L'amministrazione di sostegno: una riforma da attuare


Cogliendo i suggerimenti provenienti dalle esperienze giuridiche più avanzate, il prof. Cendon ha elaborato una bozza di riforma della disciplina dell'infermità mentale che riguarda essenzialmente la materia regolata dal Titolo XII del Libro I del codice civile.
L'obiettivo da raggiungere è una tutela più ampia per tutti i soggetti disabili.
Colmare il vuoto normativo esistente nel nostro paese per tutti quegli individui bisognosi di un sostegno e per i quali lo strumento dell'interdizione e dell'inabilitazione sarebbe eccessivo.



La novità della bozza triestina è quella di presentare un istituto giuridico più plasmabile, più adattabile alle esigenze del soggetto, in modo da garantire a tutti quei "beni" di cui ogni individuo ha il diritto e di cui si fa garante la nostra Costituzione. L'Amministrazione di sostegno riduce o attenua la capacità del beneficiario solo in relazione ad alcuni atti, quelli stabiliti volta a volta dal giudice: per tutto il resto il disabile conserva intatta la sua capacità e il regime è quindi compatibile sia con la disciplina dell'incapacità naturale, sia con gli istituti della rappresentanza volontaria. E' invece sempre incompatibile con l'interdizione e l'inabilitazione.
Il debole non viene dunque espulso dalla "quotidianità", dal poter vivere alla pari con gli altri soggetti.

Il progetto di riforma elaborato dal prof. Cendon appare dunque di notevole interesse soprattutto in quanto propone una risposta alle esigenze di una moltitudine di soggetti bisognosi di un supporto, dagli anziani ai portatori di handicap, agli infermi di mente ecc., ma in particolar modo va apprezzata in quanto illustra in termini realistici una nuova prospettiva di tutela.



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