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Il danno da svalutazione

Con la sentenza in epigrafe la Cassazione torna a pronunciarsi in tema di risarcimento del danno da svalutazione per inadempimento di obbligazioni pecuniarie, allineandosi all'indirizzo giurisprudenziale prevalente, introdotto da Cass. Sez. U., 4 luglio 1979, n. 3776, in Giur.it., 1979, I, 1, 1410, in Foro it., 1979, I, 1168 e da Cass. Sez. U., 25 ottobre 1979, n. 5572, in Giur.it., 1980, I, 1, 452, e confermato con alcuni correttivi da Cass. Sez. U., 5 aprile 1986, n. 2368, ivi, 1986, I, 1, 1160, in Foro it., 1986, I, 1265, in Foro pad., 1988, I, 247. La massima che si è venuta consolidando in seguito a quest'ultima pronuncia esclude che la svalutazione monetaria possa giustificare, in sé, qualsiasi risarcimento automatico, avendo il creditore l'onere di provare il danno ulteriore subito in aggiunta a quello coperto dagli interessi legali ma ammette che, ai fini della prova, il giudice possa utilizzare presunzioni fondate su condizioni e qualità personali del creditore e sulle modalità di impiego del denaro coerenti con tali elementi, sempre che il creditore abbia fornito concreti elementi che permettano di individuare le suddette situazioni e non si limiti a dedurre il maggior danno. In tal senso si veda: Cass., 28 marzo 1990, n. 2531, in Giur.it., 1991, I, 1, 1078; Cass., 27 novembre 1989, n. 5138, ivi, 1990, I, 1, 762; Cass., 29 novembre 1988, n. 6430, in Rep.Foro it., 1988, voce "Danni civili", n. 248; Cass., 26 ottobre 1988, n. 5809, ibid., voce cit., n. 216; Cass., 4 novembre 1987, n. 8087, ivi, 1987, voce cit., n. 251; Cass., 11 febbraio 1987, n. 1492, ibid., voce cit., n. 248; Cass., 5 marzo 1987, n. 2312, ibid., voce cit., n. 246; Cass., 24 aprile 1987, n. 4011, ibid., voce cit., n. 230; Cass., 16 marzo 1987, n. 2690, ibid., voce cit., n. 240; Cass., 4 novembre 1987, n. 8087, in Giur.it., 1988, I, 1, 1172; Cass., 23 gennaio 1987, n. 633, in Rass.trib., 1987, II, 527, in Fisco, 1987, 3614; Cass., 26 febbraio 1986, n. 1212, in Foro pad., 1987, I, 221. Con queste pronunce si è realizzata una soluzione intermedia tra gli altri due estremi orientamenti giurisprudenziali: il primo, più rigoroso, riconosceva il "risarcimento ulteriore" solo a chi fornisse la prova specifica che per la somma non corrisposta era già stata predisposta una forma di investimento la cui redditività avrebbe ecceduto il tasso legale d'interessi, mentre il secondo, più permissivo, ammetteva senz'altro la rivalutazione automatica commisurata al tasso d'inflazione, salvo prova contraria o la prova del maggior danno. In ordine al primo indirizzo si veda: Cass., 11 gennaio 1951, n. 47, in Foro it., 1951, I, 163; Cass., 6 ottobre 1962, n. 2853, in Rep.Foro it., voce "Danni per inadempimento di contratto", n.12; Cass., 17 febbario 1961, n. 343, in Giust.civ., 1961, I, 808; Cass., 12 dicembre 1978, n. 5895, in Riv.not., 1979, 568; Cass., 5 agosto 1969, n. 2950, in Rep.Foro it., 1969, voce "Danni per inadempimento di contratto", n. 40; Cass., 13 luglio 1951, n. 1942, in Foro it., 1951, I, 1329; Cass., 14 ottobre 1960, n. 2744, in Rep.Foro it., 1960, voce "Danni per inadempimento di contratto", n.8; Cass., 19 settembre 1963, n. 2565, in Giust.civ., 1964, I, 135; Cass., 14 ottobre 1971, n.2889, in Rep. Foro it., 1971, voce "Danni civili", n. 20-21; Cass., 13 novembre 1970, n. 2381, in Giust.civ., 1971, I, 258. In ordine al secondo orientamento si veda: Cass., 11 gennaio 1988, n. 24, in Rep Foro it., 1988, voce "Danni civili", n. 220; Cass., 21 maggio 1988, n. 3556, ibid., voce cit., n. 210; Cass., 5 giugno 1985, n. 3356, in Foro it., 1985, I, 2239; Cass., 27 gennaio 1984, n. 651, in Arch.civ., 1984, 868; Cass., 7 gennaio 1983, n. 123, in Giust.civ., 1983, I, 766; Cass., 30 novembre 1978, n. 5670, in Giur.it., 1979, I, 1, 972.

