La nascita e l'evoluzione del fenomeno cui si dà oggi il nome di pubblicità sono strettamente collegate ai grandi mutamenti strutturali del mondo economico moderno. La produzione in grandi serie, il dilatamento dei mercati ed il sempre più accentuato distacco fra produttore e consumatore che caratterizzarono lo sviluppo industriale, assegnarono alla comunicazione economica un'importanza mai assunta in precedenza.
L'evoluzione delle scienze economiche nei decenni fra le due guerre mondiali contribuì, inoltre, a promuovere la pubblicità da semplice espressione dell'iniziativa imprenditoriale ad elemento di equilibrio dell'intero sistema economico.
Fin dal suo sorgere, la pubblicità rivelò una sua particolare problematica giuridica, nella misura in cui il fenomeno toccava e tocca gli interessi antagonistici delle due principali categorie di soggetti che vengono ad esserne coinvolti : da un lato l'interesse delle aziende concorrenti a che la comunicazione commerciale non violi "le regole del gioco", dall'altro quello della collettività sociale ad un uso corretto ed appropriato che non la trasformi in un mezzo di decezione o di danno.
A nessuno meglio che ai suoi operatori, infatti, appariva chiaro che la pubblicità, per il grande potere suggestivo, per la capacità di influire sulla libera determinazione dei suoi destinatari e per l'enorme forza di penetrazione, poteva trasformarsi in una vera e propria arma totale, capace di alterare a tal punto l'equilibrio dell'economia da causare la propria stessa distruzione. E poiché la legge si rilevava carente e inadeguata nel porre il fenomeno sotto controllo, si rendeva necessario che fossero proprio le categorie interessate ad assoggettarsi volontariamente a talune regole fondamentali da esse stesse emanate.
Fu proprio con lo scopo di risolvere il problema della protezione legale della collettività dai condizionamenti, dalle insidie e dagli inganni della pubblicità , che presero vita i primi regolamenti di autodisciplina.
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