Problemi di giurisdizione in tema di diffamazione a mezzo stampa

 

di Paola Migliore

 

 

CASSAZIONE CIVILE, SEZIONI UNITE, 27 ottobre 2000, n. 1141 – VELA Presidente – OLLA Relatore – IANNELLI P.M. – PARIETTI (avv. De Angelis) – CAN PUBLISHING S.A (avv. Capace)

Competenza e Giurisdizione civile - Regolamento preventivo – Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988 – diffamazione internazionale a mezzo stampa – Forum commissi delicti – criterio del “luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto”– interpretazione (L. 10 febbraio 1992 n. 198)

 

Con riferimento al criterio del “luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto”, di cui all’art. 5 punto 3 della Convenzione di Lugano 16 settembre 1988, ratificata con l. 10 febbraio 1992 n. 198, concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, analogo all’art. 5 punto 3 della convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, la giurisdizione in ordine ad una domanda di risarcimento dei danni conseguenti a diffamazione internazionale a mezzo stampa appartiene sia al giudice del luogo di stabilimento dell’editore sia a quello del luogo nel quale è distribuita la pubblicazione diffamatoria, restando esclusa la giurisdizione del giudice del luogo dove il danneggiato asserisca di aver subito una lesione della propria reputazione. Ove per luogo di diffusione della pubblicazione deve intendersi unicamente quello nel quale l’editore l’ha posta in distribuzione, restando privo di valore il luogo in cui è stato distribuito un altro mezzo di stampa, editorialmente separato dal primo, che abbia “ripreso” l’enunciato diffamatorio. (1)

 

(1)

Nel caso di specie una rivista a carattere pornografico, edita in Svizzera e stampata in Francia, pubblica nei primi tre numeri del 1997, la fotografia di un’attrice italiana allo scopo di promuovere una “hot line”. Sebbene la rivista in questione non sia distribuita in Italia, del fatto viene dato risalto su numerosi quotidiani italiani e su talune riviste a carattere scandalistico. L’attrice conviene innanzi il Tribunale di Bologna la società editrice, ed il direttore responsabile della medesima, chiedendo l’accertamento dell’utilizzo a scopo di lucro di tale fotografia, in assenza del consenso dell’attrice stessa, la conseguente lesione dell’onore e della reputazione di quest’ultima, e quindi la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni patrimoniali e morali da ella subiti.

I convenuti, costituendosi in giudizio, eccepiscono in via pregiudiziale il difetto di giurisdizione del giudice italiano.

Parte attrice propone regolamento preventivo di giurisdizione.

La Suprema Corte, con la decisione che si commenta, ha riconosciuto il difetto di giurisdizione del giudice italiano sulla base di un’interpretazione ristrettiva del criterio di collegamento fissato nell’art. 5 punto 3 della Convenzione di Lugano del 1988 (resa esecutiva in Italia con l. 10 febbraio 1992 n. 198) per il quale “il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato ... in materia di delitti o quasi delitti, davanti al giudice del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto”.

Si osserva, preliminarmente, che, ai sensi del protocollo n. 2 della Convenzione di Lugano, richiamato in motivazione, la giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee costituisce un criterio interpretativo autorevole, sebbene non vincolante, ai fini dell’applicazione della Convenzione di Lugano.

In maniera corretta, dunque, la Suprema Corte, nella decisione in epigrafe, allo scopo di stabilire l’ampiezza della nozione di “luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto”, riprende l’interpretazione offerta dalla Corte di Giustizia relativamente all’analogo art. 5 punto 3 della Convenzione di Bruxelles (per una panoramica critica della giurisprudenza della Corte di Giustizia e della dottrina e giurisprudenza italiane in materia, CALLORI, Giurisdizione in materia di responsabilità extracontrattuale: l’art. 5, n. 3 della Convenzione di Bruxelles del 1968 e la questione della localizzazione del forum damni, in Riv. Dir. Int. Priv. e Proc., 1997, 615).

