Corte Cost. Sentenza n. 131
Anno 1996

Ritenuto in fatto



1.- In un giudizio penale in fase dibattimentale il Tribu-nale di Bolzano ha sollevato, con ordinanza del 20 settembre 1995 (R.O. 785 del 1995), questione di legittimità costituzio-nale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, che concerne l'incompatibilità del giudice determinata da atti compiuti nel procedimento, nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice che abbia fatto parte del collegio del tribunale del riesame (art. 309 cod. proc. pen.) o dell'appello (art. 310 cod. proc. pen.) in tema di misure cautelari personali, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.
Muovendo dal rilievo che tutti i componenti del collegio costituito per il dibattimento hanno altresì fatto parte del collegio del tribunale che si è pronunciato, in diverse occasio-ni, sia in sede di riesame che di appello, sulle impugnazioni avverso ordinanze in tema di custodia cautelare emesse dal giudice per le indagini preliminari nei confronti dell'imputato, e che in tali occasioni gli stessi giudici hanno effettuato una «innegabile valutazione di merito», il Tribunale rimettente os-serva che la motivazione della sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità del me-desimo art. 34, comma 2, cod. proc. pen. nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice per le indagini preliminari che abbia appli-cato una misura cautelare personale nei confronti dell'imputa-to, induce a ritenere non manifestamente infondata la que-stione sopra riferita; anche con riguardo alla pregressa parte-cipazione al collegio del riesame o dell'appello de libertate, infatti, ad awiso del giudice a quo, si delineano, in giudizio, i possibili effetti che la previsione normativa sull'incompatibi-lità mira ad impedire, cioè, secondo l'enunciato della citata sentenza n. 432 del 1995, che «...la valutazione conclusiva sulla responsabilità dell'imputato sia, o possa apparire, condizionata dalla cosiddetta forza della prevenzione, e cioè da quella naturale tendenza a mantenere un giudizio già espresso o un atteggiamento già assunto in altri momenti decisionali dello stesso procedimento».
Ne segue, pertanto, la proposizione dell'accennata questio-ne di costituzionalità, la cui rilevanza nel giudizio a quo risiede - conclude il rimettente - nel fatto che, nell'ipotesi di accoglimento, si configurerebbero un obbligo di astensione e un motivo di ricusazione del giudice.

1.1. - Nel giudizio così promosso si è costituito l'imputa-to Vito Saccani che, nell'atto di costituzione, ha concluso per l'accoglimento della questione di legittimità costituziona-le, sottolineando che i componenti del collegio che deve giudi-care nel merito dell'addebito hanno già valutato la posizione dell'imputato in sede di riesame e di appello, esprimendosi sul punto della sussistenza di gravi indizi di colpevolezza; dunque le argomentazioni contenute nella sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale sono valide anche per il caso, analogo, in questione.

2. - Con cinque ordinanze di analogo contenuto (R.O. 788, 798, 831, 837 e 881 del 1995), emesse, nel corso di altrettanti distinti giudizi penali in fase dibattimentale, in date 22 e 27 settembre e 3, 10 e 12 ottobre 1995, il Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen., nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a svolgere le funzioni di giudice del dibatti-mento dei componenti del collegio del tribunale che, in sede di riesame di una misura cautelare personale, abbia ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza di cui all'art. 273 cod. proc. pen. e che abbia perciò confermato il provvedimen-to applicativo della misura.
Nelle ordinanze di rinvio il giudice a quo premette, in fatto, che nei rispettivi processi il collegio per il giudizio dibattimentale è composto anche da uno (R.O. 831 e 837 del 1995) o due (R.O. 788 e 881 del 1995) ovvero in toto dai medesimi (R.O. 798 del 1995) componenti il collegio che precedentemente, a seguito di richiesta di riesame, aveva, in ciascun procedimento, ritenuto sussìstenti i gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati, a norma dell'art. 273 cod. proc. pen., confermando (ovvero parzialmente riformando: R.O. 788 del 1995; ma non sul punto del fondamento indizia-rio) le ordinanze impugnate.
La prospettazione del rimettente si basa sulla sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale, che, modificando il proprio precedente orientamento (sentenza n. 502 del 1991), ha ritenuto che la valutazione espressa dal giudice per le indagini preliminari in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, in sede di adozione di una misura cautelare personale, involgendo un giudizio di merito sull'idoneità degli elementi probatori raccolti a fondare una elevata probabilità di condanna, si riflette necessariamente sulla serenità e impar-zialità del giudizio, e radica pertanto un motivo di incompati-bilità.
Le argomentazioni e le conclusioni della citata sentenza n. 432 del 1995 varrebbero pure nel caso della partecipazione al collegio del tribunale del riesame, che procede anch'esso, al pari del giudice per le indagini preliminari che applica la misura, alla valutazione circa la sussistenza dei gravi indizi ex art. 273 cod. proc. pen., con gli amplissimi poteri ricono-sciuti dall'art. 309 del codice di rito. Ne segue che, verifican-dosi l'identità, parziale o totale, tra i componenti del tribuna-le del riesame e i componenti il collegio dell'udienza dibatti-mentale, si concretizzano le ragioni di incompatibilità, in par-ticolare il pericolo di «prevenzione», su cui si basa la citata declaratoria di incostituzionalità nell'ipotesi assunta a raf-fronto.
Ragioni di incompatibilità, conclude il Tribunale, contra-stanti con i principi costituzionali di eguaglianza (art. 3), di inviolabilità della difesa in ogni stato e grado del procedi-mento (art. 24, secondo comma) e di presunzione di non colpevolezza (art. 27, secondo comma). Ad ammettere l'iden-tità del giudice nella situazione dedotta nei giudizi a quibus, infatti, si creerebbe una disparità di trattamento, a danno degli imputati giudicati da giudici «prevenuti» (nel senso det-to nella sentenza n. 432 citata: naturalmente orientati a con-fermare un atteggiamento già assunto in altri momenti deci-sionali dello stesso procedimento), rispetto a quelli giudicati da collegi non «prevenuti»; con pregiudizio sia delle garanzie difensive, sia della garanzia del diritto dell'imputato a non essere considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

