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i diritti della personalita'

La lesione di diritti assoluti personali. Generalità -

L'ordinamento tutela i diritti fondamentali della persona soprattutto attraverso le norme di natura penale, e la matrice pubblicistica appare spesso evidente anche con riguardo agli strumenti di difesa più marcatamente civilistici: si pensi soprattutto ai profili di indisponibilità dei diritti personalissimi, o ai criteri di valutazione del consenso della vittima (Alpa e Bessone 1982, 96; De Cupis 1982, 71; Dogliotti 1982, 70; Visintini 1987, 3; v. retro, @ 8.7.). La sovrapposizione tra i diversi ambiti non è, comunque, totale: non sono pochi, infatti, i segnali che confermano l'esistenza di spazi autonomi di intervento riservati alla tutela privata, i quali si manifestano sia al momento di individuare i singoli aspetti della personalità considerati rilevanti, sia quando si tratti di definire l'estensione della protezione accordata (Zeno-Zencovich 1987, 46). p73 p73 Al di là della concezione tecnica adottata - quella pluralistica, che sostiene l'esistenza di diversi ed autonomi "diritti" della personalità (De Cupis 1982, 22), piuttosto che quella unitaria, che vede invece nelle singole fattispecie solo i molteplici aspetti nei quali volta a volta si specifica un unico diritto (Dogliotti 1982, 55; sul punto v. anche, diversamente, Tucci 1970, 142) - appare comunque evidente la stretta interconnessione fra i diversi profili della personalità: è abbastanza raro anzi che le ipotesi di violazione di sfere particolari - nome, immagine, paternità dell'opera dell'ingegno, concorrenza - non si rivelino alla fine strumentali ad aggressioni di aspetti più ampi - reputazione, riservatezza, identità personale (Macioce 1984, 46; Zeno-Zencovich 1987, 59). Si tratta di un terreno sul quale appare estremamente significativo il ruolo svolto dalla giurisprudenza: non solo all'interno del caso specifico, nella composizione del conflitto tra interessi che risultano formalmente protetti al medesimo livello - diritto all'onore, alla reputazione e diritti di cronaca, di critica, di espressione del pensiero (Messinetti 1983, 376; Dogliotti 1982, 161) - ma, altresì nella ricostruzione di figure non esplicitamente definite dal legislatore, quali la riservatezza e l'identità personale. D'altra parte, gli ostacoli posti alla risarcibilità dei danni non patrimoniali - art.2059 c.c: reati o altre fattispecie tipiche (Scognamiglio 1957, 277; De Cupis 1982, 53; Dogliotti 1982, 62; Messinetti 1983, 397) - e la possibilità per l'aggressore di assorbire preventivamente, a livello di calcolo p73 aziendale, il danno che verrà poi liquidato a favore della vittima (Sacco 1959, 15; Cass. 6251/83) finiscono per limitare in maniera sensibile le funzioni preventiva e sanzionatoria dello strumento aquiliano, al quale si suggerisce perciò di affiancare altri rimedi, quali l'azione inibitoria, o il ricorso ai provvedimenti d'urgenza, ex art.700 c.p.c. (Dogliotti 1987, 7).

6.L'onore, la reputazione .

11.6. L'onore, la reputazione - La tutela civile dell'onore e della reputazione appare - sotto più di un profilo - più ampia di quella accordata sul piano penale (Alpa e Bessone 1982, 102; De Cupis 1982 271; Dogliotti 1982, 138; Visintini 1987, 244; Zeno- Zencovich 1987, 46; Cass. 421/63; Pret.Roma 16.12.70, GM, 1974, I, 303).

Alcune esimenti - quali la provocazione - rilevano, ad esempio, esclusivamente ai fini della non punibilità, non già del risarcimento (Cass. 2832/74; Trib.Firenze 28.4.56, RCP, 1957, p73 p73 386).

E' frequente poi l'affermazione secondo cui, ai fini aquiliani, è sanzionabile anche la diffamazione colposa (Cass. 5259/84; Cass. 4538/78; Cass. 1563/58; App.Milano 14.1.75, AC, 1975, 894; GM, 1976, I, 340; App.Milano 5.4.57, FP, 1957, I, 1248; Trib.Milano 25.4.54, NRDCo, 1954, II, 124; Pret.Roma 2.10.62, RDCi, 1963, 72; Montanari 1986, 842); la reputazione sarà inoltre tutelabile, ex lege Aquilia, anche se l'offesa sia avvenuta comunicando con una sola persona (Cass. 3045/72).

11.6.1. I diversi aspetti della reputazione ........

11.6.1. I diversi aspetti della reputazione - Nell'ipotesi più comune, la reazione dell'ordinamento è volta a proteggere la persona - fisica - e la sua immagine pubblica: ad esempio dalla pubblicazione su un rotocalco di fotografie, e relative didascalie, tali da diffondere presso il pubblico un'immagine negativa e insultante (Trib.Milano 16.4.84, RaDC, 1985, 1107).

Particolarmente frequenti appaiono, negli ultimi anni, le azioni volte, da un lato, alla difesa di specifici aspetti della reputazione e, dall'altro lato, ad ampliare il novero dei soggetti tutelati: persone giuridiche, associazioni, partiti (De Cupis 1982, 45, 254; Visintini 1987, 250), comunità religiose (Cass.pen. 16.1.86, DInf, 1986, 458) stati esteri (Trib.Roma 31.12.86, GI, 1988, I, 2, 833; Pret.Roma 30.3.84, DA, 1985, 247).

11.6.2. La reputazione. Casistica .....................#

11.6.2. La reputazione. Casistica - Sono molte le vicende che vedono personaggi noti - o i loro eredi - reagire di fronte alla trasposizione cinematografica di vicende storiche, biografiche o della cronaca, ricostruite in maniera più o meno aderente alla p73 p73 realtà (Cass. 1446/66; App.Roma 2.7.81, TR, 1982, II, 715; Trib. Roma 30.4.76, RDCi, 1976, 92; Pret.Roma 25.5.85, DInf, 1985, 988; Pret. Roma 7.1.74, DA, 1974, 459; Pret. Milano 12.3.68, RDCi, 1968, 98).

La reputazione politica viene protetta di fronte all'attribuzione di trascorsi o di posizioni che, seppur non disonorevoli oggettivamente, finiscono per ledere la credibilità del personaggio (App.Roma 20.5.87, DInf, 1987, 984; Trib.Roma 27.3.84, GI, 1985, I, 2, 13; GC, 1985, I, 529; DA, 1985, 61; FI, 1984, I, 1687; Trib.Roma 10.3.82, GI, 1983, I, 2, 189; FI, 1982, I, 1405; GM, 1982, III, 743; DInf, 1985, 215; Pret.Roma 2.6.80, FI, 1980, I, 2046; GC, 1981, I, 632; Pret.Torino 30.5.79, GC, 1980, I, 965), e che non rispondono, comunque, a verità: non è stata ad esempio, reputata prudente da parte del giornalista, nè diligente, l'attribuzione della qualifica di "iscritto alla loggia massonica P2" a un uomo politico, sebbene il nome di quest'ultimo fosse stato rinvenuto negli elenchi dei presunti aderenti (Trib.Roma 3.10.85, DInf, 1986, 490); lo stesso vale per l'appellativo di "massone", che sia stato in una pubblicazione riferito ad un pubblico ufficiale (Trib.Roma 15.11.83, FI, 1985, I, 281).

