CASSAZIONE CIVILE,  III  SEZIONE, 18 febbraio 1997, n. 1502 — SCIOLLA LAGRANGE PUSTERLA Presidente — PETTI Relatore  — DELLI PRISCOLI P. M. (conf.) — VENETA ASSICURAZIONI  (avv. Corsa) — IAIA e altri (avv. Lenzi).

Assicurazione — Assicurazione obbligatoria r.c.a. — Rischio assicurato — Fatto doloso del conducente —  Inclusione —  Esonero contrattuale della copertura assicurativa — Inopponibilità — Azione di rivalsa — Ammissibilità (C.c., artt. 1917, 2043, 2054 ; L. 24 dicembre 1969, n. 990, artt. 1, 18).

In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile sono inopponibili al danneggiato le clausole limitative della copertura alla responsabilità per i danni "involontariamente cagionati": l'assicuratore è, pertanto, obbligato, nei confronti dei terzi, al risarcimento dei danni derivanti da un incidente stradale doloso, salvo il diritto di ripetere, dall'assicurato o, se dal caso, dal terzo conducente, quanto versato al danneggiato .  (1)
 

(1) La Cassazione, chiamata ad esaminare il problema della estensibilità o meno, in regime di assicurazione obbligatoria r.c.a., della copertura assicurativa ai sinistri dolosamente cagionati, ritorna sul tema dei limiti opponibili all'oggetto del contratto di assicurazione e, in particolare, del significato delle clausole che limitano la copertura alla responsabilità derivante da "danni involontari". Le argomentazioni addotte a favore dell'estensione della garanzia ai danni provocati da azione dolosa si fondano sulla constatazione che l'assicurazione obbligatoria ha per oggetto la responsabilità prevista dall'art. 2054 C.c. il quale, in quanto derivazione dell'art. 2043 C.c., comprenderebbe anche i fatti dolosi. Viene poi richiamato l'art. 18 della legge 24 dicembre 1969 n. 990 e l'inopponibilità al danneggiato, che agisca direttamente nei confronti dell'assicuratore, delle eccezioni derivanti dal contratto.
Nell'aderire alla tesi dell'estensione della copertura assicurativa ai sinistri dolosi, la sentenza in commento si allinea alla soluzione già seguita da larga parte della giurisprudenza di merito (App. Milano, 29 aprile 1983, n. 610, in Rep. Giur. It., 1983, voce «Assicurazione (contratto di )», n. 166 e in Arch. Giur. Circolaz., 1983, 665; Trib. Milano, 9 febbraio 1981, in Rep. Giur. It., voce cit., n. 178 e in Arch. Giur. Circolaz., 1981, 525; Trib. Roma, 22 novembre 1978, in Riv. Giur. circ. e trasp., 1979, 610; Pret. Cava dei Tirreni, 6 ottobre 1978, in Rep. Giur. It., 1978, voce cit., n. 219 e in Resp. civ e prev., 1979, 237), oltre che dalla stessa Cassazione nell'unico precedente pubblicato (17 maggio 1982, n. 3038, in Rep. Giur. It., 1982, voce «Assicurazione (contratto di)», n. 150; in Foro it., 1982, I, 2196,  con nota di VIRGILIO ; in Arch. Giur. Circolaz., 1983, 32 ; in Arch. civ., 1983, 33 e in Resp. Civ. e Prev., 1982, 571; nello stesso senso, con riferimento al periodo anteriore all'entrata in vigore della legge sull'assicurazione obbligatoria r.c.a., Cass. 12 ottobre 1957, n. 3769, in Rep. Giur. It., 1957, voce cit., n. 50, 51).
Dall'esame delle decisioni che si sono pronunciate sull'argomento, se da un lato trova decisa conferma la tendenza della giurisprudenza a ridurre il più possibile le fattispecie non soggette alla normativa sull'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile, dal punto di vista dell'iter logico e giuridico seguito per ritenere operante la garanzia anche nel caso di fatti dolosi, non mi pare di poter affermare che le conclusioni cui perviene la Cassazione denotino un orientamento decisamente prevalente.
