3) Il caso Moore: una vicenda emblematica


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I tessuti provenienti da persone viventi possono derivare o da cessione spontanea, o da incidente, o da rimozione accidentale a causa di intervento chirurgico. Il problema giuridico-economico, già accennato nel corso dell'indagine, diventa il seguente: a chi vengono riconosciute situazioni di appartenenza su queste parti staccate del corpo umano ? come vengono distribuiti (o allocati) i property rights ? do the separate body parts belong to whom who naturally had them or to whom who need them1?.

In epoca romana2 ebbe luogo una famosa disputa giuridica tra la scuola dei sabiniani e quella dei proculiani. La diatriba ebbe come oggetto la questione se il prodotto finito appartenga al proprietario originario degli elementi con i quali è stato costruito o se invece diventi di proprietà di coloro che hanno contribuito a trasformare la materia prima nel prodotto finito.

In epoca recente gli studiosi di economic analysis of law hanno invece cercato di individuare in che modo debbano essere distribuiti i property rights al fine di raggiungere una situazione di economic efficiency e quindi di wealth maximization.

Tenendo conto di queste due diverse prospettive, significativa fu la vicenda vissuta da Mr. Moore. Questo cittadino americano nel 1976 si fece visitare nel centro medico dell' Università di California, a Davis. Nel corso di tale visita gli venne diagnosticata una rara forma di leucemia e di conseguenza gli venne in seguito asportata, a scopo terapeutico, la milza. Tra il 1976 ed il 1983 il Moore si sottopose a numerose visite di controllo ed analisi, che richiesero il prelievo di tessuti corporei quali sangue, midollo osseo e sperma. Nel 1984 venne per caso a conoscenza del fatto che, nello stesso anno, il centro universitario di Davis ed i due medici che dal 1976 lo assistevano avevano ottenuto un brevetto per una coltura di cellule (linfociti T), denominata cellule Mo. Il Moore scoprì anche che la coltura brevettata derivava proprio dalla milza che gli era stata asportata, il cui tessuto, a causa della forma tumorale, aveva assunto determinate peculiarità. Il centro medico universitario di Davis ed i suoi medici avevano concesso, dietro compenso, la licenza per lo sfruttamento commerciale del brevetto a due differenti società farmaceutiche.

Mr. Moore fece quindi azione, fondandola su tredici diversi punti: 1) appropriazione illegittima, 2) mancanza di consenso informato, 3) violazione di un obbligo fiduciario, 4) frode e dolo, 5) ingiustificato arricchimento, 6) quasi contratto, 7) inadempimento di obbligazione implicita di buona fede, 8) inflizione intenzionale di squilibrio emotivo, 9) falsa dichiarazione dovuta a negligenza, 10) interferenza con probabili rapporti economici vantaggiosi, 11) messa in dubbio della proprietà altrui, 12) contabilizzazione dei profitti, 13) provvedimento dichiarativo3. Nel caso in questione Moore agì sul terreno della conversion, azione che tutela l'ipotesi in cui un terzo si sia impossessato di un bene altrui senza essere stato autorizzato nè dal proprietario, nè da una norma. Il proprietario può quindi riottenere il bene mobile di cui è stato indebitamente privato. Per l'esercizio dell' action for conversion occorre quanto segue :1) l'attore deve essere proprietario del bene mobile di cui è stato spogliato, o titolare dei diritti di cui è stato privato, 2) il convenuto deve aver effettuato lo spoglio ed è considerata tale anche la mera utilizzazione indebita della cosa altrui. Si prescinde dalla considerazione della buona o mala fede che può aver accompagnato la condotta del convenuto.

