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Opinione del senior circuit judge Lively.

L'International Amateur Athletic Federation (di seguito: IAAF) propone appello avverso la decisione della Federal District Court di rigettare la propria opposizione alla procedura esecutiva e di non accogliere la richiesta di annullare sia la sentenza contumaciale che la permanent injunction in precedenza emanate da quella stessa corte. Come nel giudizio di primo grado, la IAAF sostiene, appellando, che la District Court non aveva né subject matter jurisdiction né personal jurisdiction sulla convenuta IAAF per potersi legittimamente pronunciare sulla controversia sottopostale.
 


(omissis)


 


C. Il 17 febbraio 1993, Reynolds iniziava la procedura esecutiva nei confronti di quattro società che intrattenevano relazioni economiche con la IAAF. Quest'ultima finalmente si costituiva nel giudizio di esecuzione instaurato presso la District Court, proponendo, in base alla Rule 60(b) delle Federal Rules of Civil Procedure, istanza di opposizione avverso la procedura esecutiva, con richiesta di annullamento del giudizio contumaciale (di 1o grado n.d.t.). Nell'istanza, la IAAF sosteneva che la District Court difettasse sia di subject matter jurisdiction, che di personal jurisdiction. Prima ancora che l'istanza potesse essere discussa, la IAAF ricusava il giudice distrettuale, adducendo che lo stesso, essendosi già pronunciato sul caso, non potesse offrire le necessarie garanzie di imparzialità.

La District Court rigettava tutte le istanze il 13 luglio 1993. La corte riteneva di aver avuto giurisdizione per pronunciarsi sul lodo arbitrale emanato dalla IAAF, nonostante il fatto che gli Stati Uniti aderissero alla United Nations Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards. Tale convenzione prevede che il riconoscimento e l'esecuzione di un lodo arbitrale possa essere rifiutata quando questo "sia stato annullato o sospeso dall'autorità competente del paese nel quale, o nel paese secondo le cui leggi, lo stesso era stato emanato". La corte motivava il suo rigetto ritenendo che la convenzione potesse applicarsi solo in presenza di un accordo compromissorio debitamente sottoscritto da entrambe le parti -- condizione non riscontrata nel caso di specie.

La IAAF interpone appello. Ritenendo che la District Court fosse carente di giurisdizione nel giudizio di primo grado, l'appellante chiede l'annullamento sia della condanna al risarcimento danni che della permanent injunction.
 


III


 


A. La District Court ha affermato la propria personal jurisdiction sulla IAAF in base al long-arm statute dello stato dell'Ohio. Secondo quest'ultimo, un convenuto non residente può essere evocato in giudizio di fronte ad una corte dell'Ohio se la cause of action è fondata sulla circostanza che il convenuto: 1) intrattenga relazioni economiche all'interno dello stato dell'Ohio; 2) abbia causato un danno illecito a seguito di un'azione od omissione posta in essere nell'Ohio; 3) intrattenendo o promuovendo stabilmente relazioni economiche ovvero essendo impegnato in ogni altra attività continuativa nell'Ohio, abbia causato un danno illecito all'interno dello stato a seguito di un'azione od un'omissione posta in essere al di fuori dello stato; 4) abbia cagionato danni ad una persona all'interno dell'Ohio a seguito di un'azione commessa fuori dello stato al fine di danneggiare una persona, pur dovendo ragionevolmente prevedere che tale azione avrebbe causato danni ad un cittadino nello stato.

La corte ha ritenuto la convenuta giudicabile nell'Ohio in base alla circostanza sub 1), relativamente al breach of contract, e in base alle circostanze sub 2) e 4), relativamente alla defamation ed alla tortius interference with business relationship. Omettendo di motivare sul punto, la corte ha ritenuto sussistente un vincolo contrattuale fra Reynolds e la IAAF, a fronte del quale quest'ultima si sarebbe poi dimostrata inadempiente. In base a ciò veniva riscontrata la sussistenza, nel caso di specie, della circostanza sub 1). A tal proposito la corte ha fatto riferimento ai contatti epistolari intercorsi fra i legali delle parti, nonché alla circostanza che il professor Manfred Donike fosse apparso in udienza nello stato dell'Ohio per testimoniare di fronte alla Commissione arbitrale -- istituita preliminarmente al giudizio per statuire sulla validità della sospensione comminata a Reynolds dalla IAAF dopo l'esito delle analisi.

