Esperienze di riforma negli ordinamenti stranieri

L'affermarsi delle istanze portate avanti dalla psichiatria sociale ha prodotto in molti ordinamenti continentali un movimento di riforma che non ha toccato solo, com'è avvenuto in Italia con la legge del 1978, la concezione e l'esistenza stessa della struttura manicomiale, ma ha investito, modificandola, la disciplina privatistica dell'infermità mentale.

Il codice civile spagnolo del 1879, riformato dalla legge 13/1983 in materia di tutela, ha assunto come principio ispiratore della riforma quello dell'irrilevanza della situazione d'incapacità nella sfera della soggettività giuridica, in quanto essa non si spiega in ragione della maturità futura o del possibile ritorno alla normalità degli incapaci.

Sono i fondamentali valori umani, dei quali gli incapaci sono portatori, che rendono questi soggetti giuridici pienamente uguali rispetto alle persone capaci.
Il curatore, infatti, non supplisce la volontà dell'assistito, ma la rafforza, controlla ed indirizza, completando la sua menomata capacità, per cui la sua funzione non è di rappresentanza bensì di assistenza e di protezione.

Analoghi sono i principi posti alla base delle riforme austriaca e francese. Con le leggi rispettivamente 136/83 e 68-5/68 è stata introdotta in entrambi gli ordinamenti la figura di un amministratore il cui ambito operativo è limitato ad un solo atto ovvero ad una pluralità determinata di essi.

I soggetti che soffrono di alterazione delle proprie facoltà mentali per motivi che possono essere diversi, ad esempio indebolimenti dovuti all'età, possono beneficiare di un supporto per quegli atti che non sono in grado o non si sentono di compiere da soli, senza che tutto questo comprometta la capacità di agire.



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