In questa sede, può essere pertanto utile ripercorrere i principi fissati dai giudici comunitari nell’interpretazione di tale nozione.

La Corte di Giustizia stabilisce in primo luogo che, in virtù dello stretto rapporto che lega tra loro gli elementi costitutivi della responsabilità, per “luogo in cui l’evento dannoso” è avvenuto deve intendersi, tanto il luogo in cui è avvenuta l’azione che ha causato il danno, quanto il luogo in cui il danno si è manifestato (Corte di Giustizia CE, sentenza 30 novembre 1976, causa C-21/76,  Handelverkerij G.J. Bier c.  Mines de Potasse d’Alsace, in Foro It., 1977, IV, 49, con nota di TIZZANO, nella specie si trattava di un caso di inquinamento transfrontaliero, del quale era ritenuta responsabile un’impresa stabilita in Francia nei confronti di un orticoltore domiciliato nei Paesi Bassi).

In particolare, secondo la Corte di Giustizia il giudice del luogo dell’azione da cui trae origine una responsabilità extracontrattuale è, da un lato, in grado di accertare più agevolmente le cause e la responsabilità del fatto dannoso, dall’altro, il giudice del luogo dell’evento può valutare e quantificare più facilmente il danno che dovrà essere risarcito.

Nel caso successivo, la Corte di Giustizia aggiunge la precisazione per cui l’art. 5 n. 3 della Convenzione di Bruxelles non può essere interpretato nel senso che autorizza chi agisce per il risarcimento di un danno, che asserisce essere la conseguenza del pregiudizio subito da altre persone, vittime dirette del fatto dannoso, a citare l’autore di questo fatto dinanzi ai giudici del luogo dove egli stesso ha constatato il danno nel proprio patrimonio (Corte di Giustizia CE, sentenza, 11 gennaio 1990, causa 220/88, Dumez France e Tracoba c. Hessische Landesbank, in Raccolta, 1990, I-49, ed in Foro It., 1991, IV, 429, con ampia nota di SILVESTRI; ed in Giust. Civ., 1991, I, 1, 1630, con nota di IANNONE).

Secondo la Corte comunitaria, anche quando è la vittima indiretta ad assumere di aver subito un danno penale ed a promuovere la lite, il giudice competente è solo quello del luogo in cui si è manifestato l’evento generatore del danno, quale unico luogo che presenta un rapporto stretto con gli altri elementi costituitivi della responsabilità.

Si arriva quindi al caso Shevill (Corte di Giustizia, Sentenza 7 marzo 1995, causa C-68/93, Fiona Shevill c. Presse Alliance Sa in Raccolta, 1995, I-415, ed in Dir. Com. Scambi Internaz., 1995, 309, con nota di GRATANI, Diffamazione a mezzo stampa con effetti in diversi stati: individuazione del giudice competente, ed in Foro It., 1995, IV, 331, con nota critica di SARAVALLE, richiamata in motivazione).

La signora Shevill, domiciliata in Gran Bretagna, ritenendo di essere stata diffamata da un articolo apparso sul quotidiano France-Soir, citava in giudizio, dinanzi alla High Court of England and Wales la società francese Presse Alliance SA, editrice di France Soir, per chiedere il risarcimento del danno da ella subito in Francia, in altri stati, ed anche in Inghilterra.

Riprendendo quanto già stabilito per il caso Bier, la Corte di Giustizia precisa che, in caso di diffamazione internazionale a mezzo stampa, il luogo dell’evento generatore può coincidere unicamente con il luogo ove è situato l’editore della pubblicazione diffamatoria, ovvero il luogo di origine del fatto dannoso a partire dal quale la diffamazione è formulata e messa in circolazione. Mentre, il luogo in cui si è manifestato il danno coincide con quello in cui il fatto generatore, che fa sorgere la responsabilità da delitto o quasi delitto del suo autore, ha prodotto i suoi effetti dannosi nei confronti della vittima, quindi i luoghi ove la pubblicazione viene diffusa quando la vittima sia ivi conosciuta.