Il quesito se la copertura assicurativa operi anche nei casi in cui il fatto produttivo del danno sia stato commesso con dolo ripropone anzitutto il problema dell'interpretazione dell'art. 2054 C.c. La questione, poi, impone di  esaminare il dibattuto tema dell'applicabilità, in regime di assicurazione obbligatoria, dell'art. 1917 C.c. e quello, strettamente legato al primo, della natura del diritto esercitato dal danneggiato con l'azione diretta.
Va osservato che sia l'opinione seguita nella pronuncia sopra riportata, sia l'opinione contraria, fanno riferimento all'art. 1 della legge n. 990 ed al richiamo  in esso contenuto all'art. 2054 C.c. Come anticipato, la Cassazione, nella sentenza in epigrafe,  interpreta la citata norma codicistica come applicazione, alla fattispecie della <<circolazione dei veicoli>>, del principio generale posto dall'art. 2043 C.c. in tema di responsabilità extracontrattuale. Dato che la legge n. 990 estende l'obbligo dell'assicurazione ad ogni forma di responsabilità prevista dall'art. 2054 C.c. e che questo prescinde dalla qualificazione dell'elemento psicologico, l'assicurazione obbligatoria coprirebbe il rischio dell'azione dolosa. A suffragio di questa soluzione viene invocata la relazione Dosi al Senato sulla legge n. 990, in cui è testualmente detto: <<In relazione alle disposizioni contenute nell'art. 1, è stato sollevato il dubbio che l'assicurazione obbligatoria ricopra anche i danni dovuti a fatti dolosi del responsabile. A parere dello scrivente tale dubbio non risulta dal citato art. 1 che fa esplicito riferimento all'intero ambito della responsabilità prevista dall'art. 2054 C.c., il quale non esclude certo i danni dolosamente causati>> (Atti parlamentari, Senato, Legge V, IX Commissione Industria 1969, Doc. 895, 1, pag. 14).
L'opinione contraria all'operatività della garanzia nei casi di sinistro intenzionale fa anch'essa riferimento all'art. 1 della legge n. 990 ed al rinvio all'art. 2054 C.c., ma interpreta quest'ultimo nel senso che la responsabilità ivi prevista trova il suo fondamento nella presunzione di colpa del conducente: l'oggetto dell'assicurazione sarebbe limitato alla responsabilità colpevole, mentre la responsabilità fondata su azione dolosa non sarebbe garantita (Trib. Grosseto, 15 ottobre 1985, in Resp. civ.,1986, 169; Trib. Padova, 12 ottobre 1977, in Resp. Civ. e Prev., 1978, 709).
Non credo che possano trarsi argomenti utili dal rinvio che l'art. 1 della legge n. 990  compie all'art 2054 C.c.: il richiamo alla citata norma non sembra essere stato operato dal legislatore del 1969 per recepire la disciplina dettata dal Codice civile, ma, più semplicemente, per identificare la specie di responsabilità coperta dall'assicurazione obbligatoria, ovvero quella relativa alla circolazione dei veicoli. La legge, del resto, estende la copertura assicurativa ad ipotesi rispetto alle quali non vi è responsabilità ai sensi dell'art 2054 C. c., come, ad esempio, nel caso di circolazione avvenuta prohibente domino.
Inoltre, quanto al conclamato collegamento con i principi generali in materia di responsabilità aquiliana, non si può fare a meno di osservare che la responsabilità ex art. 2054 C. civ. tende ad essere collegata dalla stessa giurisprudenza al rischio della circolazione ed alla periclosità dello strumento usato e non alla colpa nella guida e, in generale, all'elemento soggettivo dell'azione. Nella prassi giurisprudenziale, infatti, la responsabilità del conducente viene esclusa quando risulta interrotto il nesso di causalità tra la circolazione e l'evento. Se l'articolo citato è applicato quale che sia l'elemento soggettivo dell'azione, ciò non avviene perché derivi il suo contenuto direttamente dal principio generale di cui all'art. 2043 C. civ.
