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1. La nuova legge elettorale regionale nel quadro del mutamento italiano

Con la l. n. 43 del 1995 si è completato il mutamento dei sistemi elettorali italiani, iniziato con la l. n.81 del 1993 (la nuova legge sull'elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia) e proseguita, dopo i referendum del 1993, con le nuove leggi elettorali di Camera e Senato (l.n.276 del 4 agosto 1994, per il Senato, l.n.277 dello stesso giorno, per la Camera dei deputati ).

Nell'arco di soli due anni il sistema politico italiano è passato da una pressoché assoluta omogeneità sostanziale di sistemi elettorali, tutti incentrati intorno a meccanismi di carattere essenzialmente proporzionale, a una assoluta eterogeneità di sistemi elettorali1, ciascuno dei quali risponde a "logiche" e anche a "storie" diverse2.

1.1. La rinuncia a modificare la legge elettorale regionale nel corso della XI legislatura

Per quanto riguarda le legge elettorale regionale occorre sottolineare che non a caso essa è stata l'ultima legge elettorale ad essere innovata, e la sola che sia stata modificata non nella XI legislatura ma nella XII.

Concorrono a spiegare questo fenomeno una pluralità di circostanze.

La prima, per motivi che in altra sede si è cercato di spiegare più diffusamente, è dovuta al fatto che durante il passaggio dalla X alla XI legislatura si sono confrontati nel nostro Paese alcuni "progetti" di riforma del sistema politico e istituzionale fra loro differenti se non in contrasto.

In particolare si è contrapposto, durante tutto il periodo che ha caratterizzato la vicenda del governo Amato, un duplice progetto: quello di modificare il sistema attraverso modiche costituzionali, e quello, invece, di mutare prima il sistema politico e poi il sistema istituzionale.

I due "progetti" sono stati incarnati, il primo, dalle complesse vicende legate alla Commissione Bicamerale per le riforme istituzionali (e al suo fallimento); il secondo, dalla rapida approvazione della legge sull' elezione diretta del sindaco (alla quale seguirono, in due successive fasi di consultazione elettorale, il rinnovo di quasi tutte le amministrazioni comunali delle grandi città e di moltissime amministrazioni provinciali) e dallo svolgimento della consultazione referendaria sulla legge elettorale del Senato, i cui risultati, plebiscitariamente favorevoli al sistema maggioritario, diedero rapidamente luogo alle modifiche della legislazione di Camera e Senato e -a nuove leggi diventate "operative"- all'immediato scioglimento della legislatura e all'indizione di nuove elezioni da svolgersi applicando le nuove leggi.

In questo quadro, qui sommariamente richiamato3, la "questione regionale" apparteneva oggettivamente al disegno delle riforme istituzionali. Da un lato, infatti, i temi coinvolti dal "rapporto Stato-Regioni" erano di tale spessore da non poter essere ridotti soltanto a una modifica della legge elettorale o, anche, della sola forma di governo della Regione, come invece era sostanzialmente possibile per Comuni e Province, il cui ordinamento era stato appena riformato nella precedente legislatura4; né del resto, quand'anche ci si fosse voluto limitare ad "omologare" le Regioni a Comuni e Province, quanto a forma di governo, questo sarebbe stato possibile modificando soltanto la legge elettorale, stante il noto vincolo costituzionale posto dall' art.122 Cost..

Da un altro lato, mentre per Camera e Senato il tema del passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario era già stato posto da tempo all'attenzione del Paese come la "questione fondamentale" da affrontare, per le regioni non sul sistema elettorale regionale ma sui rapporti fra Stato e regioni era stato posto essenzialmente l'accento, cosicché anche da questo punto di vista certamente la "questione regionale" non poteva essere ridotta solo a una modifica di sistema elettorale.

Accanto a questo, vi furono almeno altri tre motivi, evidenziatisi rapidamente nei fatti, che probabilmente spinsero a non affrontare, durante la XI legislatura, il tema della riforma del sistema elettorale regionale con la stessa enfasi e lo stesso impegno con cui fu affrontata invece la modifica del sistema elettorale comunale, provinciale e delle stesse Assemblee parlamentari.