La Corte d'Appello della California, competente a dirimere la questione, decise che: "Posto che il diritto dello Stato della California ammette la proprietà di parti del corpo dopo il loro distacco dal corpo stesso, il paziente che, nel corso di un trattamento di uno stato di leucemia acuta, abbia subito la rimozione chirurgica della milza e si sia visto successivamente asportare, nel trattamento post-operatorio tessuti, fluidi o materiale organico di altro genere, ha azione nei confronti di chi, senza il suo consenso, abbia provveduto a derivare dalle sue cellule una linea di prodotti, oggetto di brevetto, di grande valore commerciale4 ". Ai fini dell'indagine in corso ciò che maggiormente interessa è il responso della Corte sulla questione della distribuzione dei property rights sulle parti del corpo umano separate dal tutto. "L'evoluzione della civilizzazione dalla schiavitù alla libertà, dall'epoca in cui la gente era considerata alla stregua di beni mobili, fino al riconoscimento della dignità individuale di ciascuna persona, richiede prudenza nell'attribuire la qualità di proprietà al tessuto umano. Esiste, comunque, una differenza plateale tra avere diritti di proprietà sul proprio corpo ed averne su quello di un altro. Per quanto ne sappiamo, nessuna direttiva politica Ŕ mai stata articolata, nŔ esiste al˛cuna indicazione legislativa contro la possibilitÓ di stabilire un rapporto dominicale sul proprio corspo.... Nlella nostra valutazione del diritto di propietÓ, considerando la definizione del del termine proprietÓ ed i casi e le leggi concernenti argomenti quali il diritto di dominio da parte di una persona sul suo corpo, la disposizione del corpo dopo la morte, i trapianti di cornea da persone decedutel ,a sperimetazione medica su soggetti umani viventi, noi non troviamo nulla che neghi,e molto che supporti, la conclusione che l'attore aveva un diritto di proprietÓ su suo materiale genetico."5A sostegno di queste affermazioni la Corte cita, oltre agli articoli del Codice civile californiano riguardanti la proprietà, il caso Verner v. State, già preso in considerazione nel corso di questo lavoro, in cui si riconobbe all'attore un diritto di prorietà sugli escrementi e sulle altre sostanze che originariamente facevano parte o erano contenute nel suo corpo, ma che normalmente vengono scartate dopo la loro separazione dal corpo stesso. Anche se i diritti e gli interessi che un individuo ha sul suo corpo possono essere soggetti a significative limitazioni dovute, ad esempio, a motivi sanitari, l'assenza di un dominio o controllo illimitato e senza restrizioni non annulla l'esistenza di un diritto di proprietà. La Corte di Appello della California sostenne quindi che l'essenza di un interesse dominicale, il diritto ultimo di controllo, esiste in capo all' individuo stesso in riferimento al proprio corpo. Infine i giudici californiani qualificarono i tessuti dell'attore come una commodity, suscettibile di valutazione economica ex art. 654 del Codice civile della California, che definisce la proprietà.

La Corte, per fondare il giudizio espresso, richiamò anche, nell'ambito della common law, i principi della slavery e della cadaver law. In merito al primo ambito il collegio cercò di evidenziare le diversità tra i diritti dominicali che un tempo un individuo poteva vantare sul corpo di altri e che costituivano il concetto di schiavitù, rispetto a quelli che all'individuo appartengono limitatamente ai prodotti derivanti dal proprio corpo. In questo caso, mancando una qualsivoglia limitazione nell'esercizio delle libertà individuali, non vi sarebbe conflitto con i principi del 13th Amendment, che vieta ogni forma di schiavitù. Quanto alla cadaver law la Corte vide nel riconoscimento di un quasi-property right sul cadavere umano da parte della giurisprudenza americana un argomento a favore delle pretese del Moore.

Non si può infatti negare alle parti separate dal corpo umano la natura di cosa su cui è possibile esercitare un diritto analogo a quello di proprietà, godendone il possesso ad esclusione di terzi.

La dottrina statunitense ha osservato che, in questo caso specifico, "the court, seeking to protect patients' interests in the rights to control their own bodies, recognized a property right in the human body. To support its holding, the court declared that individuals have a right to dominion over their bodies, and that this right arises from a property right. The court drew support from cases recognizing property rights in excrement, on individual's right to refuse medical treatment, and possessory rights in corpses 7". Il progresso medico non giustifica la violazione della riservatezza e della dignità umana, un paziente deve comunque avere il potere finale di controllare quello che sarà dei suoi tessuti.

