IL CASO STEVENS v. FIDELITY CASUALTY CO.

Ha per oggetto una situazione in cui il consumatore era in una posizione nettamente svantaggiosa. Il defunto Steven aveva stipulato un' assicurazione sulla vita in favore della moglie, da una macchina automatica che si trovava all'aeroporto per i voli che avrebbe effettuato, prima di partire per un viaggio d'affari. Una tratta del ritorno venne cancellata a causa di avvenimenti inaspettati, ed un addetto al servizio aereo si attiv˛ per trovare un aero - taxi, che permettesse ai passaggeri di prendere la co incidenza per il ritorno. Il taxi disgraziatamente precipit˛. La compagnia d'assicurazione rifiut˛ di pagare il premio in quanto il contratto prevedeva la copertura solo in caso di voli con la stessa societÓ.
La Corte accolse le motivazioni della controparte e respinse la domanda. La donna ricorse in appello. La maggioranza della Corte Suprema decise che la clausula limitativa del risarcimento non doveva essere considerata, e che l'assicurazione doveva pagare il risarcimento per due ragioni. La polizza era ambigua riguardo a quali voli fossero "coperti" e quali no; perci˛ doveva essere letta contro il proponente. Inoltre il defunto poteva ragionevolmente supporre che l'assicurazione coprisse l'intero tragitto, incluso l'eventuale volo di emergenza, che non dipendeva dalla sua volontÓ, a meno di un'esplicita esclusione dal contratto standard.
Nell'adottare questa decisione la Corte ha enfatizzato le circostanze in cui il negozio Ŕ stato firmato. In quanto contratto d'adesione non consentiva la possibilitÓ di negoziare le singole clausule, il cliente non aveva quasi avuto il tempo di leggerlo, e anche se lo avesse fatto sarebbe stato certamente difficile capire quali voli fossero compresi.

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