LO UNIFORM COMMERCIAL CODE.

La Corte Suprema degli Stati Uniti e molte State Courts hanno eretto solide barriere nei confronti dei rimedi chiesti per i creditori inadempienti, in presenza di "unconscionability."
Anche se norme dello Stato controllano le regole del commercio, senza dubbio la risposta più importante è nata dalla Permanent Editorial Board dell'American Law Institute, che tenta di ampliare e generalizzare il concetto di unconscionability e lo introduce all'interno di un Code:lo UNIFORM COMMERCIAL CODE, che si dovrà applicare al fine di: "semplificare, chiarificare e modernizzare le leggi che regolano le transazioni commerciali", uniformando le varie giurisdizioni.
Il testo ufficiale viene redatto nel 1952. Nel 1953 entra in vigore in Pennsylvania, il primo Stato dell' Unione ad adottarlo. Al Code è allegato il commento ufficiale revisionato nel 1958, emendato nel '62 e nel 72.
Tra il '57 ed il '67 tutti gli Stati, ad eccezione della Louisiana (appartenente all' area della civil law), lo introducono.
Lo Uniform Commercial Code consta di nove articoli, ma citando Calamari e Perillo :"poche, se non nessun' altra sezione del codice ha attirato più attenzione di questa disposizione sull'unconscionability".
La norma in questione è contenuta nel secondo libro : Sales.
SECTION 2-302.
(1) If the court as a matter of law finds the contract or any clause of the contract to have been unconscionable at the time it was made the court may refuse to enforce the contract, or it may enforce the remainder of the contract without the unconscionable clause, or it may so limit the application of any unconscionable clause as to avoid any unconscionable result.
(2) When it is claimed or appears to the court that the contract or any clause thereof may be unconscionable the parties shall afforded a reasonable opportunity to present evidence as to its commercial settings, purpose and effect to aid the court in making the determination.
Questa regola vale indipendentemente dal fatto che la clausula contestata sia contenuta o assente nelle condizioni generali, e si applica sia nei negozi conclusi fra imprenditori commerciali che fra privati.
Benchè sia stata emanata esclusivamente per contratti di compravendita, ha trovato applicazione anche in altri tipi di transazioni previste dallo U.C.C., con la motivazione che la disciplina deve considerarsi dichiaratoria di un preesistente principio (già presente nelle decisioni della Chancery Court), e perciò applicabile "erga omnes".
Infatti, la previsione dello U.C.C. sull' unconscionability doveva non solo permettere alle Corti di annullare gli accordi, a cui avevano già negato l'applicazione ricorrendo alle tradizionali dottrine di common law, ma anche ad ottenere una fusione fra le due.
Tuttavia, il significato preciso del termine unconscionability non si trova nel testo. Si tratta di una clausula generale che, per il suo carattere indefinito, ha dato adito ad una letteratura voluminosa e critica nei confronti dei suoi compilatori. Lo stesso commento ufficiale rinuncia ad una precisa definizione, preferendo illustrare le ragioni che hanno spinto i compilatori alla sua redazione.
Prosegue fornendo un parametro di misura, un basic test, per determinare la presenza di unconscionability: "ogni qual volta, alla luce del generale ambiente commerciale e delle specifiche esigenze del rapporto contrattuale, le clausule sono a tal punto unilaterali - recte one sided - da apparire ingiuste nell'ambito della situazione esistente al momento della conclusione del contratto".
Ciò che la Corte non può fare è trovare, come dato di legge, che l'iniquità è sorta in un momento successivo alla formazione dell'accordo. Rimandiamo al riguardo alla decisione UNITED STATES v. HUME,
in cui la Corte ha rivolto la sua attenzione al prezzo degli oggetti al momento della formazione dell'accordo, prima di dichiararlo unconscious. Constatiamo che, anche se alcuni eventi succesivi possono rendere un contratto iniquo, l'elemento costitutivo e qualificante dell'unconscionability deve essere presente fin dall'inizio. Quando eventi successivi modificano il contratto fino ad arrivare ad una connotazione di iniquità, l'unconscionability è irrilevante, ma si possono invocare altri rimedi, fra cui il ricorso alla buona fede. I giudici devono invece valutare gli usi e le condotte commerciali tipiche del luogo e del tempo della conclusione dell'accordo.
Il commento ufficiale si conclude con l'esemplificazione del proposito della sezione:"the prevention of the oppression and unfair surprise e non la prevenzione di una distorta distribuzione del rischio a causa di un superiore potere contrattuale." Questi termini hanno dato luogo ad una distinzione, proposta da A. Leff, fra due tipi di abusi che possono / devono essere presenti nel contratto, substantive (unfair surprise) e procedural(oppression) unconscionability.
Al secondo capoverso, enuncia i rimedi applicabili : "..la Corte, a sua discrezione, può rifiutare l'adempimento specifico del contratto nella sua interezza se unconscious, oppure annullare una o più clausule che sono contrarie allo scopo essenziale dell'accordo,o semplicemente limitarne gli effetti per evitare risultati iniqui." Si aggiunga poi che "..la sezione si rivolge alla Corte e la decisione deve essere presa da questa, non dalla giuria popolare",sottolineando che la determinazione sull'unconscionability è una question of law, not a fact, in quanto non esiste un diritto costituzionalmente riconosciuto di ottenere un procedimento con giuria.

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