PROPOSTA, CONTROPROPOSTA E FORUM CONTRACTUS

di Francesco Bella
 
 


 






Intestazione - Rubrica - Massima - Nota
 
 

Cassazione Civile, II Sezione, 18 marzo 1999, n. 2472 - Baldassare Presidente - Napoletano Relatore - Palmieri P.M. - American Eagle s.r.l. (avv.ti Mantovani, Panariti) - Calzaturificio Duedy s.r.l. (avv.ti Fasano, Santoro)

Obbligazioni e contratti - Contratto di compravendita concluso a distanza - Regolamento di comptenza

Ai sensi e per gli effetti dell'art. 1326, ultimo comma, c.c., una accettazione non conforme alla proposta equivale a nuova proposta. E' pertanto necessario l'incontro e la fusione di una proposta e di una accettazione perfettamente coincidenti sia per le clausole principali che per quelle accessorie. Di conseguenza il forum contractus si radica nel luogo in cui giunge l'accettazione definitiva, senza ulteriori modifiche, all'ultima controproposta.(1)

(1) Il fatto in sostanza è il seguente. La American Eagle srl, con sede in Vigevano, citava in giudizio avanti al Tribunale della medesima città, la Calzaturificio Duedy, con sede in Casarano (LE), per sentirla condannare al risarcimento dei danni conseguenti all'inadempimento di un contratto di compravendita di un quantitativo di calzature. Il Giudicante di primo grado dichiarava la propria incompetenza per territorio, in quanto riteneva competente il Tribunale di Lecce, innanzi al quale rimetteva le parti, poichè il contratto tra le due società doveva ritenersi concluso in Casarano (LE). Tale decisione veniva presa in quanto il giudice di primo grado aveva considerato che l'accordo tra le parti si era perfezionato non quando a Vigevano era giunta l'accettazione da parte della convenuta della proposta di acquisto inviatale dall'attrice, ma quando, in data 2 luglio 1992, alla convenuta era pervenuta in Casarano l'accettazione da parte dell'attrice della sua controproposta.

Avverso tale decisione la American Eagle proponeva ricorso per regolamento di competenza innanzi alla Corte di Cassazione sostenendo che le ulteriori precisazioni contenute nel fax del 1 luglio 1992 non erano tali da configurare una controproposta della Calzaturificio Duedy e, comunque, la stessa comunicazione conteneva una prima ed incondizionata accettazione anche di tali prestazioni.

La Suprema Corte, confermando la sentenza del Tribunale di Vigevano, respingeva il ricorso così presentato. Infatti, il ragionamento seguito dalla Cassazione è stato quello secondo il quale, alla luce dei documenti prodotti in causa, l'accettazione della Calzaturificio Duedy non era incondizionata, ma subordinata ad ulteriori e diverse condizioni (apposizione sulla merce di un marchio personalizzato; accertamento dell'onere della relativa spesa da parte della società proponente...) che quindi modificavano la proposta originaria in una nuova offerta che necessitava, in quanto tale, di accettazione. Pertanto, perchè il contratto potesse dirsi concluso era necessaria l'accettazione di tali ulteriori condizioni da parte dell'American Eagle la quale, accettando la controproposta così avanzata con fax 2 luglio 1992 inviato alla società pugliese, radicava il forum contractus in Casarano (LE), luogo nel quale era intervenuta l'accettazione definitiva, senza ulteriori modifiche, all'ultima proposta: infatti la Corte, seguendo il proprio orientamento consolidato, riteneva che le modifiche apportate con il fax del 1 luglio 1992, pur non incidendo direttamente sul prezzo della merce, avevano un "valore secondario" ma tale da determinare una nuova controproposta.

La Cassazione non ha invece considerato nello stesso modo la successiva comunicazione dell'American Eagle del 2 luglio 1992, con la quale si ponevano ulteriori condizioni (forniture scatole, marcatura cartoni, nastro adesivo, quantitativo richiesto), la cui accettazione da parte della società attrice era stata conosciuta in Vigevano, luogo in cui era stato ricevuto il fax del 2 settembre 1992 con il quale la venditrice aveva accettato di consegnare la merce tra il 15 e il 20 settembre 1992.

Tali condizioni, come aveva osservato il P.M. intervenuto all'udienza di discussione avanti alla Suprema Corte, sono state valutate come attinenti alla fase esecutiva di un rapporto contrattuale già concluso.

2) Il problema affrontato nella sentenza che si annota è quello relativo alla conclusione del contratto con conseguente determinazione del forum contractus.

La Corte di Cassazione, confermando la decisione del giudice di merito, applica al caso in esame la regola di cui all'art. 1326, ultimo comma, c.c., in base alla quale "il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza della accettazione dell'altra parte". Nella propria decisione, infatti, il Supremo Collegio ha stabilito che, qualora vengano avanzate ulteriori condizioni rispetto alla proposta originaria, quest'ultima deve essere considerata una nuova proposta; con l'ulteriore conseguenza che, intervenuta l'accettazione della controproposta, il forum contractus si radica nel luogo ove si è avuta conoscenza della nuova proposta così formulata.

L'accettazione e la proposta devono dunque trovarsi in una correlazione oggettiva; ossia, l'accettazione deve riferirsi al testo cui si riferisce la proposta. Una accettazione contenente variazioni vale come una nuova proposta; se essa non è accettata a sua volta, il contratto non si conclude (R. Sacco - G. De Nova, Il Contratto, UTET, tomo I, 1993, 262

s).

