Il potere disciplinare spetta all'Ordine: gli organi periferici e centrali decidono in prima e seconda istanza; l'organo competente a decidere in prima istanza è il consiglio o il collegio territorialmente competente, in seconda istanza abbiamo invece una Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (articoli 17,18,19 D.L. 13/9/1946, n.223; articoli 53, 77 D.P.R. n.221 del 1951; lex 5/1/1955; lex 21/10/1957 n.1027). La Commissione risulta costituita presso il Ministero della sanità ed è composta da un magistrato del Consiglio di Stato, con funzioni di presidente, da un membro del Consiglio Superiore di sanità, da un funzionario del Ministero della Sanità, da un ispettore generale sanitario e da cinque professionisti, più tre supplenti, della professione sanitaria cui si riferisce la problematica da trattare nella questione disciplinare. Avverso le sue decisioni è ammesso il ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, ai sensi degli articoli 360 del codice di procedura civile e 11 della Costituzione. Il procedimento disciplinare è preceduto da una fase di sommaria istruzione, condotta dai presidenti del consiglio dell'ordine, diretta alla ricerca di sommarie informazioni; dopo di che viene nominato, se la ricerca dà esiti positivi, il relatore. È pregiudiziale ed obbligatoria l'audizione del colpevole, pena la violazione del diritto di difesa di cui all'articolo 24 della Costituzione e la previa contestazione degli addebiti. L'incolpato può farsi assistere, ove creda, da un suo legale di fiducia.
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