3. - Sul rilievo che due componenti del tribunale per il riesame (che aveva respinto la relativa richiesta proposta dall'imputato avverso l'ordinanza applicativa di una misura cautelare personale) sono altresì componenti del collegio per il dibattimento, il Tribunale di Vicenza, con ordinanza del 27 settembre 1995 (R.O. 815 del 1995), solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen., nella parte in cui non prevede in tale ipotesi una causa di incompatibilità, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione. La censura è prospettata assumendosi l'analogia della situazione detta con quella considerata nella sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale, rappresentandone elemento comune l'«effetto» di prevenzione sottolineato nella citata sentenza.

4.- Questione analoga è sollevata dal Tribunale di Ver-bania, con ordinanza del 3 ottobre 1995 (R.O. 826 del 1995), data la presenza, nel collegio per il dibattimento, di due giu-dici in precedenza componenti il tribunale del riesame nei relativi giudizi incidentali de libertate. Il giudice del riesame, si osserva, ha il potere di esaminare e valutare il quadro su cui si fonda la misura applicata dal giudice per le indagini preliminari in modo autonomo e tenendo anche conto di elementi sopravvenuti, per cui, data la sostanziale sovrapposi-zione dei rispettivi ambiti di apprezzamento, la ratio della sentenza n. 432 del 1995 citata va estesa al caso in discorso, pena la lesione del valore costituzionale del giusto processo e del diritto di difesa che ne è componente, nonché del princi-pio di eguaglianza, sotto il profilo della disparità di tratta-mento tra imputati giudicati da un magistrato che ha già effettuato una valutazione di merito (per quanto prognostica e allo stato degli atti) e imputati giudicati da un magistrato che non ha formulato alcun giudizio preventivo.

5. - Il Tribunale di Oristano solleva analogo incidente di costituzionalità, con ordinanza del 29 settembre 1995 (R.O. 827 del 1995), in quanto l'art. 34, comma 2, cod. proc. pen. non prevede la causa di incompatibilità, per il giudice dibatti-mentale, consistente nell'aver preso parte alle decisioni assunte dal tribunale c.d. della libertà nel corso del medesimo proce-dimento, in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 77 della Costitu-zione.
Previa enunciazione del fatto da cui trae origine il quesito, vale a dire la circostanza che tutti i componenti del collegio hanno in precedenza partecipato a giudizi incidentali de liber-tate (senza precisazione se in sede di riesame o di appello), il rimettente sottolinea che recentemente la Corte costituzio-nale, modificando un precedente avviso (sentenze nn. 502 del 1991 e 124 del 1992), è pervenuta alla conclusione della sussistenza dell'incompatibilità nella relazione tra funzione di giudice per le indagini preliminari che abbia applicato una misura cautelare personale e funzione di giudice del dibatti-mento, valorizzando, della prima funzione, i connotati di va-lutazione sul merito, idonei appunto a delineare un pre-giudizio.
Non diversa - prosegue il rimettente - è la posizione del collegio investito del riesame o dell'appello in tema di misure cautelari, che è chiamato a compiere una verifica della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e dunque un giudi-zio, pur se prognostico e allo stato degli atti, che va qualifica-to di merito, al pari di quello che si effettua in sede di adozione della misura. Del resto, il tribunale della libertà ha la stessa ampia conoscenza degli atti che ha il giudice per le indagini preliminari e può deliberare in base a elementi nuovi o comunque diversi da quelli posti a sostegno della misura adottata.
L'analogia tra i due casi delinea perciò il sospetto di inco-stituzionalità per le stesse ragioni poste a base della decisione citata, e altresi per disparità di trattamento tra casi, appunto, analoghi, ex art. 3 della Costituzione.