Queste regole legislative di formazione del contratto hanno indotto la giurisprudenza a ritenere che il contratto non si perfeziona se l'accettazione esclude un elemento contenuto nella proposta o se contiene un elemento di essa non figurante, quantunque si tratti di elemento accessorio e non essenziale (Cass., 15 marzo 1982, n. 1691, in Riv. dir. comm., 1985, II, 199; Cass., 23 gennaio 1978, n. 298, in Giur. it., 1979, I, 1, 147; Cass., 4 marzo 1968, n. 708, in Foro it. Pad., 1968, I, 537; in dottrina si veda F. Galgano, Diritto civile e commerciale, CEDAM, vol. I, tomo I, 1993, 157 s).

All'orientamento rigoroso del passato (cioè la perfetta coincidenza tra accettazione e proposta), sono seguite alcune recenti sentenze che hanno introdotto una eccezione a tale principio: in proposito, la giurisprudenza ha sottolineato come la comune intenzione delle parti può attribuire a singoli elementi del contratto, ancora da negoziare, carattere non essenziale. In tal caso, è la volontà delle parti, quale ricostruita dal giudice, il criterio alla cui stregua si decide se l'accordo si è o meno perfezionato (Cass., 6 giugno 1983, n. 3856, in Riv. dir. comm., 1984, II, 187; App. Venezia, 6 agosto 1981, in Arch. Civ., 1982, 630). Infatti, "può esservi un momento nel quale l'accordo raggiunto, anche se incompleto rispetto a tutti gli intenti economici e pratici, è voluto dalle parti come fonte di obbligazioni; ciò non vale però quando le parti pongono sullo stesso piano elementi essenziali e secondari" (Cass., 7 gennaio 1993, n. 77, in I Contratti, 1993, 142). Ovvero, "l'accordo sugli elementi essenziali di un determinato contratto basta a perfezionarlo, quando non sia desumibile la volontà delle parti di subordinare la conclusione del negozio al successivo accordo sulle clausole accessorie o sugli elementi secondari" (Cass., 6 giugno 1983, n. 3856, in Riv. Dir. Comm., 1984, II, 187).

Il diritto transnazionale uniforme è basato su distinzioni più sottili (R. Sacco, La conclusione dell'accordo, in Trattato di diritto privato diretto da P. Rescigno, UTET, vol. 10, tomo II, 1982, 96s). Anche le regole della Convenzione di Vienna prevedono una risposta all'offerta, ma se contiene addizioni, limitazioni o altre modificazioni, è considerata una reiezione dell'offerta, e vale come controproposta (ex art. 19, n.1).

Però questa regola - che vale inequivocabilmente se la modifica riguarda il prezzo, il pagamento, la qualità, la quantità delle merci, il luogo e il tempo della consegna, l'ambito della responsabilità e il foro competente - non è applicabile a modifiche che non alterino sostanzialmente i termini della proposta, tranne il diritto del proponente di rifiutare senza indugio l'accettazione della controparte (ex art. 19, n. 2 e n. 3).

Interessante ai fini del caso che ci occupa è dunque il terzo comma dell'art. 19 della Convenzione di Vienna, che provvede ad elencare una serie di clausole, come in precedenze individuate, che se aggiunte o difformi rispetto alla regolamentazione originaria, sono tali da alterare in misura sostanziale i termini dell'offerta. Nonostante l'elencazione delle clausole modificative, di cui al terzo comma, abbia carattere esemplificativo e non tassativo, i commentatori (E.A. Farnsworth, in C. M. Bianca e M. J. Bonell, Commentary on International Sales Law, Giuffrè, 1987, 180; F. Enderlein - D. Maskow, International Sales Law, Oceana Publications, 1992, 98), hanno ossevato che tale disposizione va interpretata in modo restrittivo, in quanto, diversamente, si correrebbe il rischio di creare ulteriori ostacoli alla conclusione del contratto.

Purtuttavia, tornando alla fattispecie che emerge dalla motivazone della sentenza in esame, sembra di poter affermare - alla luce dei principi della Convenzione di Vienna - che il ragionamento seguito dalla Cassazione possa essere criticato. Infatti, pur non potendo esaminare i documenti prodotti in causa che sono solo sintetizzati nella motivazione, pare di poter capire che la ricorrente American Eagle contestasse la decisione del Tribunale di Vigevano per due ordini di ragioni: da un lato, aveva osservato che le "ulteriori precisazioni" contenute nel fax 2 luglio 1992 del Calzaturifcio Duedy non potevano integrare una nuova controproposta e, dall'altro, che se tale prospettazione era invece stata accolta dai giudici, allora doveva essere accettata l'argomentazione secondo la quale ulteriori condizioni erano state formulate dalla stessa ricorrente ed accettate dalla controparte in un momento successivo. Il suddetto ragionamento avanzato dalla American Eagle appare logicamente corretto in quanto, se le ulteriori condizioni proposte dal Calzaturifcio Duedy erano state ritenute come una controproposta, anche alla luce del più recente orientamento della giurisprudenza non poteva non essere presa nella dovuta considerazione la successiva comunicazione della American Eagle che, in particolare, riguardava "la fornitura delle scatole", "il quantitativo richiesto, nonchè il termine della consegna": infatti è evidente che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte di Casssazione, le condizioni sopra riportate erano tutt'altro che accessorie e attinenti alla fase esecutiva del contratto, ma riguardavano in maniera sostanziale i termini dell'accordo, così come stabilito dall'art. 19, III comma, della Convenzione di Vienna.