La reputazione economica è tutelata - anche al di là delle ipotesi di concorrenza sleale (De Cupis 1982, 280; Giuliani 1985, 73) - contro la divulgazione di informazioni che possano risultare lesive per la vittima (Cass. 4538/78; Cass.3045/72; App. Milano 11.12.73, RCP, 1979, 747; Pret. Roma 7.1.84, GI, 1984, I, 2, 501), posta in essere ad esempio mediante articoli p73 p73 tendenziosi su riviste specializzate. Le pubblicazioni, seppur di carattere tecnico, non possono infatti risolversi in sterile denigrazione, magari a vantaggio di produttori concorrenti (Cass. 5259/84; Cass. 542/68). E il torto può prodursi anche attraverso la vendita per corrispondenza di un prodotto di prestigio destinato dal suo produttore ad una distribuzione controllata (Pret.Roma (ord.) 7.4.87, RCP, 1988, 114; DInf, 1987, 1025). Nel caso di esposti e denunce alla p.a., che si rivelino poi infondate, la reputazione economica dell'imprenditore - accusato di attività inquinanti - sarà oggetto della tutela risarcitoria solo in presenza degli estremi di una vera e propria calunnia (Trib.Roma 12.3.87, RCP, 1988, 784).

Lo stesso discorso vale per i cc.dd. Warentest, ossia per quei particolari servizi giornalistici che si occupano di porre a confronto le caratteristiche qualitative dei vari prodotti (App. Milano 16.10.73, FP, 1973, I, 454; GM, 1976, I, 46; Trib. Milano 28.9.72, GI, 1973, I, 2, 1; Bonasi Benucci, 1963, 476; Ghidini 1973, 626; Dogliotti 1982, 143).

Si tratta di attività che di regola sono considerate perfettamente lecite (Trib.Roma 23.7.84, FI, 1984, I, 1963; RCP, 1984, 682; Pret.Roma 29.6.85, TR, 1985, II, 999), ma che divengono fonte di risarcimento ove le prove risultino condotte con negligenza e in maniera dilettantesca (Trib.Milano 28.9.72, cit.). Così, l'editore e il direttore di una rivista tecnica di divulgazione non sono responsabili, ove la critica a un determinato prodotto sia il frutto di una ricerca condotta con metodo scientifico ed esente da intenti estranei all'informazione p73 p73 tecnica (Cass.542/68). Là dove a seguito della pubblicazione del test sia poi stata svolta un'indagine giudiziaria nei confronti del produttore, si applicheranno le norme relative alla denuncia infondata (Trib.Roma 22.6.82, GC, 1983, I, 636; v. infra, @ 11.14).

Quanto alla reputazione artistica, essa può ritenersi danneggiata nel caso in cui un attore, la cui partecipazione in un film sia già stata pubblicizzata, ne rimanga poi escluso (Pret. Roma 2.3.81, DA, 1981, 419), oppure nell'ipotesi in cui le immagini recenti degli interpreti vengano stampate sulla copertina di un disco che riporti registrazioni in realtà molto remote (Pret. Milano 25.2.85, DInf, 1985, 719).

11.6.3. I soggetti ....................................#

11.6.3. I soggetti - E' stato di recente segnalato (Visintini 1987, 261) il crescente utilizzo dello strumento aquiliano all'interno di scontri attinenti ad ipotesi di lesione della reputazione di soggetti appartenenti a particolari ambiti professionali.

Tra questi rientrano, ad esempio, i magistrati (Cass.pen. 29.9.86, DInf, 1987, 715; Cass.pen. 23.1.84, DInf, 1985, 303; Trib. Roma 19.6.86, DInf, 1988, 439; Trib.Roma 19.6.85, DInf, 1986, 128) e gli avvocati.

Proprio con riguardo a quest'ultima categoria, è stato affermato che la lesione del decoro professionale e dell'onore, mediante la diffusione di immagini, sussiste anche se si tratti di intervista autorizzata, e di riprese filmate durante un avvenimento pubblico, allorquando il risultato diffamatorio derivi dalle modalità di realizzazione del servizio televisivo, p73 p73 caratterizzate dalla sapiente e suggestiva combinazione del commento, parlato e musicale, e del montaggio (Cass. 1557/78; Cass. pen. 27.8.80, GC, 1980, I, 2380; App.Roma 30.9.74, FI, 1974, I, 2789).

E' controverso se l'immunità parlamentare si estenda (Trib. Roma 7.11.86, FI, 1988, I, 587; DInf, 1987, 605) o meno (Trib. Roma 19.6.85, FI, 1988, I, 588; DInf, 1987, 128) alla responsabilità civile, quando la diffamazione sia contenuta in dichiarazioni rese da un membro del parlamento (sulla questione v. anche Corte cost. 1150/88). Anche in caso affermativo, non risulta comunque salva la posizione del direttore del periodico che abbia riportato le espressioni lesive (Cass. pen. 4.2.87, GI, 1988, II, 278; Zanon 1987, 25). Il giornalista può bensì riportare in un'intervista ad un uomo politico le affermazioni da questi già espresse in un'interpellanza parlamentare, ma non va esente da responsabilità nel caso in cui faccia proprie le considerazioni, e le affermi in prima persona; dal canto suo il parlamentare, se si limita a ripetere quanto già espresso durante un intervento in aula, non aggiunge invece nulla a quanto già presente in un atto che è di per sè pubblico (Trib. Milano 21.7.84, FP, 1985, I, 265). Un'ipotesi tipicamente disciplinata (artt.89 c.p.c. e 598 c.p.) riguarda le offese contenute in scritti e discorsi difensivi: esse, quando siano attinenti alla materia del contendere e all'oggetto della causa, vengono considerate non punibili, ma sono eventualmente fonte di risarcimento del danno p73 p73 non patrimoniale (Cass. 215/78; Cass. 2083/74; Visintini 1967, 165; De Cupis 1982, 275). 11.7.

7. Il nome -

Nelle ipotesi più frequenti la tutela risarcitoria viene chiesta dalla vittima per riparare all'uso indebito e pregiudizievole del nome da parte del convenuto (Visintini 1987, 161); e nessuno dubita che, in simili casi, il rimedio aquiliano possa sommarsi all'intervento specifico, il quale ha carattere inibitorio. Le due risposte si differenziano tuttavia quanto ai presupposti: mentre per ottenere la cessazione del comportamento è sufficiente accertare la potenzialità lesiva dello stesso, affinché possa venir concesso il risarcimento il danno deve essere invece effettivo, e occorre inoltre che sia accertata la colpa del convenuto (Cass. 2478/63; De Cupis 1982, 538; Dogliotti 1982, 112; Breccia 1988, 448). Accade così che possa venir ordinata l'eliminazione del nome di un ordine religioso dalla colonna sonora di un film satirico, e, insieme, che si neghi tanto il risarcimento del danno patrimoniale - per non essere stata raggiunta la prova circa la sussistenza dello stesso - quanto il risarcimento di quello non patrimoniale - in assenza degli estremi integrativi di un reato (Trib.Roma 27.2.76, RDCi, 1977, 59; Pret.Roma 31.7.56, GI, 1957, I, 2, 49). Quando, però si reputi che l'uso non autorizzato sia stato tale da ledere la reputazione e il decoro dell'attore, il ristoro del pregiudizio economico e morale potrà essere disposto anche a favore di una società commerciale (Trib.Roma 25.2.67, TR, 1967, II, 241). p73 In molti casi, si tratta di indagare sul rischio di confusione e di pregiudizio prodotto dall'attribuzione - a personaggi di fantasia - di nomi che risultino corrispondere a persone realmente esistenti (App.Roma 13.6.64, TR, 1965, II, 190; Pret.Roma 22.12.71, RDCi, 1972, 42; Pret.Roma 2.3.71, GM, 1971, 445), e un simile conflitto può accendersi anche con riguardo all'utilizzo di nomi d'arte dal suono fra di loro simile (App.Roma 31.3.65, RDCi, 1966, 7). L'illecito può consistere anche nel presentare al pubblico un articolo di un periodico a firma di un autore inesistente, ma in realtà solo lievemente diversa da quella di un noto giornalista (Pret.Pordenone 2.4.88 (ord.), RCP, 1988, 798). Non viene, invece, riconosciuta alcuna protezione all'interesse alla menzione integrale del casato nobiliare in un almanacco araldico o in altre pubblicazioni (Cass 2242/71; Pret. Roma 22.7.87, FI, 1988, I, 2024). L'interesse a che i dati pubblicati sull'elenco del telefono siano conformi alle richieste degli abbonati potrà rilevare . sotto il profilo contrattuale . là dove l'omissione risulti totale (Cass. 4537/80; Cass. 1296/79; Cass. 564/79; Cass. 1582/75; Bonamore 1981, 825).

