IL CASO WILLIAMS v. WALKER-THOMAS FURN. CO.

Le due branche dell'unconscionability sono bene illustrate nella nota sentenza WILLIAMS v. WALKER-THOMAS FURNITURE CO. (121U.S., D. Cir.1965).
L'appellante Mrs. Williams era una madre di sette figli in stato d'indigenza con un assegno mensile di $218. Aveva firmato un contratto con la ditta convocata in giudizio per la fornitura di elettrodomestici per un periodo di cinque anni, che includeva una serie di clausule di difficile comprensione. Queste stabilivano che la proprietà dei beni sarebbe rimasta all'azienda venditrice fino all'ultima rata. Nel caso di mancato versamento di una sola quota, la ditta avrebbe potuto riprendersi tutti i beni.Infatti il contratto prevedeva una clausula collaterale in base alla quale i pagamenti mensili coprivano il prezzo delle merci già vendute, ma su di esse la Walker Thomas manteneva una quota di proprietà, che le avrebbe consentito il recupero. Dal 1957 al 1962, la Williams acquistò numerosi beni e riuscì sempre a pagare le rate, nell'aprile del '62 comprò uno stereo, e dopo pochi mesi divenne inadempiente. L'azienda la citò in giudizio per riottenere tutti i beni.
La Corte della Columbia rigettò la domanda in quanto considerava il contratto unconscious facendo riferimento alla §2-302 dello U.C.C. Bisogna specificare che il Code al momento della formazione del contratto non era ancora stato adottato in quel distretto. Viene citato dai giudici nel commento in quanto :" in assenza di una specifica disciplina, consideriamo l'adozione della §2-302 una guida convincente per seguire quei casi da cui la stessa sezione è derivata. In accordo con quella riteniamo presenti nella formalizzazione gli elementi che caratterizzano l'unconscionability e perciò il ricorso dell'azienda viene respinto."
Il giudice Wright descrisse l'unconscionability in questo modo:"come assenza di meaningful choice- di una scelta ben ragionata- di una parte, collegata a termini contrattuali, irragionevolmente favorevoli alla controparte. Se una riflessione di quel tipo è presente in quel particolare caso lo si può solo determinare in base alle circostanze, che stanno intorno alla transazione. Spesso la mancanza di ragionevolezza nella scelta è spiegabile con una grossa ineguaglianza nel potere contrattuale. Anche la tecnica contrattuale è rilevante. Di solito se una persona firma un accordo senza conoscerne appieno i termini dovrebbe sapere di assumere su di sé i rischi di un contratto unilaterale. Ma quando essa appartiene ad una classe sociale con potere contrattuale limitato, entra in un accordo iniquo ed irragionevole, allora le regole fondamentali secondo cui i termini dei negozi una volta sottoscritti non si discutono, non può essere applicata."
Dal commento del caso risulta perfettamente chiaro che l'unconscionability deve scaturire da due diverse fonti: dalla negoziazione e dai termini dell'accordo. Per quanto riguarda l'aspetto procedurale, non ci sono dubbi sull'applicazione della §2-302. Il caso si riferisce a quella che Davenport definisce :" l'assenso ottenuto per ignoranza o negligenza di una parte conosciuta dalla controparte." Questa categoria di persone ed i casi in cui essa si trova coinvolta, è considerata dalle Corti con più indulgenza. Basandosi sul presupposto di una lack of meaningful choice, interpretata in maniera differente a seconda dei casi, fino a diventare sinonimo dell'unconscionability.

Ritorna alla prima pagina.