Il primo motivo fu certamente legato a una minore "visibilità politica" delle regioni rispetto a quella delle amministrazioni locali (specialmente delle grandi città), cosicché il "problema politico" del rinnovo anticipato dei Consigli regionali come segno necessario per sottolineare e favorire la rottura del sistema esistente fu avvertito come meno "centrale" rispetto alle altre Assemblee.

Il secondo motivo fu probabilmente legato alla difficoltà di trovare un accordo intorno a un sistema elettorale regionale "nuovo" in un contesto nel quale, per la loro posizione per così dire "intermedia" fra amministrazione locale e Stato centrale, favorevoli e contrari a una modifica elettorale che comportasse anche una modifica della forma di governo (problemi di costituzionalità a parte) si dislocavano su fronti contrapposti, sostanzialmente analoghi quanto a peso politico e in misura non marginale disomogenei rispetto agli schieramenti che invece si erano formati sugli altri temi prima richiamati5.

Il terzo motivo, meno evidente e documentabile ma certamente non meno importante, va ricondotto al fatto per cui rapidamente si dovette verificare che, in presenza di una norma come quella contenuta nell' art. 126 Cost., anche di fronte a fatti penalmente rilevanti di grande spessore6, lo scioglimento dei Consigli regionali risultava quasi impossibile. Il che ebbe come conseguenza l' emergere della consapevolezza secondo cui anche se si fosse modificata la legislazione regionale contemporaneamente a quella comunale e provinciale o a quella della Camera e del Senato, comunque non sarebbe stato "costituzionalmente" possibile procedere al rinnovo generale dei Consigli delle regioni ordinarie prima della scadenza "naturale" della legislatura regionale nel 1995.

Sta di fatto che, per questo complesso di motivi, durante la XI legislatura, mentre venivano modificati tutti gli altri sistemi elettorali, la "questione" della legge elettorale regionale restò confinata nella discussione della Commissione Bicamerale sulle riforme istituzionali, legata strettamente al tema - più ampio - delle modificazioni costituzionali riguardanti i rapporti Stato-regioni o comunque alla questione, più ristretta ma sempre di rilevanza costituzionale, della eventuale modifica della forma di governo delle regioni. E non è senza significato che proprio la discussione sulla forma di governo regionale e sull'eventuale adozione di una normativa costituzionale che rimettesse alle regioni stesse il potere di scegliere contemporaneamente la propria forma di governo e la propria legge elettorale si sia sviluppata nell'ultima fase del dibattito in sede di Commissione bicamerale, quando ormai, essendo intervenuta la modifica delle leggi elettorali di Camera e Senato, apparve evidente che la vita della legislatura era segnata7.

1.2. Il dibattito sulla riforma della legge elettorale regionale nella XII legislatura

Si sono volute ricordare queste vicende perché aiutano a comprendere meglio il dibattito che si è sviluppato nell'attuale legislatura intorno alla modifica del sistema elettorale regionale.

Fin dall'inizio della legislatura, infatti, a partire dalla seduta del 12 luglio 1994, cominciò alla Camera dei deputati la discussione su numerosi progetti di riforma costituzionale dell' art.122 Cost. e di riforma della legge elettorale regionale presentati nei giorni immediatamente precedenti8.