In altri termini, la Corte di Giustizia indica il foro del luogo di stampa, quale luogo dell’evento causale, e dunque foro centralizzatore competente a conoscere del danno nella sua integrità. Mentre, nel rispetto del criterio dello stretto collegamento, la Corte prende in considerazione il foro del luogo nel quale si è verificato l’evento dannoso, ovvero il luogo di diffusione, quale alternativa, sulla quale si fonda la competenza speciale ai sensi dell’art. 5 punto 3.

Ai fini della fattispecie in commento, si evidenzia un passaggio delle conclusioni dell’avvocato generale Darmon, secondo cui “La lesione alla reputazione e/o all’onore sopravviene, infatti, nei diversi luoghi di divulgazione a terzi di una notizia diffamatoria. Il danno viene pertanto in essere allorquando una siffatta informazione viene portata a conoscenza del pubblico, fermo restando che la pubblicazione del giornale incriminato ne costituisce lo strumento di trasmissione. Vi è pertanto senz’altro una separata localizzazione del fatto causale e del danno ... Conferire competenza al giudice nella cui circoscrizione sono state riscontrate le perdite patrimoniali equivarrebbe ad ignorare la specificità del luogo in cui è insorto il danno, in quanto criterio attributivo di competenza, equiparando ad esso quello in cui il danno è subito. Un tale ampliamento equivarrebbe a sancire il forum actoris, in totale contraddizione con l’art. 5 della Convenzione di Bruxelles, il cui scopo secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia risponde all’esigenza di buona amministrazione della giustizia” (le conclusioni si possono leggere in Raccolta, 1995, I-2731 e ss.. Si veda inoltre, in dottrina, GARDELLA, Diffamazione a mezzo stampa e Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, in Riv. Dir. Internaz. Priv. e Proc., 1997, 657, il quale rileva che, in materia di diffamazione a mezzo stampa, la Corte di Giustizia considera il danno realizzato e non la mera diffusione della pubblicazione, ma la circostanza che il diffamato sia effettivamente conosciuto nel luogo della diffusione).

Accogliendo tale impostazione, la Corte di Giustizia nella sentenza Shevill non differenzia pertanto la disciplina di questo particolare tipo di illecito, nel quale il luogo ove risiede il danneggiato assumerebbe altrimenti una valenza significativa nella determinazione del danno subito.

Altrettanto aderente alla fattispecie di cui alla sentenza in epigrafe, ancorché non presa in considerazione dalla Corte di Cassazione, è la successiva sentenza della Corte di Giustizia del 19 settembre 1995, causa C-364/93, Marinari c. Lloyd's Bank plc. e Zubaidi Trading Company (in Raccolta, I-2719, la sentenza si può leggere inoltre in Danno e Resp., 1996, 47 con ampia nota di TRAVAGLINO, e commento di SARAVALLE, Conseguenze dell’illecito e danni patrimoniali indiretti: il foro competente, ibid., 333), in cui i giudici comunitari si trovano ad affrontare il problema del giudice competente in materia di danni successivi, o consequenziali, subiti dalla vittima diretta in luogo diverso da quello in cui è stata tenuta la condotta che ha determinato l’evento danno immediato.

Il signor Marinari depositava in Inghilterra presso la Lloyd’s Bank una serie di pagherò cambiari (promissory notes) per il controvalore di 752 500 000 USD, emessi dalla provincia Negros Oriental della Repubblica delle Filippine a favore della Zubaidi Trading Company di Beirut. Gli impiegati della banca inglese, dopo aver aperto il plico, rifiutavano di restituire i pagherò cambiari e avvertivano la polizia della provenienza a loro giudizio dubbia di questi pagherò cambiari, il che provocava l’arresto del ricorrente ed il sequestro delle promissory notes. Assolto dalla giustizia inglese il signor Marinari citava la Lloyd’s Bank dinanzi il Tribunale di Pisa per ottenere il risarcimento del danno causatogli dal comportamento degli impiegati di questo istituto. La sua domanda verteva non sulla restituzione dei pagherò cambiari bensì sulla condanna della banca a pagargli a titolo di risarcimento dei danni subiti. La Banca a sua volta eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice italiano, in quanto il danno che radica la competenza si era verificato in Inghilterra.