8. L'immagine -

Il diritto all'immagine, tutelato dagli artt.10 c.c., 96 e 97 l.aut., è considerato almeno in parte come una manifestazione del diritto alla riservatezza (De Cupis 1982, 285; Dogliotti 1982, 117; De Vita 1988, 549). Si tratta di una prerogativa la quale, anche ove manchi il consenso del titolare, può venir sacrificata allorquando esca perdente dal confronto con p73 l'interesse generale all'informazione, ciò che può avvenire tanto nel caso di notorietà della persona ritratta quanto per effetto della pubblicità della situazione ripresa (Cass. 5790/79; Cass. 2878/63; App. Milano 19.1.71, GI, 1971, 2, 1026; Trib.Milano 3.4.67, MT, 1967, 802; Pret.Roma 2.1.85, DInf, 1985, 710). Anche questi elementi possono, tuttavia, non bastare: così, l'inserzione dell'immagine di una persona nei titoli di testa di un film (Pret.Roma 7.2.77, GC, 1977, I, 1061), o in una sigla televisiva (Cass. 1763/86) può essere illecita - benché la ripresa sia avvenuta durante un pubblico avvenimento - quando il soggetto risulti isolato rispetto alla folla indistinta degli spettatori, oppure quando il ritratto in atteggiamento "ridicolo" venga trasmesso reiteratamente. Nello stesso senso, si afferma che la notorietà della persona ritratta non giustifica di per se stessa la pubblicazione di immagini attinenti la sfera intima e riservata (Pret. Roma (ord.) 3.7.87, FI, 1988, I, 3464; DInf, 1987, 1005). Talora può essere il fine perseguito dal convenuto - di natura prettamente commerciale - a determinare l'inapplicabilità delle esimenti: e gli esempi possono essere quelli della vendita di bambolotti riproducenti le sembianze di un noto calciatore (Cass. 5790/79), o di un calendario con le foto e l'imitazione della firma di un famoso cantante (Pret.Roma (ord.) 18.2.86, DInf, 1986, 549; Scognamiglio C. 1985, 561), dell'utilizzo a fini pubblicitari delle immagini di atleti dilettanti - in tal caso il CONI è legittimato ad agire, onde evitare eventuali sanzioni della Federazione internazionale, e i conseguenti danni - p73 p73 (App.Bologna 27.10.81, RDS, 1984, 517), o di oggetti caratterizzanti un celebre cantante (Pret.Roma 18.4.84, GC, 1984, 904; FI, 1984, I, 2030; RCP, 1984, 690; AC, 1984, 904), oppure del sosia di un noto personaggio (Pret. Roma (ord.) 6.7.87, DInf, 1987, 126; FI, 1988, I, 3463). Nel caso di riproduzione abusiva dell'immagine di una fanciulla su una banconota è proponibile, davanti all'a.g.o., la sola domanda di risarcimento, non quella di sequestro (Trib.Roma 29.4.81, GM, 1983, 806; Pret. Roma 22.1.79, DFP, 1981, 190). Si ha lesione dell'immagine anche mediante la c.d. "maschera scenica", quando cioè le vicende proprie di una persona vengano narrate non già ricorrendo a fotografie o a filmati che la ritraggano, bensì attraverso l'impersonificazione di un attore (Pret.Roma 25.1.79, DA, 1979, 972; Pret. Roma 17.6.63, RDCi, 1964, 66). Può essere lecita, invece, l'esibizione in giudizio di foto di nudo altrui, ove il fine esclusivo di ciò sia quello di far valere circostanze rilevanti per la soluzione di una vertenza: di provare, ad esempio, l'addebitabilità della separazione esibendo immagini scattate dal marito alla propria amante, all'interno del domicilio familiare (App.Roma 17.12.84, NGCC, 1985, I, 643; TR, 1985, II, 705; Trib.Roma 26.3.82, DA, 1983, 327; TR, 1984, II, 596). Non è invece lecita la pubblicazione di fotografie di nudo, risalenti a periodi di molto precedenti la notorietà della persona ritratta: il consenso originariamente espresso non vale, in assenza di prove specifiche, a farne presumere l'attualità (Trib.Roma 7.10.88, DInf, 1989, 172). p73 Per quanto concerne la natura del danno, è frequente l'affermazione secondo cui la lesione dell'immagine comprende la risarcibilità tanto del danno patrimoniale che di quello non patrimoniale: l'art.10 c.c.- si afferma infatti - nel far salvo il risarcimento del danno, integra uno di quei "casi determinati dalla legge" che vengono richiesti dall'art.2059 c.c. (Cass. 3769/85; Trib.Roma 27.3.84, NGCC, 1985, I, 71; Trib.Roma 15.11.83, FI, 1985, I, 281; Alagna 1983, 157; Auletta 1978, 85; Cataudella 1972, 55; contra Cass. 5790/79; Trib.Roma 9.10.79, GM, 1980, I, 1059; sul punto v. anche De Vita 1988, 661). Diversa è la disciplina per quanto riguarda l'immagine delle cose. Non esiste, infatti, una disciplina analoga, nè assimilabile, a quella che tutela l'immmagine della persona (Cass. 542/68): sono lecite perciò sia la riproduzione cinematografica di parti esterne di un edificio (Trib.Napoli 25.7.58, RDCi, 1959, 67), che quella di un abito religioso (Pret.Roma 31.7.56, GI, 1957, I, 2, 49). 11.9. La riservatezza .............................#

9 La riservatezza -

Malgrado l'assenza di un'esplicita norma in proposito, nessuno dubita oggi dell'esistenza, anche nel nostro ordinamento, di un diritto soggettivo alla riservatezza (Visintini 1967, 65; Auletta 1978; Alpa e Bessone 1982, 108; De Cupis 1982, 283; Dogliotti 1982, 143; Dogliotti 1987, 28 Dogliotti e Boccaccio 1989, 351): secondo le definizioni correnti, rientrano in quest'ambito tutte le vicende di carattere privato, per p73 sonali e familiari, e la protezione è concessa contro tutte le ingerenze che - pur compiute con mezzi leciti, per scopi non esclusivamente speculativi e senza offesa per l'onore, la reputazione e il decoro - non siano giustificate da interessi preminenti (Cass.2129/75; Pret.Roma 27.6.85, TR, 1985, II, 1006; Pret.Roma 6.5.83, DA, 1984, 78).

Gli esempi sono svariati. Quanto al contenuto della prerogativa in questione, si tratta quasi sempre - a sfogliare i repertori della giurisprudenza - di interessi di natura particolarmente intima, legati all'ambito della vita sessuale ed affettiva, o ai i rapporti interni alla famiglia, non già alla sfera patrimoniale o economica. Così, non sarà lecita, ad esempio, la divulgazione di notizie attinenti l'avvenuto mutamento di sesso da parte di una delle persone coinvolte in un fatto di cronaca (Trib.Livorno 20.1.86, Dinf, 1986, 903; v. anche Pret.Forlì 23.10.70, GI, 1971, I, 2 113); e verrà protetto altresì dalla curiosità esterna il rapporto tra il padre e il figlio, destinato a diventare un famoso tenore (App.Roma 17.5.55, RDCi, 1955, 136), così come non possono essere date in pasto al pubblico le scene di vita familiare dell'amante di un dittatore (App.Milano 26.8.60, FI, 1961, I, 43). A sua volta, la rielaborazione filmica - prodotta a scopo prevalentemente lucrativo - può essere tale da incidere negativamente tanto sulla riservatezza, quanto sull'immagine e sulla reputazione delle vittime di fatti particolarmente brutali (Pret.Firenze 3.3.86, DInf, 1986, 913; RCP, 1987, 118).