In estrema sintesi, si può dire che dal luglio 1994 alla prima metà di settembre di quello stesso anno la discussione si svolse lungo due binari che si intrecciarono continuamente: il primo, quello relativo a una modifica dell' art.122 Cost. che consentisse alle regioni di darsi la forma di governo ritenuta più adatta e la legge elettorale conseguentemente ritenuta preferibile; il secondo, quello di prevedere o meno vincoli costituzionali sia riguardo alla forma di governo che alla eventuale legge elettorale adottata da ciascuna regione. Accanto a queste due questioni principali, strettamente connesse all'ipotesi della revisione dell' art.122 Cost., si poneva poi, ora venendo in piena luce ora restando sullo sfondo, una terza questione: se, nel caso in cui non si fosse riusciti a raggiungere un accordo sulla revisione dell' art. 122 Cost., si dovesse optare per un sistema totalmente maggioritario ovvero per un sistema che presentasse un mix di maggioritario e di proporzionale. Parallelamente, con riferimento alla quota maggioritaria (che per alcuni doveva riguardare la totalità dei seggi in palio e per altri solo una parte), si discuteva se fosse preferibile adottare un sistema a turno unico o un sistema a doppio turno. E, ancora, si discuteva se, ove non fosse stato possibile raggiungere un accordo sulla revisione dell' art.122 Cost., fosse o meno possibile adottare meccanismi che garantissero comunque all'elettore la possibilità di votare anche per il candidato a Presidente della Regione.

Se si ripercorrono gli atti parlamentari della Commissione Affari costituzionali della Camera, si constata come l'andamento (talvolta apparentemente discontinuo) del dibattito si muova tutto dentro i binari qui richiamati9 . Peraltro, per comprendere a pieno l'andamento di quella discussione, anche nel corso della prima fase - che va dal 12 luglio 1994 al 14 settembre 1994- durante la quale si discute essenzialmente dell'ipotesi di riforma dell' art. 122 Cost., occorre tener presente che fin dall'inizio il dibattito fu condizionato dalla consapevolezza, questa volta davvero avvertita, che occorresse comunque modificare la legge elettorale regionale prima della scadenza naturale della legislatura in corso, fissata per la primavera del 1995. A differenza della legislatura precedente, nel corso della quale, come si è detto, l'orizzonte della consultazione elettorale regionale da svolgersi a scadenza naturale appariva lontano, e comunque al di là dei tempi rapidi di modifica del sistema politico ritenuti in quel momento necessari, nella legislatura attuale fu subito evidente che l'orizzonte temporale entro il quale si doveva inscrivere ogni progetto di riforma della legge elettorale (presupponesse esso o meno la revisione della Costituzione) doveva inscriversi inevitabilmente entro l'arco temporale del termine fisiologico della legislatura regionale in corso 10.

Sta di fatto comunque che, anche per questo, quando nella seduta del 14 settembre 1994 la Camera, preso in esame il progetto di revisione dell' art. 122 Cost. trasmesso all' Aula dalla Commissione, deliberò di rinviarlo nuovamente in Commissione , fu subito chiaro che l'ipotesi di inscrivere la riforma della legge elettorale regionale in un contesto di modifica costituzionale doveva essere abbandonata11.

In realtà, come è noto, l'ipotesi di modificare l' art.122 Cost., già avanzata in sede di Commissione bicamerale per le riforme istituzionali nella legislatura precedente, si arenò in quanto la stessa maggioranza di governo si divise sulla previsione, contenuta nel progetto licenziato dalla Commissione, secondo la quale le regioni avrebbero comunque dovuto darsi una forma di governo che prevedesse l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e una legge elettorale regionale che prevedesse un sistema totalmente maggioritario e a turno unico; mentre l'opposizione, nell'ambito della quale nel corso della discussione si erano registrate alcune divaricazioni in ordine all'accogliere o meno l'ipotesi dell'elezione diretta del Presidente della regione come norma costituzionale, si compattò poi sul comune rifiuto di entrambe le ipotesi12.

Dal 14 settembre in poi, fu dunque chiaro che se si voleva rispettare l'appuntamento elettorale regionale previsto per la primavera successiva, occorreva operare ormai per una legge regionale "a Costituzione invariata".

Nel corso dei lavori che si svolsero dal 18 ottobre 1994 fino al 7 dicembre dello stesso anno, il dibattito, sia in Commissione che nel comitato ristretto, si sviluppò essenzialmente intorno al doppio nodo se il sistema da adottare dovesse essere tutto maggioritario o in parte anche proporzionale, da un lato; se, per la parte maggioritaria, dovesse essere a turno unico o a doppio turno, dall'altro.