Con la sentenza n. 2368 del 1986, cit., le Sezioni unite, pur escludendo in radice qualsiasi ipotesi di rivalutazione automatica del credito pecuniario, semplificano l'onere della prova attraverso presunzioni correlate a quattro categorie economiche socialmente significative (creditore esercente attività imprenditoriale, risparmiatore abituale, creditore occasionale , mero consumatore), a cui ricollegano, in via presuntiva, diversi criteri di quantificazione del danno. La pronuncia in epigrafe si inserisce senz'altro in quest'orientamento giurisprudenziale "intermedio" con la funzione di precisare che l'onere probatorio del creditore non è soddisfatto dalla dimostrazione della mera appartenenza ad una data categoria professionale ma deve essere corredata da elementi atti ad evidenziarne le propensioni economiche. In senso conforme: Cass., 1 marzo 1991, n. 2182, in Rep Foro it., voce "Danni civili", n. 220; Cass., 23 maggio 1989, n. 2472, ivi, 1989, voce cit., n. 211; Cass., 29 novembre 1988, n. 6430, in Giur.it., 1989, I, 1, 982; Cass., 19 ottobre 1988, n. 5681, in Rep.Foro it., 1988, voce "Danni civili", n. 209; Cass., 9 maggio 1988, n. 3400, ibid., voce cit., n. 211; Cass., 5 ottobre 1988, n. 5365, ibid., voce cit., n. 212; Cass., 3 ottobre 1988, n. 5338, ibid., voce cit., n. 213; Cass., 5 marzo 1987, n. 2312, ivi, 1987, voce cit., n. 246; Cass., 4 novembre 1987 , n. 8087, in Giur.it., 1988, I, 1, 1172; Cass., 23 gennaio 1987, n. 633, in Rass.trib., 1987, II, 527, in Fisco, 1987, 3614. In senso contrario: Cass., 27 luglio 1987, n. 6483, in Rep. Foro it., 1987, voce "Danni civili", n. 253; Cass., 26 febbraio 1986, n. 1212, in Foro pad., 1987, I, 221; App.Cagliari, 14 aprile 1988, in Riv.giur.sarda, 1990, 20.

