IL PROBLEMA DELL'INTERPRETAZIONE


L'interpretazione è stata una figura retorica , è divenuta uno strumento giuridico, ed un oggetto di studio per la logica.

L'i. giuridica viene spesso affrontata come pura questione di attribuzione o scoperta di un significato di un testo. Ma essa ovviamente attiene al funzionamento stesso concreto delle istituzioni giuridiche. Ovvero al modo in cui nei vari sistemi il diritto funziona in pratica: all'operato dei funzionari, dei giudici, allo stile e al modo di ragionare dei pratici forensi, alle responsabilità politiche, oltre che istituzionali, cui sono sottoposti gli interpreti concreti della norma, ai modi di implementazione della norma adottati non solo dalle corti supreme, ma anche dagli apparati minimi della pubblica amministrazione : uffici dello stato civile, commissioni tributarie, uffici di polizia , ecc. ecc.

Gli aulici discorsi sull'i. tendono spesso a obliterare queste varie dimensioni del Legal process. Una visione realista di essa non può ovviamente prescinderne.

Da un lato il diritto si presenta come un insieme di istituzioni (le corti, il consiglio degli anziani, i parlamenti, le società segrete di cacciatori,..) che hanno una loro propria logica di funzionamento all' interno del sistema .

Da un altro lato il diritto si manifesta, o almeno è spesso concepito come, un insieme di proposizioni. Le quali descrivono il mondo e prescrivono conseguenze di vario genere per gli accadimenti che si verificano nel mondo.

Mediante queste proposizioni noi cerchiamo di rendere conto del funzionamento delle istituzioni giuridiche, cerchiamo di spiegarlo e di indirizzarlo. Spesso, però, la dimensione linguistica ci prende la mano, e si dimentica il rapporto concreto esistente tra parole e istituzioni, come se il problema di andarsene da Cambridge a Lincoln potesse risolversi mediante un'analisi linguistica (logica, retorica o altro ) del senso della proposizione "andarsene da Cambridge a Lincoln".

Da questo punto di vista occorre considerare come la teorica dell'interpretazione, dietro una presunta cortina logico - linguistica, nasconda, e affronti, i problemi centrali dell'implementazione e del funzionamento dei sistemi giuridici, e come sarebbe talvolta meglio affrontare in modo più esplicito e razionale tali problemi invece di riportarli ad un contesto ermeneutico che non sempre si dimostra, nonostante l'autorità della tradizione, il più adatto alla loro soluzione.

Noi , in sostanza, manipoliamo le istituzioni, manipolando i testi che raccolgono la formulazione verbale che dovrebbe guidare il comportamento di queste istituzioni, ovvero degli agenti tramite cui queste istituzioni agiscono. Poichè tali testi necessitano di ricevere un senso, la questione dell'i., da un punto di vista pratico, si pone anche come allocazione di poteri a soggetti che, nel loro ambito, hanno la potestà di attribuire un senso ai testi normativi : giudici ordinari, giudici costituzionali, il legislatore stesso, funzionari amministrativi, arbitri, ecc. Tutte queste figure costituiscono il variegato mondo di soggetti che designiamo col nome di interpreti. Noi non siamo più neanche in grado di concepire il diritto senza il linguaggio, anche se il diritto, come tale, preesiste alla lingua che lo descrive . In tale contesto la lotta tra le varie componenti del diritto per l'attribuzione di un senso ai testi normativi si esplica come lotta sulla controllabilità dei risultati ermeneutici. Ciascuna componente cerca così di vincolare le altre al fine di limitarne il potere di interpretazione. Tutto ciò è particolarmente evidente laddove (sistemi di Civil Law) si sia storicamente creata una dicotomia tra il legislativo, quale unica componente formalmente autorizzata a emanare norme (e semmai a delegare ad altri l'emanazione di norme subordinate, ovvero a recepire norme di origine extralegislativa), e le altre componenti del diritto, declassate al ruolo di interpreti e non di fonti. Lo strumento principale per vincolare o controllare gli interpreti sembra quindi quello di legarli all'i. letterale dei testi. I. letterale significa infatti voler utilizzare il linguaggio corrente, in quanto strumento di comunicazione che sfuggirebbe al controllo della cerchia degli interpreti, e a cui gli interpreti sarebbero dunque subordinati. Senonchè il mondo del diritto, proprio perchè ormai fondato sul linguaggio, sviluppa necessariamente un linguaggio tecnico che scarta da quello ordinario e che viene sviluppato proprio dalla comunità degli interpreti, anche se nessun singolo interprete, e neppure nessuna singola categoria di interpreti, possiede il monopolio delllo sviluppo d'un tale linguaggio.

Per di più nessun sistema si basa soltanto sulla letteralità come criterio ermeneutico. Ogni sistema sviluppa delle tecniche di manipolazione dei testi che servono a integrare tali testi, aggiornarli, subordinarli ad altri, e così via. Tali tecniche vengono presentate come tecniche di scoperta del significato, ma è sempre più chiaro come esse siano tecniche di attribuzione di significato. Da un lato, quindi, la fonte; dall'altro l'insieme delle tecniche manipolative, annibistrate dagli interpreti, tramite cui soltanto la fonte riceve un senso (più che un significato) all'interno del mondo del diritto.

I problemi degli interpreti non sono problemi di natura puramente logica o ermeneutica, ma dipendono concretamente dalla loro situazione nel legal process. Gli interpreti si comportano in un certo modo piuttosto che in un altro a seconda del tipo di conseguenze che le loro "decisioni interpretative" possono avere : responabilità politica, disciplinare, possibilità di venire incriminati per omissione di atti d'ufficio, vittoria o sconfitta in un pubblico concorso, responsabilità professionale, e così via. La logica situazionale spiga quindi in concreto come avviene l'i. da parte dei singoli agenti del legal process.

Una tale dimensione dell'i. può cogliersi solo nella dimensione del diritto comparato. La conoscenza dei sistemi giuridici in forma comparativa ha, infatti, il merito specifico di verificare la coerenza dei vari elementi presenti in ogni sistema. Orbene uno dei contesti in cui, in ciascun sistema, si prerviene ad affermare tale coerenza è proprio quello dell'interpretazione. Essa fornisce infatti ai giuristi dei vari sistemi gli strumenti idonei ad avvalorare le loro applicazioni concrete. costituendo l'ossatura di ciò che è stato chiamato "il contesto di giustificazione" dei risultati raggiunti.

L'i. è il modo in cui i vari giuristi municipali giustificano il proprio operato: Essa è dunque l'ossatura dello stile di una determinata tradizione di pensiero giuridico.