Due nodi, questi, che vedevano la maggioranza di governo profondamente divisa e lo stesso ministro Speroni porsi, sia nel Governo che in Parlamento, in contrasto profondo con gli esponenti dei partiti alleati.

Merita peraltro ricordare che, come emerse in modo già evidente nel corso del Convegno tenuto a Torino prima ricordato13, proprio intorno a questo contrasto andò delineandosi uno dei principali motivi di tensione che videro contrapposta la Lega Nord agli alleati di governo e che condussero, pochi giorni dopo, alla crisi di governo14.

Sta di fatto che la discussione interrotta il 7 dicembre 1994 non riprese che il 1 febbraio 1995, dopo che la crisi del governo Berlusconi era stata risolta e il governo Dini era entrato nel pieno delle sue funzioni.

Va peraltro ricordato che, fra i quattro impegni programmatici assunti dal nuovo governo all'atto della sua presentazione in Parlamento, vi era esplicitamente quello di consentire lo svolgimento delle elezioni regionali alla scadenza naturale della legislatura, rimettendo al Parlamento ogni scelta in ordine al sistema elettorale da adottare.

Di questo impegno vi è immediato riflesso nelle dichiarazioni rese nella I Commissione della Camera dal Ministro Motzo, allorché egli afferma che comunque è intenzione del governo rimettersi alle indicazioni del Parlamento, fermo restando l' appuntamento elettorale alle scadenze fissate dalla legge15.

Soprattutto quest' ultima posizione del governo è incisivamente ribadita dal Presidente del Consiglio che, nella seduta dell' 8 febbraio, intervenendo in via eccezionale ai lavori della Commissione, fa alcune precisazioni meritevoli di essere ricordate16.

La stessa Commissione, peraltro, si mostra consapevole di questa situazione di fatto, e, soprattutto dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, accelera l'attività, cosicché, nonostante che siano stati nel frattempo presentati numerosi altri progetti di legge rispetto a quelli all' o.d.g. della seduta del 7 dicembre 199417 , riuscirà a chiudere i suoi lavori entro il 14 febbraio 1995, dopo sette sedute di Commissione e un intenso lavoro svolto nel Comitato ristretto18.

Sta di fatto che comunque il progetto -licenziato il 14 febbraio dalla Commissione sulla base della proposta Masi n. 1969- va in aula con il voto favorevole anche dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e del CCD, oltre che con quelli dei gruppi che avevano dato la fiducia al governo Dini 19.

L'esame in Aula si svolge per tre sedute, dal 15 al 20 febbraio, dando vita a un dibattito di estremo interesse, sia per le motivazioni politiche che per le diverse posizioni teoriche esplicitate.

Al Senato il progetto di legge viene preso in esame dalla I Commissione in sede referente il 21 febbraio e giunge in Aula il 22 febbraio. La discussione in Aula si svolge nelle sedute del 22 e del 23 febbraio e il progetto è infine approvato in via definitiva quello stesso giorno.

1.3. Gli aspetti più significativi del dibattito che ha caratterizzato l'iter di formazione della legge.

La ricostruzione fin qui fatta serve essenzialmente a sottolineare quanto profondo sia stato l'intreccio fra i contrasti di fondo sul contenuto della legge e i nodi che di volta in volta hanno caratterizzato il quadro politico generale all'interno del quale il dibattito si è svolto.

Non vi è dubbio infatti che dall'esame dei lavori parlamentari emergano con chiarezza le tensioni che si sono sviluppate intorno a questa problematica, e in particolare, come si è ricordato, su tre nodi fondamentali: a) il rapporto tra forma di governo regionale e legge elettorale (nel quadro di un'eventuale modifica costituzionale); b) la scelta fra un sistema elettorale totalmente o prevalentemente maggioritario ovvero l'adozione di un sistema misto nel quale la quota proporzionale avesse un peso più rilevante di quanto non fosse nel sistema di Camera e Senato; c) la scelta se per la quota maggioritaria ( e per l'eventuale designazione -o elezione- del Presidente della Giunta) si dovesse adottare un sistema a turno unico o a doppio turno20.