In dottrina sull'argomento, andando a ritroso in ordine temporale, si veda: D.DE BENEDETTI, Art. 1224, 2o comma, c.c.: una coperta troppo corta?, in Giur.it., 1993, I, 1, 1962; L.D'ANDREA, Danno da inadempimento di obbligazioni pecuniarie, categorie creditorie e riforma dell'art. 1284 c.c., in Giur.it., 1991, I, 1, 1077; M.S.ROMANO, Recenti orientamenti in tema di svalutazione monetaria e "maggior danno", In Rass.dir.civ., 1991, 136; T.CAVALIERE, Note in tema di risarcimento del danno da svalutazione per inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, in Giur.it., 1990, I, 1, 761; M.EROLI, Tutti i creditori sono uguali ma i "modesti consumatori" sono meno uguali degli altri, in Giur.it., 1990, I, 1, 1279; A.DI MAJO, Interessi e svalutazione tra risparmiatori e pensionati, in Foro it., 1990, I, 431; P.TARTAGLIA, Risarcimento del danno da svalutazione monetaria: anno zero, in Riv.giur.sarda, 1989, 686; G.VALCAVI, A proposito del lucro del creditore nel risarcimento del danno in genere: sul tema degli interessi e della rivalutazione monetaria, in Foro it., 1989, I, 1988; S.DE MARINIS, Più recenti sviluppi della giurisprudenza delle sezioni unite in tema di impresa e danno da svalutazione monetaria nelle obbligazioni pecuniarie, in Riv.dir.comm., 1988, II, 309; G.CORSALINI, Categorie di creditori e presunzioni semplici nel risarcimento di "maggior danno" nelle obbligazioni pecuniarie, in Foro pad., 1988, I, 263; L.ATTOLICO, Le obbligazioni pecuniarie e le categorie creditorie, in Giust.civ., 1988, I, 1049; M.EROLI, Maggior danno risarcibile ed interessi legali, in Giur.it., 1988, I, 1 1981; P.TARTAGLIA, Il risarcimento non automatico del danno da svalutazione e le categorie creditorie, in Giust.civ., 1986, I, 1605; R.PARDOLESI, Le sezioni unite sui debiti di valuta e inflazione: orgoglio (teorico) e pregiudizio (pratico), in Foro it., 1986, I, 1265; B.INZITARI, La terza sentenza (n. 2368 del 1986) delle sezioni unite sul "maggior danno" nell'inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, in Giur.it., 1986, I, 1, 1161; E.DEL PRATO, Ritardo nell'adempimento di obbligazioni pecuniarie: nesso tra inflazione e danno, in Giur.it., 1986, I, 1, 219; R.PARDOLESI, nota a Cass., 5 giugno 1985, n. 3356, in Foro it., 1985, I, 2240; P.PAJARDI, La rivalutazione monetaria nei tribunali italiani. Statistiche, in Giur.it., 1984, IV, 321; G.BERNARDI, Sulla prova per la quantificazione del danno da svalutazione monetaria, in Riv.dir.civ., 1984, II, 445; S.DE LUCA, Ancora sui danni da svalutazione monetaria, in Giust.civ., 1984, I, 956; A.DI MAJO, Svalutazione monetaria e risarcimento del danno (un passo avanti e due indietro), in Giust.civ., 1983, I, 776; B.INZITARI, Interessi legali e maggior danno: storia di una vicenda contrattuale, in Pol.del dir., 1979, 561; A. DI MAJO, Danno da svalutazione e categorie creditorie, in Giur.it., 1979, IV, 193; C.M.BIANCA, Il danno da svalutazione monetaria, in Giur.it., 1979, IV, 129. Naturalmente la precedente bibliografia va integrata con i trattati e le voci enciclopediche in materia. In particolare si veda: B.INZITARI, La moneta, in Trattato di dir. comm. e di dir. pubbl. dell'economia, diretto da F.Galgano, VI, Padova, 1983; G.VISINTINI-L.CABELLA PISU, L'inadempimento delle obbligazioni, in Trattato di dir. priv., a cura di P.Rescigno, IX, Torino, 1984, 214 ss.; C.M.BIANCA, Dell'inadempimento delle obbligazioni, in Comm. cod. civ., diretto da Scialoja e Branca, art. 1218-1229, Bologna-Roma, 1979, 334 ss.; G.CARLI-F.CAPRIGLIONE, Inflazione e ordinamento giuridico, Milano, 1981; R.MICCIO, Delle obbligazioni in generale, in Comm. cod. civ., dell'Utet, IV, I, Torino, 1982, 322 ss.; E.DI MAJO, Obbligazioni pecuniarie, in Enc. dir., XXIX, Milano, 1979, 222 ss.; N. DISTASO, Somma di denaro (debito di), in Noviss. dig. it., XVII, Torino, 1970, 867 ss.

Note

1 L'affermazione fatta nel testo sembra in aperto contrasto con Cass., 15 gennaio 1973, n. 126, in Giur.it., 1974, I, 1, 1573 che ha ricondotto la modifica del contratto di agenzia in corso tra le parti, così come proposta dal preponente, al comportamento dell'oblato che aveva continuato ad eseguire la propria attività. La soluzione della Corte non è condivisibile in quanto la rilevanza del comportamento esecutivo dell'oblato attiene al momento perfezionativo del contratto e non quello modificativo dello stesso ma può essere giustificata dal fatto che il contratto d'agenzia era un contratto di durata a tempo indeterminato e quindi la proposta di modifica poteva essere interpretata come un recesso unilaterale seguito da una proposta di conclusione di un contratto nuovo a provvigioni modificate rispetto al precedente. A seguito di una tale interpretazione il caso presenta non poche similitudini con quello in esame: in entrambe le ipotesi concrete il comportamento esecutivo dell'oblato acquista rilevanza in quanto esecuzione di una prestazione cui non era tenuto ma soltanto autorizzato e che lo vincola, pertanto, al regolamento contrattuale predisposto dal proponente. Sul diverso valore del silenzio tra modifica del contratto e conclusione dello stesso si veda C.M.MAZZONI, Il silenzio come comportamento modificativo del rapporto contrattuale, in Giur.it., 1974, I, 1, 1573; V.CARBONE, Il diverso valore del silenzio tra conclusione del contratto e modifica dello stesso, in Corr. giur., 1993, 1181; SCHLESINGER, Sui poteri di modificazione (ius variandi) del rapporto contrattuale, in Giur.comm., 1992, 18 ss.

2 La Cassazione ripete infatti la massima ricorrente secondo la quale "l'art. 1327 c.c. costituisce un temperamento ai principi dell'art. 1326 c.c. sulla conclusione del contratto e prevede che ove la prestazione per richiesta del proponente o per la natura dell'affare o secondo gli usi debba eseguirsi senza una preventiva risposta, il contratto si intende concluso nel momento e nel luogo in cui si è iniziata l'esecuzione".