5: Il consenso degli interdetti
Discorso in parte simile può essere fatto per l'interdetto, sottolineando però essenziali differenze. In primis per il minore abbiamo una figura giuridicamente abilitata a "mantenere, istruire, educare" i figli, a provvedere alle loro necessità, invece l'interdetto è affidato ad un tutore, che però ha compiti differenti.
Non compete infatti al tutore del maggiorenne incapace quella funzione educativa, che afferisce alla posizione educativa dei genitori, e pur ammettendo che il ruolo di tutore travalichi gli interessi patrimoniali, sicuramente viene meno una sua competenza esclusiva per ciò che riguarda la cura della persona.
A questo punto diventano rilevanti, per questo aspetto, soggetti diversi "vicini" all'incapace; ad esempio l'obbligo di assistenza morale e materiale fra coniugi (articolo 143 cc.) non può non includere questo aspetto, così come rilevanti possono essere parenti, oppure terzi inseriti in una attività di "cura", assistenza o soccorso, apprezzata o addirittura imposta dall'ordinamento giuridico.
L'incapace maggiorenne differisce poi dalla figura del minore in quanto verrà in rilievo non certo l'età dello stesso, per stabilire una sua eventuale idoneità a prestare consenso, ma la capacità psico intellettiva effettivamente posseduta dallo stesso.
In effetti la legge, in alcuni settori, prevede esplicitamente, la rilevanza del consenso dell'interdetto ad esempio in tema di interruzione di gravidanza, o di donazione e trapianto del rene, e pure i trattamenti obbligatori previsti dalla legge 23/12/1978 n. 883 devono prevedere "iniziative volte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato".
Dunque per ricostruzione analogica si potrà sostenere che anche nel caso dell'interdetto sarà rilevante la presenza del consenso, il cui valore concreto sarà però da vagliare dal medico in relazione al caso concreto, avendo anche riguardo di far partecipi della decisione le figure che sono più vicine alla persona del malato.
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