Verso un nuovo diritto

Lo sviluppo della persona è uno dei valori sanciti dalla nostra costituzione e caratterizza lo stato di diritto. Compito del legislatore è dunque attuare tale principio escludendo limiti esterni ed estranei allo sviluppo stesso.
In questi ultimi anni sono notevoli gli interventi legislativi che si sono effettuati in questa direzione, basti pensare alla legge 180 e alla legge del 05/02/1992 n. 104.

Da ciò emerge una costante preoccupazione del legislatore in merito alla tutela dei soggetti deboli, non soltanto come soggetti di diritto, ma come esseri umani aventi bisogno di inserirsi nella società.
Di qui non occorre riflettere molto per avvertire come il codice civile condanni gli interdetti e gli inabilitati ad essere confinati all'emarginazione dall'agire sociale, infatti sebbene sia certo che si parte con l'intenzione di proteggere i soggetti deboli, il rimedio diventa peggiore della malattia, per quanto esso diventa eccessivo difronte ai loro bisogni esistenziali.



Sarà dunque necessario rivedere tali istituti eliminando criteri anacronistici che ostacolino il loro pieno sviluppo. Questi soggetti hanno pari dignità rispetto ai soggetti normali (art. 2 Cost.) e per il fatto di trovarsi in una situazione di disagio lo stato ha l'obbligo di eliminare le barriere non solo formali (art. 3, comma 2 Cost.) per realizzare una piena ugualianza sostanziale.



Torna a indice