Prev Top Next

l'ingiustizia

11. L'ingiustizia. Generalità ...................#

11. L'ingiustizia. Generalità - Come visto sopra (@ 5.), con la clausola generale dell'art.2043 c.c., il legislatore italiano ha disegnato un sistema aperto, basato sull'atipicità dell'illecito (v. comunque i rilievi di Sacco 1960, 1439): il giudizio di responsabilità non interviene a sanzionare comportamenti definiti a priori dalla norma, ma è funzione del gioco complessivo di tutti gli elementi che costituiscono la fattispecie. Sono molte le considerazioni che hanno caratterizzato il dibattito su questo punto (v. Rodotà 1964, 35; Trimarchi 1970, 94; Tucci 1970, 15; Salvi 1985, 155). Possiamo ricordare l'incremento delle occasioni di danno, quale effetto dello sviluppo economico e industriale, confrontato con le risposte proprie dell'equazione tradizionale tra danno ingiusto e diritto soggettivo assoluto (De Cupis 1971, 13; Cass.Sez.U. 1670/68), soluzione che molti giudicano ormai insufficiente. E va anche segnalata la crescente attenzione verso le ragioni del danneggiato, unitamente al richiamo ai principi costituzionali. Si è assistito così, soprattutto negli ultimi anni, ad una progressiva estensione dell'elenco di interessi tutelabili mediante lo strumento aquiliano (Rodotà 1984, 598; Salvi 1985, p73 p73 173), estensione che si è formalizzata con il ricorso a soluzioni tecniche diverse. Da un lato è stata ampliata la nozione di "ingiustizia", fino a ricomprendervi la lesione dei diritti di credito e di godimento, delle aspettative, e talvolta degli interessi legittimi; dall'altro lato la giurisprudenza, conformandosi formalmente alle antiche direttive, ricorre non di rado all'espediente di allargare la qualifica di diritto soggettivo ad ipotesi in precedenza ignorate (Schlesinger 1960, 339; Rodotà 1964, 187; Di Majo 1984, 311), quale, ad esempio, il diritto all'integrità del proprio patrimonio (infra, @ 17), oppure il diritto alla serenità familiare (infra, @ 14.3.).

Resta ferma, tuttavia, la necessità di (contemperare le urgenze immediate di protezione delle vittime degli illeciti, con l'esigenza di) evitare la proliferazione all'infinito delle posizioni soggettive tutelabili. Un risultato simile, infatti, con la dispersione delle risorse - comunque limitate - del danneggiante, finirebbe per essere lesivo degli stessi soggetti più direttamente colpiti (Cass.Sez.U. 2018/85).

Proprio il significato da attribuire all'aggettivo "ingiusto" funge da perno di ogni intervento volto a definire i contorni dell'area di risarcibilità (Schlesinger 1960, 342; Busnelli 1964, 49; Rodotà 1964, 79; Scognamiglio 1965, 59; Cian 1966, 133; Tucci 1970, 16; Alpa e Bessone 1982, 74; De Martini 1983, 164).

Pur nella varietà di impostazioni, e nella ricchezza di sfumature offerte dai diversi autori (v. Scognamiglio 1969a, 11), appare ormai prevalente la tendenza a privilegiare un'accezione p73 p73 sufficientemente ampia di ingiustizia, comprensiva cioè di tutte le violazioni di situazioni ed interessi che risultano giuridicamente rilevanti o comunque meritevoli di tutela - magari con riferimento all'art.1322 c.c. - attraverso il confronto con le linee dell'ordinamento giuridico (Schlesinger 1960, 342; Rodotà 1964, 173; Alpa e Bessone 1982, 83; Galgano 1985, 7; Trib. Verona 13.12.88, GI, 1990, I, 2, 135; contra, De Cupis 1971, 11).

la famiglia

12. I rapporti familiari..#

11.12. I rapporti familiari - L'esistenza di un vincolo familiare tra le parti è suscettibile di assumere rilevanza, ai fini del giudizio aquiliano, vuoi come elemento essenziale della fattispecie di illiceità, vuoi come aspetto in grado di giocare un proprio ruolo al momento della valutazione della condotta (Cendon 1984, 108; Patti 1984, 45; Dogliotti 1987, 39). Sotto il primo profilo possono essere certamente inquadrati i conflitti penalmente rilevanti: bigamia, induzione alla prostituzione, violazione degli obblighi di assistenza. Le diverse ipotesi di illeciti meramente civili non mancano poi di sollevare, ove intercorsi tra familiari, questioni peculiari: si discute, infatti, tanto sull'eventuale immunità che potrebbe derivare in considerazione del particolare vincolo tra danneggiato e danneggiante, quanto sui possibili effetti che il regime patrimoniale adottato nel caso concreto può svolgere nei confronti del risarcimento del danno (Patti, 1984, 67). E vanno ricordati, poi, i versanti legati all'invalidità delle nozze o all'esercizio della funzione educativa nei confronti della prole. Tra i casi più significativi può essere citato quello previsto dall'art.129-bis (v.) con riguardo al risarcimento dovuto da parte del coniuge al quale sia imputabile la nullità p73 p73 del matrimonio (Cass. 1826/80; Cass. 1094/82; App.Roma 21.12.77, TR, 1978, 112; Patti 1984, 80); ipotesi diversa è invece quella del coniuge che impedisce la trascrizione di un matrimonio concordatario, e viola così il diritto del partner al completamento di una fattispecie che si ritiene intrinsecamente già realizzata (Cass. 555/77). Molte critiche (v. per tutti Patti 1984, 111) ha sollevato una sentenza ormai risalente nella quale veniva affermata la c.d. "responsabilità da procreazione": diritto del figlio eredoluetico ad essere risarcito dai genitori (Trib.Piacenza 31.7.50, FI, 1951, I, 987; T, 1952, 119). E la discussione intorno a simili ipotesi appare destinata a riprendere vigore ed interesse, in relazione ai possibili profili di responsabilità connessi allo sviluppo e alla diffusione delle varie tecniche di fecondazione artificiale (Zeno-Zencovich 1986, 115; da ultimo Furgiuele 1989, 271). Ci si chiede altresì quali possano essere le conseguenze dell'esistenza di un assetto familiare di fatto, e in particolare se sia configurabile una responsabilità per la rottura di simili rapporti (Patti 1984, 93; Dogliotti 1987, 40). L'assegno previsto a carico del coniuge che abbia dato causa al divorzio ha natura composita: assistenziale, compensativa e risarcitoria; non spetta perciò alcun risarcimento ulteriore alla moglie nel caso in cui si sia giunti allo scioglimento del vincolo matrimoniale a causa dell'incapacità sessuale del coniuge, da questi tenuta celata ante nuptias (Trib.Napoli 23.2.87, GC, 1987, I, 1549). p73 In una recente sentenza si è affermata la possibilità che la moglie e il proprio amante siano tenuti a risarcire il danno patrimoniale subito dal marito tradito, rispettivamente in base alla violazione degli obblighi di fedeltà, e per induzione a tale violazione (Trib.Roma 17.9.88, NGCC, 1989, I, 559). 11.13. La seduzione .................................#

Prev Top Next