Il primo è un criterio oggettivo, che fa riferimento ad un malato medio, una persona ragionevole, e confronta il comportamento da tenersi con un criterio astratto: ciò che avrebbe fatto una persona ragionevole nei panni del malato. Tuttavia tale criterio non tutela la libertà del malato e il diritto all'autodeterminazione.
Sembra invece più equo un criterio soggettivo, per cui si possa accertare se questo malato, nella sua particolare condizione, avrebbe consentito al trattamento proposto dal medico, in quella particolare circostanza, se fosse stato preventivamente informato.
Il criterio, oggettivo mantiene comunque una sua dignità , soprattutto per illuminare il medico sul limite fino al quale si può spingere per cercare di convincere il paziente a sottoporsi ad un determinato trattamento medico.
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