6.- Il Tribunale di Avellino solleva, con ordinanza del 12 ottobre 1995 (R.O. 839 del 1995), questione analoga, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costitu-zione, assumendo anch'esso a termine di riferimento la statui-zione di cui alla sentenza n. 432 del 1995 già citata, in rap-porto all'ipotesi, verificatasi nel giudizio a quo, di presenza di uno stesso giudice nel collegio del riesame e poi in quello del dibattimento.

7. - Anche il Tribunale di Savona, con ordinanza del 27 settembre 1995 (R.O. 842 del 1995) impugna l'art. 34, comma 2, cod. proc. pen., in relazione agli artt. 3 e 24 della Costituzione, prospettando l'incostituzionalità della mancata previsione dell'incompatibilità a giudicare in dibatti-mento per il componente del collegio del Tribunale «della libertà». Pur ritenuta in precedenza infondata dalla giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 502 del 1991) e dalla giuri-sprudenza ordinaria di legittimità, la questione si impone ora a seguito del dichiarato mutamento espresso con la sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale, che, nella motiva-zione, ha espressamente formulato una valutazione di analo-gia tra l'ipotesi ora dedotta e quella oggetto della sentenza; la rilevanza della questione nel caso specifico sta nel fatto che due componenti del collegio rimettente hanno fatto parte del collegio costituito ai sensi dell'art. 310 cod. proc. pen., e sarebbero pertanto passibili di istanza di ricusazione.

8. - La Corte d'Assise di Varese, con ordinanza del 6 ottobre 1995 (R.O. 848 del 1995) solleva questione in termini sostanzialmente coincidenti con quelli sopra detti: è di dubbia costituzionalità, ad avviso del giudice a quo, la mancata pre-visione dell'incompatibilità al giudizio dibattimentale per il componente del collegio del tribunale per il riesame che si sia pronunciato - nella specie, in sede di appello, ex art. 310 cod. proc. pen., e con esito di rigetto dell'impugnazione dell'indagato - nel medesimo procedimento in ordine a provvedimenti in materia di libertà personale adottati dal giu-dice per le indagini preliminari. Anche qui, l'ordinanza di rinvio assume a termine di riferimento la sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale, «diametralmente opposta», nella motivazione e nella statuizione, rispetto ai prece-denti sulla stessa questione (sentenze nn. 502 del 1991 e 124 del 1992), e si incentra sull'analogia tra funzione del giudice per le indagini preliminari e funzione del tribunale del riesa-me, ai fini della valutazione contenutistica degli indizi e della cognizione ampia degli atti di indagine che radica l'incompa-tibilità per anticipazione del giudizio di merito.

9. - Il Tribunale di Benevento solleva la medesima que-stione, con ordinanza del 2 ottobre 1995 (R.O. 849 del 1995), in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costi-tuzione, in un giudizio dibattimentale che vede presenti nel collegio due componenti del tribunale del riesame che ha in precedenza pronunciato su richieste ex art. 309 cod. proc. pen., confermando in parte le misure cautelari personali ap-plicate dal giudice per le indagini preliminari. Ancora una volta, l'ordinanza di rinvio argomenta dalla sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale più volte citata, per desu-merne la censura, stante la possibilità di estendere le argo-mentazioni ivi contenute anche all'ipotesi del binomio tribu-nale del riesame-giudice del dibattimento, come del resto «suggerisce» la stessa sentenza. A tale fine, il rimettente sot-tolinea alcuni aspetti caratterizzanti il giudizio di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., che fanno risaltare l'ampiezza e la completezza della cognizione del tribunale in tale sede; tratti ulteriormente sottolineati dalla recente legge n. 332 del 1995, che ha previsto che al collegio del riesame debbano essere trasmessi non solo gli atti presentati dall'accusa all'atto di richiedere la misura, ma anche tutti gli elementi sopravve-nuti a favore dell'indagato.

10. - Il Tribunale di Brescia impugna con ordinanza del 12 ottobre 1995 (R.O. 880 del 1995) I'art. 34, comma 2, cod. proc. pen., sempre sulla scorta della sentenza n. 432 del 1995 della Corte costituzionale, e sempre in riferimento ai parametri degli artt. 3 e 24 della Costituzione, con riguar-do all'ipotesi, verificatasi nel giudizio a quo, di identità di composizione del collegio del riesame e di quello del dibatti-mento.

11. - Anche il Tribunale di Torino solleva, infine, questio-ne di costituzionalità dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen., secondo una prospettiva analoga a quella sopra detta, con ordinanza del 5 ottobre 1995 (R.O. 894 del 1995), in ipotesi - anche qui - di identica composizione dei collegi rispetti-vamente del riesame e del giudizio dibattimentale, nonché, più specificamente, di conferma del provvedimento cautelare da parte del primo, anche sotto il profilo della sussistenza degli indizi di colpevolezza.