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il produttore

31. La responsabilità per danni da prodotti. Generalità

- Nel corso del passato, il problema della responsabilità del fabbricante per i danni subiti - in relazione a un determinato prodotto - da acquirenti, consumatori o terzi è stato oggetto di una notevole quantità di studi ed interventi (basta qui ricordare p73 p73 le monografie di Carnevali 1974; Alpa 1975; Castronovo 1979).

Dal canto suo, la giurisprudenza ha affrontato la ipotesi di danni cagionato da un prodotto seguendo diverse impostazioni. Talvolta è stata affermata la responsabilità del produttore mediante il richiamo ai criteri dettati dall'art. 2049 c.c., e si è, ad esempio, ricondotto il difetto di fabbricazione di un veicolo al fatto colposo dei dipendenti, e tramite questi alla società produttrice (App. Roma 24.2.76, GI, 1978, I, 2, 430); altre volte - come nel caso dell'impresa farmaceutica - è stato chiamato in causa l'art.2050 c.c., in relazione alla pericolosità dell'attività svolta (Cass. 6241/87; Trib.Milano 19.11.87, FI, 1988, I, 144); in situazioni diverse - danno verificatosi presso il rivenditore - è stato applicato l'2051 c.c., e il cliente ha ottenuto cioè il risarcimento da parte di chi risultava essere il "custode" della cosa che aveva cagionato il danno (App.Roma 8.10.86, FI, 1987, 1569; Trib.Monza, 10.11.82, RCP, 1983, 789). Nella maggior parte dei casi, però, la soluzione è rimasta affidata alla clausola generale dell'art.2043 c.c. (Galgano 1986, 995; Alpa e Bessone 1987, 23), ossia a una regola imperniata sulla necessità per il danneggiato di dimostrare il negligente comportamento del convenuto (Pret.Salerno 10.6.77, GI, 1978, I, 2, 430) - onere alleggerito spesso dall'individuazione di una colpa implicita nella stessa dannosità del prodotto (Galgano 1986, 1000; Alpa e Bessone 1987, 26). 31.1. L'attuazione della Direttiva CEE ..............#

31.1. L'attuazione della Direttiva CEE -

La situazione è ora mutata, a seguito del d.p.r. 24.5.1988, n.224 (CorG 1988, 795; Al p73

p73 pa, Bin e Cendon 1989; Pardolesi e Ponzanelli 1989), di attuazio

ne della Direttiva CEE n.374/85 (del 25.7.85, CI, 1986, 1015, su

cui Trimarchi 1985, 207; Galgano 1986, 996): per i prodotti messi in circolazione successivamente al 30 luglio 1988, i quali ri

sultino difettosi, vige ora un regime di responsabilità oggettiva

(art.1).

Colui il quale assuma di essere rimasto danneggiato a causa di difetti contenuti in un prodotto potrà rivolgersi al fornitore, all'importatore, al fabbricante del prodotto finito così come a quello del semilavorato o della materia prima, ed anche a chi si presenti come produttore con l'apposizione di segni distintivi sul bene (artt.3 e 4). L'esistenza del difetto nel singolo prodotto potrà essere dimostrata attraverso il confronto con altri esemplari della stessa serie; nel caso di errori di progettazione il d.p.r. delinea, invece, i criterî sulla base dei quali valutare il grado di sicurezza. Grava sul danneggiato l'onere di provare il danno, il difetto e il legame causale. Il produttore convenuto potrà difendersi dimostrando la sussistenza di una delle circostanze esimenti tipizzate dal d.p.r. stesso, fra le quali - in relazione ai cc.dd. rischi di sviluppo - la corrispondenza del prodotto allo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche al momento della messa in circolazione del prodotto stesso (artt.8 e 7). Il comportamento del danneggiato viene preso in considerazione per richiamare l'applicazione dell'art.1227 c.c., e si specifica che non avrà diritto al risarcimento colui che, consapevole dell'esistenza del difetto, si sia volontariamente p73 p73 esposto al pericolo (art.10). Quanto al danno risarcibile (art.11), non vengono posti limiti per quel che concerne l'incolumità personale. Riguardo alle cose, invece, si stabilisce una duplice limitazione. Da un lato le cose diverse dal prodotto difettoso entreranno nel calcolo solo se strettamente destinate all'uso privato: obiettivo del provvedimento è, infatti, la tutela del consumatore. Dall'altro lato, è prevista - allo scopo di limitare la conflittualità minima - una franchigia di settecentocinquantamila lire, somma al di sotto della quale il danneggiato potrà comunque agire ex art.2043 c.c. (art.15). In via generale, la tutela accordata dalla nuova normativa non preclude nè limita l'esercizio delle azioni attribuite al danneggiato dalle norme previgenti (art.15). 31.2. Lo scoppio di bottiglie .......................#