Non vi è dubbio neppure, però, che le tensioni di fondo tra le forze della maggioranza di governo che hanno caratterizzato l'iter della discussione in I Commissione, in Aula (seduta del 14 settembre 1994) e nel Comitato ristretto, fino alla prima settimana di dicembre, hanno concorso in misura assai rilevante a impedire che sulle diverse proposte fosse possibile registrare un consenso sufficiente.

Così come non vi è dubbio che dal 1 febbraio 1995 in poi l'andamento della discussione parlamentare sia stato condizionato sia dalla volontà del governo Dini di procedere comunque al rinnovo dei Consigli regionali entro l'aprile 1995, che dalla contemporanea, predominante, volontà parlamentare, presente tanto nelle forze che avevano dato la fiducia al governo quanto in quelle che si erano astenute o l'avevano negata, di non ostacolare in alcun modo il rapido rinnovo dei Consigli regionali, ma anche di evitare che esso si svolgesse con la vecchia legge21.

Tutto questo spiega perché, come risulta chiaramente dalla discussione parlamentare, la scelta fatta dapprima in sede di Comitato ristretto nella serata dell' 8 febbraio 1995, poi nell'ambito della I Commissione Affari costituzionali della Camera22 e, infine, in Aula (scelta peraltro puntualmente riconfermata nell'esame al Senato), sia stata quella di ricercare la massima convergenza possibile su un testo che potesse essere approvato in tempo utile in entrambi i rami del Parlamento23 : di questo occorre ovviamente tener conto per comprendere le ragioni di fondo dell'impianto complessivo che caratterizza la nuova legge elettorale regionale.