L'invasione sarà invece permessa ove risponda ad un p73 p73 apprezzabile interesse pubblico alla conoscenza: e si può pensare alla vicenda familiare che, per essere sfociata in un fatto di cronaca, abbia cessato di essere privata (Pret.Roma 25.1.79, GC, 1979, I, 1518). E' affermazione comune, poi, che tale interesse pubblico si manifesti con particolare frequenza in relazione alla notorietà del personaggio. La restrizione dell'ambito di segretezza non può però risolversi nella totale ablazione del diritto (De Vita 1988, 586): sarà cioè lecita la narrazione della biografia, non già la trasposizione cinematografica di episodi della sfera intima di una persona riproposti esclusivamente per appagare la curiosità altrui, e che appaiano invece superflui rispetto alla trama del racconto, o inutili rispetto alla comprensione dei tratti caratteriali del personaggio celebre ritratto (App.Roma 17.5.55, RDCi, 1955, 136; Pret.Forlì 23.10.70, GI, 1971, I, 2, 113; Funaioli, 1954, 581).

Ed il giudizio di illiceità potrà colpire altresì la pubblicazione, ad opera di un settimanale, di mappe topografiche riportanti indirizzi ed abitudini di personaggi famosi (sulla stessa vicenda, con soluzioni contrastanti, v. Pret. Milano 27.5.86; Pret. Roma 15.7.86, entrambe DInf, 1986, 924).

Particolarmente attenta appare, poi, la valutazione del giudice quando il conflitto con le esigenze dell'informazione coinvolge la privacy del minore (Pret.Roma 11.1.89, DInf, 1989, 496).

Vale poi la pena di notare come, in molti casi, il concetto di riservatezza figuri richiamato in maniera impropria, con riguardo cioè a profili che potrebbero altrimenti apparire privi p73 p73 di rilievo ex lege Aquilia, o che potrebbero più opportunamente essere inquadrati fra le fattispecie di lesione della reputazione o, al più, di violazione dell'identità personale: come accade, ad esempio, allorquando l'attore lamenta la menzione - in un film - del proprio domicilio come l'indirizzo di una casa di appuntamenti (Pret.Roma 11.6.68, GC, 1969, I, 362); oppure con riguardo alla rappresentazione distorta di una persona in uno sceneggiato televisivo (Pret.Roma 6.5.83, DA, 1984, 78).

Ipotesi speciale è quella delle "schedature" dei lavoratori: in tali casi si configura il reato di cui agli artt. 8 e 38 st.lav., e il risarcimento del danno spetta sia al soggetto discriminato, che al partito politico di appartenenza (Pret. Treviso 28.5.77, FI, 1977, II, 429).

10.L'identità personale ..#

11.10. L'identità personale - Un'ulteriore figura - ancora di formazione giurisprudenziale - che si è andata affermando negli ultimi anni è il c.d. diritto all'identità personale, intesa quale prerogativa autonoma rispetto agli altri momenti di rilevanza della persona umana (De Cupis 1982, 398; Dogliotti 1982, 98; Niro 1983, 665; Macioce 1984a, 35; Salvi 1985, 230; Iannolo e Verga 1987, 459; Zeno-Zencovich 1987, 68).

Tutte le definizioni proposte ne mettono in risalto il carattere peculiare, di diritto che sorge sul piano relazionale, a tutela della proiezione esterna della persona: diritto a risultare nell'ambito sociale per ciò che si è e si fa; ad essere se stessi e a veder proiettata in maniera veritiera la propria immagine nelle sue caratteristiche ideologiche, morali, sociali, p73 p73 politiche, artistiche (Trib.Roma 7.11.84, DInf, 1985, 215; Trib.Roma 15.9.84, FI, 1984, I, 2592; NGCC, 1985, I, 540; Trib.Roma 27.3.84, GI, 1985, I, 2, 13; GC, 1985, I, 529; FI, 1984, I, 1687; DA, 1985, 61; Trib.Roma 10.3.82, GC, 1982, I, 2817; GI, 1983, I, 2, 189; FI, 1982, I, 1405; GM, 1982, III, 743; Trib.Milano 19.6.80, GI, 1981, I, 2, 373; Pret. Roma (ord.) 21.1.89, DInf, 1989, 513; Pret.Varese 27.1.86, DInf, 1986, 553; Pret. Verona (ord.) 21.12.82, GI, 1984, I, 2, 124; FI, 1983, I, 462; Pret. Roma 6.5.74, GI, 1975, I, 2, 514; GM, 1975, I, 246). Non è rilevante - si afferma ancora - il fatto che le attribuzioni appaiano di per se stesse migliorative (Trib. Roma 27.3.84, cit.).

Il diritto all'identità personale appare costruito - volta a volta - attraverso il richiamo a riferimenti normativi variamente combinati: espansione della tutela dell'onore e della reputazione alla dimensione socio-politica; art.2 Cost.; art.8, l. 47/48, disposizioni sulla stampa; art.7 c.c. (Cass.3789/85; Trib.Roma 7.11.84, cit.; Trib.Milano 19.6.80, cit.; Pret.Varese (ord.) 27.1.86, cit.; Pret.Roma (ordd.) 2.6.80, FI, 1980, I, 2046; GI, 1981, I; GM, 1981, IV, 1264; GC, 1981, I, 632; Macioce 1984a, 13).

E' frequente l'affermazione secondo cui la titolarità spetta anche a persone giuridiche ed associazioni non riconosciute (Cass.3789/85; Trib.Roma 15.9.84, cit.; Pret.Verona 21.12.82, cit.; Pret.Roma (ordd.) 11.5.81, GC, 1981, I, 826; Pret.Roma (ordd.), 2.6.80, citt.).

Particolare attenzione viene posta al fine commerciale p73 p73 perseguito dal convenuto: sarà illecita, a questa stregua, l'inserzione all'interno di una campagna pubblicitaria per sigarette di alcune dichiarazioni rese, in tutt'altro contesto, da un famoso oncologo (Cass. 3769/85; Trib.Milano 19.6.80, cit.). Lo stesso vale con riguardo al ritratto o all'intervista che siano utilizzati - all'insaputa delle persone coinvolte - a fini propagandistici dai promotori di un referendum o da un partito politico (Pret.Roma 30.5.80, GM, 1980, I, 1264; GC, 1980, I, 2319; TR, 1980, II, 131; Pret.Roma 6.5.74, cit.). Simile soluzione viene offerta rispetto all'attribuzione non vera della qualità di iscritto alla massoneria a un pubblico ufficiale o a un uomo politico (Trib.Roma 3.10.85, DInf, 1986, 940; Trib.Roma 15.11.83, FI, 1985, I, 281).

L'uso che la giurisprudenza ha fatto, in questi anni, dell'illecito di "falsa luce agli occhi del pubblico" è stato vivacemente criticato (da ultimo Gambaro 1988, 301). Si rileva, tra l'altro, che in molti casi la situazione avrebbe potuto essere risolta con gli strumenti offerti a tutela dell'immagine e del nome (v. ad esempio, Pret.Roma 30.5.80, e Pret.Roma 6.5.74, citt.); altre volte le decisioni sono apparse estremamente discutibili, e si fa l'esempio della pronuncia favorevole al candidato ad un concorso pubblico il quale rivendicava il ripristino della propria identità personale, che egli assumeva essere stata violata dal giudizio negativo dei commissari d'esame (Trib.Roma 20.3.87, FI, 1987, 2855; RCP, 1988, 85; GI, 1987, I, 2, 337, riformata da App.Roma 3.4.89, DInf, 1989, 912).

Più in generale si contesta un'insufficiente considerazione p73 p73 per il fatto che, nella quasi totalità delle ipotesi, gli interessi che si contrappongono alla pretesa dell'attore attingono alla sfera delle libertà di informazione e di espressione del pensiero: tali prerogative non possono venir sacrificate, se non in presenza di distorsioni dell'altrui figura che risultino di estrema gravità.

