IL CRITERIO DELLA LETTERALITÀ : E LA TEORIA STANDARD DELL'INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE


Una regola conclamata con costanza nei diversi sistemi giuridici è quella per cui nel procedere all'interpretazione della legge occorre attenersi innanzitutto e principalmente al dato letterale . Beninteso, a lato di tale asserzione, si trova normalmente l'affermazione per cui qualora la lettera risultasse oscura allora si può dar adito all'ausilio di altri mezzi ermeneutici: primo fra tutti il ricorso alla ricerca dell'intento dell'autore della norma .

Una tale regola della letteralità è infatti affermata dal Codice e dalle corti italiane , dalla dottrina e dalla giurisprudenza francesi: Questa stessa regola emerge con chiarezza da decisioni di giudici americani ed è conclamata con la massima forza dai giudici inglesi. Essa è anzi presentata come una necessità particolarmente cogente, tant'è che certi autori inglesi hanno sentenziato che "the lenghth and detail of modern legislation has undoubtely reinforced the claim of literal construction as the only safe rule." .

L'ideologia socialista, lungi dal produrre una qualche differenza, faceva anzi sì che la regola della letteralità fosse enunciata con particolare forza anche nel sistema sovietico, e negli altri sistemi socialisti in genere .

Il garantismo, il costituzionalismo che insiste sulla devisione dei poteri, il positivismo, e l'ideologia socialista sacralizzano la legge. All'interprete si chiede di non sostituirsi al potere legislativo: l'ovvio corollario è quello per cui la sua attività deve essere rispettosa della lettera, e semmai della volontà legislativa, per caso male espressa nel testo.

D'altronde, all'interno della nostra tradizione culturale, la declamazione della regola della letteralità non si è perpetuata solo in ambito giuridico .

Per quanto attiene al diritto uniforme può ricordarsi quel che segue : la Risoluzione dell' Institut de Droit International adottata nel 1956, al termine di sei anni di studio sull'interpretazione dei trattati, suggeriva, all'art. 1, di porre a base dell'interpretazione il senso "natural and ordinary" delle parole impiegate . L'art. 31, sez. III, della Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati stabilisce l'importanza dell' ordinary meaning quale fondamento per l'interpretazione . Secondo il commento dell' International Law Commission "The Article ... is based on the view that the text must be presumed to be the authentic expression of the intention of the parties; and that in coonsequence , the starting point ... is the elucidation of the meaning of the text" .

L'interpretazione degli statutes nel common law inglese: il trionfo della stretta letteralità.


I Common Lawyers dimostrano di avere uno spiccato sentimento della diversità del loro approccio interpretativo rispetto a quello dei Civil Lawyers.

Roscoe Pound e Landis notarono questa differenza e la identificarono col rifiuto di considerare che gli statutes possano fungere da fonti analogiche di diritto.

In effetti sia Landis che Pound notarono come importanti sviluppi fossero dovuti ad un trattamento liberal degli statutes, che in pratica si discostava dalle enunciazioni in tema di interpretazione, e si avvicinava maggiormente alla pratica dei sistemi di civil law . Ciò non di meno è sicuramente vero , come lo stesso Pound ebbe a dire, che l'idea secondo cui uno statute può essere interpretato per analogia colpirebbe un normale common lawyer come qualcosa di straniero se non di assurdo.

L'idea di una sostanziale differenza tra le due tradizioni è affermata con costanza. E con la stessa costanza sono ribaditi i due principi cardine dell'interpretazione degli statutes : la necessità di una loro interpretazione stretta e letterale, accompagnata dal principio del casus omissus , per cui uno statute si estende a quei casi, e solo a quelli, che il suo testo (interpretato letteralmente) prevede in modo espresso .

Una seconda ed importante differenza opporrebbe il sistema inglese in particolare agli altri : il rifiuto dei giudici inglesi a servirsi dei lavori preparatori come strumento di interpretazione del testo della legge .

Tanto la regola del casus omissus quanto il rifiuto del ricorso ai lavori preparatori farebbero allora del sistema inglese quello più fedele alla vera e propria interpretazione letterale.

Anche quando si proclama che oggetto dell'interpretazione deve essere quello di scoprire l'intenzione del parlamento , si aggiunge che essa deve venir dedotta dal testo , poichè è ben chiaro " that the beliefs and assumptions of those who frame Acts of Parliament cannot make the Law" .