La Corte di Giustizia riconosceva la giurisdizione del giudice inglese, sull’assunto che la nozione di ‘luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto’ non si riferisce al luogo in cui la parte lesa sostiene di aver patito un pregiudizio patrimoniale in conseguenza di un danno iniziale verificatosi e da essa subito in un altro Stato contraente.

Rilevava, in particolare, la Corte come tale nozione non possa essere interpretata estensivamente fino a comprendere qualsiasi luogo in cui possono essere risentite le conseguenze dannose di un evento che abbia provocato un danno effettivamente verificatosi in un altro luogo.

In proposito, si segnala, in dottrina, l’impostazione contraria di, GAUDEMET – TALLON (Revue critique de droit international privé, 1983, 674, ed ancora in Les Conventions de Bruxelles et de Lugano, Parigi, 1993, 142 ss.) il quale mette in dubbio la pertinenza di tali criteri di collegamento nel campo dei danni immateriali. Secondo l’autore, infatti, il danno insorgerebbe proprio nel luogo del domicilio del danneggiato, nel momento della lesione della sua reputazione, in modo tale che la vittima dovrebbe poter instaurare la causa, a sua scelta, anche presso il foro del proprio domicilio (per una panoramica della dottrina sul punto, SARAVALLE, “Forum damni” o “Fora damni”?, nota a Corte di Giustizia CE, sentenza 7 marzo 1995, causa C-68/93, cit.. Inoltre, per riferimenti di dottrina internazionale, si vedano le conclusioni dell’avvocato generale Darmon, cit.).

Peraltro, l’indirizzo della Corte di Giustizia sembra essere accolto anche nel nuovo regolamento del Consiglio CE n. 44/2001, del 22 dicembre 2000, che entrerà in vigore il 1 marzo 2002 e che sostituirà la Convenzione di Bruxelles e la parallela Convenzione di Lugano, nello spazio comunitario: all’art. 5, n. 3, il regolamento prevede, infatti, la competenza del giudice del “luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire” (il testo del regolamento è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 16 gennaio, 2001 (L12/1).

La Corte di Cassazione sembra, a sua volta, ragionare in linea con la Corte di Giustizia, per cui il luogo in cui si è verificato l’evento generatore del danno non consente un’interpretazione estensiva “fino a comprendere qualsiasi luogo in cui possono essere risentite le conseguenze dannose di un evento che abbia già provocato un danno effettivamente verificatosi in un altro luogo” (Cass., 4 novembre 1996, n. 9533, causa Leo Marinari c. Lloyds bank plc, in questa rivista, 1997, I, 1, 736, ed in Giust. Civ., 1997, I, 3146, con ampia nota di MAZZA, ed in Danno e Respons., 1997, 332, con nota critica di SARAVALLE, cit.. Peraltro, in tal senso già Cass., 10 ottobre 1974, n. 1001, in Foro It., 1975, I, 224, ha statuito che lo straniero possa essere convenuto dinanzi il giudice italiano, qualora alcune delle immediate conseguenze dannose dell’atto illecito si siano prodotte nel territorio della Repubblica - nella specie si trattava di statuire la giurisdizione sul pregiudizio derivante un’operazione di rinoplastica che ebbe luogo in Inghilterra ma i cui postumi dannosi si verificarono in Italia. Concordi, Cass., 29 novembre 1996, n. 10676, in Rep. Giur. It., 1997, voce “Competenza e Giurisdizione civile”, n. 403, e per la motivazione in Danno e Resp., 1997, 333, con nota di SARAVALLE, cit. Si segnala, inoltre, Cass., 22 maggio 1998, n. 5145, in Rep. Giur. It., 1998, voce cit., nn. 190 e 500, e per la motivazione in Nuova Giur. Civ., 1998, 691, con nota di CAMPEIS e DE PAULI, ove, in un caso azione aquiliana di risarcimento di danni plurimi, derivanti da lesione di diritti propri della personalità e di diritti patrimoniali, intentata nei confronti di cittadino straniero, la Corte ha riconosciuto, in deroga al principio generale del foro del convenuto di cui all’art. 2 della Convenzione di Bruxelles, che la domanda dovesse essere proposta dinanzi all’autorità giudiziaria dello Stato del luogo in cui si è realizzato il solo danno iniziale. Nella specie, l’attore, operato in Svizzera all’anca, aveva denunciato il manifestarsi in Italia di complicanze infettive – come conseguenza di negligenze correlate al subito intervento – chiede di essere risarcito, con azione proposta davanti al giudice italiano).