13. La seduzione -

Secondo l'impostazione tradizionale, la seduzione attuata con promessa di matrimonio, o mediante altri mezzi (Cass. 178/72), costituisce lesione della libertà sessuale (De Cupis 1982, 227), ed è fonte di risarcimento del danno, consistente nella mancata realizzazione di conveniente sistemazione matrimoniale. Requisito soggettivo sufficiente è la colposa valutazione, da parte del seduttore, delle circostanze che potrebbero impedire l'adempimento della promessa (Cass. 6994/86; Cass. 846/76; Ondei 1950, 1057; Bonilini 1977, 69; contra: Cass. 1532/69; Stella-Richter 1959, 1181; Tamponi 1977, 2002; De Cupis 1982, 235). Occorre che sia provato - anche per presunzioni - il nesso causale fra promessa e traditio corporis (Cass.6994/86; Cass. 510/76); la valutazione circa la serietà e la ragionevolezza della promessa va fatta alla luce del grado di moralità, sensibilità, intelligenza e cultura della donna (Cass.3831/75): si tratta di apprezzamento di fatto, incensurabile in Cassazione (Cass. 3825/75). Il termine di prescrizione decorre dal momento in cui la sedotta acquista la certezza del definitivo abbandono (Cass.2037/70).

Il risarcimento del danno da filiazione - mantenimento, p73 allevamento, cura - spetta, comunque, solo se manca la possibilità di ottenere altrimenti l'adempimento da parte del padre: viene quindi negato ove la paternità naturale sia stata dichiarata con sentenza (Cass.2947/73).

Applicandosi l'art.2043, resta valido il principio della trasmissibilità dei diritti privati patrimoniali: l'erede - figlia della donna sedotta - è legittimata ad agire nei confronti del seduttore - cioè di suo padre (Cass. 1105/65).

La soluzione opposta, che nega l'applicabilità dell'art.2043 a simili situazioni (Cendon e Gaudino 1987a, 617), è stata sostenuta da alcuni giudici di merito (Trib.Pisa 3.2.76, FI, 1976, I, 961; GI, 1976, I, 2, 708; RCP, 1977, 62; Trib.Verona 29.1.82, GI, 1983, I, 2, 118; RCP, 1983, 531).

la lesione alla persona

3. L'integrità fisica -

La tutela assicurata dall'ordinamento a favore dell'individuo si esprime con forza particolare nei confronti dei comportamenti lesivi della vita e dell'integrità fisica (Alpa e Bessone 1981, 6; De Cupis 1982, 110; Dogliotti 1982, 69). Viene innanzitutto in rilievo la riduzione - permanente o temporanea - dalla capacità lavorativa e di guadagno, purché si tratti di entrate la cui fonte appaia meritevole di tutela: non è perciò risarcibile il lucro cessante derivante dall'impedimento dell'esercizio della prostituzione (Cass. 4927/86). Strettamente patrimoniali sono poi considerate le ipotesi di danno alla vita di relazione (Cass. 3344/84; Cass. 6847/82; Cass. 3818/77; Cass. 1439/72; Cass. 1346/71; Cass. 1195/71; Trib.Napoli 14.4.87, FI, 1988, I, 272; GM, 1988, I, 18; Trib.Napoli 5.3.82, RCP, 1982, 784; Visintini 1987, 17; Mastropaolo 1987, 95; Messinetti 1983, 401), e di danno estetico (Mastropaolo 1987, 263) - inteso a volte come espressione diretta del danno alla vita di relazione (Cass. 2409/89; Cass. 4956/87; Cass. 3859/69; Trib.Monza 7.5.87, RCP, 1987, 495; Trib.Massa 30.5.83, RCP, 1983, 495; Trib. Trieste 24.4.81, DFP, 1982, 917; Trib. Napoli 12.11.69, GI, 1970, I, 2, 478; Trib.Milano 10.12.68, p73 p73 RGCT, 1969, 39; App.Bologna 14.6.68, ARC, 1969, 116), altre volte quale elemento di per sè incidente sulla situazione patrimoniale del soggetto (Cass. 1593/78; Cass. 4032/75; Cass. 2142/75), in quanto idoneo a porre il danneggiato in condizioni di inferiorità nel mondo lavorativo con conseguenti minori sviluppi di carriera e ridotte possibilità di accedere ad occupazioni più lucrose (Cass. 2985/87; Trib.Belluno 10.9.86, RCP, 1987, 902). La progressiva affermazione delle tematiche relative al danno biologico ha peraltro portato taluni ad affermare l'inutilità di queste poste di danno, la cui funzione si ritiene spesso ormai superata (Cass.5033/88; Trib.Napoli 7.7.88, DPA, 1989, 121; Trib.Crema 18.12.87, RCP, 1988, 214; Alpa 1980, 680; Monateri e Bellero 1989, 17; contra: Visintini 1987, 26; Trib.Milano 12.3.87, RCP, 1987, 654; App.Cagliari 14.1.87, RGSarda, 1988, 322); in tal senso, si afferma infatti che il danno alla salute comprende in sè ogni riflesso che la lesione possa aver provocato a livello biologico, sociale, culturale, estetico (App. Perugia, 18.3.89, AC, 1989, 46; Trib.Udine 4.2.88, AGCSS, 1988, 1073; Trib.Napoli 24.10.87, AGCSS, 1988, 456), purché non incidente direttamente sul reddito (Trib.Spoleto 10.8.87, GC, 1988, I, 2992; Trib. Novara 23.6.87, AGCSS, 1988, 644).

Il danno alla vita di relazione trova però ancora un proprio spazio di applicazione all'interno di vicende che non coinvolgono la salute del danneggiato; quando si tratta, cioè, di lesione della personalità conseguente a un giudizio discriminatorio in sede di concorso universitario (Trib.Roma 20.3.87, FI, 1987, p73 p73 2855; RCP, 1988, 85; GI, 1987, I, 2, 337), oppure alla pubblicazione di immagini non autorizzate (Trib. Milano 30.9.86, DInf, 1987, 1000), o alla divulgazione di notizie diffamatorie (App.Milano 23.12.86, DInf, 1987, 585). Si segnala poi un decisione (Trib.Treviso 13.3.86, RCP, 1987, 496) nella quale il danno alla vita di relazione viene riconosciuto non solo al bambino colpito da tetraplegia a causa di un errore medico, ma anche ai suoi genitori.

4. Il danno alla salute ..#

11.4. Il danno alla salute - Sono proprio i limiti posti dall'art. 2059 c.c. ad aver determinato la fortuna del dibattito (ricostruito da Alpa, 1987; Visintini 1987, 25; Mastropaolo 1987, 99; Barone e Pellegrino 1987, 330) che, a partire dalle prime sortite dei giudici genovesi (Trib. Genova 25.5.74, GI, 1975, I, 2, 54), ha visto dottrina e giurisprudenza - di merito, di legittimità, costituzionale (Corte cost. 184/86; Corte cost. 88/79; Corte Cost. 87/79) - raccolte intorno alla questione del danno alla salute, o danno "biologico". Qualunque violazione del diritto alla salute - si afferma - configura un pregiudizio risarcibile in via autonoma, al di là di ogni considerazione circa l'esistenza o meno dei fattori tradizionalmente considerati come voci di danno alla persona: invalidità, spese mediche, vita di relazione, ecc. Il riferimento costante - e non mancano le critiche a una ricostruzione in tal senso (Monateri 1986, 2976; Ponzanelli 1986, 2053; Scalfi 1986, 533) - è all'art.32 Cost., riconosciuto come direttamente efficace nei rapporti interprivati e valido perciò a fondare il requisito dell'ingiustizia di cui all'art.2043 c.c. p73 Si sottolinea poi, che il danno ha carattere patrimoniale (Cass.1130/85; Cass. 4661/84; contra, Trib. Salerno (ord.) 15.12.81, RCP, 1982, 783), o è comunque un tertium genus (Cass. 6938/88), in modo da escludere le strozzature imposte dall'art.2059 c.c., e rendere immediatamente operante la clausola generale (contra, Trib. Napoli 5.3.82, RCP, 1982, 784; Trib. Camerino (ord.) 12.11.76, FI, 1977, I, 1322; App. Genova 17.7.75, FI, 1976, I, 808; GI, 1976, I, 2, 442).