Ciò vuol dire che ogni questione deve vertere sul senso delle parole impiegate, giacchè è in esse che si sostanzia la mens legis . Naturalmente non si avrà alcun riguardo alla desiderabilità o meno di una data soluzione . Perciò se una legge non ha previsto un caso, tale lacuna rimarrà "a luckless orphan of the law" : le Corti non dovrebbero mai andare in cerca di ciò che il "Parliament meant to say" ma piuttosto del "true meaning of what it has said" .

Così si giustifica la regola del casus omissus con il rispetto alla volontà del legislatore .

Golden Rule, Mischief Rule e ricorso ai lavori preparatori

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La regola del casus omissus non è tuttavia isolata. Ad essa se ne giustappongono altre.

Si consideri ad es. la Golden Rule per cui non può darsi alla legge un senso contrario alla ragionevolezza . Ovvero, se la lettera della legge risulta irragionevole. è ben evidente che è meglio discostarsi da essa e attribuirle un senso che ne catturi lo spiritto piuttosto che tradirlo . E' ovvio però allora come le aspettative degli interpreti entrino sulla scena, e guidino quella ricerca del senso delle parole della legge, che si vorrebbe ammantare dell'aurea dell'oggettività .

Si consideri pure che se i giudici non possono "to fill the gaps" giuridici della legge , essi possono nondimeno riempire quelli linguistici . La legge deve pertanto essere interpretata "as a whole" cercando di vedere se in tale ricostruzione globale del suo senso possa notarsi come un casus , che sembrava omissus , ruisulti invece compreso nella lettura d'insieme delle singole disposizioni .

Avendo in mente l'analogia continentale si consideri poi come uno statute possa non dovere esser interpretato isolatamente : infatti se esiste uno i due van costruiti come se formassero un micro-sistema con le reciproche interconnessioni . Credo si possa notare come in tal modo vengano chiamatae in gioco le aspirazioni dell'interprete a veder disciplinata in modo ordinato una data meteria, che viene assunta come un campo unitario di problemi.

Non si dimentichi che uno statute deve essere interpretato anche secondo la mischief rule . Cioè uno statute deve essere interpretato secondo come l'interprete pensa che esso si inserisca nel corpus del diritto comune già esistente, e a quali sue falle intenda por rimedio. Pertanto se uno statute si inserisce per dare un restatement del diritto comune già esistente, esso dovrà ovviamente venir interpretato sulla base dei precedenti di Common Law , e potrà venir considerato come parte "of large body of Law" . Talaltra invece lo statute si inserisce solo per modificare alcune regole, lasciando intatto il principio precedentemente operante, Può, ad es., essere il caso del Fatal Accident Act , il quale concesse finalmente l'azione per i danni ad alcuni parenti del defunto; gli interpreti non ritennero che esso avesse modificato il principio actio personalis moritur cum persona , e perciò, in ossequio alla regola del casus omissus , non concessero azione a coloro che non erano espressamente autorizzati dalla legge ad usufruire di quel rimedio .

L'applicazione della regola del casus omissus non dipende allora soltanto da puri fattori di interpretazione linguistica-letterale, ma dai soliti fattori giuridici che coinvolgono l'aspirazione o la comprensione dell'interprete a vedere ricostruito il sistema del diritto in un certo modo, con date correlazioni tra diritto comune e regole speciali .

Infine si consideri che, sebbene sia sempre conclamato il casus omissus, e sebbene si dichiari sempre che la così detta dottrina dell' equity of a statute è defunta da tempo , nondimeno è ancor oggi vero che il contenuto di uno statute si estende anche ai casi eiusdem generis di quelli in esso considerati . Credo sia sufficientemente chiaro come lo stabilire cosa si debba intendere per eiusdem generis sia tutt'altro che una operazione di interpretazione letterale: si tratta di un'operazione giuridica .

Si consideri l'accoppiamento di tale regola con la regola degli statutes in pari materia, e si giudichi se esse risultano molto diverse da alcune classihce enunciazioni continentali in tema di analogia, o quanto meno si giudichi la distanza tra la eiusdem generis e la nostra interpretazinoe estensiva, considerando come d'altronde anche noi circondiamo tanto l'interpretazione analogica che l'estensiva di un certo alone di sospetto .