La corte, aggiuntivamente, ha sostenuto che l'Athletic Congress of the U.S.A. [di seguito: TAC, anche se recentemente l'organismo ha mutato la sua denominazione in "U.S.A. Track and Fields", n.d.t.] si qualificasse come un rappresentante della IAAF e che i suoi rappresentanti avessero ripetutamente intrattenuto relazioni economiche all'interno dello stato dell'Ohio.

Con riguardo all'azione risarcitoria da "interference", la corte ha stabilito che, sebbene le dichiarazioni della IAAF alla stampa fossero state rilasciate in Europa, la convenuta avrebbe dovuto ragionevolmente prevedere che le stesse sarebbero circolate nell'Ohio e che, pertanto, avrebbero danneggiato Reynolds nel suo stato di residenza. Così, secondo la corte, la IAAF avrebbe dovuto ragionevolmente attendersi di essere citata in giudizio in Ohio.

Peraltro, la corte non ha mancato di considerare che, in ogni caso, il suo esercizio di giurisdizione avrebbe dovuto uniformarsi al principio del Due Process. Così, facendo riferimento al fatto che la convenuta avesse intrattenuto minimum contacts con l'Ohio sia a seguito della sua condotta, sia attraverso il suo rappresentante TAC, e riferendosi alle regole sviluppate da questo stesso collegio per conciliare l'esercizio di giurisdizione su di un convenuto non residente con i dettami del Due Process, la District Court di Columbus ha ritenuto che la IAAF avesse scientemente diffuso notizie diffamatorie in danno di Reynolds, ben sapendo che costui risiedesse nell'Ohio e che in questo stato lui avrebbe risentito di un danno.

Aggiuntivamente, la corte ha ritenuto che l'azione di Reynolds fosse sufficientemente radicata nell'Ohio, postulando che l'inadempimento contrattuale e le nefaste conseguenze economiche nei confronti di Reynolds (perdita di sponsorizzazioni e di gettoni di presenza) fossero connesse ai rapporti economici intrattenuti dalle parti nell'Ohio. Così, secondo la corte, la convenuta "scientemente ha approfittato" del "privilegio della non residenza nell'Ohio, assoggettando gli atleti di questo stato alle sue regole e introitando rilevanti percentuali sui compensi ottenuti per le loro prestazioni".

La corte, inoltre, ha stabilito che la convenuta non sia riuscita ad opporsi efficacemente all'esercizio di personal jurisdiction, perdendo, in tal modo, la possibilità di resistere in giudizio. Ai sensi del paragrafo 12(h) del Federal Rule of Civil Procedure, una parte perde il diritto di contestare l'esercizio di personal jurisdiction se non lo eccepisce con un atto di replica ovvero comparendo personalmente in giudizio.

B. Nel determinare la sussistenza di personal jurisdiction in capo al convenuto, una corte federale deve applicare la legge dello stato in cui si trova, avendo riguardo ai principi costituzionali vigenti in materia. Una corte, pertanto, deve effettuare un duplice test: verificare, nel caso specifico, l'applicabilità del long-arm statute dello stato ove è radicato il giudizio ed il rispetto del principio costituzionale del Due Process. Come si è già rilevato, la District Court ha ritenuto che la IAAF fosse giudicabile in Ohio in virtù di alcune delle fattispecie contemplate dal long-arm statute di quello stato (supra indicate ai nn. 1, 2 e 4).

1. L'aver intrattenuto relazioni economiche nello stato.

Accertare la sussistenza di questa circostanza nel caso che ne occupa, comporta la necessità di considerare le relazioni economiche de quibus alla luce del principio del Due Process, poiché "non v'è dubbio che, secondo la legge dell'Ohio, ...tale circostanza vada apprezzata avendo riguardo dei limiti costituzionali del Due Process...".

