LE CORTI DI COMMON LAW

Benchè dal XVI° secolo anche le Corti di common law avessero accordato rimedi in caso di frode e di vessatorietà delle clausule scritte, tuttavia non avevano sviluppato una dottrina completa sull'unconscionability.
Erano incapaci di negare l'adempimento basandosi unicamente sul rispetto del concetto di inadeguatezza della giustizia all'interno di un contratto.
Significative le affermazioni di Corbin : "C'era sufficiente flessibilità nei concetti di fraud , duress, misrepresentation and undue influence, da permettere alle Corti di invalidare il contratto
per diversi e rilevanti fattori", senza dover far ricorso a nuovi concetti e teorie.
Alcune decisioni furono basate sul comportamento assunto dalle Corti d'equity: in particolare nei casi di relazioni fiduciarie fra principale ed agente, cliente ed avvocato. Se un appartenente a queste categorie concludeva un contratto con il suo beneficiario su materie concernenti il loro diretto rapporto, le Corti richiedevano espressamente che tutte le clausole fossero giuste e che l'assenso del beneficiario fosse dato nel momento in cui acquisiva piena conoscenza dei contenuti d ella transazione. Nel caso JAMES v. MORGAN (Rev.111.83 E.R. 323,1675) la Corte diede ragione ad uno sfortunato compratore di cavalli che non capì il valore astronomico richiestogli per l'acquisto dell'animale e, perciò acconsentì al pagamento di una somma sproporzionata. La Corte decise per l'annullamento della transazione, basandosi sul gross misunderstanding, (mancata comprensione), da parte del compratore ed aprì una nuova strada, ripresa due secoli più tardi dalla Court of Claims in UNITED STATES v. HUME(132 U.S. 406,1889).
Dalle due ultime sentenze si evince che un grosso errore, o incomprensione sul prezzo, comportava una protezione da parte delle Corti senza la necessità di manipolare le dottrine tradizionali.
Tuttavia la maggioranza delle decisioni continuò a riflettere la propensione dei giudici ad operare entro i confini del sistema classico, almeno fino alla metà del XX° secolo. Se da un lato le Corti enfatizzavano la libertà contrattuale, dall' altro non abbandonavano l'idea di controllare il processo di formazione del contratto ed il suo contenuto tecnico-giuridico. Decidevano sulla falsariga dell'uso flessibile di concetti quali : violenza, frode, indebita influenza, contrarietà all'ordine pubblico.
Tali soluzioni, anche se producevano giustizia per i singoli casi, tuttavia col passare del tempo e l'acquisizione di una crescente sensibilità per i diritti dei più deboli, dovevano necessariamente evolversi per ovviare al clima di generale incertezza e di confusione dominante nelle corti giudiziarie.

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