RIMEDI EX §2-302.

Quando le Corti d'equity trovavano un contratto iniquo, rifiutavano la richiesta di specifico adempimento o ne permettevano la rescissione. Risarcimenti danni non erano contemplati e concessi.
I provvedimenti adottati oggi non differiscono di molto. La § 2-302 concede alle Corti un ampio raggio nella determinazione dei rimedi da approntare in caso di iniquità all'interno di un contratto: " la Corte può rifiutare l'adempimento coattivo di un accordo, oppure può concederlo solo in parte eliminando la clausula iniqua, oppure può limitare l'applicazione di qualsiasi clausula per evitare dei risultati ingiusti." Questo è ovviamente un rimedio dell'equity e, come la Corte Suprema statuisce, " se l'accordo è irragionevole o iniquo, ma non annullabile per frode, la Corte potrà concedere alla parte che fa ricorso per annullamento solo i danni, non in accordo col significato letterale, ma perchè ne ha diritto in base alle norme dell'equity."
I giudici si trovano di fronte a più alternative. Raramente hanno concesso la rescissione in toto.Le possibilità dell'utilizzo delle varie soluzioni dipendono essenzialmente dalla volontà della parti di accordarsi. I giudici sono restii a annullare una transazione per non squilibrare troppo il mercato degli scambi. Preferiscono invalidare il singolo termine.
Quando una clausula offensiva di rinuncia ad una garanzia, in contrasto con l'intero contratto, viene portata all'attenzione della Corte , il giudice è nella posizione di permettere l'adempimento come se la clausula in questione non fosse mai esistita. La situazione è più complessa quando alla Corte è richiesta una soluzione per un prezzo troppo alto. La linea da seguire viene indicata nello stesso U.C.C., in cui prevale il potere di limitare ogni termine che possa produrre un risultato ingiusto. Nel 1663 una Corte inglese ha introdotto per la prima volta un ulteriore rimedio in caso di un prezzo esorbitante: la possibilità di dar luogo all'accordo pagando un equo corrispettivo del bene. Le Corti in America hanno recepito il suggerimento, soprattutto quando il contratto ha già avuto parziale esecuzione.
Una volta deciso che il contratto può essere riformato, si devono stabilire i possibili risultati del nuovo. In alcuni casi, non parlando di rimedi in senso stretto, la teoria dell'unconscionability è stata usata per sostenere che l'interpretazione di una particolare condizione possa in un certo modo considerarsi una riforma.
Le soluzioni fin qui proposte sono tutte dirette ad eliminare gli effetti negativi, non per infliggere risarcimenti danni. White e Summers ritengono invece che provvedere anche in quella direzione sarebbe necessario. Ci sono due scogli da superare. Nell'ordine: i danni non sono di solito concessi nelle azioni di rottura contrattuale. L'unconscionability non riguarda propriamente la frattura del rapporto, si avvicina maggiormente alla frode, che rende un accordo annullabile e non soggetto ad esecuzione forzata, e può esser considerata come una sua "naturale" estensione. Il secondo, lo pone direttamente il Code alla § 1-106 :" non si possono accordare risarcimenti danni né conseguenziali, né speciali o penali eccetto quelli specifici dell'atto o di un'altra norma di legge." La § 2-302 non prevede esplicitamenete alcun risarcimento per le vittime di contratti iniqui; per questo molte Corti lo hanno negato.Inoltre, la Corte, concedendo l'adempimento dell'accordo senza la particolare clausola oggetto del contenzioso, può in quel modo indirettamente risarcire i danni alla parte debole.

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