Secondo il costante orientamento della giurisprudenza della Corte Suprema, la legittimità del riscontro della personal jurisdiction su di un convenuto [non residente n.d.t.] è subordinata al fatto di accertare nel caso specifico "l'esistenza di minimum contacts con il foro locale in misura tale che l'azione giudiziaria non si ponga in contrasto con i principi generali di correttezza ed equità". In base al grado di minimum contacts riscontrato nella fattispecie è poi possibile parlare di personal jurisdiction generale o specifica. Nell'odierno giudizio è quest'ultima a venire in rilievo, posto che l'attore sostiene che la giurisdizione sussista per aver -- la convenuta -- commesso fatti illeciti nell'Ohio. A tal proposito, la giurisprudenza di questo collegio ha enucleato un triplice test per stabilire la legittimità dell'esercizio di personal jurisdiction: in primo luogo, il convenuto deve aver agito nello stato o danneggiato l'attore nella consapevolezza di potersi valere del "privilegio della non residenza"; in secondo luogo, la cause of action invocata dall'attore deve ricollegarsi ad un'attività posta in essere dal convenuto nel locus fori; infine, l'agire del convenuto o le conseguenze prodotte dallo stesso nello stato devono essere valutate in concreto, in modo da far ritenere che l'esercizio della giurisdizione appaia ragionevole.

1(a) L'esercizio della giurisdizione è ammissibile "qualora i minimum contacts integrino un collegamento sostanziale con il locus fori ed il convenuto abbia agito nella consapevolezza di potersi valere del privilegio della non residenza" (Burger King v. Rudzewicz). Inoltre, la condotta del convenuto ed il collegamento con il locus fori devono essere tali che lo stesso "avrebbe ragionevolmente dovuto attendersi di essere citato in giudizio in quel luogo". La District Court ha ritenuto sussistente un collegamento sostanziale fra la IAAF e l'Ohio in virtù dell'esistenza di un rapporto contrattuale con l'attore e sulla base di corrispondenza, rapporti telefonici e di altri contatti occasionali intervenuti fra le parti. Le telefonate e la corrispondenza consistono in alcune repliche epistolari alle richieste di informazione di Reynolds ed in una missiva con cui la IAAF comunicava all'attore di non voler accettare la giurisdizione della corte adita. Inoltre, Olan Cassel, rappresentante del TAC e vicepresidente della IAAF, si era recato in Ohio e più volte aveva discusso personalmente con Reynolds della sua sospensione, mentre il professor Manfred Donike, membro della IAAF Medical and Doping Commission, aveva testimoniato contro Reynolds di fronte al collegio del TAC competente ad esaminare i reclami avverso le decisioni in materia di doping in un'udienza tenutasi nell'Ohio. Infine, Mark Gay, legale della convenuta, aveva incontrato Reynolds nel maggio del 1992, in occasione di un'udienza alla quale la IAAF avrebbe dovuto partecipare. Tutti i menzionati contatti sono occorsi quando ormai la sospensione e la relativa diffusione di notizie diffamatorie si erano già verificate.

Nella decisione impugnata, la District Court non fornisce lumi sul contratto ritenuto sussistente fra le parti, limitandosi ad affermare a tal proposito che tutti gli atleti gareggianti a livello internazionale sono soggetti alle regole stabilite dalla IAAF e che quest'ultima anticipa agli atleti i viaggi e le spese di trasferta. Peraltro, la sentenza omette di verificare se quest'ultima circostanza sia effettivamente occorsa nel caso di specie.

1(b) Anche laddove si ritenga che la IAAF abbia consapevolmente approfittato del privilegio della non residenza, occorre, per legittimare l'esercizio di giurisdizione nei confronti della convenuta, che i fatti allegati nella citazione attorea si siano verificati nell'Ohio. Il campione di urine contestato fu prelevato a Montecarlo, analizzato in Francia, e la sua validità fu confermata da un giudizio arbitrale tenutosi in Inghilterra. La District Court ha ritenuto che la IAAF si sia resa contrattualmente inadempiente nell'Ohio nei confronti di Reynolds senza approfondire l'analisi di questa relazione contrattuale alla luce del criterio affermato nel caso Burger King.