Tali caratteristiche non vengono meno quando il danneggiato non abbia ancora, non abbia mai avuto, o abbia perduto l'attitudine a svolgere una attività produttiva di reddito (Cass. 1130/85; App.Torino 30.5.87, DPA, 1987, 876), ad esempio perché minore d'età (App.Milano 25.9.87, FP, 1988, I,27; App.Roma 2.7.86, FI, 1987, 235; Trib.Spoleto 23.2.87, RCP, 1988, 493; Trib.Pisa 4.4.81, RCP, 1982, 783).

Al lavoratore infortunato che avesse continuato a percepire la retribuzione, le soluzioni precedenti negavano l'esistenza di un danno, riconoscendogli solo il ristoro del lucro cessante - tuttora risarcito, in caso di invalidità parziale permanente (Cass.6403/88) -, consistente nella perdita degli straordinari, in mancati avanzamenti di carriera, nell'impossibilità di accedere ad occupazioni alternative, nel collocamento anticipato a riposo (Cass.3850/82; Cass. 142/80; Cass. 3507/78; Trib. Roma 18.9.74, GC, 1976, I, 1027); a volte si concedeva il ristoro attraverso l'esclusione della c.l.c.d. (v. retro, @ 10.2.), oppure p73 si risarciva il danno alla vita di relazione (v. retro, @ 11.3.). Oggi, invece, la lesione appare valutata di per sè, ancorchè non incidente sulla capacità di produrre reddito, ed è del tutto svincolata da quest'ultimo elemento (Cass. 2396/83; Cass. 3675/81; App. Firenze 17.2.81, RCP, 1981, 425). La liquidazione del danno (Monateri e Bellero 1989; Bargagna e Busnelli 1988) è, naturalmente, affidata a valutazioni di carattere equitativo. Le soluzioni offerte, a questo proposito, sono molteplici. Si ricorre, a volte, a un criterio equitativo "puro", in cui tutto dipende dall'atteggiamento del giudice rispetto alle caratteristiche del caso concreto (Trib.Milano 12.3.87, RCP, 1987, 654; Trib.Spoleto 23.2.87, RCP, 1988, 493; Trib.Firenze 16.1.85, GI, 1986, I, 2, 366; Trib. Lamezia Terme 25.3.83, RCP, 1983, 509; Trib. Pisa 4.4.81, RCP, 1982, 783); e ciò accade, di preferenza, con riguardo al danno alla salute che sia provocato da immissioni, ove mancano elementi di valutazione in termini di invalidità della vittima (Trib.Milano, 7.1.88 FI, 1989, I, 904; App.Milano, 6.11.87 RCP, 1988, 201). Nel tentativo di ridurre l'ambito di discrezionalità del giudice, si è fatto in alcuni casi riferimento al reddito medio nazionale (Trib. Roma 11.10.79, FI, 1981, I, 1885; Trib. Genova 15.12.75, FI, 1976, I, 1997; Pret. Cairo Montenotte 16.7.74 (ord.), GI, 1975, II, 2, 350); in altri casi si richiama il parametro previsto dall'art.4, l. 39/1977, sull'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile automobilistica, e il valore di base sarà - salvo aggiustamenti del caso, il triplo della pen p73 p73 sione sociale (Cass. 2150/89; Cass. 102/85; Trib.Milano 26.1.88, GI, 1988, I, 2, 476; Trib.Trieste 24.7.85, GI, 1986, I, 2, 529; Trib.Bologna 31.1.85, GI, 1986, I, 2, 366; Trib. Reggio Emilia 30.1.85, GI, 1986, I, 2, 366; Trib.Reggio Emilia 1.6.84, GI, 1986, I, 2, 366; Trib.Massa 30.5.83, RCP, 1983, 495; Trib.Novara 23.6.87, AGCSS, 1988, 644). Un ulteriore criterio, fatto proprio dalla giurisprudenza più recente, è quello "equitativo differenziato il valore del punto" (Monateri e Bellero 1989, 33, 157), basato su rilevazioni empiriche effettuate su di un campione giurisprudenziale, circa la liquidazione del danno da piccole permanenti (App.Roma 2.7.86, FI, 1987, 235; Trib.Milano 7.7.88, GI, 1989, I, 2, 318; Trib.Crema 18.12.87, RCP, 1988, 214; Trib.Lodi 31.10.87, AGCSS, 1988, 320; Trib.Milano 29.10.87, RCP, 1988, 493; Trib. Torino 26.6.87, RCP, 1988, 70; Trib.Milano 4.11.86, RCP, 1987, 655; Trib.Pisa 16.1.85, GI, 1986, I, 2, 192; contra, App.Firenze 20.9.86, DPA, 1987, 693) Quanto alla trasmissibilità iure hereditatis del diritto al risarcimento del danno biologico, in caso di morte dell'offeso, si registrano due decisioni favorevoli (Trib. pen. Milano 14.12.88, NGCC, 1989, I, 769; Trib. Roma 25.5.88 RCP, 1989, 135; con data 24.5.88, FI, 1989, I, 892), ma si ha altresì notizia (Gussoni 1989, 141) di due pronuncie contrarie (Trib.Milano 7.4.88; Trib.Busto Arsizio 24.10.88), entrambe tutt'ora inedite, e la risposta negativa viene anche dalla Suprema Corte (Cass. 6938/88). p73 Sulla scia del danno biologico si è poi, di recente, ammesso il risarcimento del danno subito dal marito di una donna rimasta vittima di lesioni all'apparato sessuale, causate dal maldestro intervento del medico, danno consistente nell'impossibilità di rapporti con il coniuge (Cass. 6607/86; Dogliotti 1989, 225). 11.5. Il danno psichico .............................#

5. Il danno psichico -

Nella prospettiva tradizionale, lo spazio assegnato alle lesioni di carattere psichico appare esiguo, e comunque destinato al dominio dell'art.2059 c.c. Non sono poche infatti le sentenze che - sulla base del passaggio dal danno non patrimoniale a quello morale, al danno psichico - subordinano la riparazione di tale pregiudizio all'esistenza di un comportamento del convenuto che sia qualificabile come reato (Cass. 2593/72; Trib.Roma 14.7.81, RCP, 1983, 258). In particolare, nel caso delle nevrosi "da indennizzo", si è a volte negato il risarcimento, sostenendosi essere l'atto del convenuto la semplice occasione - non già la causa - dell'evento (Cass. pen. 5.6.63, RCP, 1965, 419; Trib.Roma 21.11.60, RCP, 1962, 202; Trib. Terni 11.3.59, RCP, 1960, 501); così come, ancora per ragioni causalistiche, non è stato accordato il risarcimento per l'infermità psico-fisica, che la stessa vittima lamentava come conseguenza dell'assegnazione a mansioni lavorative inferiori alla qualifica (Cass. 7801/86). Altre volte, invece, - esclusa l'applicabilità dell'art.1227 c.c., nonché la simulazione da parte dell'attore - è stato concesso il risarcimento dell'invalidità conseguente a questo tipo di sofferenza psichica (Trib.Pisa 8.5.69, FI, 1970, I, 1270; GI, p73 1970, I, 2, 507). Anche le nevrosi post-traumatiche appaiono tradizionalmente trattate con particolare diffidenza (Trib.Lodi 23.5.60, RCP, 1962, 388). In dottrina si è sottolineato di recente che l'ampio ricorso allo strumento aquiliano a tutela della salute (v. retro, @ 11.4.) dovrebbe, invece, trovare coronamento in una riconsiderazione delle lesioni di carattere psichico, viste non più come appartenenti all'area lato sensu "morale", ma come aspetto integrante il concetto stesso di salute della persona (Cendon 1984, 14); un precedente in tal senso (Visintini 1987, 22) sembra d'altronde potersi trovare in una decisione della Suprema Corte che ha ritenuto rilevante la menomazione delle facoltà intellettive della vittima, dichiarandone la risarcibilità, pur sotto il profilo del danno alla vita di relazione (Cass. 2002/76). Più di recente (Trib. Biella 16.9.89, RCP, 1989, 1191) è stata affermata la risarcibilità delle sofferenze - in termini di stress, fastidio, esasperazione, tensione psichica - patite dagli attori in seguito ad immissioni acustiche giudicate intollerabili.

