ESEMPIO APPLICATIVO IN UNO STATO DELL' UNIONE: IN CALIFORNIA.

L'adozione dello Uniform Commercial Code da parte dei singoli stati dell'Unione è materia di competenza legislativa, la cui recezione può variare in relazione al loro regime generale.
In California la § 2-302 dello U.C.C. è stata incorporata nel Civil Code alla §1670.5 dopo un esteso dibattito. I difensori del Code premevano per la sua adozione in quanto era una norma già usata dalle corti d'equity, come in tutti gli altri Stati; la parte avversa reputava che si desse un potere troppo ampio ai giudici, soprattutto nella determinazione dell'indagine nei confronti della volontà delle parti.
Inoltre la common law era già era sufficientemente in grado di suggerire rimedi adeguati contro i contratti iniqui. Specificatamente le Corti potevano rifiutare l'adempimento coattivo a negozi che presentavano uno sproporzionato potere contrattuale per un contraente, e ad un tempo avevano sviluppato delle regole riguardo ai contratti d'adesione al fine di proteggere la parte debole. Garantendo così ai giudici la possibilità di operare direttamente in casi specifici, senza doversi nascondere dietro a sotterfugi legislativi e giudiziari; giustificando la loro posizione con l'espansione dei contratti standard sul mercato.
Il caso STEVEN v. FIDELITY & CASUALTY CO. del 1962, rappresenta uno dei più famosi decisi prima dell'adozione della § 2-302. Le ragioni adottate nella sentenza STEVEN rappresentano, in larga misura, le motivazioni addotte dalle Corti a sostegno dell'annullamento concesso nei casi di unconscionability.
E'presumibile che le cause del fallimento di una disciplina specifica, (lo U.C.C.), correvano gli anni fra il 1972 ed il 1976, siano da ricercare nella protezione accordata ai consumatori. In seguito a quei tentativi, la California adottò la terminologia dello U.C.C. § 2-302 nel 1979, come parte dell'Assembey Bill 510, un atto a protezione dei consumatori al fine di correggere gli abusi per i crediti sulla casa. Focalizzava situazioni ed esaminava accordi in cui i consumatori estendevano il loro credito dando in garanzia la propria abitazione, per poi perderne la proprietà quando non pagavano con puntualità.
Sempre nello stesso anno i legislatori trasposero la § 2-302 dello U.C.C. ed il suo commento nel Civil Code §1670.5, al fine di estenderne l'applicazione non solo alla vendita dei beni, ma ad ogni negozio in cui si riscontrassero i presupposti dell'unconscionability.
Anche se la legislazione statale si mostrò restia ad accettare la §2-302, i giudici californiani hanno riconosciuto che la sezione si poteva comparare allo sviluppo giurisdizionale della dottrina dell'unconscionability. In un rilevante numero di casi, le decisioni appaiono simili a quelle adottate negli altri Stati, che avevano recepito nella legislazione corrente la sezione 2-302. I giudici, per concedere l'annullamento di un contratto, richiedevano la presenza di entrambe le condizioni, la substantive e la procedural unconscionability, al momento della firma, e spesso lo negavano quando una mancava.
Tuttavia l'applicazione della dottrina, si differenzia in alcune particolari situazioni. Le Corti sono state particolarmente indulgenti nelle decisioni in cui sono coinvolti i commercianti. In linea con queste considerazioni preliminari, le più note decisioni californiane sul tema hanno avuto quali protagonisti contratti fra commercianti, che si sono succeduti davanti ai giudici con l'intento di convincerli che il negozio non solo involveva iniquità sostanziali, ma contemperava anche l'assenza di una scelta ragionata.
Due sono i casi che ci possono far comprendere con chiarezza la visione dei giudici. Il primo, che affronta l'analisi della sezione sull'unconscionability é A. & M. PRODUCER v. F.M.C. CORPORATION; seguito da BUCHWALD v. PARAMOUNT PICTURES CORP., del 1990.
Chiare esemplificazioni di un altro "sviamento" della Corte dalla linea dell'unconscionability, che prevedeva come la dottrina deve essere usata solo in senso negativo, per invalidare un accordo, e non in senso affermativo, senza concedere un rimedio positivo quale la rettifica del pagamento di una somma, come invece avvenne. La maggioranza dei casi dimostra che l' "uso offensivo" è una regola artificialmente imposta, basata su una semplicistica lettura della § 2-302 e non mette in pratica la teoria implicita, che rimane "nascosta" dietro la sezione.
Non si però affermare che le "distorsioni" californiane siano da intendersi esclusivamente in senso negativo. Idealmente possono essere istruttive per le altre Corti, e per coloro che si occuperanno dei problemi riguardanti l'unconscionability.

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