1(c) Infine, l'esercizio della personal jurisdiction deve uniformarsi ai "principi generali di correttezza ed equità". In circostanze eccezionali, questa valutazione consente di ritenere ammissibile l'esercizio di giurisdizione anche quando i contatti del convenuto con il foro interessato appaiano marginali. In tal caso, una corte deve considerare il maggior peso imposto al convenuto dalla necessità di difendersi in un foro estraneo, l'interesse dello stato del locus fori ad esercitare la giurisdizione e l'interesse ad agire dell'attore. Occorre inoltre valutare l'interesse dell'amministrazione della giustizia interstatale alla più efficiente risoluzione del contenzioso; senza peraltro tralasciare l'eventuale interesse dei vari stati al promovimento di importanti politiche sociali di interesse comune.

La IAAF sostiene che la sua sottoposizione a giudizio nell'Ohio offenda i principi della comunità sovranazionale e metta in pericolo la stessa cooperazione internazionale. Secondo questa prospettazione, la IAAF non dovrebbe essere costretta a difendersi, accollandosi spese legali ovunque nel mondo, quando l'unico collegamento fra il luogo ove l'azione è promossa ed il giudizio stesso sia rappresentato dalla residenza dell'attore. Piuttosto, l'appellante afferma che solo le corti dell'Inghilterra, luogo ove la IAAF ha sede, sono competenti a riesaminare i procedimenti arbitrali promossi dalla convenuta. Reynolds ribatte che il suo interesse ad agire presso il foro domestico si dimostra più rilevante dell'onere imposto alla IAAF dalla necessità di difendersi in giudizio presso un foro straniero. Più della metà del bilancio quadriennale della IAAF, ammontante a 174,5 milioni di dollari, viene versato da società americane; uno dei rappresentanti della IAAF risiede negli USA, mentre gli altri rappresentanti vi si recano regolarmente.

2. Il danno illecito.

Reynolds sostiene che la diffusione di risultati anti-doping mendaci sul suo conto da parte della IAAF integri la commissione di due diversi illeciti civili: diffamazione ed illecita ingerenza nelle altrui relazioni economiche. L'attore si duole di aver perso tre contratti di sponsorizzazione stipulati con società aventi sede nell'Ohio, del valore complessivo di 2,5 milioni di dollari, nonché gettoni di presenza (che avrebbe potuto ottenere gareggiando nel suo stato di residenza) per un importo superiore a 1,5 milioni di dollari. Affinché la IAAF possa essere legittimamente convenuta in giudizio nell'Ohio, è necessario che i comportamenti illeciti ad essa attribuiti soddisfino i requisiti richiesti dal long-arm statute dell'Ohio e rispettino i tre principi costituzionali in precedenza illustrati.

La District Court, considerando le attività illecite poste in essere dalla IAAF in Europa, ha ritenuto sussistenti i requisiti contemplati dal long-arm statute dell'Ohio. L'attore lamenta che le false notizie sul suo conto riportate dalla stampa mondiale gli abbiano arrecato un danno che può complessivamente quantificarsi in una somma superiore a 4 milioni di dollari. Inoltre, la corte ha specificamente riconosciuto che l'illecito ha avuto luogo nell'Ohio, ritenendo che la convenuta abbia agito illecitamente contro l'attore con dolo ed intenzione, e che tali azioni abbiano sortito un effetto devastante sulla sua reputazione.

Opinione della corte distrettuale è, aggiuntivamente, che le notizie diffamatorie diffuse in Inghilterra abbiano creato minimum contacts con il foro adito da Reynolds. L'atleta ha dedotto che la sua azione in giudizio sia legittimata dai contatti sussistenti fra la IAAF e l'Ohio, in base al fatto che quest'ultima dolosamente lo ha diffamato ed ha interferito con le sue relazioni economiche in Ohio. Secondo la prospettazione attorea, la IAAF era perfettamente a conoscenza del fatto che i mass-media mondiali avrebbero diffuso la notizia della positività di Reynolds al test anti-doping, ben sapendo che i maggiori danni a Reynolds si sarebbero manifestati nello stato ove lui risiede.
 