In riferimento alla questione dell'abbandono del tessuto durante l'intervento chirurgico i convenuti sostennero che l'asportazione della milza da Mr Moore comportò abbandono da parte dello stesso, anche se solo implicito. Su questo punto la Corte evidenziò però che l'elemento essenziale dell'abbandono è costituito dall'intento di abbandonare e che questo non può mai essere presunto, ma deve sempre essere esplicito; in altri termini si deve indagare l'intento di colui che abbandona. In mancanza della prova di un intento o accordo contrario, si deve presumere che le parti del corpo umano asportate durante un intervento chirurgico vengano distrutte. I difensori dei ricercatori sostennero anche, a difesa dei loro assistiti, la tesi dell'accessione e cioè che il tessuto, per mezzo delle tecniche utilizzate, venne trasformato in un quid novi, di natura diversa, aumentandone enormemente il valore e quindi acquistando il diritto di proprietà sul tutto.

Riconosciuto il diritto di proprietà di Mr Moore sui propri tessuti il collegio rimise al giudice di rinvio, in sede di trial court, la decisione sul quantum spetti all' attore a titolo di risarcimento per il danno subito.

Il Paganelli8, analizzando la dinamica di questa vicenda giudiziaria, ha sottolineato che, in seguito all'iniziativa del Moore, il diritto ad una piena affrancazione dell'individuo da qualsivoglia phisical or emotional injuries per gli atti negligentemente o intenzionalmente cagionati da terzi, non è più limitato ai noti torts del battery, assault ed infliction of mental distress, ma si apre la prospettiva di perseguire una efficace tutela attraverso il ricorso all' intentional interference with property. Il riconoscimento di un' action for conversion, ossia di uno strumento giuridico azionabile nei casi di danni cagionati alla tangible property, ha riaperto la questione del rapporto individuo-corpo umano, attribuendo a quest'ultimo una ulteriore forma di tutela giuridica..

Nel 1990 la Corte Suprema della California, chiamata a giudicare, modificò sostanzialmente il giudizio espresso qualche anno prima dalla Corte d'Appello affermando l'infondatezza, da parte di Mr. Moore, della action for conversion riguardo alla milza asportatagli. I giudici californiani ammisero invece che l'attore potesse sostenere una action for breach of the physician's duty, poichè era venuto a mancare, nel corso del ricovero in ospedale, quell' informed consent, necessario in ogni rapporto medico-paziente. In termini essenziali "the court found that J. Moore had been wronged and, following the maxim that for every wrong there must be a remedy, the court invented a remedy 9". Il cambio di tutela garantita a Mr. Moore implica uno spostamento dell'argomentazione, dalla distribuzione dei property rights alla dottrina dell' informed consent. Sempre secondo lo stesso autore il percorso logico seguito dalla Corte per giungere al giudizio fa riferimento a tre diverse areas of law: "first, the lack of court decisions supporting a claim of ownership in body parts; second, the limitations on ownership interests in excised cells imposed by California statutes such as the Uniform Anatomical Gift Act, eye and pituitary gland enucleation statutes, statutes regulating blood, disposal of fetuses, disposal of human tissues, and disposal of corpses and third restrictions imposed by patent law. The court argued that the California statutes limit the use of human cells and tissues, and in many cases govern their disposal so drastically that an individual could not retain a property interest in these cells 10". Proseguendo nel loro ragionamento i giudici californiani conclusero quindi che la linea cellulare brevettata non potesse essere di proprietà del Moore, poichè distinta dal materiale proveniente dal suo corpo. Il brevetto rappresenta infatti l' inventive effort degli scienziati e non l'unicità delle cellule di Mr. Moore; la progenie cellulare brevettata è materialmente e giuridicamente diversa dalle cellule estratte dal suo corpo. Secondo la lettura datane da Bourianoff-Bray, la Corte concluse quindi che " extending conversion liability would be ill-advised, because the patient's right to make medical decisions was already protected and public policy favored protecting researches engaged in socially useful activities 11". La Corte suprema della California riaffermò quindi, in linea con una giurisprudenza risalente, che secondo l'ordinamento giuridico statunitense il paziente ha diritto, prima di prestare il suo assenso ad operazioni chirurgiche o a terapie sanitarie, di conoscere ( secondo la dottrina dell' informed consent ) quali siano gli interessi del sanitario che le propone. Nel caso in cui il medico abbia la possibilità di utilizzare cellule asportate dal paziente a fini di ricerca e con interessi economici rilevanti in gioco, deve informare il paziente riguardo a questa situazione.