Quanto al secondo problema, relativo all'inassicurabilità dei fatti dolosi ex art. 1917 C.c., la decisione in epigrafe se ne libera in modo sbrigativo richiamando le considerazioni svolte dalla citata sentenza n. 3038 del 1982.  Il riferimento al precedente della Cassazione non sembra soddisfacente: la particolarità della fattispecie allora esaminata dalla Suprema Corte non consente di trarre argomenti decisivi per superare lo scoglio della nullità del contratto che copra anche la responsabilità da azione dolosa dell'assicurato. Al contrario, nella pronuncia richiamata, la Suprema Corte osservava  che «l'esclusione dei fatti dolosi, contenuta nell'art. 1917 C.c. per l'assicurazione della responsabilità civile, riguarda soltanto i danni derivanti da fatti dolosi dell'assicurato, non anche quelli provocati dalle persone del cui fatto l'assicurato deve rispondere, risultando estesi al ramo della responsabilità civile i principi codificati in proposito dall'art. 1900 C.c.». La citata sentenza distingueva, quindi, a seconda che l'assicurato dovesse rispondere per fatto proprio o per fatto altrui e intendeva la norma che esclude la risarcibilità dei sinistri dolosi come riferimento al solo fatto volontario dello stesso assicurato, non al fatto doloso del terzo (nello stesso senso, Trib. Roma, 22 novembre 1978, cit. e Cass. 12 ottobre 1957, n. 3769, cit.).
In sintesi, secondo l'orientamento delineato dalla pronuncia del 1982, il rischio sarebbe senz'altro coperto dal contratto di assicurazione nel caso di azione dolosa commessa dal conducente che sia vincolato al proprietario-assicurato da un rapporto di dipendenza o di preposizione. Nel caso in cui il rapporto tra proprietario e conducente non sia di committenza e la vettura sia affidata per cortesia, il rischio relativo potrebbe ancora essere legittimamente assicurato argomentando dal fatto che il conducente è terzo estraneo al rapporto assicurativo : l'evento dannoso, in quanto non voluto dal contraente, rappresenterebbe pur sempre un fortuito, rientrante nel rischio assunto dall'assicuratore. Nell'ipotesi, invece, di sinistro dolosamente cagionato dall’assicurato stesso, sempre secondo l’orientamento seguito dalla Suprema Corte con la pronuncia del 1982, la copertura assicurativa non potrebbe operare: il rischio dedotto in contratto non è, evidentemente, il rischio del sinistro doloso.
Una simile impostazione conduce a soluzioni pratiche poco convincenti. Infatti, nel caso di sinistro dolosamente cagionato dall'assicurato, il danneggiato non avrebbe alcun interesse a provare il dolo, poiché in tal modo si priverebbe dell'azione nei confronti dell'assicuratore. Non si vede, poi, perché dovrebbe essere privilegiato chi viene danneggiato da un conducente non assicurato rispetto a chi viene danneggiato dallo stesso assicurato. Le  conclusioni cui si perviene sono in contrasto con la finalità di assegnare una tutela rafforzata alle vittime della circolazione, a meno di non ipotizzare, come è stato suggerito in dottrina (SCALFI, Dolo, colpa e fortuito, in Assicurazioni, 1980, I, 149),  l'intervento del Fondo di garanzia, quale strumento diretto ad assicurare l'indennizzabilità di tutti i possibili "casi residui", compreso quello del sinistro doloso dello stesso assicurato.
La distinzione operata dalla sentenza del 1982 viene abbandonata dalla pronuncia in commento in cui, nell'accogliere la tesi che reputa garantita l'azione dolosa, la Cassazione ammette, implicitamente, l'estensione della copertura assicurativa anche ai danni volontariamente cagionati dallo stesso assicurato. Ne consegue che l'affermazione secondo la quale l'art. 1917 C.c. si riferisce solo ai rapporti tra assicurato ed assicuratore non può che essere intesa in un significato diverso da quello accolto dalla precedente giurisprudenza. L'affermazione non vale più a separare fatto doloso dell'assicurato e fatto doloso di terzo del quale l'assicurato debba rispondere; vale, invece, ad introdurre una nuova distinzione tra il rapporto esclusivamente privatistico assicurato-assicuratore, per il quale valgono le norme generali in materia di contratto di assicurazione e il rapporto assicuratore-danneggiato, di natura pubblicistica e per il quale il richiamo alla disciplina del Codice civile non appare pertinente.