IV


 


Questa corte si propone di riesaminare il problema della sussistenza della personal jurisdiction in capo al convenuto. Nondimeno, l'odierno gravame attiene al rigetto di un'istanza presentata dalla IAAF al fine di annullare un giudizio contumaciale. Valuteremo pertanto i motivi di questo rigetto al fine di accertare se la corte adita abbia abusato del suo potere discrezionale.

A. La corte ha ritenuto il TAC un rappresentante della IAAF e che il TAC stesso avesse manifestato minimum contacts con l'Ohio in misura sufficiente da giustificare la chiamata in giudizio della convenuta nello stato, ai sensi delle disposizioni del long-arm statute dell'Ohio relative alla circostanza di intrattenere relazioni economiche nel locus fori. La IAAF ribadisce che il TAC, pur se associato alla stessa IAAF, è in realtà un ente autonomo che persegue i propri scopi istituzionali negli USA. Gli atti processuali dimostrano tuttavia il contrario. Il TAC rappresenta la IAAF e ne cura i rapporti con gli atleti che gareggiano in competizioni internazionali. Il suo statuto prevede che "i compiti di questo Consiglio sono di agire come organismo nazionale di governo degli atleti statunitensi e di agire come rappresentante della IAAF negli USA". Il presidente del TAC, Frank Greenberg, ha testimoniato che il TAC è "...l'unico rappresentante della IAAF in questo paese..." e che "...conseguenza di quel vincolo, conseguenza del fatto di essere rappresentante [della IAAF, n.d.t.] è l'obbligo di osservare le regole della IAAF...".

Inoltre, le risultanze di giudizio dimostrano che la IAAF controlla il TAC. Dopo aver ricevuto i risultati dei due test delle urine di Reynolds e dopo averlo sospeso, la IAAF non ha notificato la sua decisione direttamente all'atleta. Ha invece ordinato al TAC di effettuare la notifica e di occuparsi del problema, anche se la competizione in occasione della quale Reynolds era risultato positivo si era svolta sotto l'egida della IAAF. Quando Reynolds richiese alla IAAF di ottenere la documentazione relativa al suo caso, quest'ultima lo invitò a girare la richiesta al TAC. Del resto, tutti i documenti esibiti da Reynolds, risultano essergli stati forniti dallo stesso TAC. Inoltre, quando la Supreme Court dichiarò il diritto di Reynolds a competere nei Trials olimpici, la IAAF ordinò al TAC di fare in modo che l'atleta non potesse prendere parte alle gare. E, sebbene sia vero che il TAC abbia supportato le ragioni di Reynolds in occasione del giudizio arbitrale di Londra, la sua partecipazione all'arbitrato certo non fu dovuta alla sua veste di "difensore" dell'atleta, quanto, piuttosto, al fatto che il TAC è un organismo associato alla IAAF e che, in quanto tale, esso è sottoposto alle regole di quest'ultima. Occorre, pertanto, convenire con la District Court: il TAC si qualifica per essere, a tutti gli effetti, un rappresentante della IAAF.

Tuttavia, a meno che non risulti che il TAC avesse minimum contacts con il locus fori in relazione al "contratto" intercorrente fra la IAAF e Reynolds, la corte sembra aver errato nell'affermare la propria giurisdizione sull'organismo rappresentato dal TAC.

B. La Supreme Court ha avuto modo di pronunciarsi sul problema della rilevanza della relazione contrattuale esistente fra un attore residente nel locus fori ed un convenuto non residente. La S.C. ha stabilito che l'esistenza di un contratto con il convenuto non residente, da sola, non è sufficiente a stabilire l'esistenza di minimum contacts. Invece, per determinare se una parte ha inteso approfittare del privilegio della non residenza, una corte deve considerare "...le trattative precontrattuali nella prospettiva dell'esecuzione del contratto, non disgiuntamente dai termini del contratto stesso e dall'attuale comportamento contrattuale delle parti...". Nell' odierno giudizio non v'è traccia di trattative preliminari fra le parti prima della "esecuzione" del contratto. La IAAF -- forse -- ha intrattenuto rapporti con Reynolds in Ohio, anticipando all'attore in Ohio le spese per la partecipazione alle competizioni internazionali. Tuttavia non v'è in atti alcuna prova risolutiva che un contratto sia stato negoziato dalle parti nell'Ohio, stipulato nell'Ohio, eseguito nell'Ohio o inadempiuto nell'Ohio.

