LA SENTENZA NATIONAL WESTMINSTER BANK v. MORGAN.

(1 All.E.R. 821, 1985.) I fatti sono i seguenti: Mr Morgan, un uomo d' affari più ottimista che avveduto, attraversava un momento di gravi difficoltà finanziarie. La casa, in comproprietà con la moglie, era gravata da un'ipoteca della Abbey National Building Society, che minacciava, in caso di mancato pagamento del mutuo di far decadere il diritto di riscatto dei coniugi. Il marito, per reperire i fondi necessari convinse la National Westminster Bank ad acquistare l'ipoteca originaria, nella speranza che gli affari potessero migliorare a breve termine.
La casa fu gravata di un ulteriore onere in favore della banca, che prevedeva la copertura di tutte le responsabilità presenti e future di Morgan, sebbene l'intenzione iniziale fosse quella di rifinanziare l'ipoteca sulla casa e di coprire i debiti. Il direttore della banca si recò a casa dei Morgan per discuterne con la moglie. Durante l'incontro, la donna chiese al marito di allontanarsi e confidò di non nutrire particolare fiducia negli affari del coniuge, e che non era convinta dell'opportunità dell'atto.
Il direttore la rassicurò, ma non precisò che la garanzia serviva non solo a rifinanziare l'ipoteca, ma anche a coprire illimitatamente i debiti commerciali del marito. Dopo poco tempo Mr.Morgan morì, avendo saldato i debiti con la società di costruzioni, ma non quello con l'istituto di credito, che fu immessa nel possesso di casa. La moglie impugnò l'ordine d'immissione, contestando il fatto che lei aveva assunto l'impegno a causa dell'influenza illegittima esercitata dalla banca, e che di conseguenza quell'atto doveva essere annullato.
La Country Court dichiarò che la National Westminster Bank non aveva esercitato alcuna pressione sostanziale, che non esisteva un rapporto fiduciario con Ms. Morgan, e che il contratto non era svantaggioso in quanto aveva scongiurato il rischio di evizione da parte della Abbey National Building Society.
In appello, i legali della banca sostennero che il contratto in quel momento non era svantaggioso in quanto era l'unico rimedio per salvare la casa. Il fatto che il marito alla sua morte avesse saldato i debiti con la Abbey dimostrava come la signora Morgan non aveva ricevuto alcun danno dall'accordo. Che il funzionario bancario si fosse sbagliato ad informare la signora sull'estensione della garanzia era irrilevante, ai fini della determinazione della presenza dell'influenza indebita.
La Corte d'appello diede ragione alla vedova. Ritenendo, allo stesso modo di Sir Eric Sachs nel caso BUNDY, che la repressione di ipotesi nelle quali una parte approfitta a danno di un'altra in un rapporto di fiduciario, fosse una questione di ordine pubblico - public policy.
In questo caso, le condizioni dell'accordo di garanzia avevano costituito un abuso di confidenza, avendo reso Ms. Morgan illimitatamente responsabile per tutti i debiti del marito. Inoltre, il rapporto banca - cliente aveva originato un obbligo di fedeltà, che quella non aveva adempiuto, anzi il funzionario aveva concluso un contratto a lui totalmente favorevole. I giudici ritennero di ravvedere un'ipotesi di indebita influenza, nel momento che la donna aveva chiesto un consiglio al direttore.
Il caso finì davanti alla House of Lords. Lord Scarman, nella motivazione riprese il concetto sull'opportunità di una generale dottrina sull'ineguaglianza del potere contrattuale, fermo restando che, solo in presenza di ulteriori elementi, può invalidarsi un contratto. Pose con enfasi l'accento sulla libertà contrattuale piuttosto che curarsi della protezione dei più deboli, dimostrando così la propensione delle Corti inglesi a preferire, ai fini della motivazione, una dottrina che conduca magari agli stessi risultati di quella generale e radicale espressa da Lord Denning, ma per una strada più semplice e diretta. La maggioranza dei giudici ha preferito una posizione più ortodossa: riconoscendo che l'undue influence detiene sufficiente autorità per invalidare un contratto.

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