IL CASO "PRIMIZIE"

Particolarmente rilevante in materia, è stata la decisione del Giurì nei confronti della campagna pubblicitaria "Primizie" : un manifesto rappresentante due bambini in slip, un maschietto e una femminuccia di circa cinque anni, l'uno di fronte all'altra, con il bambino che allarga con la mano la mutandina della bambina e vi guarda dentro, è stato censurato in quanto contrario all'art.11 CAP, commi II e III
.Nella pronuncia si legge che, in primo luogo, è da ritenersi che i due bambini, nella fase preparatoria, siano stato costretti a fare e ripetere in pubblico gesti che potevano turbarli ; in secondo luogo, si strumentalizza, per fini commerciali, un gesto infantile di per sé innocente ; in terzo luogo, si riprende un tabù in via di superamento al solo fine di aumentare richiamo e attenzione alla comunicazione pubblicitaria.
La condanna della campagna "Primizie" ha riproposto il problema del rapporto infanzia - pubblicità, cioè del corretto utilizzo dei minori in campo pubblicitario, nonché della necessità di vigilare e dell'obbligo di tutelare la personalità del minore anche nel momento in cui questo è chiamato a recitare la sua parte in fase di produzione del messaggio.
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