Senza disporre di ulteriori prove riguardanti il (preteso) contratto, questo collegio non è in grado di convenire sul fatto che la District Court avesse personal jurisdiction sulla IAAF in base al criterio del contratto, e ciò sia avendo riguardo al suo comportamento, sia a quello del TAC.

Inoltre, la IAAF non poteva ragionevolmente aspettarsi di essere citata in giudizio nell'Ohio a causa delle sue relazioni economiche con Reynolds. La convenuta non intratteneva o promuoveva affari nell'Ohio, né era impegnata in altre attività continuative in quello stato. La IAAF non può aspettarsi di essere chiamata a difendersi in tutte le giurisdizioni di residenza dei propri atleti. Il fatto che Reynolds risieda nell'Ohio appare puramente casuale e va tenuto presente che "l'attività unilaterale dell'attore non costituisce motivo sufficiente a stabilire che un convenuto abbia contatti con il locus fori in misura tale da giustificare la sua sottoposizione alla giurisdizione locale". Al contrario, la sussistenza di minimum contacts può essere comprovata "da un'azione del convenuto intenzionalmente posta in essere al fine di produrre effetti nello stato del locus fori".

Anche le lettere e le telefonate in Ohio si dimostrano insufficienti a giustificare l'esercizio di giurisdizione. Reynolds chiese informazioni alla IAAF, ma un'azione unilaterale dell'attore non basta a rendere il convenuto giudicabile nella giurisdizione di residenza attorea. Per di più, "l'uso di servizi interstatali come il telefono o la posta costituisce un fattore secondario od accessorio e non può integrare da solo la sussistenza dei minimum contacts imposti dal principio del Due Process". Sebbene numerosi rappresentanti della IAAF inviarono corrispondenza o effettuarono telefonate nell'Ohio, tali comunicazioni si rivelano insufficienti a comprovare la volontà della convenuta di approfittare del privilegio della non residenza. Quest'ultima circostanza può essere desunta dalla "qualità" dei contatti e non dal loro numero o dalla caratteristica di essere comunicazioni preliminari o successive ad un accordo. Questa "qualità" non risulta nel caso di specie.

In breve, la IAAF ha sede in Inghilterra, non possiede alcuna proprietà nell'Ohio, non intrattiene relazioni commerciali nell'Ohio e non controlla gli atleti americani né nell'Ohio, né altrove. I suoi contatti con Reynolds nell'Ohio sono marginali e si appalesano insufficienti a comprovare la sussistenza dei minimum contacts necessari per riscontrare la personal jurisdiction.

Anche se la IAAF si fosse intenzionalmente avvalsa del privilegio della non residenza, ciò non di meno appare evidente che l'azione nei suoi confronti potrebbe essere accolta ove si ritenesse provato che quest'ultima sia connessa ad attività posta in essere dalla IAAF nell'Ohio. In genere, "una controversia, ai fini della giurisdizione, non sarà considerata connessa al locus fori se i contatti fra il convenuto e lo stato del locus fori non attengono a fatti essenziali della stessa controversia". Il campione di urine contestato fu prelevato a Montecarlo, analizzato in Francia e la sua validità fu confermata da un giudizio arbitrale tenutosi in Inghilterra. La District Court ha ritenuto che la IAAF abbia inadempiuto nell'Ohio il contratto concluso con Reynolds, ma in atti non v'è prova di un contratto stipulato, eseguito o inadempiuto nell'Ohio. Pertanto, la controversia promossa da Reynolds non risulta avere causa da contatti intercorrenti fra Reynolds e l'Ohio. Tutti i fatti che la District Court ha preso in considerazione ai fini della sua decisione in quanto aventi luogo nell'Ohio, si sono verificati successivamente ai fatti, occorsi in Europa, sui quali Reynolds fonda la sua azione contrattuale. Questi fatti non giustificano l'esercizio della giurisdizione in base alla circostanza relativa all'aver intrattenuto relazioni economiche nell'Ohio.
 


