Prev Top Next

4. La discussione italiana su se e come legiferare

L'emanazione in Italia di una legge destinata a disciplinare l'impiego delle tecniche artificiali nella procreazione è oggetto da oltre un decennio - come già accennato sopra - di un dibattito assai acceso. La fase di maggior sviluppo della discussione è coincisa soprattutto con la conclusione dei lavori della commissione di nomina ministeriale, presieduta da Fernando Santosuosso, che ha elaborato due progetti di legge in materia, diversi soprattutto per la differente ampiezza della materia disciplinata. I progetti sono stati pubblicati in Giur. it., 1986, IV, c. 33 segg., sotto il titolo di Proposte di disciplina della nuova genetica umana, accompagnati dalla relazione di F. Santosuosso e dalle dichiarazioni di dissenso su singoli punti da parte di alcuni componenti della commissione. Un panorama completo sulle proposte di legge presentate al parlamento italiano nel corso della IX legislatura è stato curato da V. Lanfranchi e da S. Favi: Figli della scienza, Ed. Riuniti, Roma, 1988.

Dato il tempo ormai trascorso dalla loro formulazione, è ragionevole pensare che nessuno dei due progetti della commissione Santosuosso verrà adottato come modello della futura e largamente auspicata legge; inoltre essi, soprattutto il secondo, hanno l'ambizione di costituire una fonte normativa onnicomprensiva dei problemi che ruotano intorno all'impiego delle tecniche di intervento medico nella procreazione: si tratta di un modo di costruire leggi che in quegli anni era piuttosto comune, che appariva come il più ovvio, ma che sembra ormai incontrare sempre meno consensi.

Il tipo di tecnica legislativa che sembra invece guadagnare terreno nella considerazione dei giuristi è quello di procedere a interventi frammentari, mirati non tanto a dare discipline onnicomprensive - che sono inevitabilmente fondate su valutazioni etiche generali del fenomeno - quanto piuttosto alla risoluzione dei singoli punti controversi, nei quali l'applicazione delle norme vigenti (sulla filiazione, sui diritti delle persone, sull'aborto e sulle prestazioni sanitarie) appare più difficile, e qua e là in qualche misura anche arbitraria. Per una categorizzazione delle tecniche legislative in materia v. G. Ferrando, Modelli giuridici, cit., p. 585 segg. (cui si aggiungano le osservazioni di L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., p. 179 seg., nota 114).

Questa tecnica legislativa presenta indubbi vantaggi sul piano della fattibilità pratica, sia perché presenta una maggiore semplicità tecnica, sia, e soprattutto, perché consente di evitare, almeno in parte, lo scoglio delle contrapposizioni radicali di principio, che sarebbe probabilmente in grado di far naufragare qualsiasi tentativo di legiferare. Il riferimento va in particolare alla contrapposizione che vede schierata a un estremo la Chiesa cattolica, che ha emesso nel 1987, con l'istruzione Donum vitae, una completa e radicale condanna del fenomeno; e all'altro estremo i fautori di un'altrettanto radicale libertà, tale da consentire alla volontà dei singoli adulti di coronare comunque i propri desideri, sottraendo questa materia al principio d'indisponibilità che per tradizione la governa, e fondando la risoluzione di ogni controversia fra le persone interessate sul principio nemo contra factum proprium, a imitazione di quello che viene postulato come il modello nordamericano. Occorre però ricordare che negli Stati Uniti tale modello non sembra accolto dalla giurisprudenza dominante (v. l'emblematica sentenza App. New Jersey, 31.3.1987, sul celebre caso Baby M, trad. it., in Foro it., 1988, IV, c. 97 segg.), mentre una qualche miglior fortuna sembra avere invece nella dottrina accademica: tra gli scritti dei suoi sostenitori sono fondamentali J. Robertson, Procreative Liberty and the Control of Conception, Pregnancy and Childbirth, in 69 VaLR, 1983, p. 405 segg., e J. L. Hill, What Does it Mean to Be a "Parent"? The Claims for Biology as the Basis for Parental Rights, 66 NYUnivLR, 1991, p. 355 segg.; v. inoltre, più per essere stato pubblicato in traduzione italiana che per il suo valore intrinseco, il pamphlet di C. Shalev, Birth Power, trad. it. Nascere per contratto, Giuffré, Milano, 1992. Per una comparazione fra i principi che reggono il diritto italiano e quello nordamericano su queste questioni v. G. Ponzanelli, Il caso Baby M, cit., c. 100 segg., e L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., p. 40 segg.

Infine la tecnica legislativa "frammentaria" potrebbe evitare un pericolo da alcuni paventato, quello di creare una categoria discriminata di bambini: v. in proposito le preoccupazioni, difficilmente condivisibili, formulate soprattutto da C. M. Bianca, Stato delle persone, in Procreazione artificiale e interventi nella genetica umana, cit., p. 1O4 seg. e da D. Vincenzi Amato, Libertà della persona e intervento pubblico nella procreazione artificiale, in La procreazione artificiale tra etica e diritto, Cedam, Padova, 1989, p. 182 segg.

Ulteriori indicazioni bibliografiche su se e come legiferare si trovano in L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., p. 12 segg.

Non è questa la sede opportuna per discutere con qualche profondità alcuni singoli e dibattutissimi problemi di politica del diritto concernenti l'auspicata nuova legge che dovrebbe disciplinare il fenomeno della procreazione artificiale, quali per esempio l'età massima della donna per poter ricevere un embrione, oppure la possibilità di fecondazione per coppie eterosessuali non sposate, per donne sole, per coppie di donne omosessuali. Sia notato, per inciso, che l'attuale mancanza di una disciplina legislativa sembra rendere lecita qualunque operazione.

Va comunque ricordato che qualsiasi normativa che ponga limiti o divieti, siano anche essi minimi, non ha alcuna possibilità di essere effettivamente rispettata senza una preliminare sottoposizione a controlli pubblici seri di tutti i centri nei quali simili operazioni vengono svolte.

Prev Top Next