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L'obbligo di informare

4. Lo snodo successivo dell'impugnata sentenza (sopra riferito sub c) è, come già accennato, quello riguardante il mancato rilievo causale della violazione, da parte del mandatario San Paolo, dell'obbligo di informare il mandante ENI delle impreviste ed eccezionali circostanze che si stavano manifestando durante la seduta di borsa

La corte d'appello, muovendo dalla premessa in fatto che nessun funzionario deìl'ENI risultava reperibile nel breve arco di tempo in cui si formò la quotazione del dollaro, ha osservato che, quand'anche, in quello stesso arco di tempo, il San Paolo avesse tentato di comunicare con il proprio mandante, nessun risultato pratico ne sarebbe sortito, appunto perché nella sede dell'ENI non vi era alcuno, in quel momento, che fosse in grado di dare istruzioni diverse al mandatario. Ciò configurerehbe, tenuto conto delle circostanze del caso, un vero e proprio inadempimento ai doveri di collaborazione gravanti sul mandante e reciderebbe quindi ogni possibile nesso causale tra la violazione, da parte del mandatario, dell'obbligo di comunicazione cui si è fatto cenno, ed il danno subito dalla controparte in conseguenza dell'acquisto di dollari ad un prezzo così straordinariamente elevato.

Su questa conclusione si appuntano le critiche dell' ENI, che, nel suo primo motivo di ricorso incidentale, denuncia l'omesso esame di aspetti decisivi della controversia, l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione e la violazione degli artt. 1123, 1710 comma 2 e 1711 comma 2 c.c.

Il ricorrente incidentale pone in evidenza come sia stato incontrovertibilmente accertato che, nell'intervallo di tempo compreso tra le ore 13,30 e le ore 13,45 di quel 19 luglio, ossia nel periodo in cui si svolsero in borsa le operazioni di quotazione del dollaro e si determinò l'anomalo fixing relativo a detta moneta, il San Paolo non compì alcun tentativo di comunicare con il proprio mandante. Essendo stalo altrettanto sicuramente accertato che l'ultima comunicazione con l'ENI ebbe luogo alle ore 13,30, ossia prima che la procedura di quotazione iniziasse, sarebbe incongrua e contraddittoria la conclusione cui la corte d'appello è pervenuta in ordine all'impossibilità di comunicare utilmente al mandante l'improvvisa impennata del dollaro oltre i limiti di ogni ragionevole previsione. Nulla infatti giustificherebbe l'assunto secondo cui, essendo i funzionari responsabili dell'ENI irreperibili alle ore 13,30, essi dovevano esser considerati tali anche nel periodo di tempo successivo, che è appunto quello in cui si verificò l'evento da comunicare.

Del resto, sempre secondo la difesa dell'ENI, quand'anche si volesse ipotizzare l'irreperibilità dei funzionari responsabili del mandante anche dopo le ore 13,30 di quel giorno, non ne deriverebbe la conclusione che la corte territoriale ne ha invece tratto: perché nessuna norma o principio di legge consente di ravvisare, a carico del mandante, un obbligo di essere reperibile in vista di ipotetiche ed eventuali comunicazioni da parte del mandatario, tanto più quando, come nella specie, quest'ultimo è un soggetto dotato di alto grado di professionalità in relazione all'incarico affidatogli. Non sarebbe perciò corretto identificare nel mancato adempimento di un simile (inesistente) obbligo del mandante, I'elemento idoneo a spezzare il nesso di causalità tra l'accertato (ed effettivo) inadempimento del mandatario ed il danno derivatone al mandante medesimo.

Tali nlievi critici non appaiono però condivisibili. Come si è detto, la corte territoriale ha accertato - né, del resto, è stato mai contestato - che, sino al momento in cui la procedura di fxing del dollaro ebbe inizio, ossia fino alle ore 13,30 di quel venerdì 19 luglio, il San Paolo tentò di mettersi in comunicazione con l'ENI per sollecitare la modificazione dei termini temporali dell'ordine di acquisto dei dollari e per scongiurare il paventato rischio di un forte nalzo del corso di cambio. Ed è stato anche accertato che il solo funzionario dell'ENI presente in sede a quell'ora, il dr. Petracca, dopo aver tentato inutilmente di mettersi a propna volta in contatto con i propri superiori, dichiarò di non essere dotato dei poteri necessari per modificare l'ordine di acquisto già impartito alla banca. Da tali incontestate premesse la corte d'appello ha tratto il convincimento che fosse ormai impossibile per il San Paolo comunicare utilmente con l'ENI anche durante il quarto d'ora successivo, e da ciò ha desunto le conseguenze in diritto di cui già dianzi si è riferito.