V


 


La District Court ha ritenuto che la IAAF dovesse essere sottoposta alla personal jurisdiction ai sensi del long-arm statute dell'Ohio nella parte in cui prevede che una parte possa essere convenuta in giudizio "per aver causato un danno illecito all'interno dello stato". Un'azione di risarcimento danni da fatto illecito può essere promossa nel luogo ove l'illecito ha causato danni. Reynolds ha lamentato di aver sofferto un danno di più di 4 milioni di dollari a seguito dei comunicati stampa non veritieri rilasciati dalla IAAF e la corte ha stabilito che il danno a Reynolds si sia verificato nell'Ohio, ritenendo che "la IAAF ha intenzionalmente e dolosamente compiuto un illecito nei confronti dell'attore, con devastanti effetti nei suoi confronti". L'affermazione non appare sufficientemente provata. Resta infatti da verificare se la IAAF, mentre diffondeva notizie diffamatorie in Inghilterra, aveva minimum contacts nell'Ohio.

Il leading case in materia è Calder v. Jones. Nel giudizio sotteso a questo precedente, un comico professionista citò per diffamazione presso una corte californiana i giornalisti e gli editori di un periodico della Florida. Nel ritenere che la corte adita avesse personal jurisdiction, la Supreme Court argomentò che: "la fattispecie diffamatoria concerne attività di una persona residente in California. Essa colpisce la professionalità di un comico che ha fatto carriera in California. L'articolo riguardava fatti accaduti in California ed i suoi effetti diffamatori si sono prodotti in California. In breve, la California rappresenta il punto focale sia della vicenda che dei suoi effetti dannosi". Ritenendo che le azioni del convenuto fossero intenzionalmente volte a produrre effetti in California e che il danno fosse stato sofferto in quello stesso stato, la Supreme Court concluse che il convenuto avrebbe potuto ragionevolmente attendersi di essere citato in giudizio in California.

Questo collegio ritiene che il principio espresso in Calder sia estremamente illuminate nel caso di specie. Primo: le dichiarazioni alla stampa hanno riguardato l'attività svolta da Reynolds a Montecarlo e non nell'Ohio. Secondo: oggetto delle notizie diffamatorie sono stati i campioni di urine di Reynolds prelevati a Montecarlo ed analizzati in Francia. Terzo: la reputazione professionale di Reynolds, atleta professionista, non è basata nell'Ohio. Quarto: non è stata la convenuta a pubblicare e diffondere le notizie diffamatorie nell'Ohio, ma, bensì, i periodici del luogo. Quinto: l'Ohio non rappresenta il punto focale degli effetti diffamatori della vicenda; il fatto che la IAAF avrebbe potuto prevedere gli effetti della dichiarazione alla stampa e la diffusione della notizia in Ohio, non costituisce in sé motivo valido per sostanziare la personal jurisdiction. Infine, sebbene Reynolds abbia perso i contratti di sponsorizzazione ed i gettoni di presenza nell'Ohio, non v'è prova in atti che la IAAF fosse a conoscenza di tali contratti o sapesse che questi erano radicati nell'Ohio. Il caso Calder mostra di avere circostanze di fatto molto più stringenti per legittimare l'esercizio della personal jurisdiction su di un convenuto non residente.

Reynolds sostiene, tuttavia, che la sua azione sia legittimata da un collegamento fra la IAAF e l'Ohio, poiché la convenuta lo ha intenzionalmente diffamato e si è ingerita nelle sue relazioni economiche in Ohio. Secondo la prospettazione dell'atleta, la IAAF sapeva che i mass-media mondiali avrebbero riportato la notizia della squalifica di Reynolds e che quest'ultimo avrebbe risentito di un danno in Ohio.

Tuttavia, anche assumendo che la IAAF avesse potuto prevedere che le sue dichiarazioni alla stampa sarebbero state diffuse in Ohio, essa non potrebbe essere ritenuta soggetta alla personal jurisdiction in Ohio. Le dichiarazioni alla stampa effettuate dalla IAAF a Londra non accusavano esplicitamente Reynolds di aver fatto uso di sostanze proibite. Esse annunciavano che il laboratorio di Parigi aveva riscontrato l'esito positivo del test e che, in conseguenza di ciò, Reynolds era stato cautelativamente sospeso e convocato per un'audizione a sua difesa. Il collegio non ritiene che queste azioni della IAAF possano integrare i requisiti richiesti dal long-arm statute dell'Ohio e che la citazione in giudizio della IAAF in Ohio rispetti il principio del Due Process.
 