Sotto questo profilo, si rileva che la giurisprudenza della Suprema Corte non è stata sempre coerente con l’interpretazione comunitaria.

In passato, la Corte di Cassazione ha spinto questa impostazione fino al limite di coniugare il concetto di danno e di perdita patrimoniale, in modo che il luogo dove il danno è insorto equivarrebbe al luogo dove si é verificata la diminuzione patrimoniale, sistematicamente fatto coincidere con il domicilio o la sede del danneggiato (sul punto si veda MARI, Problemi di giurisdizione in tema di vendita internazionale (o appalto) e di illecito extracontrattuale: falsi itinerari interpretativi della Cassazione italiana, in nota a Cass., 9 giugno 1995, n. 6499, in Foro Pad., 1997, I, 1, 2, e in Rep. Giur. It., 1995, voce “Competenza e giurisdizione civile”, nn. 309 e 317, in cui la Corte afferma che “per luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto deve intendersi anche quello in cui si determina l’evento di danno e, quindi, l’impoverimento patrimoniale del soggetto che si pretende leso, che in concreto va individuato in quello dove ha sede la società attrice”, nella specie si trattava di una causa intentata da una società italiana contro una società inglese la quale domandava tra l’altro il risarcimento del danno arrecato dal discredito commerciale che la società inglese aveva determinato facendo circolare affermazioni denigratorie. Sullo stesso solco, Cass., 28 ottobre 1993, n. 10704, in Rep. Giur. It., 1993, voce cit., n. 286; Id., 20 novembre 1992, n. 12388, in Mass. Giur. It., 1992; Id., 22 giugno 1990, n. 6330, in Rep. Giur. It., 1990, voce cit., n. 400, e per esteso in Giust. Civ., 1991, I, 74, con nota critica di BARATTA; Id., 9 agosto 1989, n. 3668, in Rep. Giur. It., 1989, voce cit., n. 407, e per la motivazione in Nuova  Giur. Civ., 1990, I, 226, con nota di CAMPEIS e DE PAULI; ed ancora Id., 9 giugno 1988, n. 2629, in Mass. Giur. It., 1988, in cui si afferma in maniera chiara che “la fattispecie di cui all’art. 2043 c.c. deve ritenersi compiutamente realizzata nel momento in cui si realizza l’ultimo elemento della fattispecie, cioè il danno o i danni, senza distinzioni ulteriori”. Per una disamina critica della giurisprudenza sul punto si rinvia a TRAVAGLINO, Giurisdizione ed illecito aquiliano, in Danno e Responsab., 1996, 47 ss.).

