SCOPO ED EFFICACIA DELL'ORDINAMENTO AUTODISCIPLINARE

Il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (C.A.P.), la cui prima edizione risale al 1966, contiene una vera e propria normativa che viene, per così dire a capovolgere l'originaria impostazione, riconoscendo quale scopo primario quello di assicurare un servizio di informazione per il pubblico e tutelare il consumatore , mentre l'autodisciplina pubblicitaria, con le sue previsioni, regole di comportamento e sistema sanzionatorio, assume il ruolo di strumento per perseguire tale scopo primario.
Proprio perché trae fondamento dal potere di autoregolamentazione di una istituzione privata, l'autodisiplina non esplica la sua efficacia se non nella sfera puramente interna dell'istituzione medesima e nei confronti dei soli soggetti che ne fanno parte o l'hanno comunque accettata. Le norme preliminari e generali del CAP individuano gli strumenti che lo rendono applicabile ad alcuni soggetti, distinguendo due ipotesi particolari : l'adesione indiretta (tramite associazione) e l'adesione diretta (con sottoscrizione della clausola di accettazione). Questi dovranno comportarsi secondo le sue regole e obbedire ai comandi che gli organismi autodisciplinari abbiano ad impartire loro in applicazione delle norme del Codice, senza che in alcun modo l'autorità dello Stato possa interferire né per imporre il rispetto delle self-regulation né per esercitare un sindacato sui provvedimenti emanati.
Ciò spiega la sostanziale non rilevanza dell'eventuale violazione della norma autodisciplinare sul piano del diritto statuale, talchè siffatto comportamento non sarà necessariamente illegittimo per la legge in quanto lo è per l'autodisciplina. E ciò spiega ancora l'irrilevanza della pronuncia dell'organo autodisciplinare (che applica il Codice di Autodisciplina) per l'autorità giudiziaria dello Stato (che giudica in base alla legge) e, di conseguenza il motivo per cui non è ipotizzabile un conflitto di giudicati.
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