6. - La redazione delle clausole "in modo chiaro e comprensibile".



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Una breve parentesi in ordine al requisito della redazione delle clausole "in modo chiaro e comprensibile", dal momento che se n'Ŕ testÚ fatto cenno quanto alla clausola relativa al prezzo. Non si intende, peraltro, prendere nuovamente in considerazione - se non per relationem - la norma dell'art. 1469-ter, 2░ co., bensý quella dell'art. 1469-quater.

In essa, per l'appunto, si legge che, "nel caso di contratti di cui tutte le clausole o talune clausole siano proposte al consumatore per iscritto, tali clausole devono essere sempre redatte in modo chiaro e comprensibile". Il secondo comma, poi, ribadisce il principio dell'interpretatio contra stipulatorem, estendendolo al di lÓ dell'Ómbito dei contratti con condizioni generali.

La norma pone un immediato quesito: quid juris se la clausola non sia redatta in modo chiaro e comprensibile? Verrebbe fatto di rispondere che essa dovrebbe interpretarsi contra proferentem, ma non Ŕ sempre vero. Si Ŕ giÓ osservato che, nel valutare chiarezza e comprensibilitÓ, occorre aver riguardo - sia pur nel concreto - ad un consumatore di ordinaria diligenza(1); ben pu˛ darsi, allora, che una data clausola (o, addirittura, un intero testo contrattuale) siano formulati in termini oscuri per un contraente medio e, cionostante, non diano luogo ad ambiguitÓ o dubbi per un interprete accorsato. In tal caso, quindi, non potrÓ trovare applicazione l'art. 1469-quater, cpv., in ragione dell'insussistenza di alcun dubbio interpretativo; donde il quesito in ordine alla sanzione per la violazione del principio di trasparenza stabilito dal primo comma della menzionata disposizione.

Invero, l'oscuritÓ di una clausola senz'altro determina, tra le parti, un'asimmetria informativa; anzi - rammentando quanto inizialmente osservato -, accresce quell'asimmetria naturaliter propria di un contratto per adesione. Sembrerebbe dunque coerente con l'impianto complessivo della novella sancire l'inefficacia di una clausola siffatta (salvo poi precisarne il fondamento(2) ), a prescindere dalla valutazione dello squilibrio che essa determini(3). Utili argomenti nel senso dell'inefficacia non potrebbero peraltro trarsi dall'art. 1469-ter, 2░ co., dal momento che la mancanza di chiarezza e comprensibilitÓ non comporta la vessatorietÓ tout court, ma apre soltanto l'Ódito al giudizio della sussistenza di essa (pur sempre intesa quale "significativo squilibrio").

E' tuttavia da osservarsi, in contrasto con la tesi dell'inefficacia, che non necessariamente l'oscuritÓ della formulazione Ŕ volta a celare una clausola squilibrata a danno dell'aderente e che, qualora la clausola sia a quest'ultimo propizia o, quanto meno, neutra, la vessatorietÓ - com'Ŕ ovvio - non potrÓ configurarsi. In altri termini: il contenuto di una clausola non redatta in modo chiaro e comprensibile dovrÓ comunque essere oggetto di giudizio, al fine di verificare se vi sia, o non, uno squilibrio per il consumatore. Ed allora, non sembra che la violazione della norma dell'art. 1469-quater, 1░ co., sia sanzionata autonomamente, non potendosi prescindere dallo squilibrio. In tal caso, peraltro - ma si tratta di una possibilitÓ che si adombra con molta cautela -, vi potrÓ forse essere spazio per un'azione risarcitoria(4).


Note


(1) Cfr. n. 21, cui adde ALPA, Breve glossa, in Le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, op. cit., Appendice, 710.
(2) CATAUDELLA, ult. cit., 578, osserva che "la mancanza di chiarezza e comprensibilitÓ della formulazione Ŕ considerata in contrasto con la buona fede".
(3) In una prospettiva comparatistica RIZZO, Le clausole "abusive": realtÓ e prospettive. La direttiva CEE del 5 aprile 1993, Rass. dir. civ., 1993, 600, osserva che "la mancanza di trasparenza si pone, anche se non senza contrasti, come fondamento di un giudizio di iniquitÓ sostanziale della clausola, con il risultato di determinarne la sua nullitÓ o, in un procedimento collettivo, la sua inibitoria".
(4) Si potrebbe addirittura ritenere, nel senso della piena autonomia, che l'inosservanza del disposto dell'art. 1469-quater, 1░ co., consenta di fondare il giudizio di vessatorietÓ sul solo squilibrio, anche se non significativo. Francamente, per˛, si tratterebbe di una soluzione priva di basi giustificative.