Più ibrida è la situazione per il minore, che abbia compiuto i quattordici anni, ma sia ancora infrasedicenne.
Qui il legislatore fa cessare la presunzione iuris et de iure , che il minore non sia in grado di intendere "il significato etico-sociale degli atti propri e altrui", tanto da fissare nei quattordici anni il dies a quo dell'imputabilità del soggetto, articolo 97 codice penale.
In effetti sarebbe assurdo non riconoscere una maggior capacità di saper valutare e di saper decidere in ordine alla propria vita al minore ultraquattordicenne rispetto ad un infante.
Salvo che ricorrano gli estremi dello "stato di necessità" dovrebbe iniziare a valere per il quattordicenne il principio del noli me tangere, "la regola cioè secondo cui il suo dissenso rappresenta in linea generale un ostacolo insormontabile per il medico".
Al riguardo merita essere segnalato il decreto della Pretura di Milano, che il 7/1/8324 stabilisce che il ricovero chiesto dal padre, in presenza della volontà contraria del figlio, non rende volontario il trattamento.
TORNA PRIMA PAGINA