IL DIRITTO FRA TOMI E BIT: GENERI LETTERARI E IPERTESTI

di Giovanni Pascuzzi

Estratto da: "IL DIRITTO FRA TOMI E BIT: GENERI LETTERARI E IPERTESTI"

Cedam, Padova, 1997
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Le tappe dell'evoluzione del diritto sono segnate anche dalle forme per il cui tramite, nelle diverse epoche e nei diversi luoghi, lo stesso diritto e, più in generale, la tradizione e la cultura giuridica sono stati rappresentati e trasmessi.

Un esame diacronico dei fenomeni che hanno contraddistinto i periodi storici consente di affermare che le modalità con le quali il patrimonio conoscitivo dei giuristi è stato esposto e reso accessibile sono tutt'altro che indifferenti rispetto ai contenuti: al contrario, tali modalità improntano i tratti e l'essenza di ogni esperienza giuridica. Le trasformazioni nei mezzi espressivi hanno comportato cambiamenti nelle regole operazionali e nel modo stesso di organizzare il pensiero.

Alcuni snodi fondamentali nel progresso del genere umano coincidono con l'affinamento dei modelli comunicativi cui corrispondono altrettanti punti di svolta (più o meno fondamentali) nella storia del diritto. Mi limito a citarne alcuni: il passaggio dalla espressione gestuale al linguaggio articolato; l'uso della scrittura; l'invenzione della stampa; l'avvento dei computer.

Già partendo dalle situazioni più risalenti, è facile evidenziare come ognuno di questi passaggi si accompagni ad un mutamento dei tratti tipici del fenomeno giuridico.

L'epoca del c.d. diritto muto (in cui solo la fedeltà alla regola garantiva l'esistenza e la validità della stessa) si caratterizza per l'inesistenza di qualsiasi forma di concettualizzazione.

La disponibilità di un linguaggio articolato ha consentito al diritto di affrancarsi dalle sue manifestazioni più primitive. Eppure le forme di rappresentazione delle regole e dei precetti, rese possibili da quella evoluzione (ancorché diverse da quelle proprie del periodo anteriore) appaiono ancora lontane dallo scenario che ha poi contraddistinto la modernità. Nelle società senza scrittura il patrimonio giuridico viene consegnato alle generazioni successive in forma orale. E questo comporta l'impossibilità di discorsi complicati, esclude l'astrazione e la generalizzazione, implica, piuttosto, l'uso di formule brevi e ripetitive.

Quanto precluso dalla oralità è stato, viceversa, consentito dalla scrittura. Il passaggio dall'una all'altra forma espressiva ha inciso profondamente su impostazioni mentali e modelli di costruzione del pensiero. La possibilità di fissare segni sulla carta ha assolto storicamente funzioni diverse. Negli stadi più antichi il ricorso a papiri, tavolette di legno, epigrafi ed altri tipi di materiale scrittorio rappresentava il mezzo utile a conservare un certo messaggio per un periodo di tempo più o meno lungo. Successivamente si è fatta strada (fino a divenire prevalente) la funzione di garantire la diffusione del messaggio nello spazio. Inutile dire che l'invenzione di Gutemberg ha fatto da propulsore a questo tipo di finalità, costituendo, a propria volta, uno snodo molto significativo: la cultura giuridica che si produce attraverso un'ampia utilizzazione della stampa è molto diversa da quella che poteva contare su rari manoscritti. La stampa ha comportato la stabilizzazione e standardizzazione dei testi (e del linguaggio). La disseminazione di volumi in numero cospicuo ha cambiato le modalità di studio e riflessione: in particolare ha reso possibile raffronti e paragoni sì da facilitare l'emersione di contraddizioni nelle conoscenze ricevute ma anche la nascita di nuovi saperi. In ogni caso la scrittura (manuale o a stampa) ha permesso risultati quali il consolidarsi di assetti politici (si pensi a cosa ha rappresentato la redazione del Domesday Book per i conquistatori normanni dell'Inghilterra), il sorgere di una classe di esperti, la nascita di una tradizione giuridica colta.

La storia tracciata a grandissime linee (che pure non si è ripetuta a tutte le latitudini e manca di alcuni capitoli su cui incentrerò in seguito l'attenzione) giunge a compimento nelle esperienze giuridiche occidentali ormai da tempo caratterizzate da elementi quali l'astrazione, il ragionamento complesso, i discorsi del diritto e sul diritto. L'esperienza di civil law e quella di common law utilizzano il linguaggio come strumento di elaborazione della conoscenza ed affidano alla parola scritta la rappresentazione e diffusione della propria cultura giuridica. Le leggi, la giurisprudenza, gli insegnamenti dei dottori, sono consacrati in documenti cartacei che ne garantiscono la conoscibilità e la trasmissione.

Nel tempo questa documentazione, unitamente ai tentativi di razionalizzarla, commentarla e interpretarla, ha dato vita a opere di vario tipo, che individuano i diversi generi letterari: raccolte di leggi, commentari, enciclopedie, trattati, casebooks, monografie etc. hanno contraddistinto luoghi ed epoche, incorporando il distillato delle culture giuridiche. Non è un caso, del resto, che Fritz Schulz abbia scritto la sua celebre Storia della giurisprudenza romana facendo leva proprio sull'esame dei generi letterari che hanno caratterizzato i periodi dell'esperienza giuridica romana.

Ancorché succinta, la comparazione diacronica tra le epoche prese in considerazione ha confermato l'assunto secondo cui il modo di produrre cultura giuridica e i suoi stessi contenuti sono legati a filo doppio alle forme con le quali detto patrimonio culturale è rappresentato e trasmesso.

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Nel mondo moderno la cultura giuridica è stata (fino ad ora esclusivamente) costruita, conservata e trasmessa utilizzando supporti cartacei. Lo scenario, per molti versi consolidato, sta rapidamente cambiando grazie all'informatica che consente di conseguire i medesimi fini utilizzando supporti diversi.

L'uno e l'altro approccio hanno caratteristiche e tratti specifici. Questo libro si propone di analizzarli e di evidenziare in che modo le loro peculiarità condizionino o modellino le esperienze giuridiche che, volta a volta, si affidano alla carta o al bit per rendere conoscibili i formanti legale, giurisprudenziale, dottrinale.

Coerentemente alla premessa secondo cui le forme espressive incidono sugli stessi meccanismi per mezzo dei quali discorsi e ragionamenti vengono costruiti, cercherò di illustrare le prospettive schiuse dai nuovi generi letterari elettronici alla rappresentazione del pensiero.

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