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5. Gli scenari, i problemi, i punti di vista

La procreazione con l'impiego di tecniche artificiali - come accennato sopra - permette di creare situazioni che non si potrebbero verificare in caso di procreazione derivante dall'unione sessuale. Più precisamente:

- permette di scomporre in due la figura del padre, distinguendo fra il padre genetico (l'uomo da cui provengono gli spermatozoi) e quello destinato a essere, nell'intenzione, il padre sociale;

- permette di scomporre la figura della madre addirittura in tre, distinguendo fra la madre genetica (la donna da cui proviene l'ovocita), la madre gestante (la donna che porta la gravidanza e che partorisce) e la donna destinata a essere, nell'intenzione, la madre sociale;

- permette al genitore genetico di procreare anche dopo la sua morte, grazie alla surgelazione degli spermatozoi e degli embrioni.

Un panorama utile, per il suo contributo di chiarificazione, su tutte i differenti scenari concreti nei quali ci si potrebbe imbattere è tracciato in schema da L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., p. 32 segg.

Nei paragrafi che seguono verranno sommariamente toccati soltanto i principali problemi che si vengono a porre nella realtà concreta, in seguito all'applicazione dell'insieme normativo vigente: essi riguardano l'attribuzione della paternità e il disconoscimento in caso di inseminazione con sperma di un datore anonimo; l'attribuzione della maternità, l'affidamento del neonato e l'adozione in caso di gravidanza per conto altrui; la liceità dell'operazione procreativa dopo la morte del genitore genetico e l'attribuzione della paternità; l'eventuale diritto del nato di conoscere la propria origine genetica, in relazione all'eventuale diritto all'anonimato del datore di gameti. Per la discussione degli altri problemi, di rilievo minore, concernenti la paternità rinvio ancora a L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., p. 211 segg.

I riferimenti comparatistici saranno limitati per lo più all'ordinamento francese, in quanto presenta la situazione più vicina a quello italiano per l'insieme complessivo dei seguenti aspetti: i principi di fondo sono abbastanza simili, la struttura delle norme sulla filiazione ha una parentela assai stertta ed evidente, manca una disciplina legislativa apposita per la procreazione artificiale.

Molta attenzione merita la scelta - sulla quale è stato recentemente posto l'accento in dottrina (da L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., p. 37 segg., p. 107 segg.) - di un punto di vista corretto nello studio di questi problemi: più precisamente, se la materia debba essere guardata dal punto di vista del genitore, della sua libertà o di un suo supposto diritto di essere tale e soprattutto di svolgerne le relative funzioni; oppure dal punto di vista del figlio, del suo diritto di vedersi attribuito un determinato status.

Il primo punto di vista sembra confliggere frontalmente con alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento in tema di filiazione, di adozione, di aborto, di status, almeno secondo la conclusione cui giunge L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., al termine del cap. II: se si riconoscesse, infatti, l'esistenza di un "diritto" del genitore di essere tale, sarebbe logicamente inevitabile considerare il figlio come una sorta di oggetto di una qualche situazione di appartenenza, della quale il genitore sarebbe titolare. Più apprezzabile sembra invece il secondo punto di vista: in tal caso l'indagine deve risalire all'indietro nel percorso di sviluppo naturale della nuova creatura, fino al suo momento iniziale, quando si forma lo zigote, per l'operare delle cellule germinali dei suoi genitori, che ne sono la fonte produttiva biologica. Il promo problema che dev'essere posto, dunque, riguarda proprio la disciplina giuridica di tali cellule, e le entità biologiche in esse contenute.

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