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1 Fino al 1993 in Italia si aveva un sistema elettorale di tipo maggioritario per i comuni fino a cinquemila abitanti e poi sostanzialmente due grandi "famiglie" di sistemi elettorali, entrambe appartenenti al gruppo dei sistemi di tipo proporzionale, per tutte le altre assemblee elettive: proporzionale a liste concorrenti, per le Assemblee che andavano dai consigli circoscrizionali a quelli comunali sopra i cinquemila abitanti a quelli regionali, all'elezione della Camera dei deputati; a collegi uninominali ma con un sistema di assegnazione dei seggi di fatto proporzionale, per i Consigli provinciali e per il Senato. Non solo: fino al 1993 tutti i sistemi elettorali adottati per le istituzioni della democrazia politica riguardavano sempre e soltanto la formazione delle Assemblee, e si inserivano nell'ambito di forme di governo, che pur in parte diverse fra enti territoriali minori, regioni e Parlamento, avevano sempre in comune il fatto che i cittadini eleggevano soltanto le Assemblee e mai gli esecutivi. Con le riforme del 1993 e con quella del 1995 abbiamo oggi otto tipi di sistemi elettorali sostanzialmente diversi fra di loro, nell'ambito dei quali non solo le " tecnicalità" relative alla distribuzione dei seggi fra i candidati, ma anche le regole di fondo del rapporto fra espressione del voto e trasformazione dei voti in seggi sono nettamente diverse. Di più: con le riforme del 1993 e del 1995 per i comuni e per le province sono state adottate leggi che non cambiano soltanto il sistema elettorale, ma incidono anche sulla forma di governo degli enti, prevedendo per la prima volta nella nostra esperienza l'elezione diretta del sindaco o del presidente. Per la Camera e per il Senato sono state modificate invece soltanto le regole elettorali per l'elezione delle due Assemblee, mentre per le regioni si è introdotto un peculiare "meccanismo" di cui si dirà più diffusamente nel testo. 2 Per brevi cenni alle vicende che hanno condotto all'approvazione della l.n.81 del 1993 e a quelle di Camera e Senato, sulla base di una prospettiva che anche in questa sede verrà ripresa, si veda F. Pizzetti, Sistema dei partiti e sistemi elettorali nella "lunga transizione", in Studi parlamentari e di politica costituzionale, 1995, n.108, 37 e seguenti. 3 Cfr., per un'analisi più ampia e più motivata F.Pizzetti, op. cit. . 4 Si ricordi che la l.142 del 1990 aveva rappresentato una riforma da lungo attesa e nella sostanza ampiamente condivisa, tranne che, appunto, per quanto riguardava la forma di governo, essendosi già posto durante l'approvazione di quella legge il problema dell'elezione diretta del sindaco, ed avendo a suo tempo il governo Andreotti posto la fiducia sull'approvazione della legge proprio per impedire che alla Camera si potesse formare una maggioranza già allora favorevole a quell'innovazione (e solo a quella) che tre anni dopo fu introdotta dalla l. n. 81 del 1993. 5 Sul "lascito" della Bicamerale rispetto a questi temi cfr. le osservazioni di A.Di Giovine e S. Sicardi, Sistema elettorale e forma di governo a livello regionale , in M.Luciani e M. Volpi (a cura di), Riforme elettorali, Bari, 1955, 231. , 6 Cfr. su questo punto un cenno in F.Pizzetti, Commento agli art. 114-132 della Costituzione, in G. Neppi Modona (a cura di ), Stato della Costituzione, Milano, 1995, 417 (il riferimento è soprattutto alle vicende giudiziarie che colpirono nell'autunno 1992 e nell'autunno-inverno 1992-1993 Giunte e Consigli regionali della Lombardia e dell'Abruzzo). 7 Sviluppa ragionamenti analoghi a quelli esposti nel testo, S. Sicardi, La nuova legge elettorale regionale: quale riforma? in Sisifo, 1995, n.29. 8 Nella seduta del 12 luglio 1994 furono presi in esame , oltre alla proposta di legge costituzionale CARTELLI e altri, relativa alla modifica dell' art. 13 dello Statuto Friuli Venezia Giulia (che qui non interessa), la proposta di legge costituzionale CALDERISI e altri "Modifica all'articolo 122 Costituzione in materia di elezione diretta del Presidente della Regione" (n.724), nonché il disegno di legge costituzionale presentato dal Governo "Modifica dell'art. 122 Cost." (n.872) e la proposta di legge VITO e altri "Norme per l'elezione con sistema maggioritario uninominale dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario con popolazione superiore ad un milione di abitanti" (n.804). Erano peraltro già stati presentati ma non inscritti all'ordine del giorno, in ragione del loro più