Le conseguenze di tale impostazione sono di notevole rilevanza. Occorre anzitutto ammettere che, con l’introduzione dell’azione diretta, si è determinata l’esistenza di due sfere di rapporti autonome, da un lato terzo danneggiato ed assicuratore, dall'altro assicuratore ed assicurato e che solo con riferimento a quest’ultima opera l'art. 1917 C.c.  Ne discende che l'assicurazione obbligatoria per i danni da circolazione dei veicoli a motore non può essere inquadrata integralmente nell'ambito dell'assicurazione della responsabilità civile: il rapporto tra assicuratore e danneggiato è sottoposto alla sola disciplina giuridica della legge n. 990, con l’ulteriore corollario che,  rispetto ad esso, il contratto di assicurazione si pone come semplice presupposto per il funzionamento della garanzia r.c.a.
In tal modo, si finisce per mettere l'avveramento del rischio nelle mani dell'assicurato e lasciare al suo arbitrio il verificarsi del fatto che genera l’obbligazione dell'assicuratore, ma  quest'ultimo avrà sempre diritto di rivalersi sull'assicurato stesso per il recupero della somma versata al danneggiato.
Alle conclusioni cui perviene la Cassazione con la sentenza in commento hanno aperto  la strada importanti contributi dottrinali. Partendo dalla premessa che l’assicurazione obbligatoria ha come obbiettivo preminente la tutela del terzo, la più attenta dottrina ha sottolineato come le finalità della legge impediscano di «far ricadere sulla vittima la conseguenza di un sinistro doloso, poiché, in tal caso, si dovrebbe concederle (paradossalmente) un potere di scelta circa il proprio investitore, onde evitare di subire discriminazioni a sé sfavorevoli» (esattamente in termini FRANZONI, Il terzo danneggiato nell’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile, Padova, 1986, 142 ; nello stesso senso COTTINO, I soggetti obbligati ed i rischi assicurati, in L'assicurazione dei veicoli a motore, Padova, 1977, 90).
Sempre nel senso che l’azione dolosa rientra nella garanzia della legge speciale, ma sotto una diversa angolatura, PARTESOTTI, Riforma  dell'assicurazione obbligatoria r.c. auto e natanti, in Nuove leggi civ.1978, 309 ss., il quale ravvisa nell’ipotesi in esame un’assicurazione infortuni e FANELLI, L'essenza dell'assicurazione obbligatoria automobilistica, in L’assicurazione dei veicoli a motore, cit., 15 ss, secondo il quale l’assicurazione opera come assicurazione sul danno, con la conseguenza che il danneggiato non assumerebbe la posizione di terzo, ma di vero e proprio assicurato, il cui diritto sorge ex art. 1981 C.c.
Ritiene che per il sinistro dolosamente cagionato la prestazione assicurativa sia esclusa SCALFI, Dolo, colpa e fortuito nell'assicurazione obbligatoria della r.c. auto, cit. Secondo l’autore la tutela della vittima della circolazione sarebbe realizzata in tal caso dal fondo di garanzia ai sensi dell’art. 19, comma 1, della legge n. 990, purché, naturalmente, l’interpretazione della norma non sia ristretta alla sua lettera, ma poggi sul suo scopo.
Altri autori hanno invece sostenuto che il sinistro doloso non produce un danno risarcibile dall’assicuratore, perché il contratto sarebbe nullo, per difetto di rischio, ex art. 1895 C.c. In tal senso le riflessioni di  GIANNINI - MARIANI, La responsabilità per i danni dalla circolazione dei veicoli, Milano, 1982, 48. Nel senso dell’irrisarcibilità del sinistro doloso si sono espressi anche DURANTE, Veicoli a motore, assicurazione obbligatoria, risarcimento del danno, Milano, 1972, 75 ss;  MARINELLI, Noterelle sul dolo dell'assicurato e dei dipendenti nell'assicurazione obbligatoria r.c.a., Id, 1976, I, 292 ; RIGOLINO BARBERIS, in nota a Cass. 17 maggio 1982, n. 3038, Resp. Civ. e Prev.., 1982, 592 e L'illecito commesso con dolo nel sistema della legge 24 dicembre 1969 n. 990, in Dir. e pratica assic., 1978, 561; COLOMBINI, Dolo e legge 990, in Arch. circolaz., 1979, 897.
 

Simona Matta