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6. I gameti e il genoma

La disciplina giuridica dei gameti è un argomento per lo più poco approfondito dalla dottrina: ci si limita, di solito, a porre un'alternativa secca, se i gameti possano essere oggetto di proprietà o meno come ad esempio i capelli tagliati; la risposta viene ricavata direttamente, a quanto sembra, dai meri giudizi di valore di ciascun autore (come adombra P. Vercellone, La filiazione, cit., p. 331 segg.). Il problema della disciplina giuridica del genoma individuale, poi, appare del tutto ignorato.

Unica eccezione, sia per quanto riguarda i gameti che per quanto riguarda il genoma individuale, è lo studio di L. Lenti, La procreazione artificiale, cit., che vi dedica un centinaio di pagine (cap. III). Dopo aver spiegato che cosa si intenda in biologia per genoma (p. 122 segg.), egli afferma in primo luogo che il genoma individuale costituisce il primo e fondamentale segno di identificazione di ogni persona (p. 140 segg.) ed è assolutamente inalienabile (p. 143 segg.); in secondo luogo che i gameti sono oggetto di una situazione di appartenenza di tipo dominicale: si tratta però di un'appartenenza che non è in alcun modo riconducibile al vero e proprio diritto di proprietà (p. 154 segg.), e la cui disciplina giuridica, per il caso di impiego procreativo (p. 162 segg.), presenta molte peculiarità rispetto a quella di ogni altro tessuto o parte riproducibile del corpo umano, dovute soprattutto al fatto che la generazione di una nuova creatura, in seguito al dispiegamento dell'azione naturale dei gameti, coinvolge aspetti di primaria importanza della personalità umana. Tali peculiarità vengono identificate nel corso di una minuziosa indagine, che passa in rassegna le facoltà di utilizzazione e di disposizione, i modi di acquisto, le responsabilità, l'appartenenza dei "frutti".

Le conclusioni salienti dell'autore intorno alla disciplina giuridica del genoma individuale e dei gameti sono in sintesi le seguenti:

- il genoma individuale costituisce il nucleo biologico basilare dell'essere, ovvero il modo d'essere stesso della persona sul piano biologico (p. 122 segg.); non può pertanto essere oggetto di una situazione di appartenenza;

- l'ascrivibilità del figlio è legata al genoma individuale: non può essere né ceduta, né rinunciata, né in alcun modo impedita o limitata (p. 143 segg. e soprattutto p. 204 segg.), salva un'esplicita e inequivocabile indicazione di legge in proposito (a tutt'oggi mancante);

- i gameti sono liberamente alienabili (p. 164 segg.; ma v. contro F. Santosuosso, La fecondazione artificiale, cit., p. 31 segg.), anche a titolo oneroso (p. 168 segg.; ma v. contro P. D'Addino Serravalle, Atti di disposizione del corpo e tutela della persona umana, Esi, Napoli, 1983, p. 249 seg.);

- l'appartenenza su di essi può essere acquistata principalmente per distacco, per specificazione, per contratto (p. 181 segg.);

- l'impiego dei gameti allo scopo di procreare, ma non autorizzato da parte della persona dal cui corpo sono stati prodotti ed espulsi, è fonte di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, secondo i casi (p. 194 segg.); indicazioni in proposito vengono ricavate dalla giurisprudenza e dalla dottrina intorno alla questione, confinante, del danno derivante da una nascita non voluta: v., per tutti, Trib. Padova, 9 agosto 1985, in Foro it., 1986, I, c. 1995 segg., con note di V. Zeno-Zencovich, Responsabilità e risarcimento per mancata interruzione della gravidanza, ibidem (contenente una rassegna organica e ragionata della casistica in materia), e di P. Zatti, in Nuova giur. civ. comm., 1985, p. 120 segg.; A. Trabucchi, Il figlio, nato o nascituro, inaestimabilis res, e non soltanto res extra commercium, in Riv. dir. civ., 1991, I, p. 213 segg.; inoltre v., in generale, P. Rescigno, Il danno da procreazione, in Riv. dir. civ., 1956, I, p. 614 segg.;

- la violazione dell'eventuale obbligo del segreto, contrattualmente assunto dall'utilizzatore nei confronti della persona dal cui corpo i gameti provengono, è fonte di responsabilità contrattuale (p. 199 segg.);

- se, com'è prevedibile, il genitore biologico non svolge e non ha alcuna intenzione di svolgere la funzione di genitore sociale, il danno può essere in linea di massima quantificato nella somma per il mantenimento, l'educazione e l'istruzione del figlio, al pagamento della quale egli sia eventualmente stato condannato (p. 200 segg.; v. anche S. Patti, Famiglia e responsabilità civile, Giuffré, Milano, 1984, p. 212); nell'improbabile caso contrario, che svolga invece la funzione di genitore sociale, non sembra identificabile alcun danno (A. Trabucchi, Il figlio, cit., p. 213 segg.).

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