INEGUAGLIANZA DEL POTERE CONTRATTUALE.

I disparati interventi delle Corti d'equity per casi di coartazione: dall'indebita influenza ai contratti a condizioni inique, sono stati al centro di una discussione giurisprudenziale vertente sull'opportunità o meno di una teoria generalmente applicabile, avendo a modello la previsione dello U.C.C. americano.
I due poli sono evidenziati da Lord Denning che, in occasione della sentenza LLOYDS BANK v. BUNDY, propone di accorpare i casi analoghi in un unico principio generale, che ricomprenda in sé tutte le ipotesi di ineguaglianza del potere contrattuale - inequality of bargaining power -. Qualsiasi negozio stipulato in condizioni di non parità di potere contrattuale, si può annullare, se le sue condizioni sono particolarmente inique, e se la parte non ha compreso pienamente la propria posizione o gli effetti diretti ed indotti.
Per contro il Professor Sealy teme la generalizzazione di questo concetto ed il suo utilizzo nell'ambito di interventi giurisdizionali disomogenei. Tendenza che era già stata (quasi) profeticamente avvertita da Chesire e Fifoot, che affermavano:"è possibile che un giorno una Corte possa coraggiosamente utilizzare questa teoria come trampolino per nuovi sviluppi." Non è chiaro, sempre secondo Sealy, se quegli sviluppi possano recare vantaggi, che non minino le regole fondamentali del mercato. Naturalmente esistono dei casi in cui è corretto verificare l'uguaglianza del potere contrattuale per determinare se un negozio, da quel punto di vista, è legittimo ed onesto. Di conseguenza si possono trovare delle pronunce nelle quali le Corti hanno annullato un contratto che era stato stipulato in condizioni di forte disparità, in modo tale che, si potesse ritenere che la parte più forte avesse dettato le condizioni a quella più debole.
Lord Denning prese spunto da questa sentenza per una riflessione più generale sulla possibilità di aggregare cinque situazioni, in cui le Corti possono interferire nell'adempimento del contratto in un unico principio : quando le parti non si sono incontrate su uno stesso livello contrattuale, per cui non è giusto che la parte più forte possa "spingere quella più debole con le spalle al muro".
"Riassumendo - prosegue Lord Denning - mi sembra che tutte queste considerazioni si riconducano ad un unico discorso, che attiene all'ineguaglianza del potere contrattuale. Il diritto inglese concede un rimedio a chi, non avendo potuto disporre di un parere indipendente, stipula un contratto per lui molto svantaggioso; o trasferisce la proprietà di un suo bene sulla base di un corrispettivo del tutto inadeguato, quando il suo potere contrattuale è pesantemente limitato dall'urgenza dei suoi bisogni o desideri, dall'ignoranza o infermità, associate all'influenza o alle pressioni che lo spingono a compiere un atto che dia beneficio ad un altro.
Quando uso la parola "indebita", non intendo dire che il principio dipende dalla prova di un male. Colui che ha stipulato, ottenendo un profitto illecito, può averlo fatto esclusivamente per egoismo senza avere coscienza del danno provocato all'altro. Ho intenzionalmente evitato ogni riferimento ad una volontà dominata o sopraffatta da un'altra. Chi versa in uno stato di bisogno, può coscientemente stipulare un contratto svantaggioso, al solo fine di uscire dalla situazione in cui è coinvolto. Ancora, non intendo dire che ogni negozio è automaticamente valido per il solo fatto che una parte ha ricevuto un parere indipendente. Ma l'assenza dello stesso è sempre fatale."
Il tema proposto da questa sentenza ha generato, negli anni seguenti, un lungo dibattito dalla House of Lords.
Riscontrabile siamo nel 1966, nella decisione SCHROEDER v. MACAULAY, concernente un accordo per l'esclusiva pubblicazione tra le parti.
La proposta avanza da Lord Denning ed in parte sostenuta dalla House of Lords, è stata ridimensionata da una sentenza più recente: NATIONAL WESTMINSTER BANK v. MORGAN, in cui i giudici hanno fatto ricorso ad un'analisi più tradizionale; suggerendo di sottoporre il problema dell'opportunità di una normativa generale all'attenzione del Parlamento.
I giudici hanno indirizzato il loro commento essenzialmente sugli aspetti procedurali, specificatamente nei casi citati, nella mancanza di un parere indipendente, che avrebbe suggerito alla parte soccombente di sottoscrivere il contratto in presenza di altre condizioni. Dalle note del giudice Sachs, nella sentenza Bundy, emerge come unico avvertimento che un consulente avrebbe potuto fornire quello di non firmare. Il caso Bundy non è però così raro come si potrebbe pensare, riguardando la totale unilateralità dell'interesse allo scambio, motivo importante e presente anche nella sentenza Morgan.
C'è poi un elemento di circolarità nel ricondurre questa casistica all'ineguaglianza procedurale. Il fatto è che, in casi analoghi, il punto di rottura della giustizia nella formazione dell'accordo risulta dall'interferenza dell'inadeguatezza della consideration o dalla presenza dell'undue influence.
Cercare di separare i due tipi di ineguaglianza porta ad una maggiore confusione, piuttosto che a delle linee di demarcazione precise. Secondo ATIYAH non è più possibile accettare, senza serie motivazioni, l'idea che la legge odierna concerne solamente il procedimento di formazione del contratto e non influenza i suoi risultati.
Resta da chiedersi se ci siano degli accordi manifestamente ingiusti, che le Corti non possono annullare con qualcuna delle pre-esistenti dottrine. Secondo lo studioso Beale si debbono distinguere i casi di indebita influenza dall'ineguaglianza del potere contrattuale. Nella vicenda Bundy registriamo che la seconda dottrina non richiede la presenza di un rapporto di confidenza o di fiducia fra le parti; e che la prima non deve essere provata come fatto; ma si presume, quando il potere contrattuale e le clausule sono inique o inadeguato l'interesse alla conclusione. Certamente le Corti valutano l'ingiustizia alla luce delle circostanze che sottintendono la firma dei singoli accordi, senza il velo d'ostilità mostrato da alcuni giudici nei confronti di un principio generale.
Appare altrettanto chiaro come una dottrina ampia ed omogenea abbia trovato un " terreno poco fertile " nelle decisioni della House of Lords.

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