Così ritiene Sordelli, secondo il quale "il mondo della pubblicità non ha voluto dettare delle regole giuridiche ma invece fissare dei principi che rendano palesi e concrete le aspirazioni di un sempre più pregnante rigore morale" onde le regole del codice autodisciplinare sono, secondo l'Autore, l'"espressione di una coscienza etica e servono a costituire dei principi d'autodisciplina che gli ambienti pubblicitari ricercano ed esprimono traendoli essi stessi da una coscienza sociale".
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