ampio contenuto, anche le proposte di legge costituzionale SEGNI e altri "Elezione diretta del primo Ministro e del Presidente della regione" (n.575) e JOTTI ed altri "Revisione della Costituzione". Nei giorni immediatamente successivi furono poi presentati e iscritti all'ordine del giorno anche la proposta di legge costituzionale ADORNATO e altri " Modifica all'articolo 122 della Costituzione in materia di elezione diretta del Presidente della regione" (n. 767), iscritta all'o.d.g. della seduta del 20 luglio, la proposta di legge UGOLINI e altri "Nuove norme per l'elezione dei Consigli delle regioni a statuto ordinario", iscritta all'o.d.g. della seduta del 21 luglio e la proposta di legge CRUCIANELLI e altri "Nuove norme per l'elezione dei Consigli delle regioni a statuto ordinario" (980). Altre proposte furono poi presentate dopo la pausa estiva e soprattutto dopo che , nella seduta del 14 settembre 1994, l' Assemblea della Camera deliberò di rinviare alla Commissione il testo di modifica dell'art. 122 Cost. da questa presentato in Aula a maggioranza dei suoi membri (su quest' ultimo punto v.infra sub nota 11). 9 Cfr., per un ricostruzione delle fasi essenziali del dibattito dal 12 luglio 1994 al 7 dicembre 1994, F. Pizzetti, Relazione in Quale legge elettorale per le regioni ?, Atti del seminario di studio del Consiglio regionale del Piemonte, Torino, 12 dicembre 1994, pubblicato a cura del Consiglio regionale del Piemonte, Torino, 1995. Sui progetti presentati fino a tutto il settembre 1994 e sul loro contenuto cfr. le considerazioni avanzate da A.DI GIOVINE e S. SICARDI, Sistema , cit., 230 ss., nel quale danno conto anche del c.d. progetto URBANI-SPERONI, discusso di fatto in Consiglio dei ministri, ma ufficialmente non preso in considerazione né approvato dal Governo. Su questo progetto cfr. anche F.PIZZETTI, Doppio voto per l'elezione regionale. Al cittadino la possibilità di fare la prima e la seconda scelta, in Italia Oggi, 16 settembre 1994. 10 In questo senso sono emblematiche le precise indicazioni del relatore Calderisi già nel corso della prima seduta della Commissione dedicata a questa materia: cfr. Atti Camera, I Commissione, seduta del 12 luglio 1994. 11 Cfr. in questo senso le dichiarazioni del presidente della prima Commissione Gustavo Selva, in Atti Camera ,I Commissione, seduta pomeridiana del 14 settembre, e quelle, ancora più nette, contenute nella relazione con la quale il relatore CALDERISI avvia la discussione nella seduta del 18 ottobre 1994, essendo questa la prima occasione nella quale il dibattito in Commissione riprende effettivamente, dopo la interruzione del 14 settembre: cfr. Atti Camera, I Commissione, seduta del 18 ottobre 1994 . In realtà fra questa seduta e quella precedente del 14 settembre si era avuta soltanto un'altra seduta il 4 ottobre, assai breve e poco fruttuosa. E' però significativo sottolineare che comunque già nella seduta del 4 ottobre erano state iscritte all' o.d.g. due nuove proposte di legge presentate nel frattempo: BASSANINI e altri "Nuove norme sull'elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario" (n.1115) e VIETTI e altri "Nuove norme per l'elezione con il sistema maggioritario uninominale dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario" (n. 1191). 12 Si tratta di un vicenda che non emerge del tutto dai verbali della prima Commissione della Camera, giacché in parte non secondaria si svolse nell'ambito del Comitato ristretto nominato nella seduta del 27 luglio 1994 (cfr. Atti Camera, I Commissione, seduta del 27 luglio 1994). Di essa, tuttavia, significative "tracce" si trovano nel dibattito parlamentare: cfr. Atti Camera, I Commissione, seduta del 13 settembre e soprattutto gli interventi del relatore CALDERISI, del Ministro SPERONI nonché, su fronti contrapposti, degli on. ELIA e VIETTI. 13 Cfr. retro, nota 9 14 Negli Atti del Convegno di Torino, op. cit., si segnalano come di particolare interesse gli interventi del Ministro Speroni e dell'on. Vietti. Dal confronto fra i due testi emergono con evidenza le tensioni già allora in atto all'interno di quella compagine di governo. 