10. - Azione inibitoria: problemi di accertamento della vessatorietà.



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Meritevole ancora di considerazione è la disposizione dell'art. 1469-sexies, che regola l'azione inibitoria dell'uso di condizioni generali di contratto di cui sia accertata la vessatorietà. Tale inibitoria - relativa, naturalmente, alle sole clausole standard - pone tuttavia un serio quesito in una valutazione d'insieme dell'intera novella: se la vessatorietà di qualsiasi clausola deve valutarsi caso per caso, in base ai criteri di cui all'art. 1469-ter, come può tale clausola essere suscettibile di un'inibitoria generale? Da questo punto di vista, appare più coerente la formulazione del par. 4.1 della direttiva 93/13, che faceva "salvo l'articolo 7" ed implicitamente chiariva, dunque, che i parametri in esso dettati per la valutazione di vessatorietà concernevano solo singoli, concreti contratti. E' proprio una tale formulazione eccettuativa che fa difetto nella novella legislativa in esame: a rigore, infatti, la vessatorietà dovrebbe ora stimarsi, anche ai fini di un'inibitoria generale, in base al disposto dell'art. 1469-ter, il che appare scarsamente convincente, soprattutto in ragione della valutazione caso per caso che tale norma impone(1).

Anche a sanare in via interpretativa il contrasto segnalato, residua comunque la possibilità che, in sede di inibitoria, possa giudicarsi vessatoria una clausola che, ove invece considerata nel contesto di un singolo, determinato contratto, avrebbe potuto sopravvivere(2). Viene inoltre da chiedersi se l'inibitoria precluda l'utilizzazione delle clausole che ne hanno formato oggetto non solo nei contratti standard, ma anche in assetti contrattuali individuali. Proprio i criteri di cui all'art. 1469-ter dovrebbero consentire una risposta affermativa, avendosi riguardo alla circostanza che, nel caso concreto, il contratto potrebbe essere, per l'appunto, 'riequilibrato' da altre clausole. Ed ancora, occorre valutare se sia ammissibile un'inibitoria di condizioni generali di contratto già utilizzate. La lettera dell'art. 1469-sexies non lo esclude e sembra, anzi, permetterla (si parla, genericamente, di "utilizzo"). Allora: quid juris se, dopo la stipula di uno o più contratti standardizzati, venga inibito l'uso delle condizioni generali di contratto in essi contenute? E' da ritenere, pure al riguardo, che le condizioni generali di contratto, il cui impiego sia stato oggetto di un'inibitoria generale, continuino ad essere efficaci, salvo l'accertamento, ex art. 1469-ter, del concreto squilibrio nel singolo rapporto contrattuale già in essere.

Apprezzabile è invece, anche per l'opportunità di evitare costi 'indotti' per i consumatori, l'affermata legittimazione delle "associazioni rappresentative dei consumatori e dei professionisti" ad agire per l'accertamento dell'eventuale vessatorietà. Sarebbe forse stato preferibile, peraltro, individuare i requisiti minimi (e, tra essi, in particolar modo, la dimensione della rappresentatività), al fine di circoscrivere tale legittimazione (o meglio, le associazioni legittimate) e fugare i rischi di possibili strumentalizzazioni.(3) (4)


Note


(1) Così facendo, il legislatore italiano, discostandosi dalla direttiva 93/13, si è di fatto conformato alla proposta di direttiva del 1990 che, al par. 2.5, incorreva nello stesso errore logico e che, per tale ragione, era stata aspramente criticata e, quindi, emendata. Giova altresì ricordare che il nostro legislatore non si è uniformato alla direttiva 93/13 anche per quanto attiene alla generale affermazione, all'art. 1469-quater, 2° co., del principio dell'interpretatio contra stipulatorem. La direttiva attuanda infatti, ispirandosi al consolidato orientamento della giurisprudenza tedesca in ordine al §5 dell'AGB-Gesetz ("Unklarheitenregel"), escludeva l'applicabilità di tale principio nell'ipotesi ora regolata dall'art. 1469-sexies, proprio al fine di agevolare l'accoglimento dell'inibitoria prevista da tale norma.
(2) Ciò in ragione della diversità dei criteri che dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) presiedere ai due giudizi, "generale-preventivo" e "individuale-successivo" (la terminologia è mutuata da ROPPO, cit., 293).
(3) Si deve peraltro riconoscere che l'art. 7, 2° co., d. lgs. 25 gennaio 1992, n. 74 (pubblicità ingannevole), e l'art. 14, 1° co., l. 28 dicembre 1993, n. 549 (tutela dell'ozono stratosferico e dell'ambiente) prevedono la legittimazione delle associazioni di categoria, senza determinarne i requisiti identificativi. Anche C.M. BIANCA, Le tecniche di controllo delle clausole vessatorie, in Le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, op. cit., 365, era favorevole ad un accertamento volta per volta della rappresentatività, sulla base della considerazione che "criteri formali o numerici...in concreto possono risultare incongrui, mortificando il ricorso al rimedio da parte di gruppi interessati alla tutela dei consumatori".
(4) Sempre in ordine all'art. 1469-sexies, è doveroso far menzione della soppressione del controllo amministrativo (previsto invece dall'art. 2062-sexies, 2° co., approvato in prima lettura dalla Camera). In merito ad un controllo siffatto si veda, per tutti, ALPA, Il controllo amministrativo delle clausole abusive, in Investimento finanziario e contratti dei consumatori, a cura di ALPA, Milano, 1995, 13 ss. ID., Breve glossa, cit., 711, si interroga peraltro se la soppressione di tale controllo nella novella "non possa di per sé già costituire motivo di avvio della procedura comunitaria di infrazione per l'inadempimento dello Stato italiano all'attuazione fedele della direttiva".Favorevole, invece, ad un controllo 'misto', amministrativo prima, giudiziario poi, era DANESE, Commento alla direttiva 93/13/CEE sulle condizioni generali di contratto e le clausole abusive. Una prospettiva per l'attuazione nell'ordinamento interno, Resp. civ., 1995, 450.