La sentenza del Tribunale di Milano, 22 gennaio 1976 costituisce e rappresenta un momento fondamentale nella giurisprudenza dell'autodisciplina pubblicitaria, non solo perché questa è la prima volta che l'Autorità Ordinaria interviene in quell'ordinamento interno che è sorto tra gli interessati alla pubblicità, ma anche perché viene a toccare e a risolvere problemi importanti e nuovi nel mondo pubblicitario.
Il caso in questione si presenta piuttosto complesso.
Con istanza 22 dicembre 1971 la S.p.A. F.lli Fabbri Editori si rivolgeva al Giurì chiedendo di esprimersi circa la rispondenza alle regole della Lealtà Pubblicitaria degli annunci diffusi dall'Armando Curcio Editore S.p.A. Con lettera del 14 febbraio 1972 la S.p.A. Curcio comunicava al Giurì di non ritenere di sottoporre il proprio operato al suo esame e lo invitava ad astenersi dall'emettere qualsiasi pronuncia in ordine alle sue iniziative pubblicitarie.
Proprio in esecuzione della clausola di accettazione, il Giurì dichiarava l'ingannevolezza dell'annuncio di pubblicità stampa della Curcio e il suo contrasto con gli (allora) art.1-3-7, secondo i quali "la pubblicità deve essere onesta, veritiera e corretta" e "deve essere evitata la pubblicità che in qualsiasi modo possa trarre in inganno il pubblico".
Di fronte a tale decisione del Giurì, la Curcio S.p.A. si è, dunque rivolta agli organi giurisdizionali dello Stato per sentire dichiarare che alla stregua dell'ordinamento giuridico positivo il Giurì non aveva il potere di pronunciarsi sulla legittimità della sua pubblicità .
Il Tribunale di Milano, competente a pronunciarsi sul caso, ha riconosciuto che, nei limiti in cui la clausola è efficace, sussiste la facoltà del Giurì di pronunciarsi sulla correttezza della pubblicità di Curcio, dichiara inoltre la S.p.A. Curcio responsabile di sleale concorrenza nei confronti della S.p.A. F.lli Fabbri Editori per avere in più riprese posto in essere pubblicità menzognera ed idonea ad ingannare il pubblico dei consumatori in occasioni del lancio sul mercato delle sue pubblicazioni ; e ordina la pubblicazione della presente sentenza a spese e cure dell'attrice.
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