Ora, è evidente che tale ragionamento, i1 cui sviluppo risulta molto chiaramente dalla lettura dell'impugnata sentenza (alla quale dunque non può essere assolutamente imputato un difetto di motivazione in proposito), si traduce in una ragionevole interpretazione delle risultanze istruttorie acquisite, unita ad una plausibile e nient'affatto arbitraria applicazione, da parte del giudice di merito, di regole di comune esperienza e di non illogiche presunzioni di fatto. Tutt'altro che irragionevole è, invero, I'aver interpretato la dichiarazione del dr. Petracca - secondo cui non gli era possibile, pur in presenza della preoccupante situazione quale si prospettava all' inizio della procedura di fixing del dollaro in borsa, mettersi in contatto con i funzionari in grado di esprimere la volontà dell'ente - come una dichiarazione implicante l'impossibilità di prendere contatto con detti funzionari anche nel corso dei successivi minuti durante i quali l'indicata procedura avrebbe avuto corso: perché, altrimenti, lo stesso Petracca non si sarebbe limitato a dare quella risposta sostanzialmente declinatoria che pacificamente diede. La ricostruzione dei fatti in tal senso operata si sottrae quindi, nell'ambito del presente giudizio di legittimità, ad ogni valutazione critica. Né è consentito, in questa sede, contrapporvi supposizioni di segno opposto o apoditticamente ipotizzare - come fa il ricorrente incidentale - che il menzionato dr. Petracca, ove raggiunto da una successiva ed ulteriore comunicazione della banca in ordine all'effettivo andamento del tasso di cambio del dollaro durante il fixing, avrebbe potuto egli stesso dare quelle disposizioni che precedentemente si era detto impossibilitato ad impartire.

Non paiono peraltro contestabili neppure le conseguenze giuridiche che da tali premesse di fatto la corte territoriale ha tratto. La citata disposizione dell'art. 1710 fa obbligo al mandatario di comunicare al mandante le circostanze sopravvenute, che possano determinare la revoca o la modificazione del mandato, proprio al fine di consentire al mandante, reso edotto di tali circostanze, di avvalersi della potestà di revoca o di modifica ipotizzate dalla medesima norma. Ragion per cui, ove in fatto si riscontri - come nel presente caso si è riscontrato - che il mandante non sarebbe stato comunque in condizione di revocare o di modificare i termini del mandato, è giocoforza concludere per l'irrilevanza - quanto agli effetti - della mancata comunicazione di quelle circostanze ad opera del mandatario.

La difesa dell'ENI, come si è accertato, ha censurato, a tal nguardo, anche l'affermazione dell'impugnata sentenza secondo la quale sarebbe stato obbligo del mandate il far seguire l'operazione in esame, nel corso del suo svolgimento, da funzionari dotati di idonei poteri deliberativi. Il collegio non condivide la critica in proposito formulata dal ricorrente incidentale, e sulla questione sarà necessario in seguito tornare. Ma, per quel che concerne il punto ora in esame, basta osservare che l'indicata obiezione non coglie nel segno, perché, ove anche volesse ammettersi che l'ENI aveva un mero onere, e non anche un vero e proprio obbligo. di rendersi disponibile a ricevere le possibili comunicazioni del mandatario durante l'adempimento dell'incarico, resterebbe pur sempre fermo quanto sopra osservato: ossia che l'accertata irreperibilità di funzionari del mandante, in grado di revocare o modificare i precedenti ordini, avrebbe comunque vanificato g1i effetti di eventuali ulteriori comunicazioni da parte del San Paolo, il cui mancato invio si appalesa perciò irrilevante sotto il profilo causale.

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