La necessità del consenso al trattamento medico discenderebbe direttamente dal dettato costituzionale: "la Repubblica tutela la salute dell'individuo", "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge", "La Repubblica garantisce e riconosce i diritti inviolabili dell'uomo", "La libertà personale è inviolabile".
Dalla comparazione degli articoli 2, 13, 32 della Costituzione si ricava che la salute è tutelata come bene primario, ma resta salvo il libero arbitrio dell'uomo, che non può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario (se non per esplicita disposizione di legge) in quanto la Repubblica gli garantisce il diritto inviolabile all'integrità fisica.Perfettamente aderente a questo dettato è l'articolo 5 del codice civile: "Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell'integrità fisica, o quando sono contrari all'ordine pubblico o al buon costume ".
Si delinea quindi, argomentando a contrario, un'area di liceità della disposizione del proprio corpo da parte della persona quando: la lesione non vi sia, o vi sia lesione non permanente e l'atto appaia in sintonia con i valori basilari del sistema.
Tutta quest'area di liceità è però caratterizzata dalla presenza del consenso dell'avente diritto.
Se si accetta questa impostazione si dovrà altresì considerare illecita, salva la presenza del consenso o di altra causa di giustificazione, qualsiasi attività invasiva della sfera corporea della persona.
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