La decisione si basa su tre principi consolidati nella giurisprudenza statunitense: 1) un individuo di età adulta e sano di mente ha il diritto, nell'esercizio del controllo del suo corpo, di decidere se sottoporsi o meno a trattamento sanitario lecito; 2) il consenso del paziente alla terapia per essere valido deve essere consapevole; 3) nel richiedere il consenso del paziente il sanitario ha il dovere, fondato sul rapporto fiduciario medico-paziente, di fornirgli tutte le informazioni essenziali per una decisione consapevole.

Un ulteriore elemento che rende controvertibile la pretesa dell'attore di esercitare un diritto di proprietà sulle cellule separate dal suo corpo è costituito, secondo la Corte Suprema, dalla legge della California che limita esplicitamente il potere di disposizione del paziente sulle cellule prelevategli durante intervento chirugico. Secondo quanto disposto nel codice della salute e sicurezza ex art. 7054.4 "anche in deroga a qualsiasi altra previsione di legge, le parti anatomiche, i tessuti umani o i rifiuti da infezione devono, al termine dell'utilizzazione sicentifica, essere eliminati mediante seppellimento, cremazione o qualsiasi altro metodo approvato dal dipartimento statale dei servizi sanitari ai fini della protezione della salute e della sicurezza. " Fine di questa disposizione Ŕ di assicurare la sicurezza del trattamento dei rifiuti biologici potenzialmente nocivi, suo effetto pratico Ŕ una drastica limitazione del potere di disposizione del paziente sulle cellule prelevategli. Limitando le modalitÓ di utilizzazione delle cellule asportate e prescrivendo la loro distruzione al termine dell'utilizzo, la legge elimina parte di quei diritti usalmente attinnenti al fascio dei diritt proprietari. Ci˛ che rimano non integra pi¨, di conseguenza, la fattispecie del diritto proprietario, al fine della possibile applicazione della action fo rconversion. Justice Broussard concurred e dissented . "He also rejected the majority's conclusion that a general public policy exists against the sal of body parts for research or commercial purposes. He noted that while the Unifrom anatomical Gift Act prevents selling body parts for research, education or the advancements of medical science exists"12. Lo stesso giudice sottolinea poi come il rifiuto di riconoscere una responsabilitÓ per appropriazione indebita in capo ai medici si fondi pi¨ che su considerazioni strettamente giuridiche, su ragioni di policy .