31.2. Lo scoppio di bottiglie

- Nel caso di scoppio di bottiglie contenenti bevande gassate, il venditore - a seguito dell'approvazione del citato d.p.r. 224/88 - continuerà a rispondere ex contractu (art.15), e potrà invece sottrarsi all'azione extracontrattuale comunicando tempestivamente al fornitore il nominativo del produttore (art.4); la responsabilità di quest'ultimo sarà affermabile senza bisogno di ricostruzioni presuntive (Cass. 1376/80). Non sarà cioè più possibile negare - per questioni legate alla carenza di prova circa la colpa - ogni risarcimento (Pret.Salerno 10.6.77, GI, 1978, I, 2, 430) nè attribuire il danno al solo intermediario/custode (App.Roma 8.10.86, FI, 1987, 1589). Si incontreranno, invece, decisioni volte a condannare il solo produttore, una volta esclusa la colpa p73 p73 del rivenditore (Cass.5795/80; Cass. 1376/80; Trib. Savona 31.12.71, GI, 1973, I, 2, 710). 31.3. Progettazione e uso del prodotto ..............#

31.3. Progettazione e uso del prodotto -

L'esistenza di difetti di progettazione o di costruzione dipende dal raffronto con parametri quali il modo e il momento di distribuzione, le istruzioni fornite, l'uso al quale il prodotto è ragionevolmente destinato (art.5, d.p.r.224/88). Criteri che sembrano essere tutti già presenti in alcune pronunce relative, ad esempio, a un tagliacarte automatico non arrestatosi al distacco di una delle mani dagli interruttori (Cass. 2337/70); oppure alla pistola giocattolo costruita senza averne previsto un uso anomalo da parte del bambino. (Cass. 4004/57). La destinazione e la presentazione del bene - nonchè la comprensibilità delle istruzioni per l'uso - sono state già in passato oggetto di esame da parte dei giudici, con riguardo ad alcuni prodotti per l'agricoltura (Cass. 101/82; App.Napoli 5.10.78, RaDC, 1985, 798; Trib.S.M.Capua Vetere 10.12.76, RaDC, 1985, 790). Ove, poi, si ripresentasse l'ipotesi di scoppio di un televisore lasciato in preaccensione (Trib.Roma 17.9.87, NGCC, 1988, I, 494), tutto dipenderà, probabilmente, dagli orientamenti dei giudici in relazione al concetto di uso ragionevole del prodotto e alla conseguenze valutazione della colpa del danneggiato. Così, la condotta imprudente dell'utilizzatore (art.10, d.p.r.224/88) varrà anche in futuro ad escludere la responsabilità del produttore in casi come quello della donna che, sbloccato incautamente lo sportello, abbia introdotto il braccio nel cestello della lavatrice ancora in moto per inerzia p73 p73 (Trib.Pavia 22.12.72, GI, 1974, I, 2, 750; Cass. 545/78). Appare opportuno rilevare come, in molti dei casi sopra descritti, la nuova normativa - che assegna al danneggiato l'onere di provare l'esistenza di un difetto nel bene - non sembra destinata a provocare mutamenti di rilievo rispetto a quella giurisprudenza la quale, da un lato, aveva già anticipato criterî ora dettati esplicitamente e, dall'altro lato, risolveva mediante le presunzioni il problema della colpa del produttore. 31.4. La responsabilità dell'assemblatore ...........#

31.4. La responsabilità dell'assemblatore -

Il difetto del

prodotto - che è all'origine del danno - può essere, in via di

principio, imputabile ad uno qualunque dei diversi momenti del

ciclo produttivo: materia prima, componente, prodotto finito

(Alpa e Bessone 1987, 71).

Le situazioni possono presentarsi in maniera molto articolata. In un caso, ad esempio, nel quale la caduta di una gru - causata della rottura di una vite, a sua volta prodotta con bronzo di pessima qualità - aveva determinato la morte di due operai, sono stati dichiarati responsabili tutti i soggetti coinvolti: dalla fonderia, al produttore della vite che si era spezzata, al fabbricante del semilavorato nel quale la vite era stata inglobata. Solo per il fabricante della gru veniva disposta un'ulteriore indagine da parte del giudice di merito, al fine di accertare eventuali colpe nella scelta o nel montaggio del componente (Cass. 1696/80; App. Milano 10.10.78, RCP, 1978, 875; Cass. 3816/86). Il d.p.r.224/88 afferma oggi la responsabilità di ognuno dei partecipanti al ciclo della produzione (artt.1, 3 e 4), con la p73 p73 possibilità, per il produttore di una semilavorato o di una materia prima, di liberarsi se il difetto è interamente attribuibile al soggetto "a valle" (art.6, lett. f). In un caso come quello descritto sopra verrà così ad essere modificata la posizione dell'ultimo produttore - il fabbricante della gru - il quale sarà essere condannato al risarcimento, salvo il regresso verso i corresponsabili in misura proporzionale al rischio, alla colpa, alle conseguenze dell'attività di ognuno (art.9). 32. La responsabilità del professionista intellettuale. Generalità..#

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