Tutte le sanzioni di cui abbiamo finora trattato presuppongono l'accertamento della violazione delle norme del CAP, caratterizzato dalle tre caratteristiche della definitività, dell'incontestabilità, nel senso che le decisioni del Giurì "fanno stato" tra le parti anche in successivi procedimenti, .e dell'efficacia vincolante, anche per i mezzi pubblicitari, appartenenti al sistema, rimasti estranei al giudizio .
Occorre ora chiedersi se chi sia risultato vittorioso nel giudizio di fronte al Giurì possa rivolgersi al giudice dello Stato per ottenere la rimozione degli effetti dell'illecito e la condanna di controparte al risarcimento dei danni o alle spese del procedimento autodisciplinare.
Per risolvere la questione bisogna porsi il problema del rapporto tra l'ordinamento autodisciplinare e la disciplina della pubblicità nell'ordinamento dello Stato, ed in particolare il problema dell'efficacia delle decisioni del Giurì nell'ordinamento dello Stato.
Se si tiene presente la natura di arbitrato rituale del Giurì e si considera la sua aspirazione ad un'esistenza indipendente e priva di condizionamenti (in particolare per quanto riguarda le decisioni che si vorrebbero "definitive" anche nei confronti dello Stato e dei suoi organi giurisdizionali), appare ovvio affermare l'esclusione della competenza del giudice ordinario per quanto riguarda la cognizione sulle violazioni del CAP e l'irrogazione delle relative sanzioni.
I due ordinamenti - quello dello Stato e quello privato - stanno su livelli non comunicanti : non ci si deve stupire, quindi, se lo stesso comportamento, lecito per il CAP, è illecito per l'ordinamento dello Stato, e inversamente. In pratica questo vuol dire che per gli aderenti al sistema dell'autodisciplina devono violare né il codice "privato" , né la legge dello Stato.
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