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Il gravame del S.Paolo

3. Ai primi due punti in cui si articola il ragionamento seguito dalla corte d'appello, che costituiscono l'evidente premessa logica di ogni successiva conclusione, attiene il terzo motivo di gravame prospettato dal ricorrente principale.

Secondo la difesa del San Paolo, infatti, volta che il mandante era stato informato dei rischi connessi al compimento dell'operazione di cambio nel giorno indicato, sarebbe illogico ritenere - come la corte territoriale ha fatto - che l'impennata del dollaro durante la procedura di fixing costituisse una circostanza ulteriore ed imprevedibile per il mandante medesimo, tale da giustificare l'applicazione del citato art 1711, secondo comma. Ed altrettanto illogico sarebbe, sempre a parere del ricorrente, affermare - come pure nell'impugnata sentenza si legge - che l'evento imprevisto della cui comunicazione si tratta sarebbe costituito non già dalla sola tendenza al rialzo del dollaro, bensì proprio dall'effettiva ed eccezionale quotazione raggiunta da quella moneta all'esito dell'offerta d'acquisto riversatasi sul mercato in esecuzione del mandato conferito al San Paolo, giacché detta quotazione era stata raggiunta giusto a causa di quell'offerta: onde sarebbe assurdo ipotizzare l'influenza sull'esecuzione del mandato della comunicazione di un fatto che proprio e solo da quell'esecuzione è stato prodotto

L'assunto del ricorrente - sia che debba essere configurato come denuncia di violazione di "massime d'esperienza" (ma in questi termini ne sarebbe financo dubbia 1'ammissibilità), sia che vada ricondotto alla previsione dell'art 360 n 5 c p c - non appare, tuttavia, persuasivo.

Il giudice di merito, con apprezzamento di fatto ampiamente motivato, ha accertato che la misura dell'aumento della quotazione del dollaro. a partire dalle ore 13,30 del venerdì 19 luglio 1985 e nei circa quindici minuti che seguirono, fu un evento così anomalo e senza precedenti da costituire una circostanza assolutamente imprevedibile; e ciò anche agli occhi di un esperto operatore del settore ed anche con riferimento alla maggior quotazione che già era stata ipotizzata sin da quando si era appreso che la Banca d'ltalia non sarebbe stata disposta a "servire l'operazione fuori mercato".

Siffatta valutazione è sorretta da molteplici e coerenti argomentazioni. Argomentazioni che la corte territoriale principalmente deduce: da qualificati studi compiuti in argomento (nell'impugnata sentenza si fa cenno ad una relazione del prof. Frosini, docente in una delle università milanesi), dai rilievi statistici ivi riferiti (dai quali risulta che la variazione del tasso di cambio nella seduta in questione fu pari al 19,75%, mentre nell' arco dei precedenti venti anni solo in due occasioni si erano avute variazioni superiori al 4%), dalle indicazioni al riguardo fornite dal ministero del tesoro (che ebbe espressamente a definire l'incremento del cambio in esame come `'assurdo", "fuori mercato" ed "incredibile") ed, infine, dall'esistenza all'epoca di peculiari vincoli di interconnessione valutaria riguardanti anche la lira italiana, in rapporto ai quali era da considerare ragionevole la previsione di un intervento calmieratore della Banca d'ltalia (che, infatti, sia pure tardivamente, ebbe luogo) nel caso in cui il tasso di cambio del dollaro avesse superato i limiti del prevedibile. Si tratta, quindi, di considerazioni tutte rigorosamente ancorate alle risultanze processuali ed in ordine alle quali non è consentito in questa sede prospettare una diversa valutazione, giacché ciò inevitabilmente si tradurrebbe in una censura di merito del tutto estranea al presente giudizio di legittimità.

Né diversamente è a dire per quel che concerne il rapporto tra l'esecuzione dell'incarico ed il menzionato straordinario apprezzamento del dollaro rispetto alla lira: perché se è indubbio che il secondo fatto fu una conseguenza del primo, altrettanto vero è che non si trattò di un evento istantaneo, bensì di un'operazione i cui effetti andarono profilandosi a mano a mano. Anche sotto questo profilo, quindi, non è censurabile la motivata valutazione di merito compiuta dalla corte d' appello, la quale ha posto in rilievo come - tenuto conto del numero delle "chiamate di borsa" da cui scaturì poi il fixing definitivo, dell'esperienza professionale e dei mezzi tecnici a disposizione di un istituto di credito quale il San Paolo - questi avrebbe dovuto essere in grado di rendersi conto dell'anomala evoluzione del cambio nel momento stesso in cui la situazione si andava così sviluppando e, conseguentemente, di bloccare l'operazione prima che essa pervenisse al suo esito negativo per il mandante

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