VI


 


Ai sensi del paragrafo 12(h) del Fed. Rul. of Civ. Proc. (rinuncia alla difesa), la District Court ha ritenuto che la IAAF abbia rinunciato ad esercitare il suo diritto di contestare la personal jurisdiction. Questo collegio non è dello stesso avviso. Ai sensi della disposizione citata, una parte perde il diritto di contestare la personal jurisdiction se non lo eccepisce in una comparsa di risposta ovvero costituendosi direttamente in giudizio. Tuttavia, la giurisprudenza è pressoché concorde nel ritenere che "...la carenza di personal jurisdiction non è sanata dalla contumacia del convenuto quando quest'ultimo non si costituisca o compaia in giudizio". La IAAF non ha mai prodotto un atto di risposta né è mai comparsa in giudizio. Pertanto, erroneamente la District Court ha stabilito che la IAAF avesse perso il diritto di contestare la personal jurisdiction, non avendo provveduto a costituirsi prima della pronuncia della sentenza contumaciale.

La corte ha ritenuto che la IAAF abbia perduto il diritto di contestare la personal jurisdiction anche a causa dell'intervento in giudizio del TAC. Infatti, dopo aver perso il giudizio arbitrale a Londra, Reynolds fece istanza per ottenere una preliminary injunction che gli consentisse di prendere parte ai Trials statunitensi. La IAAF non si oppose né comparve in quel giudizio, ma il TAC si costituì.

Per stabilire se la IAAF abbia perso il diritto di contestare la personal jurisdiction a causa della costituzione in giudizio del TAC, occorre verificare se il TAC fosse stato autorizzato dalla IAAF a costituirsi in qualità di suo rappresentante processuale. Nel suo atto di intervento in giudizio il TAC affermò di essere tenuto a intervenire in difesa delle regole della IAAF, e sostenne che "il TAC, in qualità di associato della IAAF...era stato costretto a dichiarare Reynolds squalificato dalle gare; così, ai sensi dell'Amateur Sports Act, il TAC non poteva consentire a Reynolds di gareggiare ai Trials".

Il TAC quindi, intervenendo in giudizio, si uniformava ad un suo obbligo statutario discendente dall'Amateur Sports Act e non agiva in qualità di rappresentante processuale della IAAF. Non v'è prova che la IAAF abbia autorizzato o abbia chiesto al TAC di intervenire in giudizio in sua vece. Piuttosto, la IAAF si è sempre rifiutata di comparire in giudizio ritenendo ab origine che la District Court di Columbus non avesse giurisdizione sulla controversia. In conclusione, questo collegio ritiene che il TAC si sia autonomamente costituito in giudizio nella sua veste di organismo governativo nazionale disciplinato dall'Amateur Sports Act.

P.Q.M.

questa corte non ritiene che la sottoposizione della IAAF alla giurisdizione della District Court di Columbus -- Ohio possa ritenersi legittima alla luce dei "tradizionali principi di correttezza ed equità".

La IAAF ha affermato nella sua memoria difensiva ed in occasione dell'udienza di discussione che non avrebbe contestato la giurisdizione di una corte inglese se Reynolds avesse adito una corte in quel paese per contestare l'esito dell'arbitrato di Londra.

La presente decisione rende superflua l'istanza di ricusazione sollevata dalla IAAF.

La District Court ha abusato della sua discrezionalità nel rigettare l'istanza fondata sulla Rule 60(b) del Fed. Cod. of Civ. Proc. La sentenza di primo grado è pertanto annullata. Sul rinvio di questa corte la District Court rigetterà l'azione promossa da Reynolds per carenza di personal jurisdiction sulla convenuta IAAF.

(riferimenti giurisprudenziali omessi)

[Traduzione di Umberto Izzo]

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