Vi è un ultimo punto da considerare : il rifiuto dei giudici inglesi a servirsi dei lavori preparatori per condurre l'interpretazione della legge : "...in this Country we do not refer to the legislative history of an enactment " . L'esame del Black Clawson Case può però chiarirci qual è la portata che i Common Lawyers attribuiscono a tale declamazione. In tale caso i Lords Reid, Wilberforce e Diplock furono concordi nel ritenere assolutamente inammissibile il ricorso al Report della Royal Commission come prova dell'intento del legislatore. Lord Wilberforce spingendosi ancor oltre cercò di motivare questo rifiuto con le considerazioni seguenti :se si dovesse condurre lìinterpretazione della legge in base ai lavori preparatori le corti sarebbero degradate ad un semplice "reflecting mirror" di ciò che qualche altro ente ha deciso sull'interpretazione da dare ad una legge. Ciò è stupefacente . Comunque sia Reid che Wilberforce che Diplock concordarono nel ritenere che (ovviamente) i lavori preparatori potevano essere utilizzati come prova per applciare la mischief rule, cioè come prova per stabilire come l'Act si inseriva nel diritto comune ; non solo ma Lord Dilhorne fu esplicito nell'ammettere l'esame dei lavori preparatori, non già (beninteso) come prova dell'intento del legislatore, ma come prova delle surrounding circumstances in cui l'atto era stato emanato e cioè come mezzo per comprendere, in base a tali circostanze, quale significato dovesse essere attribuito alle parole impiegate dalla legge .

Da questa intricata selva di giustapposizioni risulta che sarà pur vero che l'interprete non può provare l'intenzione del legislatore col ricorso ai lavori preparatori, ma che può provare mediante essi quale sia il "vero" senso delle parole impiegate: E se si dice che l'intento si sostanzia nelle parole impiegate ci si può chiedere che senso abbia tale distinzione, dal momento che la prova del vero significato delle parole sarà una prova dell'intento contenuto nella legge .

Se badiamo alle declamazioni dei giuristi inglesi ne segue che: nell'interpretare la legge bisogna aver riguardo solo al suo senso letterale, e perciò non è ammessa neanche alcuna consultazione dei lavori preparatori.

Se però ricostruiamo integralmente la giustapposizione dei vari criteri ermeneutici ne seguirà che : nell'interpretare la legge bisogna aver riguardo al suo senso letterale, ma non si può attribuire alle parole in essa impiegate un senso irragionevole o assurdo (Golden Rule); il senso delle parole deve essere colto a seconda di come la legge si pone rispetto al diritto comune preesistente (Mischief Rule), ricavando tale sennso da una ricostruzione integrale della legge, considerata anche in rapporto agli statutes in pari materia, ed estensibile anche ai casi dello stesso genere giuridico di quelli rientranti nelle categorie terminologiche utilizzate (Eiusdem Generis Rule); quando lo statute è declaratory , si può palesemente interpretarlo in modo liberal , e si badi come cisi possa riferire anche ai lavori preparatorionde trarre il senso e l'esatta portata delle parole della legge, anche se ovviamente con una certa cautela.

Forse c'è meno verità nelle declamazioni usuali di quanta non sia contenuta in una frase di Lord Diplock secondo cui " the words of a statute means whatever a majoprity of the appelate committee dealing with the case say they mean".

Schizzo d'una comparazione tra common law e civil law

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Nessuno vuol negare che gli statutes ricevano sicuramente una interpretazione più stretta dei Codici continentali. Ma in ciò sta il punto : che in realtà una comparazione fatta in questo modo non corre tra termini omologhi. Il Codice francese, così come quello tedesco o italiano, contengono il diritto comune di tali sistemi, che nella common law è viceversa di origine giurisprudenziale ; mentre le leggi speciali che affiancano il Codice svolgono da noi quella funzione che è svolta dalla statute law in ambiente anglo-americano.

Ovviamente noi diamo più importanza all'analogia, perchè quando parliamo della legge parliamo anche del diritto comune, che essendo contenuto nel Codice è pur esso formalmente inserito nel testo di una legge. Ma accanto al modo di interpretare il Codice il nostro modo di interpretare la legge sopeciale non viene certo presentato in modo molto differente da come viene presentata la construction degli statutes.

Così chiarita la distinzione tra i due livelli, del diritto comune e del diritto speciale, non sembra certo di trovarsi di fronte a due tradizioni completamente distinte, ma anzi a due tronconi diversi di una comune tradizione in cui, per l'accadimento di importanti fatti storici, sono venute a formarsi declamazioni differenti .