A completamento della presente carrellata, si riportano alcune sentenze di merito in cui, peraltro, si ravvisa una maggiore chiarezza nell’applicazione dei dettati della Corte di Giustizia. Così il Tribunale di Roma, con sentenza 15 marzo 1978, in Riv. Dir. Int. Priv. e Proc., 1979, 96 ss., ha affermato che “l’evento dannoso previsto dall’art. 5 n. 3 della Convenzione è il fatto produttivo del danno e non può essere confuso con la conseguenza dannosa cioè con la diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo (…) l’evento dannoso non può identificarsi col danno stesso ed essere localizzato ove si trova il soggetto che risente la diminuzione patrimoniale” (analogamente Trib. Monza, 28 settembre 1979, in Foro Pad., 1979, I, 225, che ha ritenuto ininfluente il luogo ove si è avuta concretamente la diminuzione patrimoniale del soggetto. La nozione di danno indiretto coincide in questo caso con quella assunta anche dalla Corte di Giustizia nel caso Dumez France).

Ancora, in senso conforme, una recente decisione della High Court of Justice Inglese che, in relazione ad un caso di negligent misstatement, ha stabilito che il luogo in cui si è verificato l’evento dannoso, rilevante ai fini dell’art. 5 punto 3 della Convenzione di Bruxelles del 1968, deve essere inteso come il luogo in cui viene emessa la dichiarazione ingannevole, ed in tal modo negato la giurisdizione inglese sulla domanda proposta in via extracontrattuale da un beneficiario inglese nei confronti di una banca svizzera per aver creato con le proprie dichiarazioni un erroneo affidamento circa l’efficacia di un ordre de paiment emesso dalla stessa banca (la sentenza si può leggere per intero in Dir. Comm. internaz., 1999, 495, con nota di LOPEZ DE GONZALO)

Prendendo in considerazione l’altro aspetto caratterizzante la fattispecie in esame, ovvero l’avvenuta “ripresa” del fatto illecito da parte di alcuni giornali italiani, non sussistono precedenti sul punto specifico.

Tuttavia, a conforto della presa di posizione assunta dalla Corte di Cassazione con la sentenza in commento si riporta un orientamento consolidato secondo cui le conseguenze ulteriori ad un evento dannoso sono risarcibili solo qualora si pongano in relazione di regolarità o normalità causale rispetto al fatto che fonda la responsabilità.

Secondo la Suprema Corte, da tale distinzione restano pertanto esclusi i danni che si sono verificati in seguito all’intervento di cause estranee al comportamento dell’obbligato, mentre vi rientrano i danni indiretti che rappresentino un effetto normale dell’illecito, quando pur “non producendo il fatto quel determinato evento, abbia tuttavia prodotto uno stato di cose tale che senza di esso non si sarebbe verificato”. (così, Cass., 18 dicembre 1965, n. 2452, in Mass., 1965. Sul punto rinvia inoltre alla dottrina di commento all’art. 1223 c.c.).

Può’ essere utile, in ultimo, segnalare l’interpretazione della giurisprudenza della Corte di Cassazione della nozione di evento dannoso in materia di competenza territoriale ex art. 20 c.p.c., secondo cui “in presenza di condotte illecite consumate mediante l’uso di mezzi di comunicazione di massa, quali sono i periodici, destinati per la loro natura alla diffusione sull’intero territorio nazionale, l’evento dannoso, allorquando consista nella lesione di diritti della personalità, non può ritenersi localizzato esclusivamente nel luogo dove il titolare del diritto leso ha il suo domicilio – inteso come luogo in cui la pubblicazione viene diffusa, anche se non può disconoscersi che il luogo del domicilio sia quello in cui l’evento dannoso assume maggiore rilevanza” perciò “in tema di risarcimento di danno extracontrattuale per lesione del diritto alla reputazione conseguente alla pubblicazione di un articolo su stampa periodica, territorialmente competente a decidere … è il giudice del luogo dove il periodico è stampato e dove la notizia diviene per la prima volta pubblica e perciò idonea a pregiudicare l’altrui diritto.” (Cass., 16 maggio 1995, n. 5374, in questa rivista, 1996, I, 200, con nota di GIANCOTTI, ed ancora Cass., 22 maggio 1992, n. 6148, in Mass. 1992).