15 Cfr. Atti Camera, I Commissione, seduta del 1 febbraio 1995, dichiarazioni del Ministro Motzo 16 Dichiara il Presidente Dini che "l'orientamento del governo non è minimamente mutato rispetto a quello che ha esposto in occasione del recente dibattito in Parlamento e precisamente nelle dichiarazioni programmatiche lette il 23 gennaio e nelle successive repliche il 25 gennaio alla Camera e il 1 febbraio al Senato....Il Governo resta sempre convinto che sarebbe opportuno adeguare le regole per l'elezione dei Consigli regionali al principio maggioritario che già ispira le norme per l'elezione dei Senatori e dei Deputati....Ma il Governo resta anche convinto che lo svolgimento delle consultazioni regionali nei tempi previsti dalla legge è condizione essenziale per il migliore e più efficace funzionamento delle regioni.....Il Governo reputa indispensabile che allo scadere del quinquennio del proprio mandato i consigli regionali vengano tempestivamente messi in grado, attraverso una nuova investitura popolare, di assolvere i propri compiti...il Governo conferma la propria determinazione di far svolgere le elezioni regionali entro il mese di aprile...Il governo conferma l'auspicio che, utilizzando al meglio il mese che rimane fino ai primissimi giorni di marzo, il Parlamento possa approvare una nuova legge elettorale regionale in senso maggioritario e a tale fine si impegna ad offrire tutta la propria collaborazione".Per una dura presa di posizione su questo intervento cfr. E.ROTELLI, Un governo non decide sulle consultazioni, in il Giornale del 22 febbraio 1995 17 Si tratta dei progetti Doso e altri, "Nuove norme per l'elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario" (n.1504); Masi e altri, "Norme per l'elezione dei consigli delle regioni a statuto ordinario" (n.1528); FINI e altri, "Norme per la elezione dei Consigli regionali nelle regioni a statuto ordinario (n. 1559); REALE ed altri "Norme in materia di elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario" (n.1590); CORLEONE e altri "Nuove norme per l'elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario" (n. 1591); Proposta di iniziativa del consiglio regionale della Lombardia, "Nuove norme per l'elezione dei consigli regionali delle regioni a statuto ordinario" (n. 1619); a questi progetti si aggiungerà poi un ulteriore progetto MASI e altri, "Nuove norme per l'elezione dei consigli delle regioni a statuto ordinario" (n.1969), che verrà assunto come testo base della I Commissione nella seduta del 9 febbraio 1995; v. su questo le considerazioni che si svolgeranno nelle note successive. 18 Di tale lavoro vi sono numerose tracce importanti nei verbali della Commissione: il suo contenuto, in più punti fortemente conflittuale, emerge nel dibattito svoltosi nella seduta del 9 febbraio 1995, allorché il relatore CALDERISI (visti gli orientamenti emersi anche in sede di Comitato ristretto, intesi ad assumere come testo base della Commissione la proposta di legge MASI e altri n. 1969, rigettando invece il progetto da lui predisposto) dichiara di rinunciare all' incarico; sicchè il Presidente SELVA nomina relatore del progetto di legge n. 1969, che la Commissione intende assumere come testo-base su cui lavorare per inviarlo poi all' Aula, l'on. TATARELLA. 19 Dichiararono voto contrario i deputati Mazzone, Vito e Calderisi, il quale ultimo preannunciò anche che avrebbe presentato una relazione di minoranza: cfr. Atti Camera, I Commissione, seduta del 14 febbraio. 20 Sul dibattito svoltosi intorno alla nuova legge elettorale, sia nella fase richiamata ora nel testo sia nella fase successiva, si rinvia per un più puntuale approfondimento all' ottima esposizione di S. Sicardi, La nuova ,cit., 42-43. 21 Se questo fosse avvenuto, infatti, si sarebbe registrata la sconfitta di un Parlamento che, pur essendo espressione delle nuove leggi elettorali approvate nel 1993, si sarebbe dimostrato incapace di portare a termine quel processo di rinnovamento dei sistemi elettorali sul quale si era chiesto e ottenuto, sin dalle vicende referendarie del 1991 e poi del 1993, il consenso del corpo elettorale, e sul quale lo stesso Parlamento poggiava ormai parte importante della propria legittimazione politica. 22 Nuovamente è necessario il rinvio alla "fondamentale" seduta del 9 febbraio 1995, e al significato politico che ha il fatto stesso che, dopo la sua rinuncia, l' on. CALDERISI sia sostituito nell'incarico di relatore dall' on. TATARELLA, col consenso unanime di tutti i gruppi, dall' on. TATARELLA stesso esplicitamente chiesto ed esplicitamente ottenuto. Cfr. Atti Camera, loc. ult. cit. 23 Mette bene in rilievo questo aspetto, indicando puntualmente anche le caratteristiche essenziali dell'accordo raggiunto, S. Sicardi, La nuova , op. loc.ult.cit.. Un'analisi più sintetica è svolta sul punto anche in A. DI GIOVINE - S. SICARDI, Sistema, cit., 243 ss..