare a risultati preoccupanti (“shocking results”). L’autore pone l’esempio di un venditore canadese il quale trasferisca beni ad un compratore in USA e sostiene che in caso di lite ciascuna delle parti potrebbe rendere operative le Convenzioni di Hague, nonostante il fatto che ne gli Stati Uniti ne il Canada siano stati firmatari delle convenzioni. Di contro A. Tunc, The uniform law on the international sale of goods: a reply to professor Nadelman; 74 Yale Law Journal 1409; 1965 ritiene improbabile che le corti accettino la giurisdizione su casi privi di alcun legame con il foro: difficilmente una corte inglese accetterà di decidere sulla questione sorta in una vendita tra un americano ed un canadese; più probabilmente eccepirà la sua incompetenza.
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(5) B. Nicholas, The Vienna Convention on international sales law; 105 Law Quarterly Review 201; 1989: “The United Kingdom’s ratification was subjected to the reservation that ULIS would be appliable only to contracts in which the parties chose it as the law of the contract (...) Certainly the UK’s ratification seems to have had no practical results. There has been no reported case in the English and Scottish courts involving the Hague Uniform Laws and it is a reasonable assumption that British businessmen have had little or no recourse to them”.
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(6) General Assembly Resolution 2205 (XXI) del 17 Dicembre 1966
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(7) Sono comprese le diverse epifanie nazionali sia le esperienze normative del passato sia il modo di concettualizzare gli istituti ed i rapporti giuridici.
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(8) art 2 del Report of the Working Group on the International Sale of Goods; First Session, para. 11, UN Doc A/CN.9/35, ripubblicato in 1 Y.B. UNCITRAL, 1968-70, 176-78.
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(9) Report of the Working Group on the International Sale of Goods; First Session, para. 24 UN Doc A/CN. 9/35.
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(10) La Republica Federale Tedesca chiese, senza successo, di rinviare l’applicazione del art 1(1)(b) a ragione della possibile confusione che sarebbe potuta derivare; in United Nations Conference on Contract for the International Sale of Goods, Official Records, 1981, 236-37.
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(11) Clive M. Schmitthoff, The Law and Practive of International Trade; London,Stevens & sons, 1990, 251: parla con riguardo alla CISG di “contract in” tra le parti, mentre riferendosi alla ULIS di “contract out”.
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