Anche Justice Monk dissentì dall'opinione della maggioranza del collegio. La ragione del suo dissenso è fondata su una diversa interpretazione del concetto di proprietà rispetto a quella proposta dalla Corte Suprema della California. Egli sottolinea che, nel sistema giuridico statunitense, il concetto di proprietà è estremamente ampio. Da questa constatazione segue che, benchè per certe forme di proprietà i classici diritti di uso e di disposizione siano fortemente limitati, il titolo non muta; quindi anche il fatto che l' Uniform Anatomical gift Act limiti l'uso e la disposizione di determinate parti anatomiche non implica l'automatica esclusione di un property interest sulle stesse. La stessa Corte Suprema della California, in una sentenza anteriore ( Yuba River Company v. Nevada Irr., Dist. Cal., 1929 ), diede una definizione di proprietà simile a quella prospettata dal giudice Monk. Il termine risulta infatti essere sufficientemente lato da includere ogni specie di beni, mobili o immobili, ed ogni cosa che una persona possa possedere e trasferire ad un'altra. Si estende quindi ad ogni specie di diritto e di interesse capace di essere goduto e tale da poter essere valutato in termini monetari. Concependo la proprietà come riferentesi ad un fascio di diritti che possono essere esercitati con riferimento ad un dato oggetto, lo stesso fascio di diritti non può però riferirsi a tutte le forme di proprietà. I proprietari di determinate categorie di beni mobili possono essere oggetto di limitazioni in riferimento al tempo, al luogo e alle modalità del loro uso13. La Corte di Appello della California, in una decisione precedente (People v. Walker 14) , osservò che: "Poichè la proprietà implica un complesso insieme di diritti, oneri, poteri e immunità, la eliminazione di alcuni o di molti di tali elementi non provoca l'estinzione del diritto". Il giudice Monk, dissenziente rispetto all'opinione espressa dalla maggioranza del collegio giudicante, ritiene possibile applicare queste argomentazioni ai diritti di Moore sui suoi tessuti biologici. Al momento dell'asportazione egli aveva il diritto di disporre dei suoi tessuti con le stesse facoltà con cui ne hanno disposto i convenuti: aveva il diritto di stipulare contratti con i ricercatori e le industrie farmaceutiche per sviluppare e sfruttare le grandi potenzialità commerciali dei suoi tessuti e dei derivati.

Il giudice Monk, per poter sostenere la tesi, da lui proposta, della esperibilità da parte dell'attore di un'action for conversion, individua quindi gli argomenti a favore che si desumono dalla legislazione statunitense vigente sui materiali biologici umani. Egli sostiene che, contrariamente all'erronea convinzione di molti commentatori statunitensi, non è vero che gli organi umani ed il sangue non possano essere venduti in modo legale. Per arrivare a questa conclusione interpreta l' Uniform Anatomical Gift Act nel senso che la proibizione della vendita di parti del corpo è limitata unicamente alla vendita per trapianto e terapia e non invece per scopi diversi. Di conseguenza, secondo questa lettura, risulterebbe ammissibile la vendita di tessuti umani ad una impresa biotecnologica, a fini di ricerca e di sviluppo. Per quanto riguarda invece sangue, plasma, seme e altri tessuti rigenerabili, non essendovi alcun tipo di divieto esplicito, la questione è ancora più chiara: la vendita è possibile tout court.




Note
1CALABRESI G., Do We Own Our Bodies, in DICKENS B.M., Medicine and Law, DARTMOUTH, 1993

2 28 sarebbe bene inserire una citazione dotta

3in FORO ITALIANO, IV, 1989, c. 422

4 in FORO ITALIANO, IV, 1989, c. 417

5in RIVISTA CRITICA DEL DIRITTO PRIVATO, 1989, p. 443

6/A>in 279 Md. 47, 367, A.2d 949, 431 U.S. 932, 1977

7BOURIANOFF BRAY M., op. cit., p. 234

8PAGANELLI M., Alla volta di Frankestein, biotecnologia e propeitÓ (di parti) del corpo, in FORO ITALIANO, IV, 1989, c. 435

9BOURIANOFF BRAY M., op. cit., p. 234

10BOURIANOFF BRAY M., op. cit. p. 235

11BOURIANOFF BRAY M., op. cit., p. 235 12BOURIANOFF BRAY M., op. cit., p. 237

13 nell'ambito della letteratura comparatisitca sul diritto di proprietÓ vedi per tutti: CANADIAN A.- GAMBARO A.- POZZO B., Property, proprietŔ, Eigentum, PADOVA, 1992

14 in 33, Cal. App., 2d, 18, 1939