proprietà

1. L'esercizio e l'abuso del diritto -

La massima tradizionale qui iure suo utitur neminem laedit appare superata nella realtà dalla considerazione che il giudizio aquiliano è destinato in realtà a svolgersi come comparazione tra le posizioni in conflitto: "danno ingiusto" - si usa dire - non è solo quello prodotto contra ius, che colpisce cioè interessi tutelati, ma anche quello prodotto non iure, in mancanza, cioè, di una norma che giustifichi il comportamento o imponga al soggetto passivo il corrispondente sacrificio (Cass.2105/80; Cass. 587/69; Schlesinger 1960, 343; Busnelli 1964, 71). L'esercizio di un diritto non è perciò sufficiente ad escludere la responsabilità di chi agisce. Al di fuori delle ipotesi che sono oggetto di un'espressa disciplina - artt. 833, 924 e 2045 c.c.; art.96, 2 co., c.p.c., considerate a volte esclusive (Cass. 1683/68) - il conflitto fra interessi ugualmente tutelati viene, spesso, risolto dagli interpreti mediante il riferimento al concetto di abuso, o di uso anomalo o emulativo del diritto (Cass. 697/66; Cass. 3047/60; Rescigno 1965, 205; Cendon e Gaudino 1987, 92; richiamo improprio, secondo De Cupis 1979, 39). p73 Il richiamo all'abuso ha luogo specialmente con riguardo agli scontri fra diritti di cronaca e diritti della personalità (v. infra, @@ 11.6. ss.; @ 26.), ma si è anche parlato - con riguardo alla doppia alienazione immobiliare (v. infra, @ 14.6.2.) - di abuso della libertà contrattuale (Busnelli 1987, 289), oppure - rispetto ad un'azione in giudizio - di rivendicazione emulativa di un diritto (Trib.Torino 13.6.83, RCP, 1983, 815; contra, Cass. 164/81); e, ancora, si è prospettata l'ipotesi di abuso del diritto ad utilizzare marchi altrui al di fuori dell'ambito coperto dalla privativa (Cass. 5716/88) (v. infra, @ 15.5.). 11.2. La lesione di diritti assoluti personali. Generalità .#

12. I diritti reali. La proprietà in generale -

La tutela

risarcitoria della proprietà, nella normalità dei casi, si

affianca alle svariate azioni - sempre a difesa del medesimo diritto - che sono previste nel codice civile e nel codice penale

(Cass. 1495/83; Cass.6673/81; Alpa e Bessone 1982, 125).

Nessun dubbio può essere sollevato con riguardo ai profili di ingiustizia e di risarcibilità delle lesioni portate al diritto soggettivo assoluto; e sufficiente ricordare, in questa sede, come la matrice storica della responsabilità aquiliana sia rinvenibile proprio nella reazione offerta alla vittima di p73 p73 un'attività altrui, lesiva del diritto di proprietà (Rotondi 1916, 946).

12.1. La proprietà edilizia .#

12.1. La proprietà edilizia - In particolare, la clausola generale di responsabilità appare richiamata in tutta una serie di sentenze relative a casi di violazione della proprietà edilizia (Fusaro e Galletto 1987, 78; Galletto 1986).

Si tratta di un ambito nel quale si rivela determinante l'interferenza fra la normativa di natura pubblicistica e la disciplina dettata dal codice civile in materia di costruzioni. Al proprietario danneggiato da un immobile eretto in forza di una concessione edilizia illegittima viene, infatti, offerta una sorta di "doppia tutela": la lesione del diritto consente cioè non solo di far valere l'interesse legittimo in sede di giudizio amministrativo ma, una volta ottenuto l'annullamento della concessione, permette altresì di agire per la riduzione in pristino e il risarcimento del danno (Cass. 1313/73; Cass. Sez.U. 818/72; Cass. 2202/71; Cass. 1646/70; Fusaro e Galletto 1987, 82).

Si afferma, d'altronde, che la costruzione priva di concessione edilizia (licenza) non lede, di per sè, alcun diritto soggettivo, e non è pertanto fonte di responsabilità (Cass. 5169/85; Cass.Sez.U. 3873/74; Cass. 2894/74), se non quando risulti al contempo violata la disciplina sulle costruzioni (Cass.2207/84),oppure quando siano trasgredite le norme poste a tutela del paesaggio (Cass. 3044/75; Cass.Sez.U. 2208/68). Correlativamente, il risarcimento può essere concesso anche quando la costruzione sia stata compiuta in conformità alla concessione, ma in violazione del diritto soggettivo preesistente p73 p73 (Cass. 1020/83; Cass. 24/82; Cass. 1832/73; Cass.Sez.U. 2200/69).

Vanno risarciti i danni prodotti durante il periodo nel quale sia perdurata l'irregolarità, qualunque sia il fattore che ne determini la cessazione: adozione di un nuovo piano regolatore (Cass. 4279/74), o demolizione dell'edificio non in regola (Cass. 1495/83; Cass. 6673/81). La soluzione è invece controversa nel caso in cui il vicino, dopo aver costruito senza rispettare il regolamento edilizio, abbia poi ottenuto la licenza in deroga (Cass.Sez.U. 3796/85; Cass. 578/79; Cass.Sez.U. 4893/78; Cass. 3460/77; Fusaro e Galletto 1987, 123).

Ove non sia esperibile l'azione reale - ad esempio per difetto di legittimazione passiva del non proprietario - resta comunque azionabile la norma aquiliana (Cass. 2558/80; in generale, sui rapporti fra diritti reali e azione aquiliana, v. Tucci 1970, 64).

Quando l'innalzamento di un edificio in violazione di norme edilizie comporta - a seguito dell'adozione di un nuovo strumento urbanistico - una minore possibilità per il vicino di sfruttamento edificatorio del proprio fondo, non vi è danno risarcibile: dal un lato, si tratta di danno futuro, che deve essere certo al momento dell'illecito, dall'altro lato, la diminuita possibilità edificatoria esula dalle conseguenze normali dell'illecito, secondo il principio della regolarità causale (Cass. 4108/85).

Il concessionario di suolo pubblico, pur non essendo tenuto al rispetto delle distanze, deve evitare di pregiudicare i dirit p73 p73 ti dei terzi: va risarcito perciò il danno subìto dal proprietario del fondo che sia stato costretto ad arretrare le proprie costruzioni in considerazione della pericolosità delle tubazioni di un metanodotto (Cass. 3135/73). Il proprietario del fondo a monte ha diritto - anche in assenza di una concessione - al risarcimento del danno quando il proprietario del fondo a valle abbia ostruito il torrente demaniale (Cass. 4421/80). Il proprietario del fondo, per poter agire nei confronti di terzi che abbiano illecitamente determinato il ritardo o l'impedimento alla realizzazione di un progetto edilizio, deve aver ottenuto le prescritte autorizzazioni amministrative, senza le quali il proprietario stesso non può lamentare la lesione di alcun diritto soggettivo (Cass. 5069/87).

