LA SENTENZA HUME V. UNITED STATES.

Nel 1886, la Court of Claims riformò un contratto concluso dal Dipartimento degli Interni invocando un errore di comprensione. Quest'ultimo era in trattative per l'acquisto di bende per l'ospedale di Washington, ma si sbagliò nella determinazione del costo per "pound" delle materie da acquistare.
Il Governo, accortosi in un secondo momento che il prezzo sul libero mercato era minore di quello praticatogli da HUME, chiese l'annullamento dell'accordo. La Corte lo concesse, in quanto riconobbe tale contratto fondato su errore ed ignoranza, senza dover ricorrere alla giurisdizione dell'equity, poiché le Corti di common law rifiutavano di concedere l'adempimento coattivo se contrario alla politica pubblica dell'onestà, del giusto commercio, e della buona morale.
La sentenza risulta interessante per due ordini di ragioni: in primo luogo questa decisione sembra presagire l' analitica struttura, che sarà proposta da A.A.Leff un secolo più tardi,della divisione fra procedural / substantive unconscionability.
La Court of Claims reputò il prezzo di per sè ingiusto, non ritenendo necessario considerare in che modo si fosse giunti al risultato. Si apriva una discussione dottrinale ancor oggi non conclusa: se la teoria dell' unconscionability comprenda sia aspetti legati alla condotta contrattuale sia specifiche clausule reputate di per sè inique. In secondo luogo perchè si utilizzò per la prima volta la teoria dell'unconscionability anche per un contratto governativo.

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