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Motivi della decisione.

L'appello di Roma

1 E innanzi tutto necessario procedere alla riunione del ricorso principale e di quello incidentale, proposti avverso la medesima sentenza

L'esame di tali ricorsi sarà dunque condotto congiuntamente; ma, per maggior chiarezza, sembra preferibile prima ricapitolare i punti essenziali nei quali si è articolata la decisione impugnata e quindi dar conto delle doglianze prospettate dal ricorrente principale e da quello incidentale, non necessariamente nell'ordine in cui sono esse state formulate, quanto piuttosto in relazione ai singoli punti dell'anzidetta decisione.

2. La corte d'appello di Roma, come già si è accennato in narrativa, ha ritenuto il San Paolo responsabile del danno subito dall ENI in conseguenza dello straordinario incremento del corso di cambio del dollaro verificatosi nella seduta di borsa del giorno 19 luglio 1985; ma, nel contempo, ha ravvisato un concorso di colpa dell'ENI stesso, che aveva dato incarico al San Paolo di acquistare dollari proprio quel giorno, per non aver posto il mandatario in condizione di comunicare utilrnente con esso mandante nel corso dell'operazione poi rivelatasi dannosa

Il ragionamento che ha condotto la corte territoriale a tale conclusione - sul presupposto non contestato, e senz'altro condivisibile, che alla fattispecie in esame siano da applicare le regole del mandato - può essere sintetizzato nelle seguenti proposizioni:

a) I' incremento del tasso di cambio del dollaro statunitense rispetto alla lira italiana, pur essendo stato previsto e pur essendone stato preventivamente segnalato il rischio all'ENI, fu nella circostanza di entità tale da superare ogni ragionevole pronostico e da risultare perciò assolutamente eccezionale: non per il mero fatto che il dollaro si apprezzò in modo rilevante sulla lira, bensì per la misura straordinaria e mai prima verificatasi di tale apprezzamento;

b) I'eccezionalità dell'evento imponeva dunque al mandatario di darne immediata comunicazione al mandante - e nel corso stesso della seduta di borsa ciò sarebbe stato ben possibile -, a norma di quanto dispone il capoverso dell'art. 1710 c.c., ma a tale obbligo il San Paolo non adempì;

c) la violazione del suindicato obbligo non fu però rilevante, sotto il profilo causale, perché subito prima che avesse inizio la procedura di fixing il San Paolo aveva già sperimentato l'impossibilità di porsi in contatto con funzionari dell'ENI in grado di modificare i termini del mandato, onde era da escludere che, quand'anche nel corso della seduta di borsa il mandatario avesse ulteriormente comunicato con il mandante, questi sarebbe stato in condizione di revocare o di modificare l'ordine in modo da impedire il verificarsi del danno;

d) proprio dal fatto che il mandante non era in condizione di intervenire utilmente era scaturito, però, a carico del mandatario, I'ulteriore obbligo - tale dovendosi considerare quello previsto dal comma 2 dell'art. 1711 c.c. - di discostarsi dalle istruzioni ricevute e, quindi, di non dare corso ad un'operazione così rovinosa per l'ENI, dovendosi ragionevolmente presumere che i funzionari responsabili di quest'ultimo, se avessero potuto utilmente e direttamente intervenire in una situazione come quella che si andava delineando, avrebbero essi stessi preferito rinviare l'operazione;

e) il danno subito dall'ENI è dunque conseguenza della violazione, da parte del San Paolo, dell'obbligo da ultimo menzionato, ma alla sua produzione ha concorso, in misura del 50%, anche il comportamento dello stesso mandante: il quale non si è curato di far seguire la delicata operazione, nel breve ma decisivo arco di tempo in cui essa si svolgeva, da funzionari dotati di poteri idonei ad intervenire, e perciò ha violato il dovere di cooperazione che, in una fattispecie come quella in esame, certamente gravava sullo stesso mandante;

f) la liquidazione del danno in discorso è possibile solo in via equitativa, e però va fatta per differenza tra l'onere economico che ha comportato per l'ENI, I'acquisto di dollari al tasso di cambio determinatosi il 19 1uglio 1985 e quello che - pur tenendo conto dell'incidenza che una così ingente richiesta di divisa statunitense avrebbe comunque avuto sul corso del cambio - sarebbe stato presumibilmente sopportato ove la medesima operazione fosse stata rinviata al successivo lunedì 22 luglio.

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