20. Rapporto con il bene e legittimazione attiva -

Molti dei casi visti sopra offrono la spiegazione della frequenza con cui in dottrina e in giurisprudenza - con riguardo alle ipotesi della distruzione o del danneggiamento di un bene - si sottolinea che l'ingiustizia di un danno non è necessariamente connessa alla proprietà, nè all'esistenza di un diritto assoluto (Visintini p73 1987, 359); non vi è, per usare altre parole, identità fra titolo al risarcimento, e titolo giuridico di proprietà o di godimento. Risarcibile è anche il pregiudizio subito da chi si trovi ad esercitare un potere soltanto materiale sulla cosa (Cass. 2472/88; Cass. 6103/81; Cass. 4776/80; App.Perugia 30.6.87, RCP, 1988, 520), e la conseguenza è che, nel giudizio risarcitorio promosso dal danneggiato non sarà necessario, ai fini della legittimazione attiva, provare l'esistenza del titolo (Cass. 1174/77). 20.1. Possesso .......................................#

20.1. Possesso -

La tutela risarcitoria può essere chiesta anche dal possessore di buona fede, quando sia rimasto vittima di uno spoglio (Cass. 889/84; Cass. 4776/80; Cass. 1174/77; Cass. 803/77; Montel 1962, 474; Tucci 1970, 83; Alpa e Bessone 1982, 145; Sacco 1988, 299; Cabella Pisu 1988, 68; Tenella Sillani 1989; Gallo 1989, 458). Può trattarsi dei danni conseguenti alla perdita temporanea del godimento; oppure della trasformazione - a causa del perimento del bene o della sua alienazione a terzi - dell'azione di reintegrazione in azione aquiliana (Cass. 4367/87; Cass. 317/85; Cass. 7427/83; Cass. 6103/82; Cass. 1131/81; Cass. 1053/81; Cass.Sez.U. 1004/81; Cass. 3857/79; Cass. 2690/79; Cass. 274/79; Cass. 1971/73; Cass. 3133/68; Cass. 2761/68; Cass. 1900/63; Cendon e Gaudino 1987, 126). Beninteso, il risarcimento del possessore non esclude che possano essere risarciti il proprietario (o l'usufruttuario) quando accada che proprietà e possesso non coincidano nelle stesse mani: deve trattarsi, naturalmente di poste di danno p73 p73 diverse (Cass.3635/82; Montel 1958, 4). Quando il danno si fa consistere nella sola lesione del possesso, l'azione ha natura possessoria, e ne segue le regole in materia di competenza e decadenza; quando invece si lamenti anche la lesione di altri diritti del possessore, la natura è risarcitoria, con l'applicazione di regole diverse (Cass. 1093/89). 20.2. Detenzione ....................................#

20.2. Detenzione

- E' danno ingiusto anche quello subito dal titolare di un diritto di godimento - detentore - quando il fatto del terzo precluda, o comunque incida, su detto godimento (Cass.1131/81; Cass.2938/78; Cass.2420/77; Cass.Sez.U. 1008/72; Cass. 3832/69; Liotta 1983, 97; Luminoso 1972, 303; contra, De Cupis 1971, 24). E' il caso, ad esempio, del locatario del fondo, il quale è legittimato a chiedere i danni conseguenti alla rimozione di materiali abusivamente scaricativi dal vicino (Cass. 6157/83; Cass. 176/76); e il conduttore può agire in via aquiliana contro i terzi autori di molestie di diritto, senza per questo perdere l'azione ex art.1585 c.c. nel confronti del locatore (Cass. 950/79). Lo stesso vale per il comodatario, la cui legittimazione discende dalla responsabilità che su di esso grava verso il comodante; chi, ad esempio, si sia trovato, al momento del sinistro, nella detenzione dell'automezzo, ha diritto al risarcimento per essere stato costretto alle spese di riparazione, e per la mancata disponibilità della vettura (Cass.6934/86; Cass. 2780/79; Cass. 2329/76; Guarneri 1980, 822; Alpa e Bessone 1982, 175; contra Cass. 3904/68). p73 Non sussistendo però - in questi casi - una relazione immediata fra danno alla cosa e patrimonio dell'attore, la mera detenzione non è sufficiente di per sè ad affermare l'esistenza di una lesione risarcibile: va stabilito in concreto se il danno abbia causato effettivamente riflessi negativi anche sulle attività patrimoniali del detentore (Cass. 1111/72; Cass. 2780/79). 21. Perdita di chances ............................#

24. La responsabilità del proprietario -

La posizione di proprietario di un certo bene rileva, nella maggior parte dei casi, ai fini dell'applicazione di alcune delle norme previste nel titolo IX del libro IV del codice civile. Una disciplina specifica è poi dedicata agli atti emulativi, ed è volta a sancire l'illiceità di quelle forme di esercizio del diritto di proprietà - o di altri diritti reali (Torrente 1960, 525) - che siano finalizzate esclusivamente a nuocere ad altri (Cendon e Gaudino 1987, 92). Simili disposizioni non esauriscono, però, il campionario delle ipotesi nelle quali può risultare rilevante la posizione di proprietario, e che sono - ai fini della responsabilità - destinate a trovare una soluzione attraverso l'art. 2043 c.c.. E' il caso, ad esempio, delle liti che sorgono all'interno di rapporti di vicinato: conflitti fra l'esercizio delle facoltà che sono attribuite al proprietario dell'immobile - e concernenti ad esempio l'effettuazione di modifiche, di escavazioni, di demolizioni - e gli opposti diritti della proprietà confinante. Il proprietario del piano superiore di un edificio risponde, così, per i danni prodotti al piano inferiore nell'effettuare opere di trasformazione: e la responsabilità permane anche dopo l'alienazione del piano a un terzo, il quale risponderà solo per gli ulteriori danni verificatisi dopo il passaggio di proprietà, e dovuti al fatto di non aver provveduto ad eliminare la fonte dei danni (Cass. 226/57). p73 Se dalla demolizione dell'edificio derivi a terzi un qualche danno,l'ingiustizia di quest'ultimo non può dipendere dal fatto in sè della demolizione: ove l'edificio contiguo crolli - perchè privo di stabilità - tale evento non sarà addebitabile al demolitore, purchè costui figuri aver adottato una particolare prudenza, onde evitare l'aggravarsi del danno e onde permettere al vicino di effettuare le opere di consolidamento sul proprio immobile; in assenza di servitù non vi è, comunque, alcun dovere di apprestare sostegni o riparazioni alla vicina costruzione (Cass. 5078/86; Cass. 4845/86; Cass. 2983/74; Cass.2896/74). Analogamente, nel caso di escavazioni (art.840 c.c.), tutto dipenderà dall'adozione o meno, ad opera del convenuto, delle cautele suggerite dalla scienza per evitare pregiudizi sui fondi vicini (Cass. 1294/70). In un caso, ad esempio, il comportamento del convenuto - che aveva demolito il proprio edificio e scavato una profonda trincea lungo il confine, determinando il crollo della casa adiacente - è stato ritenuto così pregnante da togliere ogni rilievo, dal punto di vista causale, al fattore costituito dalla debolezza dell'edificio contiguo (Cass. 3460/72). Il proprietario del fondo limitrofo ha diritto al risarcimento dei danni conseguenti allo straripamento delle acque di un canale, causato dalle modifiche, apportate dal vicino, al regime di deflusso delle acque stesse (Cass. 3565/88). Su un altro versante, va tenuto presente che il terzo p73 trasportato, il quale intenda ottenere il risarcimento dal proprietario del veicolo, non può invocare la responsabilità oggettiva di cui all'art.2054, 3 co., ma dovrà provare la colpa, ai sensi degli artt.2043 e 2697 c.c. (Trib.Cagliari 24.4.85, RGSarda, 1986, 391). D'altro canto, colui che abbia consentito o tollerato l'esercizio del tiro a segno sul proprio fondo è responsabile delle lesioni causate da un proiettile vagante sparato da ignoti (Trib.Messina 26.3.86, DPA, 1987, 139). Alla stessa stregua viene considerato responsabile il Comune per le immissioni sonore provenienti da un'area di sua proprietà, concessa a privati (Trib.Padova 20.9.84, NGCC, 1985, I, 388). 25. Incauto acquisto .............................#

25. Incauto acquisto

- Nel caso di acquisto di cose di provenienza sospetta è ravvisabile, nei confronti del (proprietario) danneggiato, non solo la responsabilità di colui che abbia illecitamente ottenuta la disponibilità della cosa mobile, ma altresì - e solidalmente - quella del soggetto che abbia questa cosa incautamente acquistato: la condotta superficiale di quest'ultimo - che avrebbe potuto accertare con facilità l'illegittima provenienza del bene - sottrae al danneggiato la possibilità di svolgere un'azione recuperatoria della merce (Cass. 3899/81). 26. I mezzi di informazione ....................#

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